Io sono ciò che voglio essere, e tu?

Io sono ciò che voglio essere, e tu? Comunicare per essere® podcast, la comunicazione per l'evoluzione personale, Annarosa Pacini
"Io sono ciò che voglio essere. Non dico che sia facile, o semplice. Dico solo che vale la pena di impegnarci per essere ciò che siamo e per ciò in cui crediamo". Annarosa Pacini podcast
“Comunicare per essere®”, podcast – da ascoltare e da leggere

Benvenuti all’ascolto – e “alla lettura” – di “Comunicare per essere®” podcast. Evoluzione personale, strumenti e visioni per migliorare la tua vita e i rapporti con gli altri. Approfondimenti e news li trovi, come sempre, su questo sito, annarosapacini.com

Io sono ciò che voglio essere, e tu? – Life coaching, comunicazione, crescita personale

Podcast. Il tema della puntata come e perché essere ciò che vogliamo essere. Ti racconto alcune tappe della mia vita, come ho fatto ad essere ciò che volevo essere e perché ho deciso di farlo, e perché dovresti farlo anche tu. Quanto sono importanti gli altri nel percorso di crescita della nostra consapevolezza, in positivo e in negativo. E di come la vera felicità nasca soltanto dall’essere autentici, in equilibrio e in armonia con la nostra natura più vera. Ed è così, attivando la tua consapevolezza profonda che, qualunque situazione, obiettivi da raggiungere, aspirazioni da realizzare, problemi da risolvere, diventa un’occasione per far evolvere la tua vita. Ed essere autenticamente felice.

Riconoscere l’altro per ciò che autenticamente (ovvero, uscire fuori dai modelli)

L’ispirazione per questa puntata è arrivata da un interessante scambio di punti di vista con un mio carissimo amico, Ermanno. Questa volta, Ermanno è il nome vero. E’ una persona curiosa, attiva, sempre pronta a scoprire cose nuove. Ci conosciamo da tanti anni, e se c’è una cosa che non è mai mancata, è un dialogo onesto e sincero.
Eppure, nonostante tutto, a volte anche Ermanno non mi vede per ciò che sono, ma per ciò che pensa che sia. A volte pensa che la mia comunicazione così assertiva possa essere una forma di “preoccupazione” nei confronti del suo essere e della sua sensibilità, e quindi, magari, forse vorrei dire cose meno assertive ma non lo faccio.
Ognuno di noi, come sappiamo, interpreta la realtà sulla base dei modelli che ha interiorizzato, e credo quindi che Ermanno abbia le sue buone ragioni per pensarla così. Ma non sono valide, in questo caso, per me, non sono giuste. E poiché io metto sempre in pratica tutto ciò in cui credo e imparo, mi sono detta, perché non sfruttare questa occasione per chiarire ancora meglio cosa significa “essere se stessi”, e non un “se stessi” qualunque, ma il miglior se stessi possibile, all’interno della mia visione, della filosofia di comunicare per essere.

Riconoscere chi sei, per dare alla luce te stesso

A quattordici anni mi è accaduto di discutere con una persona adulta che si lamentava per l’occupazione di uno spazio libero da parte di un gruppo di bambini. Ricordo di essere uscita vincitrice da quel confronto, ma anche che avevo la sensazione di essermi lasciata trasportare in un modo che non mi apparteneva. Ho deciso in quel momento che non avrei mai più affrontato una discussione senza mantenere una visione chiara ed equilibrata della situazione, possibilmente, anche pacifica. Così è stato. La mia perseveranza nel chiarire e nello spiegare un punto di vista è ben nota a chi mi conosce, dagli amici ai clienti, insieme alla chiara percezione del mio rispetto e dell’ascolto sincero nei confronti della persona che mi trovo di fronte. Così, anche quando ci si confronta su punti di vista diversi, c’è sempre comprensione. Perciò, la mia assertività non è una tecnica, ma uno stato dell’essere. Che appartiene alla mia natura autentica e che, poiché mi piace ed è in armonia con ciò che sono, ho anche allenato. Tant’è che “assertività” è solo uno dei termini con cui potrei definire il mio stile comunicativo. Quello che trovo più rispondente è “avere a cuore”, avere cura, preoccuparsi di.
Questo è ciò che sento, questo è ciò che io sono, questo è quello che cerco sempre di esprimere e di essere.

Scopri chi sei e usa il potere della trasformazione (la grafologia aiuta)

Sei una persona irascibile? Basta scoprire i motivi per cui provi certe sensazioni e ti lasci andare a certe reazioni. Valutare i risultati che ottieni. Capire quali sono quelli che vuoi ottenere. E poi, trovare un modo equilibrato e giusto per esprimerlo. In maniera costruttiva, assertiva, positiva. Positivo nel significato di buono, utile. Anche una critica, che afferma il valore, il pregio di qualcuno o di qualche cosa, che ne riconosce obiettivamente i meriti, può essere positiva, pur senza nascondere la verità.
Grafologicamente parlando, una persona irascibile con una scrittura grande, grossa, pesante, ha motivazioni e soluzioni ben diverse dall’irascibilità di chi ha una scrittura molto angolosa, nervosa o stentata. Per questo, la “buona” comunicazione è quella personale, cioè quella più adatta alla tua natura originaria.
Sei una persona che a volte si sente sopraffatta o non compresa dagli altri? Come sopra. Bisogna trovare le risposte, capire i motivi, decidere gli obiettivi, ed attivare nuove strategie per l’espressione di ciò che sei e la realizzazione del nostro essere. Una persona con una pressione filiforme, nella sua scrittura, dovrà fare appello a risorse diverse da quelle che potrà attivare una persona con una scrittura in cui script e corsivo si alternano in modo variabile. Ma anche tu puoi trovare il tuo equilibrio e la tua felicità interiore.

Se un’esperienza ci aiuta ad evolvere lo decidiamo noi

Il periodo universitario è stato molto interessante, per la crescita della mia consapevolezza. Ad alcuni professori universitari gli studenti lavoratori davano fastidio. Un docente, un luminare nella sua materia, decise di darmi 27, il voto più basso che ho preso, soltanto perché ero uno studente lavoratore. “Chi studia, deve solo studiare. Chi lavora, vuol dire che non è interessato davvero allo studio”.
Diamine, ed io che pensavo che invece chi studiava e lavorava con impegno, mostrasse un interesse ancora più forte nello studio. Il suo assistente mi corse dietro, appena uscita dall’aula, per scusarsi per il trattamento del professore nei miei confronti. Mi sono comunque laureata con 110 e lode. Questo per dire che il risultato dipende dal nostro impegno, a dispetto di ciò che altri vogliano farci credere.
Certo, quella è stata un’ingiustizia, giudicare una persona non per ciò che è, ma per ciò che rappresenta per te, un’idea che hai di ciò che è. Un errore grave. Ancor più da parte di chi si occupa di formazione, che dovrebbe avere, alla base, il rispetto dell’altro.
Nella mia vita, mi è capitato molto spesso. All’Università non vedevano di buon occhio che fossi una giornalista e uno speaker radiofonica, pregiudizi e stereotipi a go go sull’idea della donna che studia e su un certo tipo di lavoro.
A scuola, nelle mie prime esperienze come insegnante, non vedevano di buon occhio che fossi un’insegnante ma anche una pedagogista che voleva mettere il valore dello studente al primo posto, prima del nozionismo, prima dei pre-giudizi.
In Tribunale, è stato ancora più divertente. La prima volta in cui come consulente del Giudice sono stata chiamata a testimoniare (la grafologia forense è una disciplina molto rigorosa, un settore di studio affascinante), l’avvocato del cliente che aveva falsificato le firme, non potendo attaccare lo consulenza tecnica che avevo effettuato, tentò di dire che chissà che preparazione avevo, dato che scrivevo articoli on line sulla comunicazione e sull’accordo di coppia.
Sono tutti luoghi comuni, gabbie, in cui le persone vogliono chiudere altre persone. Si può essere una cosa, ma non più di una. Va bene se siamo così, ma non in un altro modo.
Ma chi deve decidere chi sei? Tu, o gli altri? E, rinunciando ad essere pienamente te stesso, sei più felice? No. Più passa il tempo, più rinunciamo ad essere ed esprimere noi stessi, più le cose si complicano. Ci si accontenta. Ma vivere non è sopravvivere. Vivere è scegliere, agire, decidere, con coraggio, anche quando la strada non è semplice. E’ essere te stesso.

Tu sì che vali

Trovo che la conoscenza sia uno strumento straordinario per arricchire la nostra anima. Una conoscenza non fine a se stessa, ma creativa, trasformativa, realizzativa, evolutiva. Dove la comunicazione gioca un ruolo fondamentale.
La mia visione è la mia vita, ciò che io sono. Così ho cercato di “essere me” anche nel lavoro che ho deciso di fare. Una professione che ho scelto perché mi consente di aiutare le persone a scoprire e riscoprire la loro unicità, ad essere autentiche.
Avrei potuto fare altre scelte, nella vita, forse più facili o più abbaglianti, ma ho sempre sentito che questa era la mia strada.
Credo profondamente nel valore e nelle straordinarie possibilità di ogni essere umano, e dell’umanità. Un valore che può illuminare la nostra vita e quella di chi incontriamo.
Se questo significa essere più cose insieme, pedagogista, grafologa, giornalista, speaker, studiosa, ricercatrice, formatrice, vuol dire che ho più cosa da fare e da imparare. Mi piace anche il running, cucinare, mangiare sano, leggere, imparare lingue ed avere amici di language exchange, tutto quello che riguarda la comunicazione digitale, il web, ma anche spiritualità, filosofia, fisica quantistica, tra le altre cose.
Essere di più è un bene. Non credete a chi vuole che siate meno di ciò che siete.

Scegli la tua strada

Allora, caro Ermanno, sempre ti dirò ciò che penso, perché il vero rispetto richiede autenticità e sincerità, ma con l’assertività che mi appartiene. E così nei podcast continuerò a curare ogni parola ed ogni espressione con grande attenzione. E’ un po’ come fare radio. Mi piace.
Per approfondimenti ed informazioni, naviga in questo sito, annarosapacin.com o seguimi sul social che preferisci.
Questa volta abbondo un po’ con gli aforismi, perché ne ho trovati alcuni che trovo davvero azzeccati:
– “La cosa che è veramente difficile, e anche davvero incredibile, è rinunciare ad essere perfetti ed iniziare il lavoro di diventare se stessi” (Anna Quindlen)
– “O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso” (Gialal al-Din Rumi)
– “Non preoccuparti se gli altri non ti apprezzano. Preoccupati se tu non apprezzi te stesso” (Confucio)
– “La stima di sé è il contenuto più profondo della vita umana” (Sándor Márai)

Io sono ciò che voglio essere. Non dico che sia facile, o semplice. Dico solo che vale la pena di impegnarci per essere ciò che siamo e per ciò in cui crediamo.
Spero che anche per te sia lo stesso. Scrivimi, se vuoi. Presto sarà on line la mia app. Un modo per rimanere ancor più in contatto.
Grazie per l’ascolto