L’illusione degli amanti e il diritto all’amore

L'illusione degli amanti e il diritto all'amore, podcast, Comunicare per essere®, Annarosa Pacini
L'illusione degli amanti e il diritto all'amore, podcast, Comunicare per essere®, Annarosa Pacini
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L’illusione degli amanti e il diritto all’amore

In questa puntata parliamo dell’amore e degli amanti, ma non solo. Anche del diritto all’amore e di come le nostre illusioni ci allontanino dalla giusta consapevolezza dei nostri diritti.

Il diritto all’amore

Cos’è il diritto all’amore? Come sapete, se avete già ascoltato un buon numero di puntate o letto alcuni dei miei articoli, mi piacciono le definizioni precise, che rispondano pienamente al significato che ciascuno di noi attribuisce a ciò che dice.
Per “diritto” all’amore non intendo che tutti dobbiamo essere amati per forza o che qualcuno debba amarci perché noi ne abbiamo diritto, anche se non vuole. Intendo la consapevolezza del fatto che sia giusti essere amati completamente, per ciò che siamo e come siamo, e a questo dedicherà la prossima puntata, per spiegare cosa significa, come lo si ottiene, e quante volte rinunciamo ad ottenerlo.
Queste riflessioni riguardano sentimenti e relazioni, stati dell’essere. Non la scelta morale di essere amante o di avere un amante. Questa è una scelta personale, e ognuno deve darne conto soprattutto a se stesso.

Perché si sceglie di essere amanti (se davvero si sceglie)

Perché si è amanti, perché si accetta di essere amanti, perché si decide di essere un amante? Non esiste una risposta univoca, tutte le risposte sono personali. Eppure, alcuni comuni denominatori ci sono.
Le persone che accettano storie in cui diventano “amanti”, già rivelano di avere qualche difficoltà nella percezione di sé e del proprio valore. Il nostro valore è completo, perché non dovremmo desiderare un amore completo?
Amare una persona richiede la capacità di essere e negoziare, coraggio, maturità, evoluzione, così le relazioni crescono. Ma, spesso, in una storia tra amanti, non ci può essere evoluzione reale. Solo fittizia. Quella raccontata da chi decide di avere un amante, e poi ha i suoi mille motivi per rimanere con la persona che è il suo partner ufficiale – non può lasciarla/lo, lui/lei ha problemi di salute, senza di lei/lui non vivrebbe, ci sono i figli, il lavoro, il mantenimento, i parenti, quello che volete. Fatto sta che sappiamo cosa non ci sia: non c’è un sentimento abbastanza forte.

Chi ama chi (ovvero, egoismo travestito da amore)

Pensiamoci un po’: “al cuor non si comanda”, l’amore non può essere imposto, né agli altri, né a noi. Quindi, una persona coerente con se stessa con il partner ufficiale – con i figli, se ci sono –, coraggiosa, leale, sincera, non dovrebbe mostrare proprio a queste persone che ama il suo rispetto, fare scelte coraggiose, dialogare, cercare di capire se è una crisi passeggera o qualcosa di più? Ho incontrato molti genitori che hanno deciso di rimanere con il marito o la moglie che non amavano più. A spese dei figli. Perché ne fanno sempre le spese, anche quando non sembra. Ho incontrato persone divorziate con figli sereni e realizzati. Quindi, decidere di avere l’amante per il bene della moglie o dei figli è una scusa. Da qualche parte, manca la giusta “quantità” di amore. O verso la partner, il partner ufficiale, o verso l’amante.
Siamo umani, a volte ci possono essere errori di valutazione, possiamo credere nelle parole di qualcuno che dice di amarci, e poi capire che ci siamo ingannati o ci ha ingannato, ma quanto dovrebbe durare, questa nostra fiducia? Tre mesi? Tre anni?
Perché l’impatto che sulla nostra vita può avere una relazione segreta che dura un periodo di tempo limitato è ben diverso da una storia affettiva a lungo termine nella perenne e fissa veste di amante. Una vita fatta di limiti e privazioni, momenti insieme impossibili, perché prima c’è il partner ufficiale, nascosti al mondo, rinchiusi nei ritagli di tempo. Di fondo, forse manca la giusta consapevolezza del nostro diritto di essere amati. E anche il fedifrago può mancare di consapevolezza. Spesso, si racconta le sue storie e ci crede anche.

Il fedifrago che si sente buono e giusto

Una volta, incontrai, per motivi di lavoro, un uomo di 81 anni. Voleva sapere da me se il testamento che gli aveva lasciato la sua partner “non ufficiale”, quindi, la sua amante, era valido. Sapete che sono una grafologa, e quindi, sono in grado di occuparmi di una grafia a 360 gradi, anche di valutare l’autografia o meno di uno scritto o di una firma.
Ebbene, quell’uomo aveva avuto un’amante negli ultimi venticinque anni della sua vita. Parlava di sé come di un buon padre e un buon marito, non aveva fatto “mai mancare niente alla moglie e ai figli, anche all’amante andava bene così”, avevano un hobby in comune per cui passavano insieme diversi fine settimana all’anno e varie occasioni, era stato “un amante così bravo” che lei gli aveva lasciato una casa in eredità. E proprio non capiva perché i figli della sua amante gli mostrassero così tanto astio. Lui era stato un brav’uomo, l’aveva amata. Non avrebbero dovuto essere contenti?
Non si percepiva, o, almeno, le sue parole non trasmettevano, alcun tipo di immedesimazione, non si metteva nei panni degli altri. Gli stavano bene addosso solo i suoi. Vivevano in un paese piccolo, figli, di lui e di lei, i partner ufficiali, sua moglie e il di lei marito, che vita avranno fatto, quanto saranno stati felici? Era un ottantenne piuttosto solo, perché anche i suoi figli gli stavano alla larga. Eppure, lui non capiva perché.

Si può scegliere solo se si riconosce la verità

Non possiamo sapere, se non su base teorica, i motivi specifici che portano una persona ad avere un amante. Ogni caso, è un caso a sé. E non tutti vivono certe situazioni come l’arzillo ottantenne, anzi, per molti sono fonte di sofferenza e tensioni.
Ma so per certo, perché è esperienza del mio lavoro, che chi accetta questo genere di relazioni a lungo termine ha dei nodi da sciogliere, che possono riguardare le relazioni con le figure parentali, l’autostima, il coraggio, la visione di sé… C’è sempre una storia, e sempre una causa. Solo diventarne veramente consapevoli ci permette di scegliere veramente.
Se il nostro ottantunenne fosse stato veramente consapevole, avrebbe detto cose diverse. Ad esempio, che aveva conosciuto una donna e aveva capito di poter amare in modo diverso da quanto avesse fatto sino a quel momento, nella sua vita, ma ormai l’affetto che lo legava a sua moglie era tale da non consentirgli di lasciare lei e i suoi figli, che amava, e così per la donna che aveva incontrato, anch’essa felice nella sua famiglia, sebbene con un tipo di amore diverso. Così avevano deciso di rimanere a fianco delle persone che avevano scelto, e, nello stesso tempo, di ritagliarsi piccoli spazi di vita.
La situazione sarebbe stata sempre la stessa, ma la consapevolezza ben diversa.
Ci sono persone che, affrontando situazioni simili, decidono di non intraprendere una relazione extraconiugale, oppure che, incontrato il vero amore, decidono che quella sia la scelta che davvero voglio fare.
La vera scelta è quella fuori dall’illusione. Perciò, che siate amanti o traditori, traditi o lasciati, in bilico sulla scelta da fare o, semplicemente, alla ricerca del vostro vero amore – senza amanti e traditori -, quello che conta è che potrete fare le scelte giuste solo se saranno scelte basate sulla verità e non sull’illusione.
Chiedetevi – e questo vale per tutte le scelte – perché le fate, se ci possono essere cause più lontane di quelle che riuscite a vedere, quanto le vostre scelte siano in armonia con la vostra natura autentica. E, soprattutto, trovate le risposte per fare le scelte giuste.

L’aforisma della puntata: “Il vero amore rende sempre migliori”, Alexandre Dumas