Perché l’oscurità non è sempre un male

Giudicare un libro dalla copertina non è mai il modo migliore per conoscere un libro. Così come giudicare una scrittura dall’apparenza. Non è tutto bello quel che appare bello, e quello che appare brutto spesso nasconde un universo di potenzialità. Osserva la tua scrittura: è chiara? Oscura? Leggibile? Illeggibile? Poi ascolta questo podcast, per capire come dietro ogni apparenza c’è sempre del buono da scoprire, se decidi che lo vuoi vedere.

Sfuggire ai pregiudizi per liberare la tua grandezza

Avrai visto anche tu scritture poco leggibili, oscure, quella del tuo medico o di un insegnante, se non la tua. Che qualcuno definisce brutte, forse anche tu. E scritture molto leggibili, chiare, quelle di un tuo amico o di un insegnante, se non la tua. Che qualcuno definisce belle, forse anche tu. Ebbene, è uno dei casi più lampanti di come le “parole-etichetta” costringano la vita entro binari chiusi, e le valutazioni di superficie siano errate.

Una scrittura oscura può racchiudere un mondo di caratteristiche vitali e positive, come una scrittura chiara può racchiudere una tale rigidità e durezza, da tenere chiuse con lucchetto tutte le caratteristiche migliori. Nella prospettiva della grafologia evolutiva®, l’oscurità non è sempre un male. Anzi. In sé, né l’oscurità né la chiarezza sono un male, o un bene. È come tu percepisci le tue caratteristiche, e l’uso che ne fai, la differenza.

Ti racconto la storia di un oscuro e di un chiaro, e di come abbiano saputo veicolare le loro caratteristiche verso il percorso evolutivo che hanno scelto. Così puoi fare anche tu: non giudicarti, piuttosto, comprenditi. Non auto-imprigionarti, piuttosto, liberati. Ogni caratteristica, quando diventa troppo, in bene o in male, è indice di un equilibrio interiore che ancora non ha trovato la strada giusta. In questo podcast ti spiego come puoi trovarla, e perché dovresti farlo.

Quello che la tua scrittura ti rivela e come puoi usarla per crescere

In questi giorni ho fatto un piccolo restyling al sito che ho dedicato alla grafologia giudiziaria, miagrafologia.com. Ho anche dedicato un nuovo podcast, alla grafologia giudiziaria ed alla comunicazione, che s’intitola proprio così, “Grafologia giudiziaria e comunicazione”, lo trovi su tutte le piattaforme e su miagrafologia.com, se vuoi ascoltarlo. Facendo il restyling, ho trovato dei richiami a vecchie puntate di questo podcast, di oltre dieci anni fa. Alcuni temi li ho trattati e sviluppati nel tempo, da tante diverse prospettive. Ma alcuni di questi posso, oggi, ampliarli ulteriormente, non solo perché, per chi segue il podcast, poste le basi, costantemente le espando, ma anche perché ho continuato a studiare e testare sul campo il mio metodo ed il mio approccio.

Ti racconto due storie, vere, nomi di fantasia. Uno chiaro, Umberto, uno, oscuro, Simone.

Con “chiaro”, intendo una persona con una scrittura leggibile, molto uguale a se stessa, quasi disegnata, stesse dimensioni, stessa pressione, stesso andamento sul rigo, le lettere, rotondeggianti ma non per questo senza angoli, tracciate con grande attenzione alla forma. Questo era Umberto.

Con “oscuro”, intendo uno scrittura oscura, non leggibile, tracciata velocemente, senza attenzione alla forma, con grandi variabilità di movimento, mai uguale, con angoli, ma non per questo senza curvilineità. Questo era Simone.

Osservando la tua vita, puoi capire cosa vuoi cambiare. Osservando la tua scrittura, puoi capire come farlo

Quando Umberto ha iniziato a lavorare con me il suo problema era il suo lavoro.

Percepiva che tutti ce l’avessero con lui. Non solo i colleghi, ma anche un superiore, che lo rimproverava di voler fare tutto troppo bene, di dedicare troppo tempo alla risoluzione di un problema, mentre l’azienda voleva molto guadagno, nel minor tempo possibile. La cosa che più lo infastidiva era che la sua dedizione al lavoro, il suo impegno, venissero giudicati negativamente, e chi invece, in un certo qual senso, se ne fregava, viveva meglio – perché s’impegnava meno e faticava meno – e veniva apprezzato di più.

La scrittura di Umberto confermava appieno il suo sentire: negli anni, aveva strutturato le sue caratteristiche in modo da ridurre al massimo l’impatto dell’ansia. Perciò lavorava bene soprattutto seguendo il suo metodo, nei suoi tempi, non collaborava volentieri con gli altri, se non erano attenti come lui. Poiché sapeva di farlo per far bene il suo lavoro, e quindi, anche per il bene dell’azienda, si sarebbe aspettato supporto dal capo, apprezzamento. Invece, il contrario. Perché?

Perché le caratteristiche che gli appartenevano le aveva “blindate”, le usava, sì – attenzione, serietà, dedizione e senso pratico – ma se qualcuno non era d’accordo, se qualcosa richiedeva un cambiamento in tempi rapidi, era un problema. S’innervosiva, rispondeva a tono, sapeva essere duro e ficcante. In effetti, il problema non erano i rapporti con i colleghi. Erano le attese che aveva nei confronti degli altri e di se stesso. Il suo mostrarsi disponibile era una facciata, perché di disponibilità – intesa come propensione al cambiamento – non ne aveva molta.

Cosa abbiamo fatto? Umberto ha smesso di giudicarsi, ha preso atto delle sue caratteristiche e di come le usava, e poi, nel vivere quotidiano, ha iniziato ad usarle in modo diverso, fino a che le risposte dell’ambiente sono cambiate. All’esterno vedevano durezza dove invece c’era un sincero intento di disponibilità. Vedevano rigidità dove c’era il timore di non essere all’altezza. Vedevano intransigenza dove invece c’era forte senso morale.

Tutto questo Umberto lo ha cambiato. Ha fatto sì di usare le sue caratteristiche in modo positivo e costruttivo, per sé e per gli altri, comunicando se stesso nel modo giusto. Ha anche compreso, strada facendo, che aveva bisogno di un lavoro in cui essere più libero: a rispettare le regole, ci pensava da solo. Trovata la soluzione, risolto il problema, non solo quello che per lui era più urgente. La sua evoluzione interiore ha portato benefici in tutte le aree della sua vita, anche quelle inattese, come, ad esempio, rapporti con gli amici, già buoni, che sono però diventati più profondi e sinceri.

Più sei consapevole e felice di essere te, più felice diventa la tua vita (e quella di chi ti è vicino)

Per Simone, il problema era la coppia. Lui si percepiva come una persona fuori dagli schemi, disponibile, disposta a cambiare rapidamente, attiva, ma quando la sua partner non era d’accordo con lui su certe questioni di principio, la sua tensione si trasformava in ira. Sino, a volte, ad alzare le mani. Era accaduto due volte. La prima, aveva pensato fosse un caso che non si sarebbe mai ripetuto. La seconda, quando si è sentito trascinato a farlo, come se fosse l’unico modo, quella ha capito che forse non era lei, il problema.

Il problema era nella relazione, ma quello che succedeva, le sue reazioni, dipendevano da lui. La scrittura oscura è indice, spesso, di grande percezione e intuizione. Nel suo caso, le dimensioni e il movimento, indicavano anche un’alta attitudine alla comunicazione e all’approfondimento.

Attitudini che aveva trascurato molto, nella sua vita. Da lì l’aumento dell’oscurità nella scrittura, delle variabilità legate allo stato emozionale ed umorale. Dava il meglio di sé nelle situazioni ideali. Ma poiché, lo sappiamo tutti, le situazioni ideali sono una chimera, non si trovano, si creano, lui non le trovava, perciò il suo bisogno di controllo, di affermazione, la sua resistenza nei confronti di ciò che avvertiva come imposizione, aumentavano. Perché? Perché aveva avuto una madre che aveva sempre compreso poco ed accettato poco quella sua natura sensibile, creativa, vivace. E lo aveva cresciuto a suon di sberle e rimproveri. Offese e anche qualche pomeriggio nello sgabuzzino. Il comportamento che Simone aveva, non era il suo, quello giusto per quel momento della sua vita. Era la risposta alle sofferenze passate.

Simone allora si è concentrato sulle sue caratteristiche, ha smesso di auto-imprigionarsi. Chi l’ha detto che non si possa essere fantasiosi e creativi, sensibili e vivaci anche nella coppia? Dove sta scritto che tutto debba essere fatto sempre allo stesso modo? Nella coppia, si trova, se lo si vuole, il modo giusto: un po’ per l’uno, un po’ per l’altro. Simone era dispiaciuto e ferito dal suo comportamento, preoccupato, anche. Sapeva che non gli apparteneva. E così, lo ha lasciato, ha trasformato quel senso di rancore che si portava dietro nei confronti delle donne che gli davano ordini, ha iniziato ad ascoltare la sua compagna, ha capito davvero cosa volesse dire, e così lei, e la loro vita di coppia ha fatto un grosso salto.

Finalmente liberi, più sereni. Capaci di discutere senza avvertirlo come un attacco personale, ma come un messaggio da ascoltare per trovare le soluzioni.

La realtà dell’essere comunicata dalla scrittura

Quando parlo di certi argomenti, per me sono reali, come reale è la tua scrittura, come reale è l’immagine di te che l’analisi grafologica mi rimanda. Sei tu. E questo a volte stupisce le persone, “sentirsi raccontare” da qualcuno che non li conosce, eppure li conosce così bene. Il messaggio di fondo è questo: non limitarti a giudicare le cose, gli eventi, le persone, in base a modelli.

Una brutta scrittura è in realtà bellissima. Una scrittura può essere oscura perché una persona ha un mondo interiore complesso da proteggere, ma quella scrittura oscura, ha dentro tanta luce. Una bella scrittura in realtà può essere una prigione. Una scrittura può essere bella perché la persona non si consente la possibilità di essere se stessa, magari, di sbagliare, magari, di cambiare. Ha dentro tanta luce, ma se non la mostra, nessuno la vedrà mai. Quando incontri un comportamento, di un’altra persona, che non comprendi, non condividi, non ti piace, ti fa soffrire, prima di giudicarlo, capiscilo. Prima di etichettarlo, chiediti perché ti produce quell’effetto.

Cambia prospettiva. Così l’oscurità, le difficoltà, i momenti di stasi o di stanca non sono un male. Sono aspetti della vita che puoi imparare a vedere da nuove prospettive. Un medico con una scrittura oscura potrà capire velocemente quale sia la cura più adatta, usando l’intuito unito all’esperienza. Un medico con una scrittura chiara potrà capire con sicurezza quale sia la cura più adatta alla persona che ha davanti a lui, tenendo presente anche le sue necessità di vita.

Un insegnante con la scrittura oscura potrà essere originale e creativo, non sempre però didatticamente impeccabile. Un insegnante con la scrittura chiara imposterà il metodo di studio degli studenti con grande attenzione, mancando a volte però un po’ di flessibilità.

Questo, ipotizzando tipologie di persona che usano certe caratteristiche che gli appartengono, ma non tutte. Usandole pienamente, essendo intero, invece, puoi essere e diventare, rafforzare e trasformare. 

La libertà di essere se stessi si conquista (e si sceglie)

È come tu percepisci le tue caratteristiche, e l’uso che ne fai, la differenza. Vuoi valorizzare le tue caratteristiche fondanti? Fare in modo che siano al centro della tua vita? Puoi. Scrivimi, o telefonami, sono a tua disposizione per darti tutte le spiegazioni che desideri, per dirti cosa, e come, potremmo fare per te tutto ciò che occorre per liberare la tua vita da ciò che la limita. Annarosapacini.com, pagina contatti, lì trovi tutti i miei recapiti.

Invece, nella pagina podcast del mio blog, puoi iscriverti gratuitamente a questo podcast, se ancora non lo ha fatto, o dalla tua app preferita. E se ti piace la filosofia di vita che ispira il mio podcast, se ancora non lo hai fatto, e dalla tua app preferita. E se ti piace la filosofia di vita e vuoi sostenermi, lascia una valutazione, su Apple Podcast, Spotify, ovunque lo ascolti, grazie.

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Per concludere la puntata, aforismi e musica. Quattro aforismi sulla luce. Platone: “Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce”. Francis Bacon: “Perché la luce sia splendente, ci deve essere l’oscurità”. Arthur Schopenauer: “Solo la luce che uno accende a se stesso, risplende in seguito anche per gli altri”.  L’ultimo, di Marianne Williamson: “Quando lasciamo risplendere la nostra luce, inconsciamente diamo ad altre persone il permesso di fare lo stesso. Quando siamo liberati dalla nostra stessa paura, la nostra presenza in realtà libera gli altri”. Il brano è: “Horizon”. C’è sempre l’orizzonte, dietro le nuvole. E c’è sempre anche il sole. Abbi cura di te, e grazie di essere con me in questo viaggio. Alla prossima puntata. Ciao ciao

“Osservando la tua vita, puoi capire cosa vuoi cambiare. Osservando la tua scrittura, puoi capire come farlo”

-Annarosa Pacini

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