Parole e violenza: cambiare si può

La violenza nelle parole non è meno violenta della violenza nelle azioni. Nasce, nelle parole, come nelle azioni, da come si concepisce la realtà. Un uomo, di 74 anni, ex senatore, politico e biologo, commenta un post di Valentina Pitzalis, bruciata viva e sopravvissuta al rogo, all’omicidio tentato dal marito, con la frase: “Perché c’è a chi piace cruda ed a chi cotta la moglie”. Non comprende lo sdegno sollevato dalle sue parole, dichiara, in un’intervista rilasciata al Corriere (in fondo alla pagina trovi il link), che il tentativo del marito di ammazzarla dandole fuoco fu un gesto parossistico, e anche lui, “en passant, ha dato una risposta parossistica”. Ma non è stato capito, dice. Eppure, lui stesso dichiara che la sua battuta è allo stesso livello dell’aggressione brutale e spietata perpetrata dal marito di Valentina. La violenza è violenza, nelle parole come nelle azioni. La notizia è di qualche tempo fa, ma, purtroppo, sempre attuale.

– Riflessioni e approfondimenti nella prospettiva della comunicazione valoriale, che pone la persona al centro, della propria evoluzione, della vita, delle relazioni. La realtà migliore esiste solo se la crei. A cura della dr.ssa Annarosa Pacini –

Trovo molto, tristemente, interessante che un uomo di 75 anni non sappia cogliere, nelle proprie parole, il significato oltre le intenzioni. Se pensiamo che la frase “a qualcuno la moglie piace cotta” possa essere intesa come “una battuta”, rivolta ad una donna che ha perso una mano ed ha il corpo distrutto dal tentato assassinio per mano del coniuge, condannata a sofferenze psicologiche e fisiche per tutta la vita, allora dovremmo rivedere cosa sia, una battuta. Non si tratta di sacro e profano, ma di morale ed etica, di umanità e compassione. Il commento del tale è apparso sotto un post pubblicato dal “Corriere della sera” su Instagram, relativo all’articolo sulla testimonianza resa da Ptizalis davanti ad oltre duemila studenti delle scuole medie e superiori. Una testimonianza che è un avvertimento, a cogliere i segnali, a non sottovalutare.

Si può fare una battuta sulla sofferenza di una persona? Sul dolore, sulla paura, sulle ferite dell’anima? Si può, ma sarebbe bieca anche se fatta da un comico di mestiere.

La violenza nelle parole non è meno grave della violenza nelle azioni. Ed è vero che ogni persona vede la realtà dalla mappa che ha nella propria mente, ma la mappa, può essere aggiornata, la realtà personale resa più rispondente alla realtà reale. Un’offesa verso chi soffre, non è una battuta. Un’offesa che sembra avallare la scelta di far morire tra le fiamme la propria moglie, non è una battuta. È un’offesa. Un’offesa grave, pericolosa, che mortifica tutte le persone vittime di violenza – che non ci sono soltanto le donne, le vittime sono di ogni genere, età, status, aggredite tra le mura di casa, per le scale, per strada, dai fratelli, dai figli, dai genitori, dai compagni di classe, da sconosciuti –. Non è una battuta.

75 anni sono un percorso non breve di esperienza nella vita, quella che vita che dovrebbe portare all’autotrascendenza, ad un percorso di crescita evolutiva dell’anima, della sensibilità, della capacità di comprendere la realtà e di arricchirla con il proprio contributo. Umano. Chissà cosa pensano le donne nella vita di quest’uomo (di cui deliberatamente non scrivo il nome). Chissà se avranno riso, a quella battuta. Chissà se anche a loro viene da sorridere, pensando, magari, a chi il marito, lo voglia crudo o cotto. Non è nuovo, questo personaggio, a battute sessiste. Qualche anno fa aveva detto che le donne, un tempo, non uscivano di casa alle tre di notte, e quindi, non sarebbero state aggredite. Perché “la donna porta con sé l’idea del corpo, l’idea della preda”.

La violenza nelle parole è grave quanto ogni forma di violenza. Anche quando nascosta da un sorriso sardonico. Suggerirei un piccolo vademecum utile per tutti noi, aiuta a decodificare meglio le cose, perché che gli anni siano 75 o 15, la realtà va compresa, per poterla gestire nel modo giusto. Dove “giusto” è il migliore, il modo più saggio, più rispettoso, più completo.

Vademecum per una comunicazione valoriale applicata a post e commenti online

Per non farsi influenzare dalla violenza nelle parole:

– dopo aver letto qualcosa, rileggerlo attentamente per capirne tutti i significati (espliciti e sottointesi);

– cercare di comprendere cosa volesse dire chi l’ha scritto, se non si conoscono tutti i fatti e i dettagli, informarsi;

– applicando la morale kantiana nella sua accezione meno riduttiva, quindi “agire solo secondo principi morali validi universalmente e trattare l’umanità sempre come fine e mai come mezzo”;

– “ama il prossimo tuo come te stesso” non è uno slogan, implica la capacità di rispettare la vita e la realtà dell’altro, anche quando non si condividono le sue idee (è molto di più, ma qua ci limitiamo a come può essere d’aiuto ricordare che la violenza sotto ogni forma è esecrabile);

– trovare un modo per esprimere le proprie idee basato sul rispetto (né battute, né offese, né insulti, né giudizi e pregiudizi). Rispetto, ascolto, comprensione.

L’umanità passa anche attraverso le parole

E se le parole e immagini di una donna che è stata arsa viva, sopravvissuta per miracolo, condannata ad una vita di sofferenza non suscitano in te un autentico senso di comprensione e compassione (nell’accezione di cum-patire, condividere e comprendere la sofferenza dell’altro), allora dovresti un po’ preoccuparti, perché la compassione non s’inventa, e se non la trovi dentro di te, allora vuol dire che stai perdendo il contatto con ciò che più autenticamente appartiene al tuo essere umano. L’umanità incarnata e manifesta nella vita.

Approfittane, è un’occasione straordinaria per cambiare. Bastano le parole giuste, basta ispirarsi al bene, a ciò che è buono e porta luce nell’esistenza umana. Nessuno dovrebbe ambire a strappare un sorriso con una battuta becera. Suggerirei di farsi ispirare da qualcosa di meglio. Essere, qualcosa di meglio.

“Non dobbiamo permettere a nessuno di allontanarsi dalla nostra presenza, senza sentirsi migliore e più felice” (Madre Teresa di Calcutta)

“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo” (Buddha)

Leggi l’articolo sul Corriere della sera – Milano

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