Le emozioni che ci fanno intelligenti

Le emozioni che ci fanno intelligenti, podcast
Le emozioni che ci fanno intelligenti, podcast "Comunicare per essere®", Annarosa Pacini
“Comunicare per essere®”, podcast – da ascoltare e da leggere

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In questa puntata vi racconterò di un articolo che ho letto, dedicato alle emozioni, tratto da “Mind”. Anzi, l’intero numero di “Mind – Mente e cervello” di dicembre 2017, era dedicato alle emozioni, al loro ruolo nella nostra vita, a come utilizzarle, comprenderle, governarle.
Questo è un aspetto fondamentale: soltanto riuscendo a comprendere in che modo le nostre emozioni ci influenzino, a volte, ci condizionino, possiamo essere liberi di sperimentarle e di utilizzarle in modo davvero costruttivo per la nostra vita. La consapevolezza gioca un ruolo fondamentale.

Via libera alle emozioni

Le persone con competenze emotive sviluppate sono in media più felici e hanno più fiducia in se stesse; corrono meno rischi di soffrire di problemi cardiovascolari, disturbi gastrointestinali e obesità, tanto per fare degli esempi. Persone che si arrabbiano spesso o trattengono la propria rabbia, finiscono per soffrire di disturbi digestivi, dall’acidità di stomaco al reflusso gastroesofageo; persone emotive che scoprono di avere un intestino particolarmente sensibile; difficoltà di relazione con noi stessi o con gli altri causano rapporti complicati con il cibo, da chi mangia poco a chi mangia troppo.
Perché succede? Spiega l’articolo che accade perchè una buona intelligenza emotiva attenua la reazione dell’organismo allo stress, ma anche i comportamenti a rischio come il consumo di tabacco e alcolici.
Sul piano sociale, più un individuo è emotivamente intelligente più numerosi saranno i suoi amici. A parità di intelligenza e di aspetto fisico, queste persone hanno migliori chance di trovare (e conservare) l’anima gemella. E l’intelligenza emotiva offre un vantaggio anche a scuola e sul lavoro: studenti con buone capacità emotive ottengono voti migliori e hanno anche maggiori probabilità di trovare un impiego. In ufficio, i manager emotivamente intelligenti sono percepiti come leader più capaci e sono meno soggetti alla sindrome da burnout.

Decodificare le emozioni

Nell’articolo ci sono alcuni consigli interessanti, come quello di imparare a decodificare meglio le proprie emozioni. “Sono arrabbiato”, ad esempio, può voler dire mille altre cose, “ce l’ho con me stesso”, “mi sento poco compreso”, “non ho voglia di accettare questa situazione”
Soprattutto, se vi trovate ripetutamente a vivere le stesse emozioni sgradevoli in situazioni difficilmente modificabili, è importante provare ad esaminare i bisogni insoddisfatti che sono all’origine di queste emozioni. Una collera ricorrente ci può segnalare che il nostro bisogno di giustizia e rispetto non è appagato; prendendone coscienza, possiamo identificare in quale ambito succede (magari sul posto di lavoro) e poi fare in modo di soddisfarlo là dove è possibile farlo (nelle relazioni sociali).
E’ importante anche assumersi la responsabilità di ciò che si prova: invece di dire «sei davvero snervante», assumetevi la responsabilità di ciò che provate e dite «sono snervato/a». Quindi, dovete spiegare perché sentite questa emozione, ma anche in che cosa il comportamento del vostro interlocutore è legato al modo in cui vi sentite: «Se mi fai aspettare, perdo del tempo prezioso durante il quale avrei potuto fare altro».

La consapevolezza aiuta le emozioni

E’ una tecnica che applico spesso, nella mia attività di counselor, e si rivela di grande aiuto in tante momenti della vita: dai genitori stressati dai figli nella gestione di cose quotidiane, come fare i compiti, al professionista che ogni giorno si trova ad affrontare situazioni di grande competitività e così via. Naturalmente, nel mio lavoro questa tecnica è personalizzata, cioè non applicata come tecnica generale, ma calibrata sulle caratteristiche della scrittura, il che la rende ancora più efficace.
Come possiamo migliorare la nostra capacità di regolare le emozioni?
Secondo l’articolo, spesso la prima tappa consiste nell’accettarle con indulgenza. Molte persone incontrano difficoltà non tanto perché vivono emozioni sgradevoli (cosa inevitabile), quanto perché cercano disperatamente di sbarazzarsene. Questi tentavi di aggiramento non sono soltanto poco efficaci sul breve termine, ma possono causare problemi nel tempo, come disturbi cardiaci o depressione.
Io preferisco applicare, come strumento fondamentale, la consapevolezza e il pensiero profondo. Comprenderle ci permette di gestirle, e non c’è assolutamente bisogno di aggirarle, perché una volta che diventiamo padroni delle nostre emozioni, possiamo governarle, e allora sì, anche essere indulgenti, poiché siamo in grado di decidere in quale direzione andare.

Dal dire al fare

Infine, l’articolo contiene anche dei consigli pratici: acuire i propri sensi, per vivere al meglio le situazioni, trasformare i piccoli piaceri in momenti speciali, prendere consapevolezza della propria fortuna. Valutare quanto la propria sorte potrebbe essere meno invidiabile, passare in rassegna i lati positivi della propria esistenza, amare i bei momenti e dire grazie alla vita ci rende più felici. Mi sembrano consigli condivisibili, per quanto un po’ generici.
Come si traducono nella realtà? Acuire i propri sensi, andare a fare una bella passeggiata e non farsi distrarre dal cellulare, magari così si riuscirà a godere l’aria tiepida o la luce del sole che illumina il cielo.
Certo, la consapevolezza fa comunque la differenza. Acuire i nostri sensi significa anche percepire più stimoli, e quindi, anche gestirli.
Se invece di una passeggiata si tratta di una riunione di lavoro, il consiglio funziona solo se siamo già ben allenati a gestire le emozioni.
Trasformare i piccoli piacere in momenti speciali… vi piace la cioccolata? Non mangiatela tutti i giorni, ma solo il giovedì. Sono d’accordo nì.
Sono d’accordo se lo si usa come strategia per cercare di star bene, quindi, allontanare lo stress. Ma non come strategia per dare valore a ciò che si fa. Il valore di ciò che facciamo dipende da noi, non dall’esterno. Il tempo che passo con una persona che amo conserva il suo valore, non è inversamente proporzionale a quanto spesso avviene. Anzi, le cose belle danno valore alla vita, ancor più le belle relazioni (ne parlerò in una delle prossime puntate, delle relazioni che funzionano, perché funzionano, come farle funzionare, e anche perché non funzionano…), quindi, perché limitarle?
Passare in rassegna gli aspetti positivi della nostra vita è sempre utile, ma, nella mia esperienza, so che è altrettanto utile, anzi, direi, necessario, capire quali sono gli aspetti che vogliamo cambiare, quelli meno positivi. In ogni caso, un bel numero, vi consiglio di leggerlo, potete acquistare sicuramente la copia arretrata.
Ma come si concretizza l’intelligenza emozionale nella vita, come possiamo governare le emozioni che scopriamo? E, soprattutto, tutti allo stesso modo? Direi di no. Per lo meno, io preferisco trovare il modo giusto per ognuno. E nella prossima puntata parleremo del rapporto tra emozioni, personalità e scrittura.
Vi aspetto sulle mie pagine social. Scrivetemi, commentate, lasciate le vostre opinioni. Grazie a tutti quelli che mi contattano, per i vostri commenti positivi e per la vostra partecipazione.
Aforismi: “L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi” Khalil Gibran

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