Sconfiggi le parole “blocca vita”

Sconfiggi le parole
"Vivere veramente” significa realizzare ciò che sei: che si tratti di un lavoro, di un rapporto affettivo, di diventare il più grande calciatore di tutti i tempi, un cardiochirurgo di fama mondiale, un guru o, semplicemente, un essere umano pienamente realizzato. La vera differenza la fai tu. Pensa le tue parole e libera la tua vita. Annarosa Pacini podcast, la comunicazione per la crescita personale
“Comunicare per essere®”, podcast, la comunicazione per la crescita personale – corso di comunicazione, formazione, coaching

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Sconfiggi le parole “blocca vita” – la comunicazione per la crescita personale

Tutti abbiamo parole in testa. Ma tante di queste parole non sono le tue. Soprattutto quelle che ti giudicano, ti limitano e ti impediscono di realizzare la tua vita. Quelle, sono le parole degli altri. Non di altri qualunque, di persone importanti per te. Parole che giorno dopo giorno ti chiudono dentro un bozzolo e ti impediscono di vivere veramente. “Vivere veramente” significa realizzare ciò che sei: che si tratti di un lavoro, di un rapporto affettivo, di diventare il più grande calciatore di tutti i tempi, un cardiochirurgo di fama mondiale, un guru o, semplicemente, un essere umano pienamente realizzato. La vera differenza la fai tu. Pensa le tue parole e libera la tua vita.

Le tue parole creano il tuo futuro. Anche quelle sbagliate

Le parole che diciamo creano non solo immagini mentali che producono effetti sul nostro futuro, ma anche la persona che siamo e diventiamo. Giorno dopo giorno costruiscono l’immagine di noi. Per questo, la comunicazione intrapersonale è fondamentale, e viene prima di ogni altra.
Facciamo l’esempio di Ulisse (nome di fantasia, storia vera). Ulisse è un uomo, adulto, dotato di un talento musicale innato. Quando sta bene con se stesso, come c’è chi decifra un cruciverba o gioca a sudoku, lui compone. In un solo giorno riesce a comporre una canzone completa. Bella, orecchiabile. Per caso l’avete sentita, una canzone di Ulisse? No, perché è un uomo pieno di musica, e ha cassetti pieni di canzoni. Solo che non crede in se stesso, perciò le lascia lì.
Eppure, il mondo è pieno di persone che scrivono canzoni non proprio eccellenti e le pubblicano lo stesso, e sono anche contente, e si sentono brave, e fanno i musicisti.
Perché allora una persona dotata non lo fa? Perché questa persona dotata, come tutte le persone, nasce in una famiglia, dove incontra persone chiamate genitori piene dei loro problemi, delle loro insoddisfazioni, dei loro limiti: più ne hanno, più li scaricano all’esterno, più i figli ci rimettono.
Siamo tutti figli, qualcosa è toccata anche noi.
Questi genitori, scontenti, irritati e irritabili non fanno altro che tirare addosso parole ai loro figli, giorno dopo giorno, parola dopo parola. Critiche, rimproveri, giudizi, parolacce, insulti, la casistica è varia e ricca, purtroppo. E con queste parole creano una sorta di involucro intorno. I genitori di Ulisse, intorno ad Ulisse. Loro ci si sono impegnati molto. I tuoi, intorno a te. I miei, intorno a me. Io sono stata fortunata, non me ne dicevano molte, e le loro parole in testa non mi hanno bloccato, non posso però dirti che mi facessero piacere.

Il bozzolo – perenne – delle parole

Quindi, ogni persona nasce con una dotazione – tutti abbiamo la nostra, anche più di una – e poi viene chiusa dentro un bozzolo indistruttibile, apparentemente. Chi ci sta più comodo, chi meno, certo non ci si sentiamo a nostro agio come potremmo sentirci se non si fosse chiusi un bozzolo, sei d’accordo?
Una persona può passare tutta la vita lì dentro, dentro il bozzolo costruito dalle parole degli altri. Naturalmente, perché ciò accada, serve anche l’impegno di quella persona, cioè il tuo. Non accade senza che anche noi contribuiamo.
Poniamo che tu sia Ulisse. Nasci con un talento musicale, come lo esprimi? Studi, ti applichi, ma soprattutto produci, produci, produci, produci, produci, per produrre devi migliorare, per migliorare ti devi allenare, e se c’è un talento, fiorisce. Anche se non c’è fiorisce, emerge comunque il meglio di te che può emerge.
Un talento senza visione non serve a nulla. Una visione senza azione, non serve a nulla. Perché senza realizzazione non c’è felicità.
Ma durante tutta la vita ti sei pensato con le parole che ti hanno detto (ricordati che in questo momento stai mettendoti nei panni di Ulisse).
“Non sei dotato, solo i musicisti più bravi fanno carriera, bisogna guadagnare per vivere, non puoi fare un lavoro solo perché ti piace…” etc. etc. Così gli hai creduto, e queste parole in testa ti hanno bloccato. Dentro il bozzolo. “Bozzolo2 sembra una parola carina, ma in questo caso, se non lo rompi, non lo è.
Così, anche se sei adulto, quando nella tua testa girano parole che ti dicono che potresti fare il musicista, ma altre parole, più forti e radicate, ti ricordano che no, non sei abbastanza capace. Le tue parole insistono, prova a comporre, no, non hai le attrezzature giuste. Compri le attrezzature, non vanno abbastanza bene. Compri altri strumenti che possano aiutarti, no, non lo sai usare bene. Ti compri il computer per mettere su una sala di incisione digitale, no, nessun hardware va mai abbastanza bene; ti manca il computer super, ti compri anche il computer, e però ora non hai la voce; ti devi allenare; ti vuoi allenare, e però ora non puoi, perché tu che hai sempre cantato come se fosse respirare, sin da piccolo, improvvisamente scopri di avere la laringite cronica o un reflusso gastroesofageo o qualunque altro disturbo che ti fornisca una motivazione valida per auto-sabotarti ma senza accorgertene, perché le cause sembrano tutte esterne.
Le risolvi tutte, le situazioni, ma non le vedi, le risoluzioni, quindi, non diventano passi avanti, resti sempre nello stesso punto.

Come rompere il muro delle parole “blocca vita”

Eppure, tutti disponiamo di buon materiale di base. E tutti potremmo iniziare comunque, da una parte, basta iniziare.
Senza cercare di fare subito il massimo, l’importante è fare. Pensiamo di nuovo ad Ulisse: oggi chiunque voglia, canta.
Perché allora non voler realizzare ciò che sei?
Tutte queste visioni che abbiamo di noi costruiscono un muro enorme, enorme, e oltre al muro costruiamo anche l’idea che non siamo capaci ad abbatterlo. E così anche se incontriamo persone che ci dicono che siamo capaci di abbatterlo, noi ci sentiamo disarmati ma non ci raccontiamo la verità: “Sono io che ho costruito il muro”, no, ci diciamo “però io non potevo comunque, perché c’è il muro”.
Questo tipo di ostacolo, che incontriamo tutti, viene dal potere dei tuoi pensieri e delle tue parole, parole che arrivano da altri e se non comprendi la differenza tra queste parole e le tue parole vere, non sarai mai davvero padrone della tua vita.
Se questo accade agli adulti, come fa un bambino, un giovane, ragazzo a credere in sé, quando le persone che ama di più lo fanno sentire sbagliato?
Come si fa, allora, a rompere il muro e a liberarci dal bozzolo?
La prima cosa che devi fare è mettere in pratica quella che è la tua vocazione nonostante tutto. Datti un obiettivo. Il nostro musicista, Ulisse, in grado di produrre un brano musicale finito in un giorno, sicuramente in sette giorni riuscirà a finire e pubblicare on line un brano strumentale.
Perché non lo fa, non ha il tempo? No, il tempo ce l’ha, si trova. Non ha le attrezzature, no le attrezzature ce l’ha, sono sufficienti per iniziare. Perché non lo fa? Non riesce a fare editing e completarla? No, è capace. Anzi, dato che tu sei nei panni di Ulisse, in questo momento, PERCHE’ NON LO FAI?

Come rompere il muro delle parole “blocca vita”

Anche solo per soddisfazione personale. Che motivo hai per non farlo? Non c’è nessun motivo oggettivo. Non lo fai perché la canzone non sarà perfetta? Ne farai un’altra. Sei più felice se non lo fai? No. Sei più ricco se non lo fai? No. Sei più soddisfatto di te se non lo fai? No. Sei più realizzato se non lo fai? No. Sei più apprezzato, amato, capito dalle persone intorno a te se non lo fai? No. La tua autostima cresce se non lo fai? No. I tuoi sogni si realizzano di più se non lo fai? No.
E allora, perché non lo fai?
Tutt’al più la situazione rimane come è. Nel peggiore dei casi rimane come è. Nel peggiore dei casi.
Vuol dire che tutto il resto è migliore. Questo ci fa comprendere bene perché dobbiamo agire, per liberarci dalle parole che ci bloccano la vita. Perché così riusciamo noi per primi a credere di più i noi stessi.
Pensaci. Sono sicura che riuscirai ad individuare una lista parole con cui ti definiscono le persone che ti vogliono bene e in cui non ti riconosci, ma lo stesso pensi di essere un po’ davvero così.
Invece no. Quelle parole non sei tu. Cerca le tue parole.
Sii la persona che decidi di essere.
Fammi sapere quali sono le tue parole. Per contattarmi trovi i miei recapiti su annarosapacini.com o scegli il social che preferisci.
Lascia un like, un commento, raccontami le parole in testa che non sono tue e come le cambierai.
L’aforisma di questa puntata è uno sotanto, mi piace molto, ogni tanto lo propongo
“Se io ho perso la fiducia in me stesso, ho l’universo contro di me” (Ralph Waldo Emerson)
Sii il tuo universo più grande. E’ così che si illumina anche la vita degli altri. Grazie per essere stato come, alla prossima puntata.