La felicità che ottieni è la felicità che dai

La felicità che ottieni è la felicità che dai: questo è vero in tutto, nella vita, particolarmente nelle relazioni. Se una persona che ami ti fa soffrire, stai pur certo che non è al meglio di sé. Se tu fai soffrire qualcuno che ami, di certo c’è molto che puoi fare per stare meglio. E non solo nelle relazioni più importanti della vita, in tutte le relazioni. In fondo, ogni relazione è importante, a suo modo. E se il tuo partner gioca un ruolo essenziale nella tua vita, anche a livello di spazio e tempo che occupa, in altro modo, ha un ruolo anche un amico, un collega di lavoro, un vicino. La felicità puoi osservarla. Cioè puoi capire se c’è, o non c’è, e determinarla, cioè decidere se farla aumentare e diminuire. Adesso ti racconto una storia, così iniziamo da cosa non è felicità.
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L’amore, essere diversi e capirsi. Essere uniti ma indipendenti. Vivere per migliorarsi, e così amare meglio

A questo argomento ho dedicato anche un post, nel mio blog, che inizia così: “Se l’amore è amore, il vivere insieme porta ad un’intelligente alchimia di diversità. Un cambiamento spontaneo, perchè la gioia negli occhi di chi ami è più importante di un rametto di rosmarino”. L’articolo prende lo spunto da un post che avevo letto su Facebook, che riportava una frase di Luciana Littizzetto “Amare significa amare qualcuno così com’è. Volere che sia diverso non è amore, ma un desiderio egoistico. Non cercare di migliorare qualcuno in nome dell’amore. Sarebbe un miglioramento solo ai tuoi occhi, non ai suoi. (…) Sono quarant’anni che glielo dice, ma lei, niente (…)”. Cosa?

Raccontava la storia dei suoi genitori. Quarant’anni d’amore. Quarant’anni in cui lei aveva continuato a preparare il risotto mettendo sempre il rosmarino, e lui, a toglierlo. Ogni volta, ogni risotto. Non potevo resistere alla tentazione di applicare a questa piccola storia una visione diversa, in cui la comunicazione è la chiave del cambiamento, in cui essere è comunicare amore e dare felicità. Non so che impressione ti faccia, questa immagine. A me, pensare a due persone che vivono insieme da quarant’anni, e nessuno dei due ha cercato una strada migliore, nessuno dei due ha superato i suoi limiti, nessuno dei due ha trovato gioia, e felicità, nell’essere, insieme, diversi, mi rattrista un po’.

E’ la bellezza dei piccoli gesti che fa grande la vita

Non è un’immagine rara, è molto comune, e si trova in coppie di trentenni, quarantenni, cinquantenni, sessantenne, non è che bisogna arrivare ad ottant’anni. S’inizia molto prima. Cosa ci racconta, questa storia del rosmarino? Che non sono felici, davvero, e non creano felicità, davvero. Almeno non in quel momento.

Mi dirai che il rosmarino è poca cosa. Sembra, poca cosa. Ma sono proprio i piccoli gesti che fanno grande la vita. Cambiare non significa cambiare per qualcuno o per accontentarlo, significa seguire quello che senti vero ed autentico dentro di te, perciò, migliorare. Sempre, anche nell’amore e nelle relazioni. Cosa si potrebbe fare in una situazione di quel genere? Molto. Ad esempio, anche al mio compagno di vita non piacciono i tronchi di rosmarino nei cibi. Non è un problema: coltivo il rosmarino nel vaso e metto nel piatto piccoli rametti freschi e morbidi; se è secco, uso il macinacaffè e diventa una polvere profumatissima. Se non è essenziale, cerco un’altra spezia. A volte, metto anche il rametto. In verità, anche lui fa la sua parte: a volte lo mette da una parte, se è piccolo lo mangia. Non è un problema, il rosmarino. Il “problema” è quello che c’è dietro. Nelle relazioni non si cambia perché si deve, o per l’altro. A volte, non si accorge nemmeno che c’è. E’ proprio il crescere della relazione che porta ad un’evoluzione personale autentica, in cui nulla è più importante del costruire una vita ricca di armonia, e felicità.

Senza comprensione, l’amore non trova più le parole giuste

E’ proprio la mancanza di comprensione, comunicazione, a volte, amore, che porta al reiterarsi di gesti, piccoli e grandi, che si sa non essere piacevoli per chi si ama. Sono segnali. Segnali, messaggi, comunicazione. Non “nulla”. Segnali. In quarant’anni di vita insieme, uno dei due avrebbe anche potuto scegliere di diventare più creativo. Certo, i modelli culturali di genere hanno la loro importanza.

Per certe generazioni, si fa quello che si deve fare, e si parla poco. Ma questo tipo di atteggiamento si trova in ogni generazione, anche in quelle più giovani. Io ho lavorato con tantissime coppie, lavoro con tantissime coppie, che attraversano fasi di comunicazione non valoriale, di opposizione, di sofferenza. Quando un partner fa qualcosa che fa soffrire l’altro, ha bisogno, prima di tutto, di lavorare sul suo personale equilibrio interiore, sulla sua felicità.

E’ proprio il fatto di aspettarsi che sia l’altro a risolvere la tua infelicità a rendere egoisti e pretenziosi. Il “rosmarino” di questa storia è una sorta di allegoria. Potrei sostituirlo con lui che non vuole rinunciare al suo hobby preferito per stare un po’ di più con lei, perché pensa che lei non lo capisca. Con lei che non vuole rinunciare alle pulizie di domenica perché pensa che lui non rispetti la sua fatica. Potrei sostituirlo con cose piccole, lui compra il petto di pollo al supermercato, intero, e non a fette. Perché non tiene conto che lei poi deve scongelarlo, e faticare. Lei che ci mette troppo tempo a prepararsi, e non inizia mai prima, perché glielo fa apposta, lo vuole punire perché non le piacciono i sui amici. E poi, cose grandi, quelle che è difficile negare. Lui che sempre più ti critica, ti offende, urla, ti dice che non lo capisci, che pensi solo a te, e a te, non pensa mai. Lei che sembra che ti ami ancora, eppure, pare sempre così arrabbiata, con te, così distante

Infelicità provata, infelicità comunicata (e viceversa)

So che se ci pensi, al lavoro, alla famiglia, a te figlio, ai tuoi figli, alla coppia, ad un amico, saprai trovare tanti di questi segnali, di questi messaggi. Tutti i rapporti umani sono importanti, ma quelli che hanno più spazio e più tempo, nella tua vita, ancora di più. Quel tempo, e quello spazio, sono vita.

Quarant’anni di fastidio, ad ogni pasto. Lei che cucina e mette nel cibo qualcosa che sa che a lui non piace. Lui che lo toglie. Modelli di coppia di un tempo. Routine che diventano modi di essere. La felicità puoi osservarla, se c’è, la riconosci, si mostra.

La vedi nella gentilezza, nell’ascolto, nella disponibilità. Se non c’è, lo vedi, perché gentilezza, ascolto, disponibilità, diminuiscono, fino a diventare aggressività, distanza, chiusura. La felicità puoi determinarla, cioè crearla, costruirla, a partire dalle piccole cose, fino alle grandi. Se la coppia della storia fosse una coppia di miei clienti, io prima cercherei di capire cosa significhi per loro quel gesto, quale sia il messaggio, insieme a loro; poi loro deciderebbero come darlo, in un modo diverso, più nuovo, più portatore di felicità. Se la felicità che ottieni è la felicità che dai, e se per dare felicità devi prima costruirla dentro di te, va da sé che se dai poca felicità, vuol dire che non sei felice. Non abbastanza, non quanto potresti.

Non sei “non felice” perché l’altro ti rende non felice. Sei “non felice” perché nessuno dei due s’impegna abbastanza per la propria felicità. Che solo da lì arriva una vita davvero soddisfacente, nelle relazioni e in tutto ciò che vuoi costruire. Questa puntata risponde anche ad una domanda, che è all’interno di un bellissimo e lunghissimo, messaggio, che mi ha inviato Beatrice: “…ormai da mesi non facciamo che discutere. Io facevo di tutto per accontentarlo, ma lui non lo vedeva. Anzi, lui dice che è il contrario. Ma c’è un modo per capire cosa si nasconde dietro a tutto questo?”.

Ogni gesto, è un messaggio. Scegli bene le parole

Sì, ci sono tanti modi. Uno, è questo. Ricordarti che ogni gesto, anche il più piccolo, è un messaggio. Anche un rametto di rosmarino nel risotto. Che importanza dargli, lo decidi tu. Come rispondere, lo decidi tu. Che felicità vuoi nella tua vita, lo decidi tu. Mi piace questa idea di dialogo a distanza: se anche tu hai una riflessione che vuoi condividere, una domanda che ti piacerebbe utilizzassi come ispirazione, scrivimi. Scrivi a comunicare (at) annarosapacini.com 

Intanto, ti ricordo che dal mio blog, annarosapacini.com, puoi richiedere anche adesso, il tuo Profilo Grafologico Essenziale, una sintesi dei tuoi punti di forza strategici, che realizzo personalmente e riceverai nella tua posta elettronica. Nella pagina contatti trovi tutti i miei recapiti, così se vuoi saperne di più sul mio metodo e se vuoi portare più felicità nella tua vita e scoprire la strada migliore per te, scrivimi, ne parleremo insieme.

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“Per essere felici, bisogna prima imparare ad essere saggi”

-Annarosa Pacini

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