Il potere della solitudine

Essere soli e sentirsi soli non è la stessa cosa. Stare da soli e sentirsi isolati non è la stessa cosa. A volte, si teme la solitudine perché la solitudine rifugge il rumore, e il rumore, che si tratti di interazioni sociali o nebbie interiori, di bisogni da soddisfare o gratificazioni da ricercare, allontana la chiarezza. La chiarezza è strutturale alla realizzazione. Alla tua, a quella che tiene conto davvero di chi sei, come sei, cosa è giusto per te. Così, è importante dare alla solitudine il giusto peso e il giusto valore. Di più, è importante comprendere come la solitudine racchiuda in sé un grande potere. Se riesci a vivere bene con te stesso, anche nei momenti in cui sei solo, o ti senti solo, allora hai già questo potere. La solitudine che fa male non è solo solitudine. Capire cosa significhi per te ti aiuterà a trovare la dimensione.
(Scorrendo la pagina puoi continuare a leggere la trascrizione dell’audio della puntata)

Il valore della solitudine per la crescita personale

D’altronde, la solitudine vissuta come una mancanza, un abbandono, un difetto, fa stare male, e questa, è una verità. Il senso interiore di solitudine, se è portatore di emozioni negative, riguarda il modo in cui vivi con te stesso, come ti valuti, come valuti gli altri. Non ha nulla a che fare con le abilità sociali, il numero di amici, il successo. Dipende da come ti percepisci.

Ti racconto una storia, vera, nomi di fantasia. Goffredo è un uomo di 47 anni, ha una compagna da tre. E’ stato da solo per otto anni, dopo la fine del suo primo matrimonio. All’inizio, si sentiva solo. Soprattutto, lo facevano sentire solo gli altri, quello che dicevano o non dicevano. Il fratello, la madre, gli amici, la sorella, i colleghi di lavoro. Tutti a fargli pesare il fatto che non avesse ancora trovato una nuova compagna, o così lo percepiva, quando è venuto da me ed ha avviato il suo percorso. Per cosa?

Per stare bene. Per stare meglio. Per non essere più colpito negativamente dai giudizi degli altri. Anche lui, avrebbe desiderato trovare una nuova compagna. Ma non era la sua priorità. Prima voleva capire perché il suo sogno d’amore fosse naufragato. Poi, risolvere quello che lo aveva portato a naufragare, ed era dipeso da lui. Prima ancora, però, voleva essere sereno ogni giorno, soddisfatto della sua vita. E così ha fatto. Nel farlo, ha scoperto che preferiva le passeggiate solitarie alla scoperta delle bellezze del territorio ad una partita di beach volley, una mostra d’arte ad una serata in birreria. Stare solo gli piaceva, lo ritemprava. Anche stare con gli amici, gli piaceva. Ma, strada facendo, anche lì qualcosa è cambiato.

Meglio soli, che in compagnia di chi non ti è compagno

Ha capito che gli piaceva davvero stare con alcuni amici sì, con altri, molto meno. Facendo alcune cose sì, altre, per niente. E la sua solitudine è diventata, per lui, un’amica. Non si sentiva solo, amava stare solo, dedicare del tempo a se stesso, alle cose che sentiva più sue.

Un pomeriggio, mi pare fosse la fine della primavera, incontrò Sandra, appassionata di “nordic walking”, seduta su un muretto, ad ascoltare musica dal suo cellulare, mangiare un panino e riposarsi. Da sola. Lì si sono incontrati, poi conosciuti. Oggi sono una coppia di quelle giuste, con la felicità vera. Perché entrambi avevano riconosciuto il potere della solitudine, come dimensione per ascoltare te stesso, ritrovarti e ricaricarti. Se, anche in mezzo a tante altre persone, ti senti solo, vuol dire che è il momento di ascoltarti di più. Sentirti solo non sta ad indicare che hai un problema. Tutti si sentono soli, di tanto in tanto. Oggi però viviamo solitudini diverse, nuove.

La solitudine social, quando il disvalore prevale

La solitudine creata dal confronto social, che può addirittura peggiorare se non ti senti seguito, se altri non interagiscono. La solitudine creata dalle distanze della comunicazione digitale. La comunicazione digitale, che apre così tante possibilità trasformative, ma, ad oggi, supporta con più facilità parole ed emozioni negative, il peggio dei sentimenti umani, che non il contrario. Prova, in una giornata qualunque, a tenere nota di quanti messaggi negativi, nelle parole, o nei giudizi, o nelle prospettive, leggi, perché ti compaiono nel flusso delle informazioni mentre scorri le notizie o i post sul tuo cellulare, e di quelle positive. Vedrai anche tu che la partita è vinta da quelle negative.

Questo influenza la solitudine, l’isolamento, un sentirsi soli fatto di sconforto. D’altronde, in un mondo complicato, succede, di avere un po’ di sconforto. Lasciarti andare allo sconforto, è un’altra cosa. Tutti si sentono soli, sentirsi soli, e soffrirne, non è una colpa né un difetto. E’ uno stato umano.

La solitudine della responsabilità di agire

A volte puoi sentirti solo nell’affrontare i problemi. Non sei solo, ma sei solo, perché sono solo tuoi, solo tu li conosci. A me è accaduto nei mesi scorsi. Ti ho detto che ti avrei raccontato perché ho dovuto completamente ricostruire il mio blog, e ancora c’è molto che voglio fare. Problemi. Un servizio mal funzionante, assistenza non competente, poca trasparenza, danni e disservizi. Sito scomparso, da rifare. Contemporaneamente, grazie – in un certo qual modo – agli avvisi dell’Agenzia delle Entrate scopro che il mio commercialista non era per niente quello che pensavo fosse. Contemporaneamente, alcune attrezzature per me importanti, si rompono. Contemporaneamente, un grave problema di salute colpisce una persona a me davvero molto cara.

Puoi capire, lo so che puoi, che una persona si possa sentire sola, così, almeno per qualche minuto, o qualche ora. Sola perché devi affrontare tutto, non un problema, non due problemi, molti problemi. Toccano a te. E’ normale. E poi, di problemi ne ha ciascuno di noi, a volte, quelli che per noi sono problemi, per altri sarebbero nulla. Bisogna avere il senso delle proporzioni, e ringraziare, per ciò che sei, e puoi fare. Quello che non devi fare è avvilirti, rinunciare, farti piegare. Io ho iniziato da una parte, mi sono rimboccata le maniche, e, passo dopo passo, non solo ho ripristinato molto, ma ho migliorato altro, e ancora sto cercando migliori soluzioni.

Però, sinceramente, ti dico che qualche problema in meno lo gradirei. Così, per potermi occupare delle cose più ordinarie. E’ pur vero che grazie a questi problemi, ho migliorato molte competenze e cercato soluzioni più giuste per me. Seguendo il mio modo di essere, di ponderare, di agire.

La solitudine come fortezza interiore

Perché, e come, il senso di solitudine diventa un potere? Primo, per fare le cose meglio, devi pensare, riflettere, approfondire. Secondo, per comprendere meglio te stesso, devi ascoltarti, capirti. Terzo, per poter chiaramente scegliere ed agire, devi chiaramente vedere. Te stesso, la tua realtà interiore. Questo è il potere della solitudine. Mi viene in mente la parola inglese “fortress”. Devi essere la tua fortezza, una solitudine in cui ritemprarti e che ti protegge. Da lì, muoverti.

Puoi anche desiderare più interazioni sociali. Quelle giuste, di qualità. Se le cerchi, se aspetti, se non ti accontenti, non sei solo, sei saggio. Puoi anche desiderare un lavoro più gratificante, colleghi più simpatici. Se per raggiungere questo obiettivo ricerchi le tue motivazioni, t’impegni per non farti influenzare da ciò che non ti appartiene, non sei solo. Sei forte. Se desideri gratificazioni, piccole o grandi, per stare meglio, ma non per questo sei disposto a non essere te stesso, non sei un solitario. Sei un guerriero.

La solitudine che fa male non è solo solitudine: è giudizio, è illusione, a volte, negazione, altre volte, paura, a volte mancanza di fiducia, altre volte, mancanza di speranza. La solitudine costitutiva è forza, energia e consapevolezza. Coltivala, sarà un fondamentale alleato per ogni tuo percorso di vita, anche e proprio nei momenti più difficili. E’ così che le persone che sanno stare bene, da sole con se stesse, riescono ad aiutare gli altri, anche quando affrontano le proprie difficoltà. Ed è così che ti accorgi di non essere solo.

C’è molto che puoi fare, per coltivare la tua fortezza interiore. Se vuoi farlo con me, conoscere il mio metodo, scrivimi. Pagina contatti, sul mio blog, annarosapacini.com Ti risponderò molto volentieri. Sempre dal mio blog puoi iscriverti gratuitamente al mio podcast, Comunicare per essere®, se già non lo hai fatto, che trovi su tutte le app per musica e podcast. Iscriviti anche al mio canale YouTube, attiva la campanella per non perdere le novità. E, nel blog, puoi iscriverti anche alle newsletter, approfondimenti e aggiornamenti speciali.

Se ti senti solo, coltiva la solitudine generativa. In archivio, trovi una puntata del podcast dedicata proprio a questo. La prossima puntata sarà dedicata ad una domanda che ho ricevuto. Se hai anche tu qualche domanda, qualche riflessione che vuoi condividere, grazie. Scrivimi, ti risponderò via podcast. E grazie anche se mi lasci un commento, condividi il mio podcast ed i miei video con i tuoi amici, aiutami ad aiutare, più siamo, più insieme potremo creare un mondo in cui l’umanità e i valori fondamentali della vita, siano al primo posto.

Aforismi, saggezza in sintesi, e musica, per te.  Tre aforismi sulla solitudine. José Saramago: “La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi”. Roberto Gervaso: “La solitudine o ci fa ritrovare o ci fa perdere noi stessi”. Arthur Schopenhauer: “Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli”.

Il brano s’intitola: “Other people”. Per stare bene con gli altri, occorre molta energia. Considerati come se fossi una pila. La solitudine, quella giusta, ti ricarica. Ciao, grazie per essere stato con me, ti aspetto alla prossima puntata.

“Meglio soli, che in compagnia di chi non ti è compagno”

– Annarosa Pacini

Torna su