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La rassegnazione è il male assoluto

La rassegnazione è il male assoluto. Podcast per la crescita personale, Annarosa Pacini

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La rassegnazione è il male assoluto, cioè incarna tutti quegli atteggiamenti che non ti porteranno mai alla risoluzione dei problemi. Una cosa è comprendere, una cosa è pazientare, una cosa è saper gestire una situazione problematica mentre lavori sulle soluzioni, sia interiormente, che esternamente, ed un’altra pensare che accettare con rassegnazione una situazione possa essere la soluzione. Accettare e comprendere per risolvere, sì, è una soluzione. Accettare, consapevolizzare e trasformare, sì, è una soluzione. Ma convincerti che così deve andare, e tirare avanti, non è mai una soluzione. A meno che da quel tipo di accettazione non possa nascere del bene per tutte le parti coinvolte, te incluso. Bene, cose buone, positive, felicità, miglioramento. C’è un famoso aforisma che dice come accettare e riconoscere quello che non puoi cambiare sia la chiave della serenità, ma io non sono d’accordo. La serenità è la chiave della forza del cambiamento.
(Scorrendo puoi leggere la trascrizione dell’audio)

La rassegnazione è il male assoluto

Se mi segui da un po’ forse ti sarai sorpreso per il titolo di questa puntata, “La rassegnazione è il male assoluto”. E’ volutamente esagerato, ma corrisponde ad una verità certa. In questa puntata ti espongo la mia teoria, comprovata dai fatti e da storie vissute, su come la rassegnazione sia una delle più grandi nemiche della tua vita, e sui motivi per cui devi combatterla. E aspetto i tuoi commenti, se vorrai. Per seguirmi, vai sul mio sito, annarosapacini.com, e trovi tutte le informazioni. Come piccola anticipazione dico una cosa che già sai, se sei un ascoltare affezionato, ma è importante per i nuovi: le storie, sono tutte vere. I nomi, sono di fantasia. Qualche particolare troppo specifico che potrebbe far riconoscere una persona, è volutamente mitigato. Prima è necessaria una premessa. Come mia natura originaria, come tendenza, come filosofia di vita, personale e professionale, e per mestiere, dedico sempre la massima attenzione ad ogni persona che incontro. Ogni persona, mi interessa, sinceramente.
Io vedo le persone, non intravedo, le vedo, nella loro interezza e completezza: vedo l’essere, la bellezza, la forza, l’energia, le potenzialità e le possibilità e sono profondamente addolorata ogni volta che riconosco che una persona ha abbandonato se stessa. Mi fa venire voglia di fare qualcosa, di far sì che possa desiderare di cercare un’altra strada, che non sia quella di abbandonare se stessa e rinunciare alla felicità che merita. Non ho, sino ad oggi, mai avuto un cliente che non abbia trovato le risposte che cercava.
Tutto quello che vedo, che non va bene, lo voglio trasformare, voglio aiutare le persone a farlo, e questo richiede una buona capacità di gestione, richiede un grande e sincero impegno nel comprendere e comunicare con gli altri.

Impara a volerti bene, ed a credere in te stesso

Le persone, ogni persona, fa la migliore scelta che può. Quando una persona rinuncia non è né cattiva, né vigliacca, né ottusa, anzi. Spesso chi fa queste scelte rinuncia a se stesso pensando di far del bene per gli altri. Si abbandona, come quando un padrone lascia il suo cane da solo, mille miglia lontano da casa, e se ne va. Quando fai una scelta, nel momento in cui la fai, è la migliore che puoi fare. Ma se abbandoni te stesso non è mai la scelta migliore che puoi fare.
Io so che è così, che in certi momenti non è facile vedere le soluzioni giuste, perciò so che le persone vanno sempre sostenute e apprezzate, va compreso lo sforzo, va compresa la motivazione che le ha portate ad essere rassegnate. Ma sarebbe bello se quella persona che si è rassegnata ad una vita non felice, ad una vita di desideri abbandonati, in cui il grigio prevale su tutti gli altri colori, riuscisse a comprendere che ha anche altre strade, che sarebbero migliori, e che sarebbe certamente più felice. Questo è il mio lavoro. Tempo fa ho incontrato una persona che non vedevo da un bel po’, e di cui non avevo avuto notizie. Virginia. Pensavo, sinceramente, che stesse attraversando un buon periodo, a volte, niente nuove, buone nuove è vero. A volte.
Virginia ha iniziato a raccontarmi che le cose andavano avanti per inerzia, cioè che da un po’ si sentiva come spenta, tirava avanti, faceva le sue cose, si occupava degli altri. C’erano stati tanti problemi nuovi, tanti vecchi problemi erano aumentati, ora era un momento di tregua, e lei, tirava avanti. Da mesi pensava di venire da me. Voleva uscire fuori da quella situazione, ma non vedeva vie di uscita. Virginia è una donna molto capace, buona, sensibile, simpatica, una di quelle persone che se fanno parte della tua vita, sei fortunato. Però, però… è nata e cresciuta in una famiglia in cui le donne valgono sempre uno meno degli uomini. Poi ha sposato un uomo in cui ciò che l’uomo vuole vale sempre dieci più di quello che vuole una donna, e nella famiglia questo sposta gli equilibri completamente. L’uno, ha tutti i diritti, l’altro, no. E poi è arrivato il figlio, un ragazzo con tante difficoltà. Difficoltà con cui è nato, ma che si sono palesate solo nel tempo. Difficoltà sottili da vedere, che la gente, da fuori, non capisce, ma che, nel vissuto di ogni giorno, rendono la vita molto pesante. Intanto, Virginia mi racconta che, almeno, aveva iniziato ad andare in palestra, a dedicarsi del tempo, e che il blocco causato dal Covid l’ha abbattuta. Le ha tolto quel poco che sentiva di avere per sé. Aveva un po’ ha ricominciato, ma si sentiva scarica. Come ti dicevo, la mia spinta interiore è sempre all’azione, azione interiore ed esterna, quindi le ho raccontato un po’ di storie, le ho parlato di un po’ di libri, di alcune strategie, e, soprattutto, ho cercato di dirle che non è sola, che non è colpa sua, anzi, lei è fortissima, è straordinaria, ma ha le sue belle battaglie da affrontare, e quando si combatte, accade, ogni tanto, di sentirsi stanchi. Ma la rassegnazione è tutta un’altra cosa. Per quello che riguarda la storia di Virginia, il giorno dopo mi ha telefonato, e ora sta combattendo per la sua felicità e per la felicità della sua famiglia, stiamo cercando insieme tutte le risposte di cui ha bisogno per vivere pienamente la sua vita. La rassegnazione non è una risposta.

Pensiero e azione, la coerenza tra ciò che crei e ciò che sei è il punto fondamentale per la tua rivoluzione umana

La rassegnazione è il male assoluto quando incarna tutti quegli atteggiamenti che non ti porteranno mai alla risoluzione dei problemi. Una cosa è comprendere, pazientare, gestire una situazione problematica mentre lavori sulle soluzioni, sia interiormente, che esternamente, ed un’altra pensare che accettare con rassegnazione una situazione possa essere la soluzione. L’azione interiore deve venire prima di quella esterna. Se il problema è molto forte, se occupa gran parte del tuo animo, se la situazione è difficile davvero e riguarda i tuoi affetti, la tua vita, il lavoro, cose che rappresentano per te elementi in cui ti identifichi e sono importanti, senza le quali ti pare di perdere il contatto con te stesso, hai bisogno di tempo per rafforzarti e trovare la strategia giusta. L’azione lavora in background, ma è lì che lavora. Con i miei clienti facciamo spesso esercizi mirati di scrittura evolutiva che hanno proprio lo scopo di attivare il pensiero profondo, che si porta dietro tante risposte, e soluzioni, soprattutto, ti rende consapevole della tua forza. Tutti passiamo attraverso dei momenti di rassegnazione, ma non devi farti trarre in inganno, perché la rassegnazione non è la soluzione.
Spesso, le persone confondono l’adeguamento passivo, che è la rinuncia al fatto che tu possa cambiare la tua vita, con una comprensione della situazione e un convivere con quella situazione mentre ti attivi per superarla. Questo, volevo dirti.
Anche se stai dentro un momento di rassegnazione, sappi che non è il tuo destino. Se per star bene e conquistare la tua felicità devi fare dei passi, è necessario che tu li faccia. Restiamo in linea con questa storia, fatta di relazioni non gratificanti, di sentimenti non compresi, di bisogni inespressi, di comunicazione chiusa: Virginia, per essere felice come merita, lei, come merita il marito, il figlio, deve affrontare prima di tutti se stessa, la sua visione della vita, dell’amore, della coppia, e poi, aprirsi alla comunicazione vera e profonda, affrontare la verità, con il marito, con il figlio. Andare in palestra le è d’aiuto? Certo, l’attività fisica aumenta le endorfine, il benessere del corpo è fondamentale. Ma sta bene solo lì, in quel momento, e quel momento non risolve il problema della vita. Il problema della vita, della sua vita, rimane. Sarà più in forma, ma starà sempre male. Sta sempre male. Lo ha compreso, per questo ha scelto di agire per uscirne fuori. Vuoi sapere come si fa a comprenderlo? E’ semplice: se hai fatto la scelta vera, e giusta, ed hai superato il problema, starai meglio e bene, sempre. Se, invece, continui a stare male, se non peggio, quello è un palliativo, ma non la soluzione. La rassegnazione è male.

La serenità è la chiave del cambiamento

Se pensi che una cosa non la puoi cambiare, e la devi prendere così, e fine delle tue possibilità, comprendi bene come questo sia molto pericoloso, perché ti allontana sempre di più dalle soluzioni. C’è un aforisma che dice “Non si può mai attraversare l’oceano se non si ha il coraggio di perdere di vista la riva”, e quello devi attraversare, l’oceano, per arrivare alla riva. C’è un altro aforisma, tra i più gettonati on line, che, in varie versioni, così sentenzia: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere”. In rete lo trovi attribuito a molti, da Tommaso Moro a S. Agostino, da Spinoza a San Francesco D’Assisi. Pare che la versione originale sia da attribuire al teologo protestante Reinhold Niebuhr, e che il passo faccia parte della “Preghiera della serenità”. Se vogliamo darne una lettura spirituale, accettare ciò che la vita ci prospetta è sicuramente indispensabile per mantenere saldo e fermo il proprio spirito. Ma, come ti dicevo, ritengo che la serenità sia la chiave del cambiamento, perché più sei saldo, più sei forte, più puoi agire, dentro e fuori di te, per trasformare. D’altronde, tanti dei personaggi ai quali l’aforisma viene attribuito, da San Francesco D’Assisi a Tommaso Moro, hanno davvero rivoluzionato il mondo. Perchè le rivoluzioni si fanno in molti modi, anche attraverso un linguaggio di pace, comprensione e condivisione (che non è rassegnazione).
Qual è il significato di “fammi comprendere e accettare” che io ben conosco, che insegno, che ho visto le persone mettere in pratica nella propria vita? E’ questo: comprendere e accettare, vuol dire comprendere così bene, così profondamente, da metterti in gioco con tutto te stesso, attivare tutte le tue risorse, perché sai che puoi cambiare. Cosa significa? Glauco voleva rimanere insieme a sua moglie a tutti i costi. Sua moglie non lo amava più, così una bella mattina gli aveva detto. Glauco si è davvero impegnato, ha cercato di capire cosa avrebbe potuto fare meglio, si è impegnato a fare meglio, ha aperto il dialogo, ha imparato a comunicare in modo nuovo, e mentre lo faceva, cresceva, e comprendeva. Non si è rassegnato. Così ha compreso che amava sua moglie, ma non era l’amore che voleva. L’amava abbastanza da capire che, se voleva che fossero entrambi felici, avrebbero dovuto prendere strade diverse. Oggi Glauco e Cinzia sono grandi amici, ed hanno nuovi compagni, e tutti sono più felici. Glauco non si è rassegnato alla fine della sua storia, non si è rassegnato alla rottura di un legame che sapeva essere stato autentico, non si è rassegnato all’idea che la colpa fosse tutta da una parte. Glauco ha agito, ha compreso, ha trasformato. Pensa che ho avuto tra i miei clienti anche Cinzia e il suo nuovo compagno, perché il percorso che Glauco aveva fatto aveva aiutato molto anche lei. Questo è agire in modo consapevole: affrontare la realtà, metterti alla prova, scegliere quali aspetti di te vuoi fare crescere, quali migliorare. Non sei una piantina che nasce in un campo e aspetta che piova, oppure no.

Dai valore alla tua vita: per progredire, devi andare avanti

Dico spesso, scherzando, ai miei clienti, che se lo scopo della mia vita fosse stato quello di rassegnarmi o di non credere nel cambiamento, sarei nata sasso. Poichè non sono nata sasso, vuol dire che c’è altro che devo fare. E, peraltro, chissà quali universi a noi ignoti racchiude anche un sasso. Per questo, ho pensato di approfittare dell’esperienza di Virginia e raccontartela: ci sono passaggi della vita che, in modi e tempi diversi, tutti ci troviamo ad affrontare. Che tu abbia già affrontato un momento in cui hai pensato di rinunciare, che tu lo stia affrontando, che tu un giorno possa trovarlo di fronte a te, il mio messaggio è questo: non rinunciare mai. Mai. Magari può esserti d’aiuto qualche contrario del verbo “rinunciare”: persistere, procedere, continuare, perseverare, proseguire, tener duro, perdurare, permanere, avanzare, progredire. Progredisci, sempre. Anche nel momento in cui affronti la crisi, anche quello è un momento che ti permette, se vuoi, quanto lo vuoi, di progredire. Qual è la capacità che serve? La capacità di capire che in questo momento, nel momento in cui affronti la difficoltà, la cosa migliore che puoi fare è affrontare la situazione, ma, nel frattempo, devi lavorare per cambiarla, perché non si può vivere rassegnati tutta la vita. Che vita è, se non è la vita in cui puoi essere te stesso, realizzato e felice? E perché dovresti accontentarti di meno? Vale sempre la pena tentare, fare il massimo per cercare di migliorarla. Io ho lavorato non con una, non con dieci, con decine e decine di persone, che sono venute da me cercando le risposte giuste, le strade giuste. E una volta che le hanno trovate, hanno superato l’ostacolo ed hanno vissuto una vita migliore, hanno trovato la soluzione, né nella rassegnazione, né nell’illusione, ma nella realtà, per questo dico sempre ai miei cari clienti, persone che stimo profondamente, e che ringrazio per la fiducia che ripongono in me, che io non ho le risposte, ma loro le hanno, io gliele so far trovare. Sai, la storia del sasso.
Se tu avessi dovuto nascere rassegnato, saresti nato sasso. Se non sei nato sasso vuol dire che la rassegnazione non ti appartiene, questa è la consapevolezza. Azioni interiori ed esterne, e scelte, morali, etiche, scegliere ciò che è bene, ed è giusto. La serenità viene proprio dalla consapevolezza di avere fatto sempre, onestamente, il meglio che potevi, senza rassegnarti alle difficoltà. Perchè solo tu puoi trasformare il mondo dentro di te, e solo se trasformi il mondo dentro di te, puoi trasformarlo fuori. E questo sarà l’aforisma della puntata. Se vuoi conoscere il mio metodo, e fare un percorso evolutivo per attivare le tue risorse e trasformare la tua vita, contattami, su annarosapacini.com trovi tutti i miei recapiti, gli strumenti sono molti, dall’analisi grafologica al counseling on line, sono certa che troverai quello più adatto per te, a partire dal Profilo Grafologico Essenziale che puoi richiedere direttamente dal sito. E per non perdere mai la tua spinta interiore, Comunicare per essere può essere un buon amico. Iscriviti al podcast, al mio canale YouTube, alla newsletter sul mio sito e seguimi su Instagram e Facebook, ogni giorno nuovi spunti e motivazioni perché tu possa realizzare la vita che desideri. Il brano che ho scelto per te è “Clear reflection”. Questa è, la tua vita, il tuo riflesso. Sii chiaro a te stesso, rendi luminosa la tua vita. Sii forte, e lasciami un commento, scrivimi un messaggio, fammi sapere che non rinuncerai mai ad essere te stesso e a credere nella tua vita. Grazie, cari amici, siete tanti, grazie per i messaggi di stima, per le belle parole che sempre mi inviate. Grazie per essere stati con me, vi aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao.

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