Quando si parla di relazioni infelici, si pensa soprattutto alle relazioni di coppia. Ma l’infelicità può essere in ogni tipo di relazione, anche quella che hai con te stesso. C’è chi ci resta dentro, e finisce quasi per abituarsi; chi pensa di non avere colpe, e così costruisce proprio quello che vorrebbe allontanare; chi crede di avere tutte le colpe, ma non crede di poter cambiare. Quando, una relazione può definirsi infelice? E perché, è infelice? E come fai a sapere se è infelice anche la relazione che hai con te stesso? Come cambiare. Se davvero vuoi, è l’argomento di questo podcast.
(Scorrendo la pagina puoi leggere la trascrizione dell’audio della puntata)
Assumiti la responsabilità della tua felicità
“Colpa”, intesa come causa principale. Nessun altro significato giudicante. La colpa che diventa un peso si porta dietro un retroterra culturale, storico, anche religioso, che non appartiene ad un percorso di vera, autentica, ed autodeterminata, evoluzione umana. Il “senso di colpa” ti blocca. Gli dedicherò una puntata ad hoc. Posso dirti che, se vivi una relazione infelice, sei anche tu una delle cause del momento di vita in cui ti trovi, hai delle responsabilità. “Responsabilità” è una bella parola, perché porta con sé la forza dell’azione che trasforma, “responsabile”, è chi risponde delle proprie azioni e dei propri comportamenti, assumendosene le conseguenze, con consapevolezza. Infatti, la responsabilità consapevole è fondamentale, in ogni percorso di trasformazione, anche delle relazioni infelici. È “responsabile”, ci ricorda il dizionario, chi “si comporta in modo riflessivo ed equilibrato, tenendo sempre consapevolmente presenti i pericoli e i danni che i proprî atti o le proprie decisioni potrebbero comportare per sé e per altri, e cercando di evitare ogni comportamento dannoso”.
Applicato alle relazioni, ognuno di noi ha la propria responsabilità, nessuno escluso. Saperlo, riconoscerla, e decidere quale vuoi, questo fa la differenza. Riflessione, equilibrio, pro e contro, evitando i comportamenti “dannosi”. Nelle relazioni, sono dannosi tutti i comportamenti che creano disequilibrio ed infelicità. Definiamo prima la “felicità” di cui sto parlando: è un atteggiamento, predisporti alla felicità vuol dire mettere in atto tutto ciò che occorre per essere felice. Felicità come stato dell’essere, equilibrio. Di cui sei responsabile: in tal senso, essere felice evitando comportamenti dannosi per te e per gli altri. Già la definizione può darti un’idea della bellissima sfida.
La strada per creare buone relazioni
Se sei un mio affezionato ascoltatore, saprai bene che la filosofia che è alla base del mio lavoro, filosofia di vita e di pensiero, si prende molta cura delle parole, perché il significato che dai, alle parole che pensi, forgia te e la tua vita. Per ogni persona che lavora con me, scriviamo una storia nuova, creiamo il vocabolario migliore. Ogni persona ha una sua propria misura di felicità. Ma torniamo alle relazioni infelici, e a come cambiare. Se davvero lo vuoi. Questo punto è sostanziale: le relazioni, la comunicazione nelle relazioni, coppia, famiglia, lavoro, amici, intrapersonale, sempre, valoriale, in una prospettiva evolutiva, sono al centro del mio lavoro. Per scegliere di voler vivere più felicemente le tue relazioni, occorre innanzi tutto che accresca la tua consapevolezza, del tuo livello di felicità ed infelicità. Poi, devi trovare la misura che va bene per te. Realistica. Ricordo Antonia (nomi di fantasia, storie vere), che avrebbe voluto un figlio più alto, più sportivo, più deciso. L’infelicità che lei percepiva come causata dal figlio, nasceva invece dall’idea che aveva, veniva da dentro di lei. Forse ti farà sorridere, pensare che un genitore possa soffrire per l’aspetto fisico di un figlio. Eppure è così.
E questo rivela molto altro: che invece di concentrarti su ciò che è essenziale, il valore della persona in se stessa, pensi all’aspetto, al corpo; alla materia, anziché allo spirito. Altro tema che affronterò, come essere libero dai condizionamenti imposti, anche in base al corpo fisico in cui sei inserito. Libero, interiormente, in modo responsabile e consapevole. E così, senza avvedersene, Antonia era molto critica, esprimeva delusione. Credeva che le colpe fossero tutte di Sasha, ma Sasha non aveva colpe, e neanche responsabilità. Se sei di altezza media, non vuoi diventare un calciatore di successo, è nella tua libertà, non nasci mica per soddisfare i bisogni degli altri. Nasci per realizzare ciò che sei. Antonia quando mi contattò lo fece per se stessa, all’inizio, le discussioni erano all’ordine del giorno, veniva accusata di essere troppo rigida con il figlio, anche da sua sorella. Si sentiva sotto attacco di tutti.
Trasformare le relazioni infelici
Quando ha scelto (autodeterminato) che voleva essere felice lei, ma anche, che voleva soprattutto che fosse felice il figlio, ha scelto di capire, allora lì ha iniziato a cambiare, a costruire la felicità che voleva. La responsabilità, in quel caso, era sua, perciò trasformando quelle aspettative ha curato sue vecchie ferite, ha imparato che non c’erano confronti da fare, modelli da battere, c’era lei, la sua famiglia, quel figlio che amava. E grazie a questo, Sasha anche, si è sentito più libero, ha avuto il coraggio di seguire i suoi sogni. Che lo hanno portato a grandi risultati, con una gioia ancora più grande da parte di Antonia, che, senza saperlo, e, soprattutto, volerlo, era la causa di quello che bloccava la fiducia di Sasha. Per quanto riguarda le relazioni sentimentali, anche di lunga durata, è esperienza purtroppo frequente, quella delle coppie in cui i partner sono infelici, e ci restano dentro lo stesso. Questa definizione è molto ampia, per questo, un po’ stereotipata. Io ho incontrato ed incontro tutti i protagonisti della storia, chi è infelice, e pensa di esserlo a causa dell’altro, chi è infelice però non crede di poter avere più felicità, e resta lì, senza speranza di cambiare. Chi è infelice, se la prende con l’altro, e contribuisce a creare sempre più infelicità.
Cambiare puoi, ogni relazione infelice, scegliendo i criteri che vuoi porre a fondamento della vita che costruisci: rispetto, valore, etica, felicità per te e per gli altri, equilibrio, realizzazione, comunicazione vera. Cambi le cose tanto quanto cambi tu. Così, i partner aggressivi che vogliono cambiare, iniziano a capire dove nasce l’aggressività, ad imparare ad esprimere sentimenti ed emozioni in modo costruttivo. Il modo costruttivo, lo dice la parola stessa, costruisce, fa migliorare. Migliori, innanzi tutto, per te stesso e dentro te stesso, e questo porta fuori di te felicità, anziché l’infelicità. Ci sono coppie che comprendono che non c’è più l’amore della coppia, ma c’è sempre, una forma di amore, e sanno vivere insieme con rispetto, se quello scelgono, e anche felici. Ci sono coppie che comprendono che non c’è più l’amore della coppia, ma vogliono, che quell’amore faccia parte della loro esistenza, ed allora, sempre in equilibrio, creano una vita nuova, ciascuno cercando la propria, ma senza perdere il valore di quello che hanno costruito prima.
La consapevolezza come via per la felicità
Non si arriva a questa consapevolezza in modo lineare, a volte, la strada è complicata. Urbano era soprattutto arrabbiato con Michela. Soprattutto pieno di cattiverie da dire. Proprio, convinto che non ci fosse possibilità di felicità. Eppure, quello di Urbano e Michela era stato un amore grande. Solo, era cambiato. Lui, che voleva la stessa vita di sempre, le stesse abitudini, amici, città, e lei, che invece voleva cose nuove e diverse. Non sempre si cambia insieme, a volte ognuno cambia per sé. La rabbia toglieva felicità, e anche, possibilità di buona trasformazione. Quando Urbano ha scelto di ascoltarsi, di non darsi la colpa, ma di capire, allora tutto ha preso una strada diversa. Che puoi innamorarti, l’amore può finire, la responsabilità è sempre di entrambi, non importa chi ne abbia di più, chi di meno, ma una volta che è finito, perché arrabbiarti con te stesso? Non è una colpa amare, la persona che hai scelto, in quel momento, era giusta per te. Se le cose sono cambiate, allora pensare che non lo siano, non ti consente di vivere bene la vita che hai, e che vuoi.
Urbano ha ritrovato un buon dialogo con Michela, ci è voluto del tempo, perché le ferite dovute agli atteggiamenti che aveva, l’uno nei confronti dell’altro, non erano lievi, ma ci è riuscito. Oggi hanno entrambi un amore nuovo, sono sereni, più sereni di un tempo, più consapevoli che le relazioni infelici non sono giuste, e, soprattutto, consapevoli di non desiderare un mezzo amore e una mezza infelicità per non perdere mezza felicità, o qualche sprazzo di vita felice. Hanno scelto di credere nel loro diritto ad una felicità piena e consapevole, di cui si sono assunti la responsabilità. La relazione si definisce “infelice” quando le persone non vi trovano quello che dovrebbe esserci, supporto, comprensione, dialogo, voglia di viverla, tempo prezioso, desiderio di stare e crescere insieme, ognuno guardando anche nella propria direzione. Si è infelici perché si vive una dimensione, nella relazione con gli altri, ma anche con noi stessi, in cui non si coltiva la piena evoluzione umana. Piena, completa, la tua, unica. Come fai a sapere se è infelice anche la relazione che hai con te stesso? Dai fatti, come li vivi, come ti senti, come li pensi. Il criterio di felicità come equilibrio, stato interiore ed atteggiamento, vale ad ogni livello, anche quello personale.
Prendi in mano la tua vita
Tante persone, molti, uomini, devo dire il vero, mi contattano perché si sentono penalizzati da un loro particolare modo di essere, magari, l’orientamento di genere, una sensibilità diversa e maggiore rispetto a quella dei modelli familiari, un contesto, che può essere familiare o anche lavorativo, in cui si adeguano a ciò che viene loro richiesto, ma sanno che non è la loro strada. Le donne, invece, più spesso in situazioni di infelicità mi contattano perché la subiscono, e, in fase iniziale, vorrebbero provare a viverci lo stesso. C’è un ma, però: nel mio lavoro, la vera evoluzione umana la coltivi e la vivi, così ogni persona, alla fine, impara a riconoscere a se stessa il pieno diritto alla felicità, e decide di cambiare. A volte, è possibile non subire, una relazione infelice, viverci e trasformarla in una relazione buona. Altre volte, puoi comprendere che è proprio la vita, che devi trasformare. E imparare che se le tue parole creano dolore, allora non costruisci felicità. Assumerti la responsabilità del mondo che crei. E cambiare. Una vita migliore è una vita che sempre riparte.
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Quattro aforismi sulla ricerca della felicità come filosofia di vita, prima della musica, che è sempre, una via che può ispirarci a cambiare. Henry Van Dyke, “La felicità è dentro, non fuori; pertanto, non dipende da ciò che abbiamo, ma da ciò che siamo”. John Locke, “Gli uomini dimenticano sempre che la felicità umana è una disposizione di spirito e non una condizione delle circostanze”. Albert Camus, “Può essere che ciò che facciamo non sempre porti la felicità, ma se non facciamo nulla, non ci sarà felicità”. Helen Keller, “Quando una porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma spesso guardiamo così a lungo la porta chiusa che non vediamo che si è aperta per noi”.
Il brano, “Be better”. Voglio dirvi ancora, grazie per i messaggi privati, bellissimi, che mi inviate, scrivete anche sui social, aiutatemi ad aiutare, che la speranza di cambiare funziona solo se la vedi, e la vedi solo se ti liberi dalle catene che ti pesano sul cuore. E le parole giuste, al momento giusto, sono la via maestra, per la strada di questa profonda libertà. Grazie di essere con me in questo viaggio, ti aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao
“Se le tue parole creano dolore, allora non costruisci felicità. Assumerti la responsabilità del mondo che crei. E cambiare. Una vita migliore è una vita che sempre riparte” (Annarosa Pacini)
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