Avere problemi non è un problema

Avere problemi non è un problema, Comunicare per essere® podcast, la comunicazione per l'evoluzione personale, Annarosa Pacini
Il tema della puntata è il bello dell’avere problemi. Avere problemi non è un problema. Avere problemi significa avere cose da fare, da risolvere, da migliorare, poter affrontare nuove sfide, superare noi stessi e i nostri limiti, impegnarci per realizzare i nostri sogni. Problema=soluzione. Annarosa Pacini podcast, la comunicazione per l'evoluzione personale

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Avere problemi non è un problema

Podcast. Il tema della puntata è il bello dell’avere problemi. Avere problemi non è un problema. Avere problemi significa avere cose da fare, da risolvere, da migliorare, poter affrontare nuove sfide, superare noi stessi e i nostri limiti, impegnarci per realizzare i nostri sogni. Pensare che avere problemi sia un problema fa sì che ci vediamo come persone limitate, che ci guardiamo intorno alla ricerca di chi ci sembra essere meglio di noi, che finiamo per vivere con i nostri problemi come se quella fosse la situazione giusta. Non lo è. D’altronde, ce lo insegnano sin dalle scuole: per ogni problema, c’è una soluzione. Quella è la soluzione giusta. Perciò, fate un elenco dei vostri problemi ed iniziate a trovare le soluzioni. E’ così che a scuola si prende dieci e lode. E anche nella vita. Problema=soluzione

Mal comune non è mezzo gaudio

Io non condivido la visione del “mal comune, mezzo gaudio”. Almeno per me, il fatto che una situazione non piacevole sia condivisa da altri, non solo non fa differenza, ma certo non è motivo di gaudio. Se ho un problema da affrontare, è un mio problema. Se altre persone hanno un problema simile, spero che lo risolvano, mi dispiace per loro, gli sono vicina, cerco di aiutarli.
Pensiamo ai problemi di salute: sapere che qualcun altro ha un problema di salute simile al nostro, può farci stare meglio? No. Se qualcuno si risollevasse il morale per questo, allora dovrebbe, subito dopo aver risolto il problema di salute, cercare di risolverne anche altri, che sicuramente ci sono. Se invece riuscisse a guarire, allora sarebbe molto interessante scoprire come, varrebbe la pena approfondire.
Credo però in una uguaglianza fondamentale degli esseri umani. Che non significa che siamo tutti uguali, anzi. Come sapete – se ascoltate da un po’ di tempo il mio podcast -, la valorizzazione dell’autenticità dell’individuo, la piena espressione dell’Io originario è uno dei cardini del mio metodo e delle mie teorie. Ma condividiamo tutti una realtà di fondo, un mondo in cui vivere, un corpo in cui esistere, necessità primarie e secondarie, gioie e sofferenze. Gioie e sofferenze che ciascuno affronta, risolve, interiorizza, in modo assolutamente personale.
Per tornare all’esempio che ho fatto sopra, sapere che altre persone condividono una situazione simile, nell’ambito della salute, può essere d’aiuto, per sentirsi meno soli, per cercare nuove soluzioni, per aiutare. “Mal comune, mezza comprensione”, così mi piace di più. Avere esperienza di una certa situazione può aiutarci a comprenderla meglio, a comprendere meglio gli altri, a comprenderci vicendevolmente.

Se ci lasciamo sopraffare dalla situazione, la soluzione del problema si allontanerà

La possibilità di unire la dimensione unica, personale, con quella di condivisione e comprensione è uno degli aspetti che più mi appassiona della grafologia.
Avere problemi non è un problema non significa che un problema non debba essere vissuto come un problema, o che non dovremmo sentirne il peso, o la difficoltà. Siamo esseri umani, come tali, abbiamo qualche limite. Ma pensare che siamo meno degli altri, perché abbiamo dei problemi, questo è un errore. Uno stesso problema può produrre effetti molto diversi, per una persona può essere facile risolverlo, per un’altra molto difficile. Se ci lasciamo sopraffare dalla situazione, la soluzione del problema si allontanerà. C’è una frase di Gandhi che mi ha molto ispirato, quando frequentavo l’Università. Era un invito ad agire, anche quanto l’obiettivo che ci troviamo davanti appare immenso. Perché, giorno dopo giorno, anche una montagna di lavoro, poi scompare.

Problemi di lavoro: un problema, tante soluzioni. Per ognuno, la sua

Come affrontare un problema? Partiamo da un esempio. Una persona ha problemi di lavoro. Un evento, purtroppo, sempre più frequente, e comune a molti. Problemi di lavoro può significare molte cose: da difficoltà a trovare lavoro a timore di perdere il lavoro, da un lavoro non soddisfacente che si pensa di non poter lasciare ad un lavoro che ci piace in cui siamo sfruttati. A “problemi di lavoro” ognuno dà il significato che più corrisponde alla sua attuale esperienza di vita.
Nel nostro esempio, parliamo di una persona che ha molte risorse e qualità, ma non riesce a trovare l’occasione giusta. Porta avanti progetti, accetta lavori, ma non si sente soddisfatta.
Come reagirà? Dipende. Dipende da come è, da come ha vissuto, da come percepisce se stessa e il mondo intorno a lei.
Una persona con una scrittura piccola, non rapida, molto accurata, rotonda, potrebbe pensare di non farcela, a cambiare la situazione. Questo potrebbe bloccarla e impedirle di agire, quando invece le sue risorse – attenzione, sensibilità, discrezione, amabilità – potrebbero rivelarsi vincenti in molti settori.
Una persona con una scrittura grande, veloce, non molto accurata, rotonda, potrebbe pensare di riuscire a farcela, a cambiare la situazione. Ma potrebbe accaderle di non valutare bene pro e contro, e quindi, di cambiare in un modo che non è quello davvero più giusto per lei. In questo caso, riuscire a comprendere meglio i moti interiori diventerebbe una delle risorse più importanti per risolvere i problemi di lavoro.
Una persona con una scrittura di grandezza media, leggibile, accurata in modo spontaneo, con tratti dinamici e giusto rapporto angolo/curva potrebbe risolvere il problema di lavoro nel modo più giusto per lei, ma, ad esempio, se mancasse di motivazione o avesse situazioni affettive limitanti, potrebbe comunque arenarsi.
Potrei andare avanti all’infinito. Questi sono esempi che si riferiscono ad un solo aspetto di una scrittura, pensate quante sono le risorse di cui ciascuno di noi dispone.

Problemi di lavoro: un problema, tante soluzioni. Per ognuno, la sua

Più in generale, a volte ci sembra di essere gli unici ad avere un problema o di avere più problemi degli altri o di risolverli meno o che i nostri sono più grandi o forse che siamo noi, il problema.
Ecco, questo è quello che dobbiamo cambiare.
“Qualunque situazione – ci ricorda il dizionario – caso, fatto, che, nell’ambito della vita pubblica o privata, presenti difficoltà, ostacoli, dubbî, inconvenienti più o meno gravi da affrontare e da risolvere è un problema”.
Tutti abbiamo i nostri problemi. E per ogni problema c’è una soluzione.
Perciò, orientiamo il nostro sguardo nella giusta direzione. Noi disponiamo di tutte le risorse, facciamo emergere la nostra potenzialità di trasformazione, rafforziamo la nostra consapevolezza, e, ciascuno secondo il suo essere unico, saprà e potrà trovare le giuste risposte.

I problemi servono, sono utili. Possono farci migliorare. Dico sempre ai miei cari clienti, un po’ anche allievi, che siamo tutti uguali e tutti diversi. Che tutti sperimentiamo umanamente la vita ma ognuno deve poi fare appello alle sue risorse per trovare le sue strade. Avete un problema? Lo si risolve. Vuol dire che avete una possibilità in più per essere migliori.
Se volete approfondire questi argomenti su questo sito trovate molti approfondimenti. Se invece vi interessa avviare un percorso di crescita personale con me, rovate tutti i miei recapiti.
Per salutarvi, ho scelto proprio l’aforisma di Gandhi:
“Se lasciamo che la nostra mente vaghi nella considerazione della vastità del compito che ci sta davanti, ci sentiremo sperduti e finiremo per combinare nulla. Ma se ci mettiamo decisamente all’opera, ci accorgeremo che anche una montagna di lavoro cala di giorno in giorno e poi finisce” (Gandhi)
Forza allora, all’opera. Realizzate voi stessi, non rinunciate ai vostri sogni. Come direbbe Irene Grandi, “c’è da fare”: e allora, diamoci da fare.