No alla “mamma mito”, sì alla mamma vera

Questo post non è per stomaci fragili, né per persone sensibili a loro modo, quel confine in cui la sensibilità e la partecipazione verso il riconoscimento di ciò che è vero si trasforma in suscettibilità a difesa di ciò che vero non è, perché intendo affrontare in modo critico, anche se costruttivo, così com’è nel mio modo di essere, pensare e agire, il mito della mamma. La “mamma mito” non esiste. Perchè leggere ancora oggi frasi sulla “mamma che viene dal cielo”, “mamma santa”, “mamma perfetta come lei non c’è nessuno” mi sembra una mancanza di rispetto verso le donne, mamme e non mamme, e un mancato riconoscimento della verità. La “mamma perfetta” non esiste. Il mito della “mamma perfetta” porta tante donne in gamba a vivere il loro essere madri imprigionate da sensi di colpa o di inadeguatezza, o, viceversa, piene di una collera che viene dal sentirsi incomprese e mal-trattate. Gli uni e gli altri, si riversano sempre nello stesso punto: su di loro, sulla famiglia, sui figli. C’è una “mamma” che mi piace: è quella vera, la donna, l’essere umano, con le sue fragilità, la sua forza, il suo impegno, il suo sbagliare e riprovare. Non ci sono miti da seguire. Soltanto, per essere un buon genitore, e una buona madre, una donna dovrebbe essere la migliore persona che può essere. Amare se stessa. Esigere, dal mondo intorno a lei, lo stesso impegno e dedizione che lei dedica agli altri.

– a cura della dr.ssa Annarosa Pacini

Perchè l’idea della “mamma perfetta” è sbagliata

Faccio una premessa, così da evitare ogni equivoco: ho grande stima e rispetto, e ammirazione, e senso di fratellanza e solidarietà nei confronti delle donne e delle madri (e anche dei padri), perchè essere genitore è sempre stata un’impresa; ma, oggi, lo è ancora di più. Io lavoro da sempre con madri e padri, e genitori e figli. Non è un modo di dire: tutti siamo figli di qualcuno. Nati da. E’ impossibile non essere figli. Questo rende chiaro il ruolo strategico e fondante del “genitore”. Ma proprio, quando leggo questi post osannanti, che parlano di queste “mamme perfette in tutto, come sante, votate alla famiglia e ai figli, pronte al sommo sacrificio”, proprio, mi crea una certa reazione interiore. Un tempo, mi faceva soltanto sorridere, comprendo bene il sentimento che muove questi bei messaggi, l’aspetto gentile e romantico. Poi, ha iniziato a farmi preoccupare. Oggi, mi addolora, soprattutto.
Com’è possibile che si leggano migliaia di post sulle “mamme belle, buone, brave, tutto loro è l’oro del mondo e del cielo”, e, nel mondo, ci siano migliaia e migliaia di donne maltrattate, abusate, sfruttate? Senza andare sul tragico, pagate per ciò che fanno la metà di quanto viene pagato un uomo. La verità è verità, basta guardare nella direzione giusta. Se sono così super-donne, dovrebbero avere super-risultati, super-riconoscimenti, ma così non è.
E poi, non ci sono soltanto le donne che cercano l’equilibrio, che cercano di costruire valore. Ci sono anche donne – come ogni essere umano – che, pur avendo avuto figli ed essendo indicate come “madri”, di materno hanno ben poco, e tutto fanno, fuorchè prendersi cura dei figli. Se non, addirittura, se la prendono con i figli, per il solo fatto che siano nati.

Siamo tutti figli di: il ruolo della donna, della famiglia e del singolo

Ora (e qua arrivo al punto dolente, e ti spiego perché sono addolorata, e preoccupata) uomini che bruciano, fanno a pezzi, violentano, sfruttano donne, quanti ce ne sono. Sempre di più, se ne sente parlare. E’ terribile pensare a quale bassezza l’essere umano possa arrivare, soprattutto, considerando a quali altezze, dell’essere e del creare, potrebbe dedicarsi. E anche qua, c’è un dato di fatto: tutti questi uomini – tutti – sono anche figli. E non li ha portati la cicogna, e non sono nati sotto il cavolo. No. Sono figli di donne.

Allora, com’è possibile che questi figli di donne (e di uomini, ma qua ti parlo delle madri), di queste donne che, davvero, sono capaci di mettere da parte i loro sogni e sacrificare la loro vita (e non sottintendo affatto che sia giusto) si comportino in modo così sbagliato, così ingiusto, così indegno, così inumano, verso le donne?

Perciò, basta con questa storia della mamma super buona e super tutto. Preferirei parlare della mamme vere, quelle che io conosco, con cui lavoro, forti, positive, che vogliono aiutare la propria famiglia, ma anche arrabbiate, a volte; tristi, a volte; sconfortate, a volte; perché è molto difficile che si sentano davvero comprese e accettate e amate e sostenute, come esseri umani. Questo è l’imbroglio: finché il “mito della mamma” nasconderà la verità, la donna, l’essere umano, non troverà mai il giusto spazio, non avrà mai voce.

Essere madre oggi, essere donna oggi: essere, oggi, una persona completa che realizza se stessa e la sua vita (e, insieme, tutto il resto)

L’esempio da essere e dare è quello di donne che combattono per se stesse ed i propri diritti, anche in famiglia. Che esigono, dal marito e dai figli, la stessa qualità di amore, e dedizione, e rispetto, che danno loro. Così si crescono essere umani – figli, uomini, donne, non importa il genere – che sanno amare e rispettare. E, visto che la famiglia è composta da due, che generano, vale anche per i padri. Perchè se un figlio cresce in una famiglia in cui il padre non rispetta la madre, in cui è sottinteso che tutto sia dovuto ai maschi, e le donne, alla fine, un po’ valgono meno, ebbene, purtroppo, quel figlio lì, corre il rischio di diventare un essere umano che si perde, abietto.

La forza di essere generativi

E quindi, il buonismo mi preoccupa, e tanto male, e tanta sofferenza, mi addolorano profondamente. E basta, con le mamme perfette. Cominciamo a celebrare le mamme vere. Che non devono essere perfette, né prime, né seconde: ma, pari pari, allo stesso livello degli altri. Mariti, figli, figlie. Sono tutti nomi, in fondo, tutte etichette, serve tanto impegno, per trasformarle in realtà. E, voglio dire alle madri, ad ogni mamma: non importa se qualcosa non va bene, puoi migliorare.
Non importa se non riesci a far tutto, importa il cuore che metti in quello che fai. E nessuno dice che il tuo essere ed i tuoi diritti valgano meno di quelli di altri. Questo, devi trasmettere ed insegnare. La tua generatività. A partire dai tuoi figli. Dal tuo compagno. E, questo lo dico alle donne tutte, a quelle che hanno ed a quelle che non hanno figli, anche voi siete madri, tutti siamo “madri”. Mai come in questo momento il mondo ha avuto bisogno di generatività.
Generare, come i figli, la vita, un’idea, un progetto, un ideale, un gesto coraggioso, una parola saggia. Essere “madre” è una scelta: significa riconoscere la bellezza dell’altro, avere fiducia che è lì, anche se non la vedi, e impegnarti affinché emerga. E’ così che fai emergere anche la tua. W la mamma

P.S. Quello della generatività è un tema che mi ispira molto, tant’è che gli ho dedicato una puntata del mio podcast, che puoi ascoltare qui “Scegli di essere generativo per cambiare il mondo”

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