Perchè ci raccontiamo le bugie

Perchè ci raccontiamo le bugie, evoluzione personale, Comunicare per essere® podcast, Annarosa Pacini
Quando riusciamo a non raccontarci bugie, a dirci le cose così come sono, soltanto allora possiamo davvero confrontarci con la nostra realtà, con la nostra vita, mediare, fare le nostre scelte, far crescere le nostre relazioni. Che saranno sempre vere, magari non perfette. Ma quelle non perfette basate sulle bugie, sono sempre false. Comunicare per essere® podcast, Annarosa Pacini
“Comunicare per essere®”, podcast – da ascoltare e da leggere

Benvenuti all’ascolto – e alla lettura – di “Comunicare per essere®” podcast. Evoluzione personale, strumenti e visioni per migliorare la nostra vita e i rapporti con gli altri. Approfondimenti e news li trovate, come sempre, su questo sito, annarosapacini.com

Perchè ci raccontiamo le bugie

Il tema della puntata sono le bugie che ci raccontiamo. Non agli altri, proprio a noi. E ce le raccontiamo tutti. Per motivi diversi, con conseguenze diverse, a volte a breve termine; altre durano così a lungo che sembrano vere. Servono a poco. O meglio, servono al loro scopo primario, ma i danni che creano spesso sono molto più grandi del sollievo che danno. Perché funzioni, la comunicazione intrapersonale deve essere sincera. Meno bugie, più felicità.

La comunicazione intrapersonale è meglio sincera

Parlando di comunicazione è bene non dimenticarci dell’importanza della comunicazione intrapersonale. Parliamo con noi stessi quanto parliamo con gli altri. Certo, in modo diverso. Attraverso pensieri, sensazioni, emozioni, ma anche parole, quelle che diciamo e quelle che ascoltiamo. Alle parole che ci incastrano e ci chiudono in una gabbia abbiamo già dedicato una puntata, spero che l’abbiate ascoltata e abbiate individuato le vostre, e, soprattutto, abbiate iniziato a creare un vocabolario più positivo per la vostra vita. In grado di aprire la vita, anziché chiuderla.

Più la comunicazione intrapersonale funziona bene, più abbiamo le idee chiare. Più abbiamo le idee chiare, più troviamo soluzioni. Più troviamo soluzioni, meno i problemi ci sembrano grandi. Meno i problemi ci sembrano grandi, più ci sentiamo forti (capaci, assertivi, proattivi, resilienti). Più ci sentiamo forti, più ci impegniamo per risolvere e riuscire. Più ci impegniamo per risolvere e riuscire, più siamo contenti di noi e della nostra vita. Più siamo soddisfatti di noi e della nostra vita, più diventiamo capaci di creare valore anche nel nostro ambiente.

Noi comunichiamo con noi stessi sempre e da sempre. E siccome ci conosciamo bene, almeno abbiamo tutti la percezione di quelli che pensiamo essere i nostri punti deboli, cerchiamo di sistemare le cose nel modo che ci viene più naturale, che significa che utilizziamo i modelli relazionali e comportamentali cui siamo più abituati. Modelli che, purtroppo, come abbiamo chiarito nella puntata “Perché non sei libero e non lo sai”, spesso non sono i migliori per noi.

La comunicazione intrapersonale è meglio sincera

Ora, se ci siamo allenati nel coraggio e nella fiducia (anche a questi temi ho dedicato delle puntate, se le avete perse le troverete tutte cercandole per argomento nell’archivio di Spreaker e su questo sito), dovremmo essere diventati abbastanza bravi nel vedere le cose così come sono, e quindi nell’affrontare relazioni, emozioni e situazioni nel modo migliore.
Se invece non ci siamo allenati, le cose potrebbe avere preso altre strade, da cui spesso non vediamo vie di uscita, soprattutto perché non le cerchiamo davvero.

Adesso vi racconto, come faccio spesso, una “storia evolutiva”. Vi ricordo che sono storie vere, tratte dal mio lavoro di counselor e life coach. Situazioni, storie, scelte, che parlano di modelli che appartengono alla vita, alle relazioni, e, in un modo o nell’altro, riguardano anche noi.

Parliamo di Fausta. Fausta è una donna di sessant’anni. Ha un marito anche lui sessantenne. Due figli, lavoro, discreta situazione economica. Il marito ha qualche problema con uno dei due figli. Fausta viene da me perché nel suo lavoro ha a che fare con molte persone, e vorrebbe migliorare la sua comunicazione, per star meglio lei, per aiutare meglio chi ha a che fare con lei.
Apparentemente, tutto filava liscio. Poi è venuto fuori che da tutta la vita non faceva altro che raccontarsi bugie per cercare di accettare le cose che non le andavano bene. Si tratta di una donna straordinaria, ricca di umanità, intelligente, profonda, vivace, simpatica, altruista. Di cose ne vedeva molte, anzi, direi che le sfuggiva poco. E questo era il problema: vedeva tutto, ma non riusciva ad affrontarlo. Questo modello si era attivato e installato nella sua vita – come diremmo se parlassimo di software e computer – molti anni prima. Funzionava così bene che nemmeno se ne ricordava più. Né di averlo attivato e installato, nemmeno di usarlo. Nemmeno perché lo usava. O meglio, noi abbiamo sempre le risposte, ma se non ci poniamo le domande giuste, non le troviamo, e quindi, è come se non le avessimo.

Fausta, appena ventenne, aveva incontrato Mario. Un gran lavoratore, diventato dirigente, un uomo di carattere. Che vuol dire, spesso e purtroppo – perché sarebbe uno stereotipo da superare -, un brutto carattere. Prepotente, egoista, chiuso, irascibile. Aveva i suoi motivi, che venivano dalla sua famiglia di origine, peccato che si era portato dietro cause ed effetti con sé.
Fin dai primi anni della loro relazione, da fidanzati prima, sposati poi, Mario era sempre stato Mario. Non gli andava bene quello che Fausta diceva, si arrabbiava. Non gli piaceva un’amica di Fausta, lei cercava di frequentarla meno spesso. Il figlio non aveva gradito la mini moto che Mario gli aveva regalato, avrebbe preferito dei libri? Fausta arlava al figlio per spiegargli perché il babbo avesse ragione.

Tutti gli effetti (negativi) delle bugie che ci raccontiamo

Nella sua comunicazione intrapersonale, Fausta si raccontava molte storie: Mario si arrabbiava perché i suoi genitori erano stati cattivi con lui, non era colpa sua. A Mario non piaceva la sua amica, che a lei piaceva tanto, però non era il caso di discuterci per quello. Il figlio poi avrebbe dovuto capire che il papà gli voleva bene ed essergli più grato.

Quando ha cominciato a capire che tutte queste bugie che si era raccontata avevano creato effetti, azioni, dinamiche di relazione che non erano mai migliorati, ha voluto cercare strade nuove.
La prima, imparare a dirsi la verità. La seconda, imparare a dirla agli altri. Perché ciascuno potesse davvero essere se stesso. Abbiamo lavorato per migliorare la sua comunicazione sul lavoro, prima di tutto, abbiamo lavorato perché migliorasse la sua comunicazione per sé e con sé.
Con una comunicazione intrapersonale sincera, certi compromessi non sono più compromessi, si mostrano per quello che sono, sacrifici, e spesso l’altro neanche sa che ci sono.
Mario si arrabbiava, perché non sapeva gestire bene le sue emozioni. Ma la amava, e quando lei gli ha spiegato quanto soffrisse, ha fatto del suo meglio per trovare un modo diverso, per esprimerle. A Mario non piaceva la sua amica, ma non così tanto da farla soffrire, Fausta gli aveva fatto credere che non fosse importante. Quando ha saputo la verità, ha trovato la sua mediazione “basta che non ci debba andare a cena io”. E quando Fausta gli ha detto che se avesse passato più tempo con suo figlio lo avrebbe conosciuto meglio, e avrebbe saputo cosa regalargli, Mario ha capito perché quel suo figlio si è sempre comportato tenendolo a distanza. E’ difficile sentirsi amati da chi non riesce nemmeno a vedere chi siamo.

Tutti gli effetti (negativi) delle bugie che ci raccontiamo

Ora, queste storie che vi racconto sono sintesi di momenti, di sentimenti, di vite vissute. C’è molto di più, e molto altro, rispetto a ciò che posso raccontarvi in questi spazi.
Ma le bugie di Fausta, alla fine, avevano impedito a lei di essere davvero felice, a Mario di evolvere, ai figli di sentirsi compresi. Lei si raccontava quelle bugie perché, sul momento, stava meglio. Poi ci si abituava. Alla fine, non sapeva come venirne fuori e continuava a raccontarsele, anche se, nel suo cuore, non ci credeva più.
Non importa se avete sessant’anni o venti o trenta o dodici. Ci raccontiamo le bugie perché crediamo che ci aiutino a vivere meglio, a superare sofferenze. Ma in realtà si tratta di un inganno. E’ possibile superare solo ciò che affrontiamo, non ciò che nascondiamo. Se è nascosto, rimane lì.
Ci raccontiamo bugie a volte perché vorremmo che le cose fossero diverse, e non abbiamo abbastanza fiducia in noi o negli altri, non crediamo nelle nostre possibilità, nel cambiamento, nell’evoluzione.
Ebbene, posso dirvi che è un grande errore. Funziona bene proprio l’esatto contrario.
Quando riusciamo a non raccontarci bugie, a dirci le cose così come sono, soltanto allora possiamo davvero confrontarci con la nostra realtà, con la nostra vita, mediare, fare le nostre scelte, far crescere le nostre relazioni. Che saranno sempre vere, magari non perfette. Ma quelle non perfette basate sulle bugie, sono sempre false.
Per fortuna, siamo anche molto bravi a raccontarci le verità. L’importante, è cercare di scoprire quelle che ci nascondiamo.
Per approfondimenti, contatti e info, vi aspetto su questo sito o sul social che preferite. Ricevo molte richieste su come fare, e cosa fare, per un percorso di evoluzione personale e per approcciare il lifecoaching grafologico. Rispondo sempre personalmente a tutti, e darò alcune risposte alle domande più frequenti anche in una prossima puntata del podcast.
L’aforisma che ho scelto, a conclusione della puntata, è di Buddha: “Ciò che pensi, diventi. Ciò che senti, attrai. Ciò che immagini, crei”.
Non so se sia veramente del Buddha, ma è certo una verità. A cui aggiungiamo: “ciò che sei, puoi”.
Grazie a tutti per l’ascolto, vi aspetto ad una prossima puntata di “Comunicare per essere®”, la comunicazione per l’evoluzione personale. Perché migliorare la comunicazione migliora la vita