Le persone che ti fanno soffrire sono un bene

Le persone che ti fanno soffrire sono un bene, anche se comprenderlo richiede molta buona volontà. Come ogni cosa della vita, il “bene” dipende da ciò che fai della tua esperienza, della tua relazione, della tua vita stessa. Le relazioni complicate sono una grande occasione di miglioramento, e non parlo soltanto delle relazioni sentimentali, parlo di tutte le relazioni: familiari, amicali, sociali. La sofferenza, in sé, è un messaggio e uno stato. Da cui puoi uscire così come ci sei entrato.

Il modo in cui rispondi al messaggio, quello cambia molto le cose, cambia come affronti la sofferenza e le persone che ti fanno soffrire. Ma soprattutto, cambia la tua possibilità di agire sul tuo stato interiore e sulla tua realtà per trasformarla in meglio. Cambia ciò che fai della tua sofferenza e con la tua sofferenza. In questa puntata ti spiego perché, e come, le persone che fanno soffrire sono un bene, e quanto la sofferenza stessa possa aiutarti a volerti migliore, ed a creare una vita in cui sei una persona che, consapevole, sceglie di essere chi non fa soffrire.
(Scorrendo la pagina puoi leggere la trascrizione dell’audio della puntata)

Il significato di sofferenza

Cosa significa “sofferenza”? Tra i tanti sinonimi, scelgo infelicità, passione, afflizione, “spina nel cuore”. Tra i sinonimi di “bene”, scelgo beneficio, utilità, risorsa. È importante, per comprenderci, condividere lo stesso vocabolario, che è molto più che non usare le stesse parole: è sapere qual è il significato che hanno per noi, il messaggio che portano agli altri. Ho ricevuto un’e-mail qualche giorno fa, da un uomo, adulto, sposato, un lavoro, dei figli, afflitto dal rapporto contrastato e mai felice con i suoi genitori.

“Onora il padre e la madre” è una frase che gli fa ribollire il sangue, e, sebbene senta in cuor suo di essere una persona ispirata da valori religiosi, proprio non trova giusto onorare chi lo ha fatto soffrire, non ha saputo sostenerlo, chi è diventato una spina nel cuore. “Passione” è ogni sentimento forte, anche non positivo. Una spina può essere qualcosa di piccolo e invisibile, che produce fastidio e dolore. Con il tempo, il corpo può adattarsi, ma la zona intorno alla spina non sarà più quella di prima, se non la togli. Questo è ciò che accade anche all’animo umano, se lasciamo che la sofferenza ci trasformi, in peggio.

Le sofferenze nelle relazioni: come superare ciò che ti affligge

Come la storia che mi ha scritto questa persona, che chiamerò Davide, tante altre ne conosco, di figli, di mogli, di sorelle e di fratelli, di padri e di madri, di amici e colleghi. Questo ci porta ad un dato di fatto: nel mondo, è assai frequente che le persone vivano relazioni, per usare i sinonimi che ho scelto, che portano loro infelicità e afflizione. Ma ogni relazione è anche mossa da una passione, da una forma di energia, di attaccamento, di desiderio. Un desiderio però non evolutivo, ma mirato al soddisfacimento di qualcosa che ci sembra che manchi.

Non parlerò dei rapporti tra adulti ed esseri umani giovani, perché lì le dinamiche sono diverse, diverse le esigenze, le possibilità, le responsabilità, i livelli di potere sulla propria e sull’altrui vita. Posso dire, in base alla mia esperienza, che non vi è situazione problematica, che riguardi un figlio (poiché ogni giovane è nato da qualcuno, ed è figlio di qualcuno), non esiste situazione problematica che non sia anche frutto del contesto, delle relazioni. La responsabilità dell’adulto esiste sempre, e per un bambino non è possibile fare scelte diverse, di libertà e affermazione di sé. Ma così non è per chi si trova adulto.

Davide può scegliere cosa fare di quella relazione che produce in lui, ancora, conflitto e sofferenza. Quando, come, e perché, le persone che ci fanno soffrire sono un bene? Innanzi tutto, perché consentono di osservare la realtà e la vita per quello che è: puoi amare un genitore, ma essere consapevole che non è una bella persona.

Puoi sostenere un figlio, pur sapendo che non condividete la stessa visione di vita. Puoi prendere una strada diversa da quella di chi consideravi un’amicizia unica perché sei diventato consapevole che le differenze contano più delle affinità, o forse, che le affinità che vedevi, non c’erano. Sul lavoro, dove i rapporti di potere e i ruoli professionali non consentono una piena e completa libertà di essere e comunicare, se non all’interno delle regole che appartengono al luogo dove sei e al lavoro che fai, le persone che ti fanno soffrire ti offrono la possibilità di riflettere su te stesso, su come sei fatto, sui motivi per cui un certo comportamento produce in te sofferenza.

In che modo un rapporto complicato diventa un beneficio

Non occorrono gesti eclatanti per soffrire a causa di una relazione umana: c’è chi soffre perché il collega di lavoro non fa altro che lamentarsi e criticare, e non ascolta mai. Chi soffre perché i genitori non lo hanno mai trattato come il fratello. Chi soffre, perché il marito che avrebbe voluto non c’è mai stato, e quello che è rimasto oggi, non basta più per non sentire il dolore della spina nel cuore.

Perché le persone che ti fanno soffrire sono un bene? Primo, perché ti mettono di fronte a te stesso, a come sei fatto, a ciò in cui credi, a quello che è importante per te. Se una relazione produce sofferenza, vuol dire che manca qualcosa che dovrebbe esserci. E se per te è importante, e per l’altro no, il primo messaggio che ti dà è che siete diversi. Le diversità sono conciliabili, sempre, purché in un rapporto di rispetto paritario ed equivalente. Altrimenti, sono solo differenze.

Lì, c’è il secondo perché importante: le relazioni che ti fanno soffrire ti permettono di capire cosa è fondamentale per la tua felicità. Per questo, sono un bene. Perché l’infelicità, che è assenza di felicità, può aiutarti a cercare una dimensione di vita migliore, una relazione più giusta, un modo nuovo e diverso per comunicare con te stesso e con il mondo. Diventa allora un beneficio, qualcosa di utile per la tua vita, una risorsa.

Come le relazioni infelici sono un bene

Spesso le persone aspettano, e aspettano, una relazione mediamente infelice, diventa piuttosto infelice, poi molto infelice, a volte, dannosa e terribile. Le persone che ti fanno soffrire sono un bene se ascolti i messaggi, li accetti e li comprendi, e poi, li usi. Se una relazione non migliora, peggiora. E nelle relazioni che peggiorano aumentano l’afflizione e la sofferenza, e l’amore soffre. Se soffre troppo, l’amore cambia, e a volte, scompare. “Come” sono un bene? Il “come”, lo decidi tu.

Gianni, marito di Silvia, era la persona che faceva soffrire. Però, c’era ancora amore, nel suo cuore. E non voleva essere una spina. Silvia ha affrontato la sua sofferenza, ha deciso di usarla come risorsa, ha scelto di non voler accettare quella situazione di afflizione come ineluttabile declino della storia di amore in cui aveva creduto per tanti anni. E questo ha creato qualcosa di nuovo, Gianni ha scelto di ascoltare. Oggi la loro relazione è davvero nuova, anche Gianni e Silvia, si sentono nuovi. Non c’è più sofferenza, c’è molto coraggio, pazienza, e anche desiderio di vivere bene, insieme.

Il “come” di Caterina è stato molto diverso. Capire che lui non la amava, scegliere se stessa, mettere da parte le paure e credere non solo nella sua possibilità di farcela, ma anche che meritava un uomo che la amasse. Il suo come è stato affrontare, parlare, e capire che non c’era altro in cui sperare. Così è riuscita a trovare in sé la forza per volersi migliore, e creare una vita in cui la persona che amava non la faceva soffrire

Perché la sofferenza può diventare una risorsa

C’è questa inscindibile duplicità, nel potere che una persona che amiamo e che ci ama, ha: è la persona con cui è possibile avere la relazione più profonda, più ricca, ma anche quella che ha il potere di creare più sofferenza. Sara si è liberata delle amiche da cui si sentiva giudicata, e così, più felice con se stessa, ha creato nuove reti di amicizie, con persone che non hanno nulla da giudicare, ma solo da condividere, da conoscere, da amare. Nomi di fantasia, storie vere, di persone preziose e speciali.

Così, vorrei dire ai Davide che mi stanno ascoltando, che la vostra spina nel cuore siano i vostri genitori così incapaci di riconoscervi ed amarvi, un partner così concentrato su se stesso da non riuscire a riconoscere il vostro dolore, un collega che è sordo e cieco al vostro essere, che lo stato interiore si cambia. Che la sofferenza può diventare una risorsa. Che la vita che vivi, che è anche ciò che provi, ciò che pensi, ciò che sei, la decidi tu, ogni giorno, ogni minuto, ogni pensiero, ogni parola

È la scelta che fai (se è giusta per te), quella che cambia le cose (in meglio)

Posso dirti di Arabella, con genitori duri e repressivi, colleghi di lavoro immaturi e distanti, un partner lontano e poco disposto a cambiare, perché trovo che sia una risposta molto chiara a come, e perché, le persone che ti fanno soffrire sono un bene. Quando ha iniziato a lavorare con me Arabella aveva molta sofferenza, in sé, infelicità, afflizione. Ma voleva trovare il bene. Sapeva che lei era molto di più, ha scelto di essere una persona diversa.

Così ha imparato a vivere con i colleghi senza soffrire, ed anche, ad aiutare. Ha saputo essere vicina a quei genitori, senza aspettative, con un cuore sereno, perché aveva ormai scelto la sua strada. Non del rimpianto, non della vendetta, non della recriminazione, non nel passato, ma nel suo futuro. Così il suo compagno ha iniziato ad essere più vicino, e la trasformazione che è partita da lei, come un’onda, ha migliorato anche la sua vita. Le persone che ti fanno soffrire sono un bene perché se lo comprendi, puoi scegliere che persona sei, e vuoi essere. Una persona che non fa soffrire e sa amarsi, e sa creare valore.

La sofferenza è una grande maestra, se non le permetti di inaridirti il cuore. Sta a te, mantenere sempre accesa la tua primavera. Perché, per dirla con un aforisma di Albert Camus, “nel bel mezzo dell’inverno, ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate”. Il miglior modo di onorare la tua vita è essere la persona migliore che puoi essere.

Questo significa, in fondo, onorare il padre e la madre: significa, onorare la tua vita coltivando sempre la massima espressione di te, e se vuoi imparare a trarre il meglio da ciò che incontri nella vita, sofferenze incluse, contattami.

Scopriremo insieme la strada giusta perché tu possa esprimere appieno il tuo essere ed espandere la tua vita. Annarosapacini.com, pagina contatti, trovi tutti i miei recapiti. Scrivimi, inviami un messaggio, telefona. Rispondo a tutti, sempre. 

Per un primo sguardo a ciò che sei e puoi usare, per scegliere il come del tuo cambiamento, puoi richiedere, direttamente dal sito, il tuo Profilo Grafologico Essenziale, un focus sui tuoi punti di forza trasformativi, che realizzo personalmente e riceverai direttamente nella tua casella di posta elettronica. Se vuoi lasciare un commento, farmi conoscere i tuoi pensieri, ti leggerò molto volentieri.

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Per salutarti, cinque aforismi che parlano di prospettive della sofferenza. Pino Caruso: “Le sofferenze − dicono − migliorano l’uomo. Visti i risultati, proverei con la felicità”. Eschilo: “La sofferenza è la porta della conoscenza”. Fénelon: “Chi non ha sofferto, non sa niente: non conosce né il bene né il male, non conosce gli uomini, non conosce sé stesso”. Il quarto, è un proverbio africano: “Chi non ha sofferto, non sa condividere le sofferenze altrui”. L’ultimo, di Herman Hesse: “Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci”.

Il brano che ho scelto s’intitola “Progress”. Cosa posso dirti? Non arrenderti all’infelicità.  Non ho mai detto che è facile, ma è sempre possibile, trasformare in meglio la propria vita. Anche “facile”, è solo una prospettiva. Iniziare, è sempre il miglior modo per poter arrivare. Ciao, grazie di essere con me in questo viaggio. Ti aspetto alla prossima puntata.

“La sofferenza è una grande maestra, se non le permetti di inaridirti il cuore. Sta a te, mantenere sempre accesa la tua primavera”
-Annarosa Pacini

Crescita e realizzazione personale, comunicazione, motivazione, ispirazione, evoluzione, coaching on line – frasi, pensieri, aforismi e citazioni tratti dal lavoro della dr.ssa Annarosa Pacini (© tutti i diritti riservati: è consentito l’uso con la citazione della fonte e link al sito)

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