Perché chi più può, più deve

Perchè chi più può, più deve, evoluzione personale, Comunicare per essere® podcast, Annarosa Pacini
Il tema della puntata è la responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti della propria vita e dei rapporti con gli altri. Chi più può, più deve, significa che più diventiamo consapevoli, più rafforziamo la nostra visione evolutiva, più impegnarci in prima linea per la nostra vita è un nostro dovere. Non un obbligo, un dovere morale profondo, una dedizione che nasce da dentro. Significa prendersi cura della vostra vita. Annarosa Pacini podcast
“Comunicare per essere®”, podcast – da ascoltare e da leggere

Benvenuti all’ascolto – e alla lettura – di “Comunicare per essere®” podcast. Evoluzione personale, strumenti e visioni per migliorare la nostra vita e i rapporti con gli altri. Approfondimenti e news li trovate, come sempre, su questo sito, annarosapacini.com

Perché chi più può, più deve

Il tema della puntata è la responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti della propria vita e dei rapporti con gli altri. Spesso ci nascondiamo proprio dietro agli altri, alle difficoltà che incontriamo (oggettive o soggettive) o alle nostre scuse; ci trinceriamo dietro i “è colpa sua”, o “perché devo farlo io?”. Ma ogni miglioramento ha bisogno di un inizio. E se non iniziamo noi, chi dovrebbe farlo? E più siamo consapevoli, più sappiamo che potremmo farlo, più dovremmo farlo. Non ci sono scuse. Chi più può, più deve. O, se proprio non volete migliorare la vostra vita e i rapporti con gli altri, almeno assumetevene la responsabilità. Anche questo aiuta, per riuscire a capire che non vogliamo stare meglio, primo passo per migliorare la nostra consapevolezza e aprire nuove strade alla nostra vita.

La consapevolezza ci aiuta a progredire

In verità, più diventiamo consapevoli di ciò che siamo e di ciò che possiamo, più è conseguenza naturale agire per migliorare le cose. Conseguenza naturale, ma non scontata, né automatica.
Ogni tanto incontro persone che, magari al termine di una conferenza, si avvicinano e mi espongono la loro filosofia di vita, in cui hanno imparato che non gli interessa nulla degli altri e che non c’è motivo per darsi da fare per migliorare le relazioni, tanto c’è sempre chi non lo merita, oppure si lamentano della situazione esterna e del comportamento degli “altri”, causa prima delle loro sofferenze. Questo accade spesso, ad esempio, quando si parla di lavoro.
Gli avvocati si lamentano dei clienti, i clienti degli avvocati. I medici dei pazienti, i pazienti dei medici. Gli insegnanti degli studenti, gli studenti degli insegnanti. I venditori dei compratori, i compratori dei venditori, e via così.
E’ raro che una persona che non si è mai avviata su un percorso di crescita personale si avvicini e, spontaneamente, faccia una disamina delle sue e delle altrui responsabilità, nella situazione che vive.
E anche quando siamo avviati su un percorso di evoluzione personale, i momenti di scoraggiamento non mancano. Per questo è fondamentale la visione, perché ci aiuta a mantenere la giusta via.

L’importanza della visione per la motivazione personale

Questa è la visione: la vostra vita dipende da voi. Il modo in cui affrontare le situazioni, dipende da voi. Il modo in cui le superate, dipende da voi. Il modo in cui vivete le vostre relazioni, dipende da voi. Il modo in cui comunicate, dipende da voi. Ciò che esprimete, dipende da voi.
Se credete nel miglioramento personale, nella possibilità evolutiva insita in ogni essere umano, a partire dalla vostra, avrete sempre in voi una forza capace di farvi progredire.
Se non ci credete, nonostante tante situazioni a voi favorevoli, potreste trovarvi a retrocedere. Se le cose non diventano migliori, spesso diventano peggiori.
La domanda che vi pongo è questa: una visione negativa della vostra vita, delle vostre possibilità, di voi stessi, degli altri, vi aiuta? Cioè, se cominciate a pensare che è tutto uno schifo, che gli altri sono pessimi, che le cose vanno male, che niente vi piace, state bene? State meglio? Sentite che questo modo di pensare e di essere vi appartiene e vi dà energia? Risolvete, grazie a questo atteggiamento, problemi e situazioni?
Se la risposta è sì, allora potete anche smettere di ascoltare questa puntata.
Ma dubito fortemente che possa essere sì. Nessuno vuole essere infelice, non soddisfatto, sentirsi non realizzato o incompleto o incompreso.
Se ci illudiamo di non esserlo, magari è dovuto al fatto che una situazione sbagliata può sembrarci giusta. Ma quando lavoriamo sul pensiero profondo e sulla consapevolezza, non possiamo ingannarci.

Il cambiamento richiede fiducia

Ci sono genitori con cui lavoro che iniziano sempre lamentandosi dei propri figli e pensano di non avere nulla a che fare con i loro problemi. Si lamentano, ma la responsabilità non è loro, non possono farci nulla.
Quando iniziano a capire quanto, invece, ciò che loro sono ed esprimono influenzi la vita dei loro figli, diventano parte attiva nel processo di cambiamento e di miglioramento. Cambia la visione, cambia l’atteggiamento, cambia la realtà, interiore ed esterna.
Ci sono donne con cui lavoro che dicono di amare uomini che non stimano più, pensano che sia una realtà ineluttabile e che non ci sia nulla da fare per cambiare el cose. Si sono addirittura dimenticate cosa voglia davvero dire amare ed essere amati. Il peso di una quotidianità in cui i sentimenti vengono messi in secondo piano finisce per rendere sfocato ciò che si prova. Ma quando iniziano a ricordarsi chi sono, perché hanno scelto quel compagno, iniziano a capire anche quando e perché hanno rinunciato ad agire per migliorare. E da quel momento, da quel preciso momento, se vogliono, possono iniziare a cambiare. A ritrovare il loro amore, a costruire una storia d’amore rinnovata, o crearne una nuova.
Lo stesso accade agli uomini, spesso così presi da ciò che li rappresenta e da quello che sentono di voler essere, da dimenticarsi ciò che davvero sono, accumulando così tanta tensione e insofferenza da influenzare tutto il loro ambiente, la partner, i figli, se ci sono, il lavoro.
Ripartendo da sé, focalizzando il proprio equilibrio, ritrovando il proprio centro, ogni cosa si mette al posto giusto. E da lì si comincia a risolvere, a progredire.

La nostra responsabilità ci aiuta a governare la nostra vita

Perciò, alla domanda “perché io?”, la risposta è: “perché gli altri?”. Chi dovrebbe essere responsabile della nostra vita e della nostra felicità, se non noi? E non ci può essere felicità nella vita se non c’è felicità in noi. E non esiste felicità in noi senza felicità nel nostro ambiente. Avete mai incontrato un padre felice (davvero felici, nel significato di comunicare per essere, cioè sereno, in equilibrio, realizzato, soddisfatto, con un ambiente, e relazioni, intorno a lui, che lo sono altrettanto) con una famiglia infelice?
Un capo felice con dipendenti infelici?
Non è possibile. Se li avete incontrati, sappiate che non sono davvero in equilibrio, realizzati e soddisfatti. Quella che si vede è la facciata. Ma il vero effetto che produciamo nella nostra vita viene dalla nostra interiorità. A quella l’ambiente risponde. Non alle parole. Alla verità interiore. E persone infelici creano realtà da cui la felicità si allontana, anche quando, a prima vista, non si vede.

La missione della nostra vita

Perciò, a maggior ragione, se vi rendete conto di quanto accade, di quello che potete fare, e se intorno a voi ci sono persone che, ancora, non ne sono consapevoli, a maggior ragione è vostra responsabilità, è nostra responsabilità, agire per creare valore. Chi più può, più deve, significa che più diventiamo consapevoli, più rafforziamo la nostra visione evolutiva, più impegnarci in prima linea per la nostra vita è un nostro dovere. Non un obbligo, un dovere morale profondo, una dedizione che nasce da dentro. Significa prendersi cura della vostra vita. Dovere come missione.
E quale missione può darvi più soddisfazione se non impegnarvi al cento per cento per la vostra vita?

Per aiutare magari chi ha più difficoltà perché è meno consapevole. Le buone onde si espandono intorno a noi. Fate che siano molte e che non si arrestino mai.
Prima di concludere la puntata, vi ricordo che, per approfondimenti, info e contatti trovare tutti i riferimenti su questo sito o sul social che preferite.
Questa volta vi propongo non un aforisma, ma un brano tratto da una canzone di Marco Mengoni:
“Prendi la mano e rialzati, Tu puoi fidarti di me, Io sono uno qualunque, Uno dei tanti, uguale a te
Ma che splendore che sei, Nella tua fragilità, E ti ricordo che non siamo soli, A combattere questa realtà
Credo negli esseri umani, Credo negli esseri umani, Credo negli esseri umani che hanno coraggio, Coraggio di essere umani”

Un bellissimo messaggio. Credere negli esseri umani, credere in noi.
E con questo, vi saluto.
Grazie a tutti per l’ascolto, ad una prossima puntata.