La solitudine generativa ti rende sociale

Il primo luogo in cui puoi ricaricare le tue energie interiori è dentro te stesso. In questo, la solitudine può darti davvero una mano. “Solitudine” intesa come spazio da dedicare a te stesso, in cui pensare e crescere, in cui stare bene, recuperare le tue energie, e crearne di nuove. Questa solitudine è un’amica, e ti aiuta a stare meglio non solo con te stesso, ma anche con gli altri. Ti rende “sociale”, perché buone relazioni richiedono buona comunicazione, e per comunicare davvero bene, hai bisogno di chiarezza. Anche questo, è un dono della solitudine. Coltivare la solitudine generativa è cosa ben diversa dal soffrire la solitudine che deriva dal sentirti solo, perché sconnesso dagli altri, non compreso o messo da parte. “Beata solitudo, sola beatitudo”: più coltivi la serenità del tuo animo, più serenità regalerai alla tua vita.
(Scorrendo puoi leggere la trascrizione dell’audio)

La solitudine dell’intero, cui nulla manca

Etimologicamente parlando, “solitudine” deriva dal latino “solus”, unico, intero, a se stante. La solitudine generativa è la solitudine dell’intero: uno spazio che già esiste, dentro di te, pronto a supportarti, necessario per affrontare i momenti buoni e quelli meno buoni. D’altronde, quello di ricerca della tua strada, di trasformazione della tua vita, è un percorso che fai da solo.
Certo, puoi avere persone vicino a te, che ti supportano, o ti ostacolano, ma, alla fine, sei tu quello che cammina. Sempre. Oggi c’è molta solitudine, di quella che deriva dal sentirsi soli, immersi come siamo in un mare magnum di relazioni che spesso, viaggiano solo sulla superficie. Ma sappiamo bene che i tesori sono sommersi, e, per trovarli, è necessario andare in profondità.
Tra le tante definizioni che ho cercato e letto, una mi è piaciuta particolarmente: “isolamento pacifico tra sé e sé”. Tra le mura di te stesso. Per usare la forza della solitudine, è importante vederla come una caratteristica positiva, e, appunto, una forza, non un limite o un difetto.
Se ti senti solo, perché le tue relazioni non sono buone, hai già una parte della tua risposta. Se fossero buone, non ti sentiresti solo. Il contatto umano, la comunione di animi e di visioni, porta alla comprensione, migliora le relazioni sociali. Profonde. Non è la vicinanza che crea la profondità della relazione. E’ l’impegno che ci metti.

Solitudine e comunicazione: dalla comprensione alla conoscenza

Se non ti senti compreso, anche in quel caso, c’è molto che puoi fare: puoi impegnarti perché gli altri possano davvero conoscere chi sei. Questo non significa però sviluppare pari relazioni con tutti. Troverai sempre qualcuno che parla un linguaggio diverso, che ha prospettive diverse. E’ così che scegli con chi trascorrere il tuo tempo, o la tua vita. Ricercando ed affrontando la verità della relazione, e nella relazione. Anche in questo la solitudine è di grande aiuto. Le risposte giuste, soprattutto quando si parla di scelte importanti, solo tu puoi davvero conoscerle. Gli altri, si basano su ciò che conoscono di te, che sanno, che immaginano, che pensano, o che vorrebbero che fossi, o che non fossi.
Il dialogo è sempre una fonte di arricchimento, e così, l’ascolto, per ricercare, ma sino a che cercherai all’esterno conferme del tuo valore, o indicazioni sulla strada più giusta per te, sarai sempre in balia di ciò che hai intorno.
La solitudine generativa è come un’ancora, ma anche una barca, un aereo, un letto per riposarti, una spiaggia su cui camminare. E’ uno spazio in cui pensare, ascoltarti, farti domande importanti, soprattutto, ascoltare le risposte.

Il valore della solitudine per la ricerca della tua autenticità

Perciò, se anche avessi meno amici di qualcun altro, se in questo momento non avessi al tuo fianco la persona giusta, se i rapporti con i tuoi colleghi di lavoro fossero soltanto quelli, rapporti di lavoro, non significa affatto che tu non possa avere una vita sociale piena e ricca. Significa soltanto che devi continuare a cercare. La ricerca va in due direzioni: quella dentro di te, che mira alla chiarezza, alla profondità, alla verità, e quella fuori, che ti permette di essere te stesso, nel mondo.
Più sei autentico, più autentiche sono le relazioni che crei. La forza della solitudine ti rende più indipendente da coloro che ami, ti emancipa dal tuo passato, ti permette di apprezzare le tue peculiarità. E, grazie a tutto questo, anche di stare meglio insieme alle persone che hai scelto, quando ti comprendono o quando ci provano ma non ci riescono. Ti racconto una piccola storia, di solitudine generativa, relazioni, comunicazione e ricerca dell’espressione piena della propria autenticità. Storie vere, nomi di fantasia.

Relazioni, amore e solitudine: proteggi il tuo cuore

Sabrina ha 48 anni. Sta divorziando. Ha amato molto suo marito, lui però non l’amava altrettanto. Anno dopo anno, qualcosa si è sgretolato. E’ rimasta l’amicizia, ma, dentro di lui, non c’era più l’amore. Incontro dall’Avvocato per decidere cosa accadrà, da un punto di vista economico. Il marito, ex, è un uomo corretto, e non hanno problemi economici. Così, accetta di riconoscerle una discreta cifra mensile, ma, soprattutto, le lascia un appartamento. Sabrina, dopo l’incontro, esce con due amiche. Una, la sua migliore amica. E’ molto affranta, per lei è una situazione difficile da affrontare. I segnali c’erano stati, da anni, aveva sempre finto che non ci fossero. La sua amica, Clelia, per “tirarla su” le dice: “cosa ti lamenti, magari mio marito, quando abbiamo divorziato, mi avesse dato tutte le cose che ti ha dato il tuo”. Sabrina non è riuscita ad aprire bocca per tutta la cena. Il giorno dopo avevamo un appuntamento. Era avvilita, forse più per le parole di Clelia, che non per tutto il resto. Soprattutto per le parole di Clelia. Si chiedeva come avesse potuto essere così insensibile. Eppure, Clelia le voleva bene. Non era stata insensibile, aveva provato, secondo la sua sensibilità, ad aiutarla, richiamando la sua attenzione su una parte della realtà che aveva un suo valore, un divorzio senza discussioni, in cui chi lascia cerca di aiutare chi è lasciato, per quanto può, sostenendolo nelle questioni economiche. Ma Sabrina aveva bisogno di altro. Altre parole. Così abbiamo applicato la strategia dell’auto-protezione.

La solitudine come auto-protezione

Sabrina ha trovato in se stessa le sue risposte e a quel punto, anche le parole di Clelia hanno avuto un significato. L’auto-protezione è una strategia importante. Quando affronti momenti complessi, che siano difficili o semplicemente, impegnativi, ed hai bisogno di tutte le tue risorse per affrontarli al meglio, hai due opzioni. O ne parli con gli altri, accettando ciò che ne deriva (e questo include anche osservazioni, giudizi, critiche, che possono ferirti) oppure ne parli con te stesso. Solitudine generativa: cerchi dentro di te la serenità, la giusta valutazione rispetto all’esperienza che hai vissuto e che vivi. E quando tu ti senti pronto, adeguatamente forte per affrontare ogni possibile altra visione, ecco che puoi davvero comunicare.
“Beata solitudo, sola beatitudo” è un modo per dire che riuscire a stare bene con te stesso è fondamentale per stare bene con gli altri. Perché le buone relazioni non sono buone perché ti vanno bene, o ti fanno stare bene, o le persone dicono ciò che vuoi, o sono sempre d’accordo con te. Sono buone perché sono vere. E non hai bisogno che gli altri vedano ciò che tu vedi, o la pensino come te, sai riconoscere gli amici dal loro cuore, e capire che, anche con il migliore degli intenti, un amico può dirti parole sbagliate, o non riuscire a comprendere davvero ciò che provi. Un amico, un genitore, un figlio, un partner, un collega, un conoscente… potrei continuare all’infinito: l’arte del comunicare è, appunto, un’arte, che si apprende e si affina per tutta la vita.

La riflessione interiore come via per la comunicazione profonda

Se rifletti su quante volte, pur con le migliori intenzioni, tu stesso puoi aver ferito una persona che ami, una persona a te amica, e viceversa, è assolutamente comprensibile come, man mano che la distanza aumenta, aumentino anche le difficoltà di comunicazione profonda. Ebbene, la solitudine serve anche a questo: non solo a ricaricare le tue energie interiori, a farti comprendere che sei un intero, e nulla ti manca, per poter portare ed esprimere questa tua unicità nella vita, ma anche a comprendere gli altri, la loro unicità, e permettere a chi incontri di essere autentico, quando ti incontra. Un’autenticità che puoi esprimere quanto accogliere.
“Meglio soli che male accompagnati”, dice un proverbio. Ed è vero: ma se stai bene con te stesso, non sarai mai solo, e sarai sempre in buona compagnia. Anche star bene con te stesso è un’arte che si può allenare ed affinare.
Se vuoi farlo con me, sul mio blog, annarosapacini.com, pagina contatti, trovi tutti i miei recapiti. Telefonami, o scrivimi, dimmi quali sono i tuoi obiettivi, e troveremo il modo per realizzarli. Intanto, direttamente dal sito, puoi richiedere il tuo Profilo Grafologico Essenziale, un focus sui tuoi punti di forza strategici. Che includono sempre ciò che ti serve per allenare la tua forza interiore e migliorare le tue relazioni.
Ho trovato degli aforismi molto belli su questo argomento, la solitudine generativa. Prima però ti ricordo che puoi iscriverti al mio podcast, Comunicare per essere®, direttamente dal mio blog, sull’app che preferisci, così non perderai nemmeno una puntata. Ogni settimana, nuovi percorsi e nuove ispirazioni. Iscriviti al mio canale video, su YouTube, e seguimi sui social, a partire dalla mia pagina Facebook, e poi su quello che preferisci. Sul tema della solitudine ho trovato molti aforismi, come ti dicevo, davvero pieni di significato. Ne ho scelti alcuni. Fabrizio De Andrè: “La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà”. Erich Fromm: “Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare”. Marco Aurelio: “In nessun luogo l’uomo può trovare un rifugio più tranquillo o più sereno che nella sua anima”. Infine, Joseph Conrad: “Viviamo come sogniamo, soli”. Se ci pensi, è una frase piena di speranza. Sognare è il fondamento della speranza, del cambiamento, di ogni evoluzione, di ogni futuro. Viviamo come sogniamo, con la potenza di ciò che sei e che puoi essere. Unico, e intero.
Il brano che ti dedico è: “Piano inspiration”. Io amo la musica. Quando corro, ascolto sempre musica, anche al parco. Mi piace correre in solitudine. E ascoltare musica, in solitudine. E per ogni puntata del podcast, scelgo sempre il brano che sento in sintonia con la mia anima, in quel momento. In questo momento. La musica è un linguaggio universale, ogni nota è un intero, è sola, eppure, è insieme alle altre che crea la melodia. Questo è il mio augurio per te, per questa puntata. Sii la nota che sei, sii la musica. Grazie per essere stato con me, scrivimi, se vuoi. Ti aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao

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