Noi che possiamo

Ognuno di noi ha dei doveri verso se stesso: doveri che sono diritti. Il dovere di fare del tuo meglio, che è il diritto di migliorarti quanto vuoi. Il dovere di perseguire alti ideali, che è il diritto alla tua piena realizzazione. Se puoi, devi. Perciò, se ti guardi in giro e il mondo che vedi non ti piace, ricordati che è tuo dovere impegnarti per cambiarlo. Ricordati che è un tuo diritto, impegnarti per cambiarlo in meglio.
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Il dovere verso se stessi

Quali doveri hai verso te stesso? Molti. Tra questi, il più importante è quello di scendere in campo per migliorare la tua vita ed il mondo in cui vivi. È un dovere-diritto da cui non dovresti mai prescindere: perché se non avverti come tuo diritto migliorare la tua vita, le tue relazioni, la tua situazione lavorativa, il tuo benessere psichico e fisico, allora non agirai. E se non agisci tu, per cambiare la tua vita, nessuno lo farà per te. Nessuno potrà farlo altrettanto bene, nel modo giusto, andando fino in fondo come solo tu puoi fare.

E non finisce qua: non solo è indispensabile seguire un imperativo morale che sia un ideale alto, capace di arricchire la tua vita, ad ogni livello, dalla tua visione interiore alle azioni concrete, ma è l’unico modo che abbiamo a disposizione per creare una realtà comune diversa. Questo è l’imperativo: “se puoi, devi”. Se puoi migliorarti, devi. Se puoi risolvere, devi. Se puoi aiutare chi non ce la fa, devi. Questo “devi” non è un comando che arriva dall’esterno, ma un imperativo morale auto-generato: noi che possiamo, abbiamo il dovere di farlo.

Se puoi, devi

Nell’etica contemporanea, ci ricorda l’Enciclopedia Treccani, la nozione di dovere come conformità del comportamento a una norma universale razionale e necessaria è ripresa soprattutto nell’ambito delle correnti neoidealistiche e spiritualistiche, mentre viene sottoposta a critica, e quindi rifiutata, dagli assertori di un’etica utilitaristica. Il dovere verso te stesso è, contemporaneamente, il tuo diritto: nessuna etica utilitaristica potrà migliorare la tua vita. Là dove l’etica è guidata da bisogni strumentali, non è mai libera, ma sempre condizionata. D’altronde, alcuni dei più grandi pedagogisti, come Dewey, hanno posto il concetto di esperienza al centro: l’esperienza è la storia della tua vita, quella che vivi e crei, da cui impari. Quella che puoi scrivere e trasformare. Makiguchi, anche lui un filosofo e pedagogista, ha abbracciato l’etica di una filosofia del valore e della felicità, in cui la felicità vera non può prescindere da quello che fai e crei, lavoro incluso. Bellezza, bene, guadagno. Per te e per gli altri.

La pedagogia del valore è una visione della vita che non si piega alle influenze esterne, ai dettami che vengono da fuori. Ce ne sono in quantità infinita, alcuni palesi, altri più sotterranei. La quantità di notizie che parlano di imbarbarimento delle relazioni umane sta crescendo esponenzialmente. D’altronde, anche la qualità della comunicazione pubblica è assai meno alta di un tempo. Uomini che ricoprono cariche in cui rappresentano elettori e popoli, e che si comportano in maniera abietta, interessati solo ai propri fini utilitaristici. Non tutti, certo, ma molti.

Il dovere e il diritto di essere migliori

E poi, poiché quello che più spesso vedi, ascolti, leggi, ti condiziona, alla fine questo mare di basso livello morale e di bassi ideali, è un mare in cui ti trovi a nuotare anche tu. Cosa fare? Noi che possiamo, abbiamo il dovere e il diritto di essere migliori, di noi stessi e di chi non ci riesce, di dare l’esempio, a noi stessi per primi. Puoi farlo come se fosse un esercizio relazionale e sociale, di comunicazione valoriale: ogni volta in cui leggi un commento, un post, che non rispetta un’etica morale alta, non tacere. Parla. Evidenzia ciò che è giusto.  La morale è scelta autonoma di libertà. Se pensi che picchiare una donna sia accettabile, usi una morale bassa, e finirai per essere risucchiato in quella realtà. Se pensi che non fare del proprio meglio al lavoro sia da furbi, usi una morale bassa.

Grafologicamente parlando, “alto” e “basso” si vedono molto bene, e non sono in contrapposizione. Una persona può avere una dimensione della scrittura, e quindi, anche in se stessa, in cui dà importanza alle cose materiali, al guadagno, ai suoi possessi, e noi vedremmo grafie radicate con allunghi potenti verso il basso. E, contemporaneamente, il desiderio di affermarsi e realizzarsi, di andare oltre, costruendo qualcosa che lasci il segno. Ognuno sceglie per sé: gli ideali, sono personali. Tutti di eguale valore e bellezza. Così, per una persona l’ideale potrebbe essere creare una bella famiglia, per un’altra avere un bel lavoro; per una persona, l’idea di vita potrebbe essere dedicare il tempo libero a ciò che più la appassiona, per un’altra, trovare un lavoro che l’appassioni; per qualcuno, l’ideale potrebbe essere sentirsi realizzato e indipendente, per altri, il sentirsi realizzato potrebbe essere strettamente connesso alla qualità dei legami. Ma senza morale e valori alti, vai poco lontano.

Se vuoi, puoi. E se puoi, devi

Perciò, per capire quali sono i tuoi doveri-diritti, alti (alto, grande, elevato, nobile. “Vivere e sentire altamente”, vuol dire vivere e sentire nobilmente, con dignità) devi osservare i tuoi comportamenti e la tua vita. Quanto sei felice e soddisfatto, quanto sono felici e soddisfatte le persone importanti della tua vita. Osservare i tuoi comportamenti e i tuoi pensieri. Se scegli di mettere in pratica il tuo diritto-dovere al miglioramento, alla crescita, alla conquista della felicità, automaticamente ti renderai conto dei comportamenti sbagliati. Vuoi essere amato, e tutte le sere alzi la voce, o le mani? Le tue azioni non sono in sintonia con il diritto-dovere alto di essere amato.  Che, ti ricordo, include sempre anche gli effetti che produci nel mondo.

Perciò, ancora di più oggi, in questo mondo dove tutto è comunicazione e comunicato, senza filtri, sta a te creare il tuo vocabolario interiore, la tua visione, di fatto, la tua vita. Non rinunciare a concretizzare i tuoi diritti e doveri morali alti. Non rinunciare a dare il massimo, non rinunciare a cambiare le cose. Se vuoi, puoi. E se puoi, devi. Ognuno di noi ha doveri cogenti, verso se stesso, ed uguali diritti, ma anche verso gli altri. Non ti piace la violenza verbale? Allora, tu per primo, non usarla. Non ti piacciono i pre-giudizi che impediscono di vedere una persona per ciò che è? Allora, tu per primo, non usarli. Non ti piace leggere la cattiveria, l’indifferenza, l’aggressività? Allora, non tacere.

Il dovere di impegnarti per la tua felicità, e per il bene del mondo

“Noi che possiamo” non vuole indicare una particolare élite di persone, un gruppo diverso da altri. “Noi che possiamo”: tutti noi, tu, io, le persone che ci sono vicine, chi vive nello stesso palazzo e lo stesso quartiere. Chi è dall’altro lato del mondo, eppure sembra qui, basta un click. “Noi che possiamo” è un imperativo morale, un’esortazione, rivolta a tutte le persone che credono nel bene, che credono in se stesse, che vogliono creare valore, che vogliono avere una vita bella, concretamente, bella, moralmente, bella, spiritualmente, bella. Questo è il dovere che abbiamo nei confronti di noi stessi. E un diritto inalienabile.

Se puoi migliorarti, devi. Se puoi risolvere, devi. Se puoi aiutare chi non ce la fa, devi. A te sta auto-generare il tuo imperativo morale concreto, metterlo in pratica, e farlo crescere. Per te, la tua famiglia, la tua casa, il tuo quartiere, il mondo. Ci sono straordinari doveri morali alti cui puoi ispirarti, per rendere più bella la tua vita, per renderla più ricca di umanità, più soddisfacente.

Possiamo trovare quelli più giusti per te. E farlo insieme: nella pagina contatti del mio sito, annarosapacini.com, trovi tutti i miei recapiti. Esercita il tuo dovere e diritto ad ispirarti a valori alti, nobili, degni. A questo proposito, sto elaborando alcuni nuovi progetti, di cui ti parlerò presto, pensati proprio per chi si voglia allenare ad affrontare con prospettive alte il mondo in cui viviamo. Influenzandolo, anziché esserne influenzato. Puoi partire anche dalla conoscenza dei tuoi punti di forza, strategici e centrali. Puoi richiedere anche adesso il tuo Profilo Grafologico Essenziale: nel mio blog c’è una pagina dedicata con tutte le istruzioni. Tu scrivi, io studio la tua scrittura, e riceverai il Profilo direttamente nella tua casella di posta elettronica. Tra le altre cose che posso fare per te, una la conosci bene, è questo podcast, Comunicare per essere ®, centinaia di ore di lavoro che metto a disposizione, gratuitamente, di tutti coloro che sanno, e credono, che possono. Puoi iscriverti dal mio blog, o dalla tua app preferita per podcast e musica. Iscriviti anche al mio canale video YouTube, magari lascia un commento, un like, anche su Spreaker, così saprò che ci sei. Mi trovi su tutti i principali social, cerca “Annarosa Pacini”.

E adesso è il momento delle piccole grandi ispirazioni che arrivano dalla musica e dagli aforismi. Quattro aforismi sul dovere. Winston Churchill: “Un uomo fa quello che deve – nonostante le conseguenze personali, nonostante gli ostacoli e i pericoli e le pressioni – e questo è la base di tutta la moralità umana”. Cicerone: “Non solo per noi stessi siamo nati”. Robert Edward Lee: ““Dovere” è la parola più sublime nella nostra lingua. Compi il tuo dovere in ogni cosa. Non puoi fare di più. E non dovresti mai fare di meno”. L’ultimo, di Robert Stevenson: “Non c’è dovere che sottovalutiamo tanto quanto il dover essere felici”. Il brano è pieno di ritmo e di energia: “Summertime”. Le stagioni non sono solo questione di tempo e di meteo. Sono anche questione di cuore. Ti auguro di portare dentro di te, sempre, la tua estate. Di percepire fortemente che il tuo dovere più grande è di essere te stesso, in armonia con la tua vita. Ciao, grazie per essere stato con me, ti aspetto alla prossima puntata.

“Se puoi migliorarti, devi. Se puoi risolvere, devi. Se puoi aiutare chi non ce la fa, devi. Questo “devi” non è un comando che arriva dall’esterno, ma un imperativo morale auto-generato: noi che possiamo, abbiamo il dovere di farlo”

-Annarosa Pacini

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