Uomini con lo smartphone e i problemi di coppia

Le piccole cose possono diventare molto grandi. I momenti speciali, e i momenti per niente speciali. Così il tempo che un cellulare toglie al dialogo, all’ascolto, alla condivisione, può creare grandi distanze. Le distanze possono creare incomprensione, l’incomprensione, silenzi. I silenzi, sofferenza. La sofferenza, può creare di tutto. Ci sono tanti tipi di schiavitù, ma da quella dal cellulare, puoi liberarti. Basta alzare lo sguardo e guardare la vita intorno. E viverla.
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Phobbing e comunicazione: dalle vie di fuga alle vie del dialogo

Lo smartphone lo utilizzano tutti, uomini e donne. Accade però molto più frequentemente alle donne, in una relazione duratura, di trovarsi snobbate a favore del cellulare da parte del loro compagno di vita. In ogni luogo, e ad ogni ora. A cena, come a letto. Tutti i comportamenti sono comunicazione: linguaggi verbali e non verbali si chiamano “linguaggi” perché parlano. Ed ogni messaggio ha molti significati.

Quando il tempo dedicato al cellulare sostituisce il tempo dedicato alla vita, alla propria relazione, alla propria famiglia, e chi lo fa non se ne accorge, significa che c’è un problema, proprio di comunicazione. Con se stessi e nella coppia.

Così, che tu sia un uomo che usa molto lo smartphone arrabbiato con la tua partner che proprio non capisce quanto è importante per te, o una donna che è arrabbiata con il partner perché capisci quanto il cellulare sia importante per lui, ma sei preoccupata perché ti sembra che sia più importante di te, le prospettive che affronterò in questa puntata ti saranno d’aiuto, a capire cosa significhi, e quale sia l’unico modo giusto per risolvere il problema. Il modo giusto, uno, per tutti. La soluzione, una diversa per ogni relazione.

Phobbing: l’isolamento dal mondo e da sè

Per prima cosa, vorrei direi ai miei cari ascoltatori che non si tratta di una questione di genere. Anche le donne si alienano dalla realtà, tramite lo smartphone, soprattutto quando si parla di persone giovani o giovanissime. Ma, man mano che l’età sale, all’interno di relazioni durature, importanti, significative, è molto meno frequente che una donna preferisca il cellulare al partner, o non tenga conto di quello che il partner le chiede, perché il cellulare è più importante della vita reale, soprattutto se soddisfacente.

Mi rivolgo, perciò, ad una specifica tipologia di coppia e di relazione: quella in cui la donna pensa che l’uso che il suo partner fa del cellulare sia diventato un problema, e il partner pensa che la donna sia diventata un problema perché se la prende troppo per il cellulare. Si tratta di una situazione “tipo”, che può essere utile come chiave di lettura per tutte le situazioni cui la comunicazione non funziona bene, in cui il comportamento di un partner risponde soprattutto ai bisogni interiori personali, e rende difficile vivere felicemente e positivamente, tenendo conto anche dei bisogni interiori personali di chi si ha di fronte.

Ogni comportamento è un segnale: ignorarlo non è mai una soluzione

Come sapete, mi ispiro sempre alla vita, alla realtà, di tutti noi. E questo tema è sempre attuale. Il “phobbing” non è una novità: sono ormai diversi anni che i più vari esperti studiano le motivazioni di chi trascura la persona in carne ed ossa che ha vicino a favore del cellulare (“phobbing” unisce le parole “phone” e “snubbing”, snobbare qualcuno dedicandosi al telefono). E studiano anche gli effetti che provocano su chi è vittima del “phobbing”: si parla quindi non di un comportamento occasionale, ma ripetuto nel tempo, forte, costante, che, nonostante quello che il partner dice, aumenta. E causa tanti problemi, in chi ne è vittima, sostengono i vari studi, dal distacco al risentimento alla depressione.

Prima, ti racconto brevemente due situazioni, vere, nomi di fantasia. Carla e Giordano sono sposati da più di dieci anni. Una coppia solida, con qualche problema di comunicazione, che sicuramente può essere risolto. I problemi di comunicazione, se non li risolvi, possono avere un impatto estremamente negativo su un rapporto affettivo, qualunque ne sia la durata. Carla lavora con me per la sua realizzazione professionale, e per liberarsi da alcune ingerenze familiari che la vedono sempre farsi carico di tutti e di tutto, senza che gli altri si preoccupino allo stesso modo di lei. Il comportamento di Giordano è emerso come se si trattasse di una questione non rilevante.

Carla è stanca, perché di notte viene svegliata dalla luce dello schermo del cellulare del marito, il quale a volte si sposta nella poltrona che si trova nella camera, e lo ascolta senza auricolari, a volume basso. Il risultato immediato è il disturbo del sonno, ma ce ne sono molti altri. Se all’inizio Carla raccontava questi episodi giustificandoli, più portava avanti il percorso di auto-liberazione ed affermazione di sé, più comprendeva che erano episodi importanti.

Le dicevano molte cose: le parlavano dello stress di suo marito, del fatto che fosse, in qualche modo, dipendente dal tempo che trascorreva davanti allo schermo. Che non era interessato al fatto che questo le impedisse di dormire. Né mai ha risposto positivamente alle sue richieste di fare qualcosa insieme, magari, guardare un film o fare una passeggiata, piuttosto che lei a tentare di dormire e lui, sempre con il volto rivolto al cellulare

Anche le cose non dette, o non fatte, parlano

Togli il cellulare, adesso, e mettici al suo posto un paio di scarpe da lavoro. Cambiamo coppia. Stefania e Riccardo.

Stefania lavora come segretaria in uno studio, Riccardo come magazziniere in un’azienda, con orario continuato, inizia la mattina presto, ma è a casa ogni giorno alle 15:00. Quando Stefania torna a casa di solito: o lui è fuori, con gli amici, a fare una partita di calcetto o in bicicletta, o altro di suo gradimento. O è a casa, a guardare la tv, a lamentarsi di qualche fatto accaduto sul lavoro. Nell’uno e nell’altro caso, le sue scarpe da lavoro, e tutto l’abbigliamento, sono sempre là, gettati per terra, o sul divano. Mai la tavola apparecchiata, mai la cena pronta. Perché, come le dice Riccardo, lui è stanco, il suo è un lavoro fisico. Lei no, perché secondo Riccardo quello che fa Stefania è un lavoro meno stancante.

Ma la stanchezza che un lavoro produce non dipende soltanto dall’impatto fisico ma anche da quello emozionale, relazionale, la dedizione e la risposta dell’ambiente, lo stipendio. Nessuno può davvero sapere cosa un lavoro significhi per un’altra persona, e quale possa essere l’impatto sulla sua vita, ad ogni livello. Puoi saperlo, se vuoi, se chiedi, ascolti, dialoghi.

Ma se ti basi solo sui dati esterni, allora sai poco, e quel che sai, non è detto che sia giusto. In questo esempio, di qualche tempo fa, scarpe ed abbigliamento da lavoro hanno lo stesso significato del cellulare di Giordano, danno messaggi simili.

Vivere insieme significa stare bene insieme: se lo stare insieme non porta gioia, è il momento di ascoltarsi – e di ascoltare

Carla interpretava il comportamento di Giordano come un segnale che non fosse interessato a lei, a loro, che non tenesse conto delle sue esigenze. E questo trasmetteva.

Ma non era solo quello: il bisogno di spazi in cui allontanarsi dalla vita reale, immergendosi in una dimensione che pare vera, ma non è esattamente vera come la vita che vivi, è un modo per fuggire, e ci dice che la persona sta affrontando un periodo in cui non è felice, serena, e cerca solo ciò che la fa stare bene o così le pare.

Che non trova nella relazione quella forza e quel benessere che, invece, una sana relazione di coppia può dare. Questo, comunica, ogni atteggiamento in cui non c’è vero dialogo ed ascolto, all’interno di una coppia. Così per Riccardo, insoddisfatto del suo lavoro e poco propenso ad aiutare Stefania, da cui si sentiva giudicato. Il messaggio che trasmetteva a Stefania non era molto diverso: ti ignoro, tu non mi capisci, ho bisogno di staccare, di rilassarmi. In fondo, a te cosa costa mettere via le mie scarpe e preparare la cena? In fondo, pensava Giordano, non puoi girarti di là e dormire?

Phobbing e sentimenti, gli stimoli che ingannano cuore e cervello

Nel caso del phobbing c’è un altro aspetto, non secondario: tutto quello che impatta sul sistema neurocerebrale, attraverso il sistema visivo, uditivo, e produce gratificazione, attiva dei circuiti neuronali e dei flussi di neurotrasmettitori che creano una sorta di dipendenza. Il cervello ha bisogno di quelle sostanze per stare bene, le vuole produrre. Più gliene dai, più la realtà normale, senza quelle luci, quei suoni, sembra grigia, più il cellulare pare davvero la migliore soluzione. Nessuna dipendenza, che influenzi la corretta capacità di pensiero, che sia nei confronti di una persona, di un oggetto, di una situazione, è qualcosa di buono. Per non parlare delle dipendenze più note, come quelle legata all’uso di alcol, di stupefacenti, di medicinali, di pornografia.

Ti posso dire com’è andata: Giordano e Carla hanno superato il problema smartphone, capito cosa c’era da migliorare, lo hanno voluto fare tutti e due. Ci sono molte strategie pratiche che si possono mettere insieme, per allentare la dipendenza da uno schermo di cellulare ed aumentare il desiderio ed il piacere di stare con chi ami. A partire dal fare insieme cose nuove, piacevoli. Dal riconoscere cosa ti turba, così da parlarne, e, intanto, affrontarlo per superarlo.

Per Riccardo e Stefania la situazione è andata in una direzione molto diversa: quello che hanno compreso è che si erano allontanati, Stefania, con i suoi sogni di realizzazione professionale, con le sue aspirazioni che la portavano a cercare fuori dalle mura domestiche altro per crescere, come persona, non incarnava più la Stefania di cui Riccardo si era innamorato. In effetti, non ce l’aveva con Stefania, e sapeva quanto il suo lavoro fosse impegnativo, quanto fosse stanca, sapeva che avrebbe dovuto aiutarla, e avrebbe potuto, ma la coppia che c’era una volta, non c’era più. Così ha riconosciuto la sua responsabilità, la situazione è migliorata, affrontando la verità, le conseguenze sono state molto positive. Oggi hanno due vite nuove, ognuno ha fatto la propria strada, trovato la sua felicità. E, grazie a Stefania, Riccardo ha imparato che anche piccoli gesti quotidiani posso fare grandi cose, in un rapporto d’amore.

La creazione di un problema non può essere la risposta ad una difficoltà

Tutti i comportamenti sono comunicazione: se stai molto tempo al cellulare, se stai più tempo al cellulare che non a parlare con la persona che ami, se il poco tempo che hai lo dedichi allo schermo e non alla tua vita, allora, hai un problema. Non è il cellulare, il cellulare è la via di fuga, e se non ci fosse il cellulare, ci sarebbe altro.

Ma quando vivi una relazione felice, è lì, che vuoi essere e stare, e poi, altrove. Questo è il modo giusto, uno, per tutti.

La soluzione, invece, è diversa, per ogni relazione. Se qualcosa che fai produce infelicità, là dove dovrebbe esserci felicità, quello è un messaggio.

Ti rifugi nel phobbing perché hai problemi sul lavoro? Capire che il tuo lavoro ti stressa, perché, come migliorare la situazione, questa è la risposta giusta. Cambia un po’ la prospettiva quando parliamo di giovani generazioni, che hanno nel rapporto con il mondo digitale uno strumento intrinseco alle loro dinamiche comunicazionali e relazionali, e quindi, lo vivono in modo diverso. Ma ogni eccesso, ogni dipendenza, ogni chiusura, è, sempre e comunque, un segnale. Il problema crea gli effetti di un problema, non di una soluzione.

Quello che fa stare bene (davvero) crea sempre valore

Guarda gli effetti, e cerca il problema: così troverai la soluzione. Vorrei dire ai miei cari ascoltatori, e ascoltatrici, di non arrendersi mai a routine di vita in cui le piccole infelicità si sommano, perché, una dopo l’altra, diventano una montagna di infelicità. Come i giorni diventano anni, e gli anni sono il tempo della tua vita.

Se pensi che nella tua coppia ci sia qualcosa che possa essere compreso e comunicato meglio, vissuto meglio, trasformato in meglio, bene: sei sulla strada giusta. Parti da lì e trova le risposte. Non le troverai mai né su uno schermo di cellulare, né su un divano né in sella ad una bicicletta.

Quello che fa stare bene aiuta soltanto se crea valore e bene. Altrimenti, riflettici su, sono convinta che puoi trovare strade migliori da percorrere.

Puoi farlo anche con me, con il coaching relazionale e comunicazionale. E per conoscere il mio metodo, scoprire cosa possiamo fare insieme per te, per la tua vita, la tua realizzazione, i tuoi affetti, vai su annarosapacini.com pagina contatti, e trovi tutti i miei recapiti.

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Aforismi sulla bellezza del creare una vita bella. E musica, perché anche l’ispirazione aiuta. Antoine de Saint-Exupéry: “Fate in modo che i vostri sogni divorino la vostra vita così che la vita non divori i vostri sogni”. Daisaku Ikeda: “Sii paziente verso quanto ti accade, e curati e amati, senza paragonarti o voler essere un altro fiore, perché non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è”. E l’ultimo, di James Joyce: “La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii”. A proposito di messaggi, scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi, i vostri messaggi sono sempre per me fonte di straordinaria ispirazione. Il brano s’intitola: “Move”. È un invito. Vuoi cambiare? Mettiti in moto. Grazie per essere stato con me, ti aspetto alla prossima puntata. Ciao Ciao

“Non arrenderti mai a routine di vita in cui le piccole infelicità si sommano, perché, una dopo l’altra, diventano una montagna di infelicità”

-Annarosa Pacini

Aforismi, frasi, parole e pensieri per essere
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