Stupro di Palermo: se Cappuccetto Rosso si ubriaca se la mangia anche il cacciatore

“…se eviti di ubriacarti o perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche e poi rischi che il lupo lo trovi”. Un uomo che ha grande visibilità pronuncia questa frase, parlando di uno stupro brutale e bestiale (senza offesa per le bestie, che sono bestie per natura, e detto di loro, non è dispregiativo; ma quando questo aggettivo lo si applica all’uomo, invece, non è un complimento). Scoppia la polemica.
Poiché la polemica non mi interessa, in fondo all’articolo, nel mio blog, trovate la trascrizione virgolettata delle parole di Giambruno, ed anche un link ad un’intervista in cui spiega cosa volesse dire. Si chiama “par condicio”, che oggi nessuno sa più nemmeno cos’è. Così ognuno sarà libero di farsi la propria idea.

Ma le parole vogliono dire cose, e le cose creano effetti, e gli effetti, possono essere buoni o cattivi. C’è sempre un modo giusto, per dire le cose giuste. Questo, mi interessa. Dire le cose nel modo sbagliato, o in un modo che può dare adito alle interpretazioni che più aggradano chi ascolta – da parole dette in modo non corretto, derivano con facilità interpretazioni ugualmente non corrette – è qualcosa a cui bisogna prestare attenzione. Va combattuto. Dobbiamo parlare con lingua corretta. Non con lingua biforcuta.

– Riflessioni e approfondimenti nella prospettiva della comunicazione valoriale, che pone la persona al centro, della propria evoluzione, della vita, delle relazioni. La realtà migliore esiste solo se la crei. A cura della dr.ssa Annarosa Pacini –

Quello che le parole non dicono si capisce lo stesso

Giambruno, che di professione fa anche il giornalista, più di altri, dovrebbe sapere che le parole non le porta via il vento. Che lasciano un segno. Che ognuno le interpreta come vuole, e che alla fine, le sue parole, che dice di aver pronunciato come se fossero un consiglio, lasciano passare un’interpretazione semplicistica e sessista.

Un messaggio che, in certe mentalità, già portate al pregiudizio, sposta l’attenzione dalla responsabilità del branco disumanizzato e disumanizzante, – che non vede l’essere umano nella donna, il dolore, la paura, ma solo “carne”, da prendere e abusare -, sposta l’attenzione dal branco alla vittima. Che era ubriaca. Nemmeno in grado di difendersi.

Ehhh… magari, se non avesse bevuto…

Femminicidi: la colpa è (anche) delle vittime?

Dubito fortemente che se fosse stata sobria avrebbe avuto la meglio sul gruppo, non essendo Wonder Woman. Negli ultimi mesi le cronache hanno riportato casi di donne stuprate da un singolo uomo, se non uccise, donne sobrie, donne che attraversavano un parco per andare ad accudire la madre ammalata.

Ma il messaggio di Giambruno, sotto sotto, è della serie “se te le cerchi, poi le trovi”. Implicitamente, la vittima è correa, cioè ha un po’ di colpa anche lei per quello che le è capitato. Questo vuol dire, in modo sottinteso, e poi neanche troppo, quello che ha detto Giambruno.

Vi riporto una parte del virgolettato che ho ripreso dal Corriere della sera, parole di Giambruno:
“. […] Forse dovremmo smetterla di far passare questo messaggio ed essere un po’ più protettivi, nel lessico e nel linguaggio. Certo che se tu vai a ballare hai tutto il diritto di ubriacarti. Certamente, questo è assodato. Non ci deve essere nessun tipo di fraintendimento o di inciampo. Però se eviti di ubriacarti o perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche e poi rischi che il lupo lo trovi”.

Il futuro che verrà: una responsabilità di tutti

Giambruno, in un’intervista del settembre 2022, chiamato a parlare della Meloni (la sua compagna), diceva: “Giorgia completa un percorso, nostra figlia da grande sarà orgogliosa di sua madre”. In questo mondo, quindi, ci vive anche sua figlia.
Bene. Come si fa ad essere di supporto a tutti, vittime, non vittime, carnefici, donne di oggi, future donne di domani, uomini in erba e uomini già fatti?

Stando attenti a come si dicono le cose. La comunicazione valoriale esiste. Le parole giuste, ci sono. Chi più ha visibilità e responsabilità, doppiamente deve stare attento. Non ci sono scuse.

Una comunicazione che, davvero, voglia dare un contributo, non lascia sottintesi e fraintendimenti. Il nostro Giambruno avrebbe potuto esprimersi in tanti modi. Uno, glielo suggerisco io. Mettiamo al bando i fraintendimenti, e parliamo chiaro. Cappuccetto Rosso non deve essere mangiata dal lupo, e il cacciatore resta cacciatore, difende, protegge.

Questo è il concetto fondamentale: usare la comunicazione per costruire valore. Provo a riscrivere le parole di Giambruno, con la consapevolezza che ogni messaggio può dare un contributo ad una visione migliore della società, che crei realtà migliori, a partire dal cambiamento dei comportamenti.

Con le parole giuste si contribuisce a creare una realtà migliore

“Ogni messaggio che diamo è importante. Dobbiamo educare i nostri figli al rispetto e all’amore, ripartire dalla base, dal fondamento della società. Non tralasciare mai nemmeno una parola sbagliata, nemmeno un messaggio dubbio. Perché i giovani assorbono ciò che hanno intorno, e quel tipo di violenza non arriva dal nulla.

Purtroppo, oggi più che mai, è bene che le donne siano prudenti, perché anche un amico fidato può trasformarsi in un mostro. E sono tanti gli studi degli ultimi anni che ci mostrano un’escalation nell’uso di alcol e droghe, che coinvolge giovani e giovanissimi. Ragazzini di 12 e 13 anni che vanno alle feste di compleanno in discoteca, a cui, in un modo o nell’altro, vendono superalcolici. Possibile che i genitori non lo sappiano? Che non sappiano che basta un maggiorenne compiacente e il gioco è fatto?

È un disagio diffuso, quello di cui questi dati ci parlano. L’alcol è una via di fuga, che apparentemente fa dimenticare le paure, e, invece, ne crea di nuove.
Bere annebbia il cervello e la coscienza, e c’è chi diventa inerme, e chi diventa un massacratore. Nessuno conosce, con certezza, l’effetto che certe sostanze producono su una specifica mente umana.

Ma qualcosa possiamo dire, per dare un messaggio che possa essere d’aiuto. Possiamo dire ai nostri figli di non ubriacarsi, perché i rischi che corrono, oggi, sono infiniti. Possiamo dire agli amici di proteggersi gli uni con gli altri. Alle ragazze di non dare fiducia, perché non hanno molte opzioni per contrastare questo tipo di violenza, ma anche non possiamo chiedere loro di non vivere.

Perché, purtroppo, non è l’essere ubriaca, o aver perso i sensi, che ha reso la vittima di Palermo come un contenitore di carne, per la lussuria e la violenza: questo suo destino, i suoi violentatori lo avevano già deciso. L’avevano già cancellata, come essere umano. Non aveva scampo. E solo se riusciamo a risvegliare le coscienze, le cose possono cambiare.

Iniziamo dalle cose basilari: alle vittime dico, proteggetevi, non rendetevi ancora più indifesi, e a chi si trova ad essere lupo, dico, uscite fuori dal branco. Che ognuno faccia appello alla propria coscienza ed alla propria morale. Perché nessuna figlia sarà mai al sicuro se prima non troviamo un modo di riportare l’uomo al suo essere umano”.

L’unica soluzione permanente contro ogni violenza è un profondo risveglio delle coscienze

Lo so, era un programma televisivo, di tempo ce n’era poco. Poteva dirlo anche con poche parole:
“Oggi si rischia di essere aggrediti o di morire semplicemente vivendo la propria vita e facendo cose ordinarie. Questi livelli di violenza ci dicono che dobbiamo stare all’erta, insegnare ai nostri figli a difendersi, a tutelarsi, insegnare ai nostri figli ad essere migliori e a rifiutare la brutalità”.

Già questa frase, breve, non dà adito a fraintendimenti. Non ci sono sottintesi.

D’altronde, volendo estendere il pensiero giambruniano, se Cappuccetto Rosso fosse stata ubriaca e indifesa, magari il cacciatore avrebbe ucciso anche lei. E che dire della Bella addormentata nel bosco? Non voglio neanche pensare a cosa avrebbe fatto il Principe, più indifesa di così!

Il problema vero va messo al centro: manca una cultura dedicata all’integrazione umana, alla civilizzazione dello spirito, all’alfabetizzazione dei sentimenti. Il problema non è la ragazza stuprata che ha bevuto, e nemmeno la donna, stuprata e uccisa, che attraversa il parco di notte.
No. Il problema sono gli stupratori e gli assassini.
Le vittime, sono vittime. I carnefici sono carnefici.
Ripartiamo dal chiamare le cose con i loro nomi.
Che poi, in ogni essere umano, anche nei “carnefici”, ci sia la luce dell’umanità da far riemergere, e che questo coinvolga tutta la società, in un immenso sforzo evolutivo ed educativo, questa è una verità, ma richiede anche ben altra consapevolezza. E altre parole. Che possano rimanere ben impresse, e siano il seme da cui far nascere il cambiamento.

Riferimenti

Cosa ha detto Giambruno – Andrea Giambruno: «Uno magari dice a sua figlia: “Guarda, non salire in macchina con uno sconosciuto. Perché è verissimo che tu non debba essere violentata perché è una cosa abominevole. Però se eviti di salire in macchina con uno sconosciuto, magari non incorri in quel pericolo”. […] Forse dovremmo smetterla di far passare questo messaggio ed essere un po’ più protettivi, nel lessico e nel linguaggio. Certo che se tu vai a ballare hai tutto il diritto di ubriacarti. Certamente, questo è assodato. Non ci deve essere nessun tipo di fraintendimento o di inciampo. Però se eviti di ubriacarti o perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche e poi rischi che il lupo lo trovi».
Fonte: Cosa ha detto Andrea Giambruno sugli stupri durante la puntata di «Diario del giorno» (Corriere della Sera, cliccando sul link puoi leggere l’articolo completo)

Come Giambruno spiega le sue parole – «Io non ho mai detto “la ragazza se l’è cercata” o che, se eviti di ubriacarti, “non ti stuprano”: questi virgolettati sono usciti su un giornale e poi dappertutto, ma sono diffamazione pura».
Fonte: Giambruno: «Meloni non si è mai permessa di dirmi cosa dire. Non ho giustificato uno stupro e non chiedo scusa» (Corriere della Sera, cliccando sul link puoi leggere l’articolo completo)

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