Una società senza valori: da dove ripartire

(Perchè nessuno deve impallinare nessuno)

Rovigo, un gruppo di studenti si organizza per sparare all’insegnante di Scienze durante l’ora di lezione, nell’Itis del capoluogo. Non solo, per sparare, riprendere e condividere sui social. Due pallini la raggiungono al volto. A sparare un 14enne, per rispondere alla “sfida” lanciata da un gruppo di compagni. La prof ha denunciato tutti e 24 gli studenti presenti. Luciana Littizzetto, ospite di Radio DJ, ha dichiarato: “Se il professore riesce ad essere empatico, non gli sparano in classe”.

Luciana Littizzetto prima di scegliere la carriera di comico, insegnava, Musica e Italiano. Non ha giustificato l’episodio, ma la sua frase ha fatto scoppiare una querelle. Luciana Littizzetto sbaglia. Anche l’insegnante di Scienze, sbaglia. Anche gli studenti, sbagliano. La cosa più grave è che tutti sbagliamo, e in questa storia non ci sono vincitori. Solo vinti. Nessuno deve impallinare nessuno, né insultare, né sminuire, né bullizzare, che sia nel solido mondo fisico o nel mondo digitale, che è altrettanto solido, sempre più, oggi, percepito e vissuto come reale. Dietro c’è molto di più. Usiamo la comunicazione valoriale. Io dico la mia, se vuoi dirmi la tua, puoi commentare qui.

– Riflessioni e approfondimenti nella prospettiva della comunicazione valoriale, che pone la persona al centro, della propria evoluzione, della vita, delle relazioni. La realtà migliore esiste solo se la crei. A cura della dr.ssa Annarosa Pacini –

Il ruolo della Scuola che si è persa per strada

Ti faccio una premessa, doverosa. Ho insegnato, Filosofia, Storia, Scienze Sociali. Conosco la scuola. Ho lavorato, e lavoro, con ragazzi di ogni età. Con adulti di ogni età. Insegnanti inclusi. La mia prospettiva potrei definirla inclusiva, perché tiene conto delle prospettive di tutti, che sono molto vere, e che conosco bene.

Alla base, c’è l’equilibrio personale, la filosofia di vita, anche, la capacità di essere e comunicare se stessi nel modo migliore. Che non può essere lasciata alla spontanea evoluzione, ha bisogno di essere guidata, oggi, più che mai.

Dopo alcuni anni di supplenze, ho deciso di lasciare l’insegnamento, perché, all’interno della Scuola, non potevo fare quello che sono e ritengo fondamentale: concentrarmi sulla massima valorizzazione dell’essere umano. La scuola di oggi è fatta di scadenze, di obiettivi, ha un’impronta manageriale che obbliga gli insegnanti a concentrarsi sugli aspetti burocratici e tecnici, legati alle richieste dei Dirigenti didattici. Dove sono più orientati all’Educazione, dove sono più orientati all’Economia. In genere, un po’ di questo e un po’ di quello. Ma a scuola serve altro: serve formare le menti, insegnare la pedagogia della comunicazione e della relazione. Già quando io ho sperimentato la scuola, e si parla di qualche decennio fa, c’erano tanti docenti arrabbiati e delusi. Precari a vita, senza prospettive. Stipendi senza contributi.

La figura del docente è cambiata, ciò che è chiamato a fare oggi è ben diverso da quello che era chiamato a fare un tempo. La percezione sociale del docente è cambiata. Da figura rispettata, portatrice di saperi e valori, a persona contestata, da chiunque, genitori, studenti, in base a criteri personali, e, sicuramente, non portatori di saperi e valori orientati alla formazione ed alla pedagogia della comunicazione più di quanto possano esserlo gli insegnanti. Considerando che un insegnante studia, e si forma, per insegnare, direi che l’insegnante qualche competenze specifica in più ce l’ha.

Perchè l’insegnamento non fa l’insegnante

Ma chi insegna? E qua abbiamo il primo problema: persone che si laureano per fare dei lavori, ricercatore, perito, artista, archeologo, chimico, interprete, e poi, non trovano modo di sbocciare in quelle carriere, e vanno ad insegnare. Un ripiego? Forse, per qualcuno. Ma in ogni caso, non sono preparati. Essere laureati in Matematica non dà le competenze per insegnare. Essere laureato in Lingue e Letteratura, non dà le competenze per insegnare. Quelle formative e pedagogiche. Perciò, gli insegnanti, tutti, andrebbero formati all’insegnamento.

È vero che oggi abbiamo anche nuove leve, che vengono da percorsi di formazione orientati all’insegnamento, ma è altrettanto vero, ahinoi, che sappiamo che il livello di preparazione non sempre è eccelso. Colpa degli insegnanti? No, del sistema scolastico. In senso generale? No, di chi ha il dovere di progettarlo. Di chi ha il potere di orientarlo.

In questo senso, Governi e Ministri della Pubblica Istruzione, in primis, hanno tutti responsabilità. Ma anche quelli della Comunicazione, del Sociale, tutti ne avrebbero. Dall’alto calano regole e norme che disattendono al principio fondamentale: l’insegnante, ad ogni livello, ha tra le sue mani quanto di più prezioso esista, un giovane essere umano in crescita. Dovrebbe essere formato – l’insegnante – come un coltivatore, capace di adattare terreni e strumenti alla pianta.

Giovani senza valori: perchè il villaggio serve davvero (per crescere un bambino affinchè diventi essere umano)

E gli studenti? Gli studenti di oggi sono, a loro volta, fruitori e vittime del sistema. Bambini che entrano in contatto con mondi di inaudita bruttezza, violenza, pornografia, odio (abbiamo anche una “nuova” tipologia umana, gli “haters”, gli odiatori). I bambini ed i ragazzi crescono all’interno di un clima e di un ambiente senza valori, e questa, è una triste verità. Tutte le epoche di transizione hanno momenti di crisi, da un sistema “vecchio” si passa ad un nuovo, e camminando, come su un ponte in bilico tra due sponde, a volte sembra di perdere l’equilibrio.

Ma chi deve darlo l’equilibrio, a questi giovani? Chi insegnarlo, trasfonderlo? Chi dare ispirazione, insegnare, trasmettere? Gli adulti. E questi giovani – e non parliamo solo di bambini e adolescenti, oggi il mondo è pieno di esempi di ventenni e trentenni non ancora emozionalmente maturi in modo cronologicamente inadeguato alla loro età – questi giovani, di chi sono figli? Della società tutta. Non in senso generale.

Sono figli tuoi, e miei, del programma tv, della Littizzetto, dell’insegnante di Scienze dell’Itis, dei social, dei Governi, del video in cui qualcuno prende a bastonate un diversamente abile, di quello in cui un uomo accoltella una donna. Oggi non ci sono filtri, e non chiamatela libertà.

Perchè se non comprendi bene ciò che leggi non saprai ben comprendere nemmeno ciò che vivi

Il filtro, serve. Sino a 23-24 anni, i collegamenti neuronali, neurocorticali, a livello cerebrale, non sono compiuti. Si costruiscono in base a ciò che si apprende. E se la mente (con ciò intendiamo, cervello, ma anche spirito, cuore, l’essere umano nella sua totalità, “mente” è solo un nome) viene posta di fronte a realtà che non può decodificare correttamente, i collegamenti non si creano, o si creano collegamenti sbagliati.

Così, è sotto gli occhi di tutti, il pensiero critico langue, giovani studenti universitari, futuri professionisti che dovranno occuparsi di salvaguardare la salute, i diritti legali, o la conoscenza, degli altri, non riescono a capire domande semplici. C’è poco da fare: se non sai comprendere quello che leggi, è perché il tuo cervello non dispone degli strumenti. Che non si creano spontaneamente, vanno coltivati, forniti.

I valori persi e quelli che ancora non si sono trovati

I “vecchi” valori non tengono il passo, e quelli nuovi, ancora non si vedono. Rispetto, fede, ideali alti. Siamo su un ponte che traballa, questa è la verità. Ma non dobbiamo fermarci prima di arrivare dall’altro lato. Perché i valori una volta fondamentali oggi sono persi, sarà argomento di un’altra riflessione dedicata alla comunicazione valoriale. Famiglia, lavoro, fede religiosa, credo politico. Sono persi, perché chi dovrebbe essere un esempio, non lo è. O, meglio, nella maggior parte dei casi, è un esempio negativo.

E la comunicazione digitale amplifica tutto. Tutto il negativo è amplificato. Il bene, molto meno.

Comportamenti e significati: occorre andare oltre l’apparenza, per comprendere davvero

Nessuno deve impallinare nessuno perché la scelta di non impallinare si porta dietro molti presupposti:

  • che gli studenti rispettino l’insegnante, anche se non piace loro o seppure fosse poco empatico.
  • Che sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato.
  • Che, se proprio c’è da protestare, che scelgano strade giuste e corrette.
  • Che non c’è dialogo, tra adulti e giovani, perché nessun genitore maturo potrebbe sostenere la scelta di impallinare un’insegnante. Eppure, non dimentichiamolo, tra gli haters ci sono padri e madri, nonne e nonni, che farebbero ben peggio che impallinare, impiccherebbero, capaci di augurare la morte, lo stupro. Questa è l’atroce verità, di fronte agli occhi di tutti.

E gli insegnanti, e gli adulti tutti, dovrebbero, grazie alla loro forza interiore, alla loro formazione, alle loro competenze, ma, più di tutti, ad una scelta di vita, rispettare gli studenti, fare sempre del loro meglio.

Purtroppo, gli studenti possono sparare in classe anche a professori empatici, se non hanno i criteri morali e spirituali giusti.

Il fatto è che nessuno dovrebbe sparare a nessuno, perché sceglie di non farlo, perché sente che non è giusto, perché sa che ci sono altre strade e scegliere di percorrerle. Questa è la via della comunicazione valoriale. Ogni gesto, ogni parola, crea valore.

Un’umanità che ha perso la strada: usare la realtà per guarire la realtà

Quello che mi rattrista, quando leggo di questi episodi, è che sfugge una grande verità di fondo: tutti questi comportamenti sono messaggi, segnali di disagio e di sofferenza, segnali di un’umanità che ha perso la strada. Che siano i docenti che vessano i bambini dell’asilo o gli studenti che tirano una sedia addosso all’insegnante di turno. Segnali di un grande disagio e di una grande sofferenza che richiedono un’attenzione che vada ben oltre il fatto mediatico.

Bisogna ricominciare dalle basi. Una scuola capace di creare ispirazione e valori tali da dare spazio ad una buona umanità, di valore. Famiglie che scelgono il bene, e la giustizia, e il dialogo, e il rispetto. E figli – che ogni essere umano è sempre figlio di qualcuno – che sanno distinguere il bene dal male, usare il pensiero critico, capire un testo complesso.

Il fondamentale – ed insostituibile ruolo – della scuola che fa la scuola

Come si sviluppa il cervello? Anche attraverso quello che si studia. I terminali digitali fanno male, perché danneggiano le funzioni cerebrali superiori. Dovremmo salvare la scuola tradizionale, facendola evolvere in una scuola nuova, in cui scrittura a mano, far di conto senza calcolatrici, studiare a memoria poesie e tabelline, siano visti come le basi necessarie per le fondamenta dello sviluppo delle strutture neurocerebrali.

Sarò ancora più chiara: se cresciamo i nostri figli come primitivi, avremo esseri umani primitivi.

Il mondo digitale, tutto, è un grande benefit. Ma può dare il meglio di sé solo se usato con saggezza, solo se le persone hanno gli strumenti per discernere. Da lì, e solo da lì, deriva la possibilità di scelta.

Dove ritrovare i valori

Siamo tutti vinti, in questa storia, simbolo di una realtà in cui viviamo ma che – non dimentichiamolo – può essere trasformata. In quale realtà? In quella che sapremo sostenere e creare. Io punto sul bene, sul valore e sulla speranza.

Perché, nel mio lavoro, ho incontrato e incontro, insegnanti straordinari, studenti straordinari, genitori straordinari. Pronti a fare la loro parte, per migliorare se stessi, la loro vita, la vita delle persone che amano, ed anche del mondo in cui vivono. Perciò, ho fiducia, perché conoscendo profondamente l’essere umano, so che sa riconoscere la strada giusta.

Il problema vero è che oggi, questa strada è nascosta sotto flussi di informazioni in cui il male, la violenza, l’aggressività, la paura, la mancanza di speranza e di futuro, sono dominanti. Vediamo l’oscurità perché viene resa più visibile.

Ma c’è altrettanta luce. Iniziamo intanto, ognuno di noi, a mantenerla ben accesa, nella nostra vita. È così che, nell’eterna lotta tra luce e tenebre, il sole arriva, alla fine, a sorgere sempre.

Torna in alto