Le quattro regole per trovare il senso della vita

Le quattro regole per trovare il senso della vita. Comunicare per essere® podcast, comunicazione e grafologia per la crescita personale, Annarosa Pacini
Chi percepisce un senso nella propria esistenza è più felice e gode di maggiore salute mentale, perché dare un significato alla propria vita ha un effetto più duraturo rispetto alla ricerca del piacere. “Dare un senso alla propria vita” è diventato il nuovo “essere felici”? E come si fa a raggiungere questa condizione? Annarosa Pacini podcast

“Comunicare per essere®”, podcast – crescita personale, strumenti e risorse, psicologia, pedagogia, grafologia, formazione

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Le quattro regole per trovare il senso della vita

Podcast. In questa puntata, parliamo del senso dalla vita. Chi percepisce un senso nella propria esistenza è più felice e gode di maggiore salute mentale, perché dare un significato alla propria vita ha un effetto più duraturo rispetto alla ricerca del piacere. “Dare un senso alla propria vita” è diventato il nuovo “essere felici”? E come si fa a raggiungere questa condizione? I quattro tratti caratteristici per riconoscere senso della vita e quattro regole da mettere in pratica per trovarlo.

Il senso della vita

“Il senso della vita” è il titolo di un articolo pubblicato su “Mind-Mente e Cervello” di agosto 2018 che ho trovato molto interessante e voglio condividere con te. Viviamo in un pianeta all’interno di una galassia che conta fino a 300 miliardi di stelle, e a sua volta è solo uno degli almeno 100 miliardi di sistemi di stelle presenti nell’universo. Così capita che di fronte alla considerazione di tanta vastità una persona, prima o poi, nella sua vita, si chieda: “può davvero avere qualche significato la nostra vita, corta com’è, qui sulla Terra?”
Questa domanda è antica quanto l’umanità stessa, e ha toccato profondamente filosofi, artisti e leader religiosi, ma è ben più di un semplice esercizio mentale; infatti la ricerca psicologica moderna indica che fare esperienza del proprio significato ha un effetto sulla vita quotidiana.
L’articolo riporta una serie di studi che mostrano come chi pensa che la propria vita abbia un senso è più felice, più ottimista, meglio integrato nella società e in grado di resistere maggiormente allo stress. Al contrario, le crisi di senso aumentano il rischio di soffrire di ansia e depressione, fino ad arrivare al suicidio. Anche dal punto di vista medico, considerare la propria esistenza ricca di significato ha un effetto protettivo sulla salute. Persone di tutte le età presentano un rischio di mortalità più basso se riconoscono un senso alla propria vita, tra l’altro con percentuali minori di infarti, ictus e demenze. E si riducono anche tutti quei processi infiammatori del corpo che sono responsabili di molte malattie croniche. Nel corso degli anni la psicologia positiva, si legge ancora nell’articolo, si è occupata di individuare ciò che ci rende felici, ma di recente i ricercatori stanno cercando di capire soprattutto la questione di quanto troviamo significativa la nostra esistenza. «Dare un senso alla propria vita» è diventato il nuovo «essere felici»? E come si fa a raggiungere questa condizione?

Ad ognuno il suo (senso della vita)

Secondo una ricerca piuttosto recente, il senso della vita si riconosce facilmente a partire da quattro tratti caratteristici.
Primo: la significatività, che vuol dire che ciò che facciamo non è irrilevante, ma rappresenta una differenza. Secondo: l’appartenenza, vale a dire la sensazione di avere un proprio posto nel mondo. Hanno poi un ruolo fondamentale anche la coerenza (ciò che avviene nella nostra vita è logico, è qualcosa che quadra) e l’orientamento, ossia sapere quali sono i valori e gli obiettivi a cui si punta. Il risultato principale dello studio è che ogni persona attinge a fonti diverse per il proprio senso personale. Alcune più quotate di altre, divise in cinque differenti ambiti: autotrascendenza orizzontale e verticale, autorealizzazione, ordine e benessere proprio e della comunità, ma quali e quante fonti si usano è una cosa estremamente personale. Dalla varietà di fattori fondatori di senso, ciascuno si crea il suo proprio senso della vita.
Tra le fonti più feconde, sempre secondo quanto riportato in questo articolo, sopra a tutte la cosiddetta generatività. Si definisce così quando qualcuno fa qualcosa che è utile ai posteri o al «tutto», per esempio perché trasmette le proprie conoscenze e competenze si impegna nella politica o nel volontariato. Sono anche importanti il bisogno di prendersi cura degli altri, la spiritualità o religiosità, l’aspirazione all’armonia e il desiderio di sviluppo personale. In generale vale il principio che più fonti di senso della vita ci sono e meglio è.
Varie ricerche hanno poi rilevato che esistono anche persone «esistenzialmente indifferenti», a cui pare che il senso profondo della loro esistenza non interessi affatto. Uno studio effettuato in Germania ha mostrato come quasi la metà dei giovani sia esistenzialmente indifferente; solo con l’avanzare dell’età questo atteggiamento diventa più raro. Tendenzialmente gli interessati hanno la sensazione di avere poco controllo sulla propria vita e di non essere adeguati alle esigenze del mondo moderno. Ciò porta evidentemente a una sorta di apatia nei confronti della ricerca di senso e di conseguenza a un livello di soddisfazione della vita misurabile, non molto alto, ma non drammaticamente basso.

Alla ricerca della felicità vera

Per questo, come ho avuto modo di dire in alcuni podcast, la responsabilità che abbiamo nei confronti dei giovani e delle nuove generazioni è fortissima. La loro possibilità di credere nel futuro, di vedere il proprio futuro come realizzabile dipende molto anche da noi, dall’esempio che diamo e da quanto concretamente facciamo. Oggi, per far capire che non si parla di “felicità superficiale” si usa anche il termine «felicità eudemonica» come sinonimo di un vissuto pieno di senso. Non una felicità effimera, come già tanti filosofi nei secoli ci hanno ricordato.
La ricchezza non è un fattore determinante: uno studio ha verificato che il senso della vita era molto più alto in paesi non ricchi dove però veniva coltivata la comunione con altre persone e la dimensione spirituale. Invece, gli abitanti delle nazioni più ricche raggiungevano in media un livello di formazione più alto, avevano meno figli e davano più valore all’individualismo, tutti fattori che a loro volta si accompagnano a un livello più basso di senso della vita.
Per il collegamento tra senso della vita e lavoro, dipende dal lavoro e da quello che significa. Un lavoro che piace, che ha per noi un profondo significato, può favorire la crescita di un senso della vita. Viceversa, può ostacolarlo, là dove ci si identifichi troppo con i soldi e valori materiali. Gli esperti, nell’articolo, suggeriscono a chi non lo fa, di avere il coraggio di porsi domande esistenziali, prendendosi il tempo e lo spazio necessari per affrontare queste domande, perché spesso la vita quotidiana non ne lascia l’opportunità. E di dare tempo al tempo, perché con la maturità – cioè man mano che si invecchia – certe domande diventano sempre più importanti.

Sii te stesso

Mi fa molto piacere che le ricerche confermino le mie teorie sull’importanza della consapevolezza profonda dell’essere, per questo vorrei aggiungere quattro piccole regole da seguire, per iniziare subito. Perché rimandare a domani la possibilità di essere più soddisfatti e felici?
Primo, sii te stesso. Nessuno può essere felice, nemmeno abbastanza felice, se cerca di essere diverso da quello che è. E anche sforzarsi di essere diversi per essere amati o per far contento qualcun altro, non è una buona motivazione. Pensa che fatica passare una vita intera a cercare di essere diverso da come sei. Per essere felici, devi stare bene nei tuoi panni. Per stare bene, devi sentirsi a tuo agio, e quindi, creare un ambiente interiore ed esterno positivo per te, e per gli altri, perché non vivi da solo, si vive immerso in una realtà piena di altri esseri umani. Se vuoi fare l’eremita, starai da solo, ma vale lo stesso la regola uno, se facendo l’eremita sei te stesso, sarai felice. Se lo facessi per motivi che non sono in armonia, non sarai felice. Saresti soltanto solo.

Sii te stesso in evoluzione costante

Secondo, sii te stesso non vuol dire che non devi migliorarti. Sii te stesso significa trova senso e valore nella tua natura originaria, in ciò che sei, acquisisci piena consapevolezza e agisci, metti in atto tutto ciò che ti serve per essere te stesso al cento per cento, in pieno equilibrio e soddisfazione. Equilibrio e soddisfazione, veri, implicano maturità e consapevolezza. Maturità e consapevolezza implicano crescita personale. D’altronde, è vero che sei Siddharta, ma Siddharta ne ha fatta, di strada, per trovare la sua illuminazione, e come lui, i tanti illuminati noti di cui è piena la storia.
Sai che, addirittura, l’analisi grafologica della scrittura di personaggi che si sono dedicati in modo particolare alla vita spirituale, rivela come avrebbero potuto fare scelte diverse? Ad esempio, Madre Teresa Di Calcutta sarebbe stata un’ottima commerciante e Sant’Agostino avrebbero potuto essere tutt’altro che santo. Questo te lo racconterò nella prossima puntata, sono sicura che lo troverai molto interessante, è un esempio pratico e reale di come dipenda sempre da te ciò che sei, diventi e realizzi. Quindi, sii te stesso in evoluzione costante.

Abbi cura del tuo spirito

Terzo, non farti fregare dalla materia. Certo, siamo inseriti in un corpo fisico, lo sappiamo tutti. Ne facciamo esperienza ogni giorno. Ce lo spiega la scienza, che alla base di ogni realtà fisica c’è una matrice unica, che poi si differenzia. La scienza studia molto la materia, ma tra gli ultimi percorsi della scienza, dalla fisica quantistica all’epigenetica, comincia ad affacciarsi l’idea che c’è molto di più. A mio avviso, non fa molta differenza la spiegazione che ognuno si dà o il nome con cui un certo fenomeno viene chiamato. Perché comunque esiste. Quindi, sei in un corpo fisico, hai bisogni materiali, ma non sei solo la tua materia, c’è dell’altro. Così come hai cura del tuo corpo cerca di avere cura del tuo spirito. Chiamalo spirito, anima, Io, come vuoi, comunque c’è, non lo tocchi, ancora non l’hanno trovato, migliaia di persone nel mondo hanno avuto esperienze che parlano di dimensioni diverse, ma come conferma anche la ricerca di cui ti ho parlato, è necessario, per trovare il senso della vita, evolvere anche spiritualmente. D’altronde, ogni forma di evoluzione è trasformazione verso qualcosa che sta più avanti, più in alto, che progredisce. Per questo, la vera evoluzione permette di dominare le situazioni, e come spesso ripeto nei podcast, la vera felicità – quella stabile e non effimera – viene da dentro e non da fuori. Sii padrone di te stesso, della tua vita e anche della materia, ovvero, non farti condizionare dagli eventi fisici.

Concretizza il tuo senso della vita

Quarto. Anche il senso della vita ha bisogno di conferme. Trova il tuo pensiero felice, tipo quello che fa volare Peter Pan, trova il tuo obiettivo di vita, decidi chi vuoi essere, cosa vuoi fare, non farti limitare da come hai vissuto sino ad oggi, da quello che ti hanno fatto credere di essere o da limiti e paure. Sei un essere umano, siamo esseri umani, è normale un po’ di prudenza. La prudenza è utile.
“Paura” dà l’idea del timore, di debolezza, o di pericoli incombenti, reali o percepiti. Chiamiamola prudenza, che come sinonimi può avere riflessione, saggezza, attenzione. Però prudenza non vuol dire stare fermo, evitare le sfide o di affrontare le tue paure o di superare te stesso e i tuoi limiti.
Il senso della vita ha bisogno di realizzazione. Devi vedere realizzato il tuo essere. Quindi, prima lo devi trovare, come faccio io con la grafologia evolutiva, quando aiuto le persone a focalizzare la loro vera natura originaria. Poi, devi farlo tuo, conoscerlo profondamente, volergli bene, a pregi e difetti. Di solito non uso la parola difetti, ma questa volta l’ho detto apposta. Non siamo perfetti, non è la perfezione l’ideale da raggiungere. E’ la piena realizzazione di ciò che sei. Diversa per te, diversa per ognuno, perciò una perfetta realizzazione ideale non esiste. Quindi, il senso della vita spirituale, quel qualcosa di grande che già è in te, riuscirai a percepirlo meglio se concretizzi il buono, il bello, il giusto nella tua vita. Pensa bene, agisci bene, avrai buoni risultati, realizzerai grandi cose.
Quattro piccoli consigli per fare qualcosa di grande, che spero potranno esserti utili.

Non arrenderti sino a che non lo trovi

Come sai, metto a tua disposizione, a disposizione di tutti, molti strumenti, dai corsi al life coaching per aiutare chi lo desidera a raggiungere la piena esperienza di sè. Il primo incontro informativo è sempre gratuito. Per contattarmi trovi i miei recapiti in questa pagina o inviami un messaggio diretto tramite il social che preferisci.
E gli strumenti c’è anche il podcast, che metto a disposizione gratuitamente, per te per tutti coloro che sono interessati, proprio perché sono profondamente convinta che tutti noi sappiamo riconoscere la verità, e credo che anche ascoltando un podcast tu possa fare molto, per la tua crescita personale.
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Per concludere la puntata, due aforismi
“Ci sono tre qualità che ogni individuo deve avere per raggiungere il successo: la pazienza di un monaco, il coraggio di un guerriero, l’immaginazione di un bambino” (Sharad Vivek Sagar)
“Non arrenderti. Rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo” (Proverbio arabo)
E allora, vai avanti verso il tuo miracolo.
E con questo, ho detto davvero tutto. Ciao, alla prossima puntata