Depressione: trovare le risposte nella scrittura

La tua scrittura raccoglie e ricorda tutto di te. Conosce anche il futuro. Lo conosci anche tu, spesso senza saperlo. La scrittura può darti delle indicazioni sulla tua sensibilità, su come percepisci ed affronti il mondo, quando ti senti su, quando ti senti giù. Non chiamarlo “depressione”. Le parole cambiano il quadro della tua esistenza: giù di tono sì, afflitto, no; dispiaciuto, sì, accasciato, no. Ricorda, che discese e salite, nella vita, si susseguono. È la via, che conta. Il porto dove vuoi arrivare. Non identificarti mai con una sola parte di te stesso. Cercati completo. P.S. Scrittura a mano, in corsivo. Scrittura come segno grafico e materiale tangibile.
(Scorrendo la pagina puoi leggere la trascrizione della puntata)

Analisi grafologica: capire la depressione dalla scrittura è possibile?

Posso dirti che l’analisi grafologica evolutiva consente di capire tutto. Chi sei, chi sei stato, chi potrai essere, dove vai e dove potresti andare. La Grafologia evolutiva® è la storia del tuo oggi e di ogni tuo possibile domani. Sei sempre tu a scegliere. Nella scrittura c’è ogni aspetto del tuo essere e del tuo animo, il più sottile come il più profondo, le cose belle, e quelle meno belle. Così, cogliendo il modo in cui vedi la vita, quello che provi, come ragioni, cosa ti colpisce e cosa ti solleva, certo coglie anche emozioni e pensieri negativi, i momenti in cui ti capita di sentirti più scoraggiato o demotivato. Quei momenti non si trasformano in modelli interiori di pensiero e di comportamento da soli, non si cristallizzano in un giorno, occorre tempo. Da sentirti in crisi o scontento a sentirti depresso, il passo è lungo. È possibile capire la depressione dalla scrittura? È sempre possibile capire la persona completa. Che racchiude tutto. Perciò sì, la scrittura, che coglie ed esprime il sentire, anche del sentimento e della percezione, dice molto, del tuo stato interiore. Ma la persona completa è molto di più di un momento di crisi.

Perché studio la persona completa e non il suo problema

In questa puntata rispondo alla domanda di Loredana, che qualche giorno fa mi ha scritto: “Buongiorno Annarosa, è da un po’ che volevo farle una domanda. Siccome sento parlare spesso di depressione, è possibile riconoscere tale malattia dalla scrittura? Quando ho fatto il corso mi avevano detto di guardare la scrittura pendente. È attendibile questa cosa? Non so se può rispondermi, in ogni caso grazie!! ”. Cara Loredana, sì, posso risponderti, anche se prenderò la strada più lunga. Prima, una premessa: non parlo in questa puntata della depressione come “malattia”. Le malattie, quando sono riconosciute e diagnosticate come tali dai professionisti specializzati e deputati a questo compito, devono essere curate seguendo le migliori, le più aggiornate, le più efficaci terapie.

Da studiosa del comportamento umano e dei modi migliori per tradurre la “persona completa” nella vita più adatta a lei, parlo degli stati d’animo negativi come scoraggiamento, demoralizzazione, inquietudine, abulia. Non di “depressione”. La “depressione” è già un livello successivo, e non è detto che arrivi, e non è detto che tutti gli stadi e stati precursori portino alla depressione. Così come tanti altri problemi, disturbi di varia natura, negli ultimi decenni la classificazione medica di atteggiamenti comportamentali è aumentata. Anche per questo non è infrequente che un comportamento emozionale ed emotivo, magari anche fondato, venga etichettato come “depressione”. Non tutte le sensazioni di scoraggiamento sono legate alla depressione.

Rifuggire dalla “depressione” come etichetta

Non conosco, cara Loredana, il corso che hai seguito. Proprio ieri su un social mi è comparso un profilo spagnolo, di una persona esperta di grafologia, almeno credo, che usa immagini molto carine per etichettare scritture e comportamenti. C’era la foto di una grafia con gli angoli, e spiegava che quella caratteristica è legata all’aggressività. Anzi, diceva più o meno: “ecco la scrittura delle persone aggressive”. Ora, è chiaro che per semplificare concetti complessi si debba rendere il discorso più semplice. Ma chi legge certi messaggi può farsi un’idea non corretta. Poi, cosa intendiamo, con “aggressività”? Collera, rabbia, prevaricazione, oppure energia interiore?

C’è un segno grafologico che indica la giusta difesa del proprio Io e dei propri diritti, che possono essere esercitati benissimo anche senza essere aggressivi. Perciò, se è vero che le categorie sono utili e che i modelli e le classificazioni possono aiutare a comprendere, a grandi linee, in modo semplice concetti complessi, ritengo – e questa è la mia opinione professionale e personale – che non dovrebbero essere usati come sola misura di riferimento quando si parla di esseri umani. Infatti, qualunque sia il problema che una persona ha, o pensa di avere, quando si rivolge a me, qualunque sia l’obiettivo che vuole raggiungere o cambiare, qualunque sia la motivazione, cerco sempre prima di fare emergere la persona completa. D’altronde, tutte le risposte sono lì.

Dalla depressione all’ansia, dal desiderio di realizzazione alla creazione della felicità: le risposte nell’analisi grafologica che studia la scrittura come espressione dell’essere

Torniamo alla domanda: scrivi che ti avevano detto di guardare la scrittura pendente. Se questo ti hanno detto, è sbagliato. Oppure, dovremmo capire che tipo di scuola grafologica fosse. Nella scuola morettiana con “pendente” si indica l’inclinazione della scrittura, degli assi letterali, verso destra. Il segno, in sé, non può essere collegato alla depressione, a meno che non vi siano peculiari e specificissime motivazioni. Nessun singolo segno potrebbe esserlo, mi spiego meglio con un esempio: per fare analisi di grafologia clinica in ambito peritale, è necessario fare uno studio approfondito di una serie complessa di segni, del rapporto che li collega, e di ciò che possono esprimere a livello di decadimento e degenerazione del sistema di cui sono espressione.

Anche quando realizzo l’analisi di grafologia evolutiva®, che si tratti di uno studio full, come mi piace dire, base di un percorso di coaching umanistico o di un profilo grafologico che focalizzi i punti di forza, mai e poi mai concentro l’attenzione su “un” segno. Mai. Ho revisionato molto alcune vecchie classificazioni, sui segni primari e secondari, che restano comunque valide, ma per me non erano soddisfacenti. La grafia è vita, è dinamismo, è movimento, la persona completa è il risultato del tutto.

Cervello, mano, scrittura, tutto è collegato: la scrittura non mente

Forse, potrebbero averti detto che le scritture “discendenti”, che vanno sotto il rigo di base, nel procedere verso destra, mentre la persona scrive, potrebbero essere indice di depressione. Nella mia grafologia evolutiva®, anche questo sarebbe sbagliato. Il segno discendente può indicare una propensione a cedere, a lasciar andare. Se unito ad altri segni, potrebbe indicare una percezione interiore della propria debolezza che potrebbe indebolire la percezione delle risorse interiori di cui una persona dispone. Assieme a tanti, tanti altri segni, potrebbe indicare che la persona, in quel momento della sua vita, o da un po’, non avverte di avere le risorse per affrontare le difficoltà. Ma ci sono persone che, pur avendo una grafia che ogni tanto discende, hanno tutte le risorse, invece. Solo, magari, non hanno imparato ad usarle bene.

Ho un carissimo amico che ha una scrittura che spesso discende, perché è molto refrattario alle responsabilità e non gliene importa gran che del giudizio degli altri. Gli interessa solo il suo modo di vedere la vita. Ma non è certo depresso. È fatto a suo modo. Dall’esterno, può essere giudicato in maniera sbagliata. Quello che conta è come ti giudichi tu, perché lì ci sono già le soluzioni di cui hai bisogno. Il rapporto tra malattia e scrittura è complesso. Negli anni, in Grafologia giudiziaria – come grafologa forense mi occupo di perizie anche in ambito penale, o collaborando con la Procura -, mi è accaduto di studiare delle grafie per rispondere a domande legate allo stato di salute, ad esempio, la capacità di intendere e di volere, il deterioramento delle capacità cognitive neurocerebrali, magari per uso di sostanze o altro. Le diagnosi mediche devono farle i medici. Certo è che, essendo il gesto grafico frutto del processo psico-neuro-muscolare, è chiaro che in presenza di ben precisi elementi e circostanze, malattie degenerative, come Parkinsonismi o Alzheimer, manifestano ben precisi elementi nella scrittura. I “falsi diari di Hitler” furono riconosciuti come tali proprio perché la scrittura mancava dei segni tipici caratteristici della grafia di Hitler, che rimandavano ad evidenti degenerazioni del gesto grafico, come ha riconosciuto la più recente ricerca clinico-grafologica. Cervello, mano, scrittura, tutto è collegato: la scrittura non mente.

Conoscere se stessi: la prima medicina contro ogni male

Allora, perché ho deciso di dare a questa puntata del podcast il titolo: “Depressione: trovare le risposte nella scrittura”? Perché conoscere se stessi è la prima medicina. Una persona può avere una scrittura discendente perché nella vita si è abituata a mettere in secondo piano le proprie istanze ed i propri bisogni. Nel tempo, questo può abbattere. Sapere come sei fatto ti permette di migliorare la strategia. Ma io non direi mai ad una persona che è depressa solo perché mostra quel tipo di atteggiamento. “Trovare le risposte nella scrittura”, per capire meglio i propri comportamenti e le proprie emozioni, è necessario per migliorarsi. Migliorarsi non per accontentare altri. Migliorarsi per stare meglio, per essere migliori.

Perciò nella scrittura trovi anche tutte le indicazioni che possono farti capire se, e come, ti abbatti, se giustamente o troppo, oppure se eviti di vedere la realtà e non ti abbatti, ma neanche risolvi. Gli eccessi sono sempre indici di disequilibrio. Dalla scrittura è possibile capire come una persona sta, prima ancora chi è, e poi, dove può andare. Ed è bene che vada dove sente di poter essere se stessa, ed anche migliore.  Gli atteggiamenti interiori che portano ai modelli mentali e comportamentali non nascono in un giorno, sono frutto di processi che possono essere invertiti e cambiati. Basta riconoscerli.

Aumentando la tua forza interiore, il peso degli ostacoli scomparirà

Io ho avuto tanti clienti con problematiche significative. Dico sempre, a tutti, che faccio il mio lavoro, che è quello di conoscere e far emergere la persona completa. Da lì si parte, per risolvere problemi, superare momenti difficili, creare una vita più felice, capire chi si è e dove si vuole che vada la propria vita. Perché ogni persona ha davvero tutte le risorse di cui ha bisogno. E quando non le avesse, le potrebbe comunque creare ed imparare. La persona completa è molto di più di una parte del suo essere. Perciò, è “attendibile” tutto ciò che con attenzione, serietà, profondità, coglie il vero. Anche nelle sfumature: che quando si parla di persone, non c’è una uguale ad un’altra. Io non apprezzo particolarmente le classificazioni generalizzanti, cosa che mi avrai sentito dire tante volte nel podcast, perché troppe volte ho visto persone usarle con leggerezza, senza approfondire, come se fossero verità, con ciò, impedendosi di vedere e far vedere le altre possibili vie.

A me invece piace fare in modo che una persona possa vedere tutte le prospettive che la vita offre: è così che può davvero scegliere.  Come ho scritto nel blog, nella piccola introduzione che anticipa il podcast, la scrittura conosce anche il futuro. Ed anche noi, lo conosceremmo. Magari di questo parlerò in un’altra puntata. Come usare la scrittura per cambiare il futuro. E non solo la scrittura grafologicamente intesa, c’è anche altro. Grazie Loredana per la tua domanda. La massima con cui chiudo la puntata è questa: “mettiamo che tu debba sollevare un po’ un tavolo per spostarlo, e non ci riuscissi, non si muove di un centimetro. È colpa del tavolo, è troppo pesante? È colpa tua, sei troppo debole? C’è qualcosa che puoi fare? Sì: diventa più forte. Aumentando la tua forza, vedrai che il tavolo ti sembrerà molto più leggero, e quello che non riuscivi a spostare neanche di un centimetro, potrai spostarlo anche per metri. Impara a liberarti dai pesi che ti porti dentro: tanto più pesano tanto più ti senti debole. Tanto più accresci la tua forza interiore, tanto più saprai di avere risorse e possibilità per affrontare e superare ostacoli e problemi”.

La tua scrittura conosce tutto di te. Così puoi conoscerlo anche tu

Perciò, cara Loredana, ancora grazie per questa ispirazione. Il concetto di base è questo: la complessità e la ricchezza di un essere umano meritano sempre di essere letti nella loro completezza. Ogni riduzione di lettura è, di fatto, una riduzione del valore che riconosciamo all’umanità.
Se vuoi sapere cosa la tua scrittura dice di te, magari per riflettere sulla tua vita oggi, su quanto ti corrisponda, e decidere con cognizione di causa come fare meglio, nel tuo domani, capire come funziona la grafologia evolutiva®, cosa farai se deciderai di avviare un percorso con me, scrivimi, o telefonami. Il primo colloquio informativo è sempre gratuito, e meglio conosci ciò che puoi usare, meglio puoi capire se è adatto a te. Annarosapacini.com è il mio sito, pagina contatti, trovi tutti i miei recapiti, anche quelli social. Seguimi sul tuo social preferito, ogni giorno troverai nuove ispirazioni per mantenere salda la tua motivazione. Ho intenzione di differenziare prossimamente i miei contenuti, ti dirò come, cosa e quando. Se ti iscriverai alla newsletter, sarai sempre aggiornato. Soprattutto, se non lo hai fatto, iscriviti a questo podcast, Comunicare per essere®, un progetto che porto avanti da anni, per aiutare chi desidera aiutarsi, per condividere prospettive e strategie che permettono davvero di migliorare la vita. L’iscrizione è gratuita, e puoi farla dalla pagina podcast del mio blog o dall’app per musica che usi abitualmente, Spotify, Spreaker, Apple Podcast, etc. etc. Se c’è una persona che vuoi aiutare, a cui tieni, che sai che sta affrontando un momento particolare, condividilo con lei. Da quello che mi scrive chi lo ascolta, potresti con un semplice gesto, aiutarla davvero molto. E non dimenticare di iscriverti al mio canale video su YouTube, novità ci saranno anche lì.

Se poi senti (ovvero, percepisci in te) che vuoi subito avere una spinta per la tua vita, che senti che ti piacerebbe essere ispirato da te stesso, vai sul mio blog, nella pagina dedicata al Profilo Grafologico Essenziale, e richiedilo. Uno studio grafologico della tua scrittura mirato alla valorizzazione dei punti di forza strategici. Per il tuo oggi, ma anche per ridisegnare il tuo futuro.

Per questa puntata è tutto, ti saluto senza musica ed aforismi, ma con un invito: il male, che sia sofferenza fisica, interiore, affettiva, realizzativa, che dipenda da come vedi te stesso o gli altri, o da come pensi che gli altri ti vedano, non è un destino. Cos’è un “male”? Qualcosa che va in modo non buono, non giusto, non conveniente, non opportuno, non vantaggioso, non rispondente alla legittima aspettazione. Usato con verbi di percezione, come sentire, capire, intendere (male), significa “imperfettamente”, “non pienamente”. Perciò, ogni male può diventare occasione per creare una realtà diversa. E questo è l’invito: fai sì che le cose vadano in modo buono, giusto, conveniente, opportuno, vantaggioso, e rispondente alla tua legittima aspettazione ed aspirazione. Come? Impara a sentire, capire, intendere bene. Pienamente, perfettamente, dove “perfettamente” vuol dire nel modo più giusto. Grazie per essere stato con me, se vuoi farmi sapere cosa ne pensi, lascia un commento, scrivimi, oppure inviami la tua domanda. Ciao ciao

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