Il cellulare (e il porno) annullano l’anima

Il cellulare (e il porno) annullano l’anima. Comunicare per essere® podcast, grafologia e comunicazione per la crescita personale, Annarosa Pacini
...Accade così che io sappia cosa fanno i figli con il cellulare, e possa leggere, e possa vedere con i miei occhi, perché sono i figli che non solo me lo dicono, ma che hanno bisogno di capire come affrontare un mondo che non ha più regole... Annarosa Pacini podcast

Ciao, benvenuto all’ascolto di “Comunicare per essere®” podcast. Comunicazione, grafologia, scrittura, strumenti e metodi pratici ed efficaci (formazione, life coaching, counseling), per migliorare la tua vita e i rapporti con gli altri.
Per ascoltare il podcast puoi scaricare l’app direttamente sul tuo cellulare per Android e per iOS, cercando, su Google Play e App Store, “Annarosa Pacini” o “Comunicare per essere”. Aggiornamenti, news ed extra su questo sito, annarosapacini.com.
E se questo podcast ti piace, lascia un commento o una recensione su iTunes o sugli stores, per aiutare chi è interessato alla crescita personale, come te.

Il cellulare (e il porno) annullano l’anima

Podcast (Comunicazione, relazioni, tecnologie). Quando ascolto genitori dire: “Io non so cosa fa mio figlio/a con il cellulare” o “Non mi interessa cosa fa mio figlio/a con il cellulare” o insegnanti che affermano che non è compito loro controllare cosa fanno i ragazzi con il cellulare o, ancora, leggo titoli di post di neo-esperti tuttologi di relazioni familiari, educazione, pedagogia, di tutto-di-più, tipo “I genitori non hanno colpa di niente”, mi preoccupo molto. Ho come l’impressione che ci sia, ormai, una costante e progressiva deriva, che mi ricorda molto l’abbandono o la rinuncia. Mi piacerebbe sapere tu cosa ne pensi, quali sono le tue esperienze, e le tue opinioni, a proposito di quello di cui ti parlerò in questa puntata. Anche di porno e cellulari. Soprattutto, di responsabilità.

Net generation, le responsabilità degli adulti

Io ritengo, invece, che gli adulti abbiano grandi responsabilità nei confronti dei giovani. Tutti gli adulti, nessuno escluso. Non colpe, responsabilità. La responsabilità è una cosa positiva, se ne sei consapevole, ti dice quanto potere hai sulla tua vita, e su quella degli altri. Potere in senso positivo, realizzativo, di trasformazione. Non nel senso di comando e dominio. “Potére, Capacità, possibilità oggettiva di agire, di fare qualcosa; con tutta la forza e l’impegno di cui si è capaci, a più non posso; tutto ciò che si ha la possibilità di fare, compiere ogni sforzo per riuscire in un’impresa”.
Nella mia attività, dato che mi occupo di relazioni interpersonali e crescita personale a tutto tondo, incontro persone di ogni età, incontro i figli, i genitori, i mariti, le mogli, i single, i partners, i professionisti, gli imprenditori, gli studenti, gli insegnanti, chi cerca lavoro, chi lo vuole cambiare, chi non sa cosa vuole fare, i grandi, i piccoli, gli acerbi e i maturi. Acerbi e maturi non necessariamente in senso anagrafico.
Esseri umani. E con loro, con ognuno di loro, instauro relazioni di grande fiducia, fiducia per la quale sono profondamente grata.
Accade così che io sappia cosa fanno i figli con il cellulare, e possa leggere, e possa vedere con i miei occhi, perché sono i figli che non solo me lo dicono, ma che hanno bisogno di capire come affrontare un mondo che non ha più regole, in cui il “fidanzatino” di quattordici anni invia porno osceni alla “fidanzatina” di dodici. E per lei, è “normale”.
A scuola, in tante scuole, i ragazzi si offendono gli uni con gli altri a colpi di selfie e di messaggi al vetriolo, nelle ore di lezione. Nelle ore di lezione. Anzi, una volta, c’era il problema di trovare l’insegnante che coprisse l’ora di supplenza, oggi non c’è più, ci pensa il cellulare. Accesso a tutto. Il terminale digitale come strumento di potere e potenza, questo sì, con il significato di “influire sul comportamento altrui, di influenzarne le opinioni, le decisioni, le azioni, i pensieri (…) capacità di attrarre, di legare a sé, di mettere in uno stato di soggezione psicologica”.

Senza comunicazione vera si finisce per perdere il contatto con il mondo intorno a noi

Di storie, come puoi immaginare, potrei raccontartene molte. Mi viene in mente Arduino, un uomo, vittima di pornodipendenza. La sua scrittura rivela una natura poco propensa ad affrontare i problemi e molto portata ad evitarli, una difficoltà che affondava le sue origini nella storia familiare, una storia in cui nessuno parlava davvero chiaramente, e tutti facevano finta di non avere rimostranze o pensieri negativi. A forza di fingere, aveva cercato un modo per scaricare altrove quello che non riusciva a comunicare. Ormai da molti anni Arduino ha superato questo problema, con molto impegno, e con tanto potere, su di sé e sulla sua vita.
La cosa è molto più complicata per Cristiano. Cristiano a 22 anni, consumatore compulsivo di pornografia dall’età di tredici. Il problema che ha oggi è che non riesce ad amare la ragazza che vorrebbe amare. Tutto gli sembra sbiadito.
Non c’è però bisogno di scomodare per forza la pornografia: secondo le più recenti ricerche, mediamente trascorriamo sul cellulare sei ore ogni giorno, che togliamo alla nostra vita; la capacità di mantenere l’attenzione fissa su un argomento specifico è ridotta a pochi secondi. Noi switchiamo, e il pensiero profondo scompare.
Certo, devo essere sincera con te, quando ho letto il messaggio della ragazzina dodicenne, che diceva che “era normale che il suo fidanzato le inviasse i porno”, che trovava “normale” quelle scene, “normale” il modo in cui le donne veniva trattate, mi è dispiaciuto profondamente per lei. Pensa, una “normale” chat tra adolescenti.
I messaggi me li ha fatti leggere la sua amica, Cassandra (nome di fantasia). Come la Cassandra mitologica, i suoi avvertimenti nei confronti dell’amica cadono nel vuoto, su che tipo di ragazzo finisce sempre per incontrare, su come sarebbe importante essere certi di amarsi, prima di andare oltre. Così Cassandra ha finito per sentirsi dire che è lei a non essere “normale”, perché i porno li guarda anche un bambino di tre anni. Il che, devo dire, è tristemente vero, se i genitori lasciano un cellulare incustodito in mano ad un bambino di tre anni, è un ipotesi che non si può escludere. Io ho incontrato bambini di sei-sette anni, che già avevano avuto, purtroppo per loro e il loro diritto di vivere un’infanzia vera, visione di quel mondo.
In questa puntata, però, non voglio parlarti né dell’effetto dei terminali sul cervello, né dell’effetto sul rapporto uomo-donna del sempre più diffuso e dilagante accesso alla pornografia di ogni genere.
Voglio solo parlarti della responsabilità e del potere che tu, come adulto, hai. Come genitore, hai. Come educatore, hai. Come essere umano, hai. Ce l’hai anche se non sei adulto – e così mi rivolgo ai tanti giovani che mi seguono, quindi ragazzi, mi raccomando, usate la saggezza – ma gli adulti ce l’hanno un po’ di più.

Serve un intero villaggio per crescere un bambino (ovvero, meglio agire per risolvere che giudicare senza agire)

I violenti, gli aggressivi, i prevaricatori, quelli che la morale non sanno neanche cos’è, non è che nascono sotto il cavolo. Non li porta la cicogna. Da qualche parte arrivano, i modelli che interiorizzano. Perchè, a parole, siamo bravi tutti, ma sono i fatti quelli che contano.
Il compito degli adulti è quello di sostenere i bambini, poi ragazzi, poi giovani uomini e donne che fanno il loro ingresso nel mondo. Sostenerli, vuol dire anche proteggerli, vuol dire anche assumersi responsabilità e prendere decisioni difficili, mantenere la posizione, fare gli adulti.
Io sono decisamente contraria all’uso libero del cellulare a scuola, senza filtri, senza che si rispetti il luogo e il suo scopo. Sono decisamente contraria a sottoporre esseri umani ancora in fase di sviluppo a messaggi che non sanno decodificare e comprendere e che ne possono alterare per sempre il futuro, viziare le loro emozioni e i loro sentimenti.
Fino ad un paio di generazioni fa, ancora, i giovani sapevano abbastanza cosa si poteva fare e non fare, a scuola, a casa. Oggi, lo sanno? Poco. Se si guardano intorno, e guardano agli esempi dei protagonisti delle scene politiche, potrei dire, per niente. Dipende tutto da loro? No, dipende soprattutto da noi. Da te, da me, da tutti noi.
Lo dico a quei genitori che mi spiegano che sono stanchi e stressati, che la sera vogliono rilassarsi, guardare la partita, uscire, il fine settimana non vogliono pensare a niente. Lo dico agli insegnanti che mi raccontano che la scuola è cambiata, che devono stare lì tutto il giorno, che nessuno li rispetta più. Lo dico a tutti quelli che lo vogliono sapere.
Mentre loro pensano a se stessi, nessuno pensa al bene dei loro figli, dei loro ragazzi. Dei nostri figli, dei nostri ragazzi. Che capisco che non gli interessi cosa il loro figlio/figlia fa con il cellulare, perchè sono stanchi, e stressati, li capisco. Che capisco che la scuola una volta era una missione, e oggi sembra una condanna. Lo capisco. Ma io so cosa fa, lasciarli abbandonati a se stessi, lì, esposti a quel tutto che non sappiamo neanche cosa sia. Trasformati in oggetto del desiderio da parte di chi li vede soltanto come soggetti che possono comprare, spendere, meno pensano, più spenderanno. So cosa fa.
Il cellulare, qualunque terminale digitale, giorno per giorno, gli ruba un po’ di vita. Di vita bella, di vita di valore, di quello che potrebbero essere, se avessero prospettive più alte. Non il cellulare, non lo strumento, ma tutti quei contenuti che, guarda un po’, chi ci mette dentro? Sempre noi, gli adulti.
Esagero? Forse un po’. Non tutti gli adulti sono così, non tutti si deresponsabilizzano. Ma cominciano ad essere molti di più di quanti non fossero un tempo. Per questo mi preoccupo.

Non aspettare il cambiamento, crealo

Siamo tanti. Il mio podcast è sulla piattaforma di Spreaker da pochi mesi, ha superato i cinquantamila downloads. Nella piattaforma precedente, Libsyn, avevo superato i due milioni e mezzo. Questo significa che c’è tanta gente, tanta, che crede nella possibilità del cambiamento. Tutti quelli che mi ascoltano, anche tu. Altrimenti, perché mi ascolteresti, perché mi ascolterebbero? A differenza di tanti new-guru, non prometto formule magiche o soluzioni miracolose, ti dico solo chi sei e cosa puoi fare, e ti insegno a realizzarlo. Quello sì, è miracoloso. Tutto il valore e il potere che è racchiuso in ognuno di noi. Non lasciamo che quello dei nostri figli gli venga rubato.
Spero che ti preoccupi un po’ anche tu così che, da domani, magari, inizierai a cambiare qualcosa. Anche se è faticoso, ne vale certamente la pena.
Aspetto i vostri commenti su questo argomento.
Intanto, ti ricordo, se vuoi conoscere il mio metodo e avviare un percorso di crescita personale con me, che puoi contattarmi attraverso i recapiti che puoi contattarmi attraverso i recapiti che trovi in questa pagina oppure inviarmi un messaggio diretto tramite il social che preferisci. La mia e-mail è info (at) annarosapacini.com
Per salutarti, una coppia di aforismi sul potere, e un brano
“L’umanità non potrà mai vedere la fine dei suoi guai fino a quando gli amanti della saggezza non arriveranno a detenere il potere politico, ovvero i detentori del potere non diventeranno amanti della saggezza” (Platone)
“Solo chi antepone il bene comune al bene proprio solo chi mostra di avere senso di responsabilità merita il potere perché sa renderlo giusto” (Enzo Bianchi)

Il brano di Aleksey Chistilin, “Your holiday”, licenza CC 3.0, profondo, forte, malinconico, di quella malinconia che serve per meditare e poi ripartire, con nuova consapevolezza.
Bellissimo. Non dimenticare mai la bellezza, e fai in modo che non se ne dimentichino i nostri figli.