Metterti nei panni degli altri aiuta. Te, a stare meglio. L’altro, a stare meglio. Non parlo di empatia, né di sensibilità, è di più. Parlo di una scelta relazionale motivata e volontaria, che puoi fare anche se non sei particolarmente empatico o sensibile. Perché puoi, essere empatico e sensibile, ma non per questo davvero riuscire a metterti nei panni degli altri. Capire il mondo dalla prospettiva da cui un altro essere umano lo osserva, ti arricchisce, puoi vedere prospettive nuove, diventare più consapevole della bontà delle tue, o di quanto puoi fare per migliorare, e imparare che giudicare significa distinguere, con la propria testa, valutare. Non esprimere un giudizio di merito, ma esercitare una comprensione sulla sostanza. Che quello che vedi da fuori, è molto meno di quello che puoi comprendere da dentro. I panni degli altri. Che ti aiutano anche a stare meglio nei tuoi.
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Il rispetto della diversità come valore
Mettersi nei panni degli altri è un modo pratico e concreto per aiutarti a sviluppare relazioni equilibrate, non giudicanti, in cui resti sereno anche quando intorno il mondo è turbato. Il turbamento è perdita di equilibrio e di certezze, ma se ci pensi bene, perché dovresti perdere il tuo, equilibrio, le tue, certezze, perché un’altra persona non pensa, non parla, non agisce, come tu vorresti? O nel modo che reputi giusto. Giusto per chi? Per te. Questa è la quintessenza del “mettersi nei panni degli altri”: capire cosa loro pensano sia giusto, per se stessi. Discernere, che esercitare la facoltà di giudizio vuol dire capire molto bene, andare in profondità. Nel rispetto dell’altro c’è anche il rispetto della diversità. E il rispetto si esprime proprio attraverso il dialogo, l’ascolto, la comprensione.
Ma “comprendere” non vuol dire rinunciare al tuo punto di vista, o “dare ragione” a quello dell’altro. Vuol dire comprendere che dalla sua prospettiva quello che fa, prova, è giusto, è reale. Questo è un punto fondamentale: ogni essere umano osserva il mondo da dentro di sé, ed ogni prospettiva è diversa, e da dentro di te, sicuramente avrai molta più affinità e dimestichezza con la tua. Questo è vero, ma non in senso universale: c’è anche chi, con la propria prospettiva, non ha molto feeling, e vorrebbe avere quelle di altri. Il rispetto però vale anche da te verso te: le tue prospettive, devi comprenderle, valutarle (sempre, con il buon giudizio, quello che punta alla sostanza), migliorarle se vuoi. Ogni prospettiva è personale, quella che valorizza e quella che crea disvalore. Quella che porta fiducia e quella che la fiducia, la perde.
Perché puoi sempre allenarti a migliorare (anche le relazioni)
Situazioni di vita reale, nomi di fantasia. Marito e moglie, fine giornata (ma potrebbero essere qualunque altro tipo di persone in relazione, genitori e figli, amici, partner, colleghi, cambiando, naturalmente, luoghi e argomenti). Silvano chiede a Rita in quale supermercato deve andare. Ha un tono diretto, un po’ secco. Sono in auto. Rita gli risponde quello più vicino, intanto legge qualcosa sul cellulare. Silvano arriva in fondo alla strada e svolta a destra. Rita alza la testa, e con tono irritato gli chiede perché scelga sempre la strada più lunga. Silvano risponde, irritato pure lui, che così fanno prima, e Rita che lui fa sempre quello che vuole, e perde tempo, e non capisce che è stanca. Silvano, urlando un “allora la prossima volta guida tu, che non sono il tuo autista e non ti va mai bene niente”, fa un’improvvisa inversione e cambia strada, per andare verso un altro supermercato. Apriti cielo: quel supermercato è anche meno fornito. La discussione non finisce lì, e non si ferma al supermercato, si allarga al tutto, alle cose non dette, non fatte, a quelle irrisolte, a quelle deluse, ai modelli che ti condizionano. La fine giornata è ormai irreparabilmente guastata, alla stanchezza si aggiunge il nervosismo, il fastidio, ce l’hai con te stesso e pure con l’altro.
Intanto, c’è un modo per capire bene queste dinamiche, studiare la comunicazione dal di dentro. Ho attivato un corso individuale, intensivo, di 90 minuti on line, in diretta, in cui spiego alcune teorie di comunicazione, applicate alla vita, che possono aprirti nuove prospettive. E se volessi seguirlo assieme a qualcuno con cui ti relazioni, potresti poi scegliere di svilupparlo in una serie breve di incontri in cui allenarvi. Torniamo a Silvano e Rita. Sono certa che sai immaginarti quel tipo di situazione, e anche, che pure a te, sia accaduto. Metterti nei panni degli altri aiuta a stare meglio, te, e l’altro. Il mio metodo è teoria allenata nella vita, pratica fondata su visioni profonde. Da cui derivano, tra l’altro, fermezza e consapevolezza. Anche il “metterti nei panni” si esercita.
Il dialogo come apertura alla vita
A volte, attraverso la lettura di messaggi, scritti dalla persona che lavora con me, e dalla persona con cui vuole migliorare la relazione, chi lavora con me impara così bene a mettersi nei panni dell’altro che non viene più portato fuori strada, fuori dalla strada giusta per lui, e sa cosa dire, e come, e perché. Perché, secondo te, Silvano ha risposto in quel modo? E Rita? Quali sono i presupposti? Alcuni, sono generali. Ogni persona, nella comunicazione, e nelle relazioni, per prima cosa risponde a se stessa, a quello che prova. Persone infelici e insoddisfatte mostrano l’infelicità e l’insoddisfazione, che sia chiamata nervosismo, fastidio, rabbia, collera, indifferenza. Tutte le parole che indicano emozioni e sentimenti negativi, che non creano valore nella vita, per prima cosa, di chi li prova, ti indicano che c’è, in quella vita, qualcosa che per la persona non va come dovrebbe andare. E questo, è un punto di contatto universale. Qualcosa che non va per Silvano, qualcosa che non va per Rita.
Mettersi nei panni dell’altro implica, come prima scelta, anche di saperti ben mettere nei tuoi, e di renderti visibile. Una scelta che puoi fare, del comportamento relazionale che vuoi adottare, della prospettiva di comunicazione che vuoi esercitare. Valoriale, che già la parola ti dice che dentro vuoi metterci molto. Stessa scena. Silvano chiede a Rita in quale supermercato deve andare. Ha un tono diretto, un po’ secco, se ne rende conto. Le dice, sono stanco, oggi ho avuto una brutta giornata. Rita è un po’ infastidita dal suo tono, ma si mette nei suoi panni, lo capisce, anche lei è stanca. Io andrei a quello più vicino, gli risponde, basta che ci sia tutto, che non vorrei uscire anche domani, è sabato, magari mi riposo un po’. Silvano si mette nei panni di Rita. Che ci vuole, una pausa, la capisce, anche lui non è che ha il fare la spesa della settimana al primo posto. Ripensa al supermercato dove di solito fanno la spesa più grande, ma non è il più vicino. Poi, vicino, è relativo, si tratta di due minuti in più da percorrere in auto. Così dice a Rita dove andrebbe, e perché, e poi aggiunge che magari possono comprarsi qualcosa di speciale, da mangiare insieme. Rita a quel punto esce dalla sua dimensione, e sente che sono tutti e due lì, smette di leggere quella brutta notizia, ancora una volta di violenza in famiglia. Risponde a Silvano, va bene. Silvano nota che è triste, così, dato che la lettura del pensiero (presupposta) è una delle più grandi fonti di incomprensione umana, le dice che la vede un po’ di triste, e le chiede perché, e così Rita gli racconta, quanto è preoccupata da questa violenza, che pensa ai giovani, che il mondo le fa paura. La fine giornata si apre a tante prospettive nuove: il dialogo, il conforto, il sapersi sostenere, e anche, concedersi un momento carino, che fa bene, volerti bene.
L’armonia che crei è l’armonia che sei
E se ogni giorno, quando parli con una persona, ogni persona, ogni situazione, impari a metterti nei suoi panni, allora stai meglio. Non giudichi per biasimare o criticare, giudichi con giudizio e discernimento, per capire. Il metro è semplice: ogni azione comunicativa che esprima qualcosa di non positivo, nasce da un evento interiore che positivo non è. Perciò, per arrivare a creare armonia, con le tue parole, con le tue azioni, prima di tutto, devi crearla in te stesso. Non solo idealmente, concretamente. Tant’è che quando lavoro con le coppie, prima ci prendiamo cura della prospettiva del singolo, della sua visione, nei suoi panni. Poi, ognuno impara a comprendere la prospettiva da dentro i panni dell’altro. Per scelta, motivato nel voler migliorare se stesso e la propria vita, senza dare all’altro quel potere e quella responsabilità. Funziona per tutte le care persone che scelgono di portare luce nella propria vita, di essere, luce, nella propria vita. Sensibili, tanto, poco o mediamente. Che non esiste, “poco”, esiste il modo in cui usi ciò che sei.
Poi, a quel punto, quando i due partner lavorano insieme, su obiettivi precisi di vita, ognuno sa ben esprimere la propria prospettiva, e ben comprendere quella dell’altro. Perché hanno trasformato quello che creava malessere in benessere, la scelta di essere bene. Capire il mondo dalla prospettiva da cui un altro essere umano lo osserva, ti arricchisce, puoi vedere prospettive nuove, diventare più consapevole della bontà delle tue, o di quanto puoi fare per migliorare, e imparare che giudicare significa distinguere, con la propria testa, valutare. Non esprimere un giudizio di merito, ma esercitare una comprensione sulla sostanza. E non solo, di prospettiva in prospettiva, resterai stupito di quante cose belle ci sono, in ogni relazione, in ogni essere umano. Che ci sono sempre, ma se non ci credi, non le vedi, e se non le vedi, le perdi. Questo non significa che non ci siano relazioni che entrano in crisi, momenti in cui devi crescere per superare le difficoltà, o cose che comprendi, mettendoti nei panni dell’altro, ma non vanno comunque bene per te. Solo che puoi vivere, dentro e fuori di te, ogni situazione, senza diventare prigioniero delle cose e dei modelli, restando sempre libero e al timone della tua vita.
Una vita su misura
Mettiti nei panni degli altri, e, soprattutto e sempre, ben vesti anche i tuoi. Come sai, il mio lavoro è tutto su misura, come un sarto che cuce un abito, di più, come quegli abiti per i super-eroi che si adattano ad ogni minimo cambiamento. E se vuoi anche tu, portare questa dimensione nella tua vita, Annarosapacini.com pagina contatti, trovi i miei recapiti, chiedimi quello che vuoi sapere, sul mio metodo, sul mio lavoro, su come può essere utile proprio per te. E proprio per te ho creato anche il Profilo Grafologico Essenziale, un focus dei punti di forza, personali, strategici, quelli che stanno al centro, che ti corrispondono. Puoi richiedere il tuo Profilo grafologico essenziale anche adesso, direttamente dalla pagina dedicata del mio sito, dove trovi tutte le istruzioni. Lo realizzo personalmente, sempre, con grande attenzione e cura. E se vuoi iniziare subito, a riflettere sui panni di chi ti è intorno, puoi richiedere una focus call.
E, ancora, anche il progetto di questo podcast, Comunicare per essere®, nasce proprio per chi cerca strategie concrete da usare nella propria vita, interiore e manifesta, puoi ascoltarlo e leggerlo dal mio blog, dove ogni settimana pubblico le nuove puntate, e le trascrizioni dei testi, ed iscriverti liberamente da ogni app per musica e podcast. E non dimenticare di iscriverti anche al mio canale video, su YouTube, dove pubblico anche video, e seguimi sul tuo social preferito, a partire da Facebook. E fammi sapere che ci sei, cosa pensi, leggo sempre tutto, e rispondo sempre a tutti. Per salutarti, aforismi e musica, consigli per stare bene, in altra forma.
Cinque aforismi sul metterti nei panni degli altri. Per davvero. Spinoza, “Non deridere, non compiangere, non disprezzare, ma comprendere le azioni umane”. Osho, “In una società migliore, formata da persone più comprensive, nessuno vorrà cambiarti. Tutti ti aiuteranno ad essere te stesso perché essere te stesso è la cosa più preziosa al mondo”. Leopardi: “Chi patisce non è atto a compatire”. Dalai Lama, “Adottare un atteggiamento di responsabilità universale è essenzialmente una faccenda personale. La vera prova della compassione non sta in ciò che si afferma nel corso di astratte discussioni, ma in come ci si comporta nella vita di tutti i giorni”. L’ultimo, di Lao Tzu: “Ho solo tre cose da insegnare: semplicità, pazienza, compassione. Questi sono i tre tuoi più grandi tesori. Semplicemente nelle azioni e nei pensieri, tu ritorni alla fonte dell’essere. Paziente sia con gli amici sia con i nemici, tu ti concili con il senso delle cose. Compassionevole verso te stesso, riconcili tutti gli esseri del mondo”.
Ti dedico il brano di fine puntata, come sempre: “Epic inspired”. Perché c’è qualcosa di epico, in ogni vita, ed ogni vita, merita di essere vissuta bene. Che vuol dire anche, bene con te stesso, e bene, con gli altri. Grazie di essere con me in questo viaggio. Ti aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao
“Ogni azione comunicativa che esprima qualcosa di non positivo, nasce da un evento interiore che positivo non è. Perciò, per arrivare a creare armonia, con le tue parole, con le tue azioni, prima di tutto, devi crearla in te stesso” -Annarosa Pacini
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