Generazione di figli perduti (ma qualcosa puoi fare)

Generazione di figli perduti (ma qualcosa puoi fare). Annarosa Pacini, grafologia e comunicazione, podcast per la crescita personale
Trovo triste e preoccupante che la nostra società faccia passare certe situazioni come accettabili, quando non lo sono. Reclamo, per i bambini e i ragazzi, il diritto ad essere figli, accuditi, preservati, sostenuti e protetti. E richiamo gli adulti a svolgere il loro ruolo. Che non è quello di fregarsene. Ascolta la puntata, e fammi sapere cosa ne pensi. Annarosa Pacini podcast

Questa è una puntata per stomaci forti. O dovrei dire, menti aperte. O, meglio ancora, cuori illuminati. Ti racconterò piccole storie vere, di bambini e ragazzi di oggi. Di cosa fanno, e di cosa non fanno gli adulti. Storie di vita ordinaria, di famiglie ordinarie. Trovo triste e preoccupante che la nostra società faccia passare certe situazioni come accettabili, quando non lo sono. Reclamo, per i bambini e i ragazzi, il diritto ad essere figli, accuditi, preservati, sostenuti e protetti. E richiamo gli adulti a svolgere il loro ruolo. Che non è quello di fregarsene. Ascolta la puntata, e fammi sapere cosa ne pensi. Podcast – grafologia e crescita personale, analisi grafologica, life coaching, comunicazione interpersonale, motivazione.

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Generazione di figli perduti (ma qualcosa puoi fare)

C’è una puntata del podcast che si intitola “Diventa un guerriero del bene”, un’altra si intitola “Essere buoni fa bene”, ed un’altra ancora “Essere buoni non significa essere deboli”. I rapporti umani fondati sul dialogo e sul rispetto, sul riconoscimento dell’alterità come valore, sulla comunicazione come strada per l’evoluzione personale e relazionale, sono alla base della mia teoria. Ma come spesso ricordo, scegliere la strada dalla comunicazione positiva ed evolutiva non significa rinunciare a combattere per ciò in cui si crede.
Vi racconto prima alcune piccole storie, poi, le mie riflessioni. Le storie sono tutte vere.
Un bambino di quarta elementare con cui lavoro per aiutarlo a superare le sue difficoltà di relazione con i coetanei un giorno arriva da me piuttosto ansioso. Ha un segreto che non deve dirmi. Cosa che rispetto assolutamente. Ma dirmelo era, invece, quello che in realtà voleva. Il segreto era che, usando lo stesso computer che usava il padre, si era trovato a vedere scene di porno hard. Donne che mangiavano parti del corpo di uomini. Sì, immagino che ti verrà da sorridere. Ma un bambino di otto anni, non sorride per niente, te lo assicuro. Il padre, invece di spiegargli di cosa si trattava, e fornirgli degli strumenti che potesse aiutarlo a superare quel momento, gli aveva detto di mantenere il segreto. La scelta pedagogica migliore – lo dico ironicamente. E’ chiaro che la scelta del padre aveva contribuito a rendere l’esperienza ancora più difficile da gestire, per il figlio.
Un bambino di quinta elementare gioca con i suoi compagni, rompe l’automobilina di uno, piega il sellino della bicicletta di un altro. La madre Renata lo guarda orgogliosa e mi dice: “Le maestre dicono che a scuola non va d’accordo con i compagni, perché gli fa i dispetti. Ma loro non lo capiscono, lui è un leader”. Qua, il sorrisino potrei farlo io, immaginandomelo adulto, forse ci sono già dei leader che sono cresciuti così. Arrivato alla scuole superiori, ha avuto gravi episodi di aggressività, che hanno richiesto che i genitori, finalmente, lo vedessero e lo ascoltassero, davvero, per cercare di capire chi davvero fosse e cosa davvero provasse.

A.A.A. Genitori facenti genitori cercasi

Prima media, un incontro con i genitori per spiegare i rischi connessi all’uso dei terminali digitali. Una madre, Elena, afferma che lei non sa proprio cosa facciano i figli con il cellulare, perché non le interessa, e poi, loro non lo usano. Per questo, non sapeva che i figli stavano fino a notte fonda, a letto, a giocare con i videogiochi sul cellulare e a chattare con sconosciuti. Non lo ha saputo fino a che uno di questi sconosciuti non ha attivato un gruppo su WhatsApp, in cui li ha coinvolti, cercando di incontrarli di persona. Nonostante la vicenda, molto più complessa e traumatica di quello che qua ti possa raccontare, Elena continua a non voler sapere cosa fanno. In quella storia, si è attivato il padre, ma questo ha portato ad una certa tensione tra i genitori, che non sono in sintonia sullo stile educativo da seguire. Lui vorrebbe controllare e supportare, lei no.
Terza media, ragazzini di dodici e tredici vanno in discoteca. Dove servono loro la consumazione senza chiedere un documento. Prima superiore, questi stessi ragazzini bevono quotidianamente alcolici. Tutti i pomeriggi. Uno, in particolare, beve così tanto che i suoi amici hanno dovuto riportarlo a casa in spalla, più di una volta. Ora, i genitori vivono a casa con i figli, la famiglia non presenta problemi disfunzionali evidenti, non ti viene da chiederti, questi genitori, cosa fanno, dove sono, e perché non se ne accorgono?
Ancora, in prima superiore, a ricreazione, una ragazzina offre da fumare ad un compagno di classe, e, per fargli una sorpresa, non gli dice che è uno spinello di erba forte, dice lei. Non gli ha dato nemmeno la possibilità di scegliere. Una ragazzina che va in giro con “della roba” sempre in tasca. Anche in questo caso, famiglia normale, nessuna situazione da segnalare. I ragazzi comprano l’erba dai magrebini, con i soldi che gli danno i genitori e i nonni. Già, e i genitori non lo sanno? Posso dirti che, tra gli insegnanti che ho coinvolto in azioni educative, alcuni quasi giustificavano certi comportamenti. E che ci sono stati genitori che hanno negato l’evidenza, poi, dopo averla riconosciuta, l’hanno minimizzata, ma la cosa più grave, è che non sono intervenuti.

Ragazzi persi in un mondo che non trova valori in cui credere

Abbiamo perciò bambini che sin dalla più tenera età hanno accesso a cose che fanno male, inadeguate per la loro età, che propongono modelli diseducativi. Tanti, troppi. Non tutti, ma troppi. Perché magari tuo figlio tu lo segui, ma cosa sai dei figli degli altri?
Certo, raccontate così forse non sembrano storie così terribili. Oggi, ben altre sono le storie per stomaci forti. Eppure, non sono leggere. Per me, che lavoro con questi ragazzi, vedo la loro sofferenza, il loro disagio, ascolto le loro parole, sono storie molto gravi, e molto serie, per tutte le implicazioni che si portano dietro, per gli effetti che potrebbero avere sul futuro e sulla vita di questi futuri padri, madri, mogli, mariti, persone che vivono e agiscono nel mondo.
I giovani hanno diritto di essere giovani, in modo sano, protetti da tutti ciò da cui devono essere protetti, e guidati ed accompagnati, come sempre è stato, per l’uomo. D’altronde, ci sarà un motivo per cui il cucciolo di uomo ha così bisogno del suo villaggio, invece di fare come tanti altri mammiferi, che a poche ore dalla nascita già sono pronti a scorrazzare in giro.
I protettori sono gli adulti. Gli adulti devono fare gli adulti. Se una cosa è sbagliata, è sbagliata. Guardare porno a otto anni, è sbagliato e fa male. Farsi dieci “shottini” a dodici anni, è sbagliato e fa male. Fumare droghe leggere a tredici anni, è sbagliato e fa male.

Migliora te stesso, migliorerai il mondo

Quello che posso dirti è che tanti adulti, oggi, non parlano davvero con i ragazzi, non li ascoltano, non li vedono. Forse, anch’essi preda di un mondo in cui i vecchi valori si sono persi e i nuovi ancora non sono arrivati, sono così concentrati su se stessi, da dimenticarsi degli altri.
Certo, la mia è una posizione privilegiata. Incontro, e conosco, tanti adulti splendidi, esseri umani straordinari, pronti ad agire, pronti a risolvere, non si tirano indietro. Ma sono troppo pochi, dovrebbero essere di più. Dovrebbero essere tutti. Gli adulti dovrebbero essere adulti, dare le regole, cosa che spetta agli adulti, far rispettare le regole, cosa che spetta agli adulti, e loro stessi, rispettarle. Questa, credo, sia la difficoltà più grande. In verità, conosco anche tanti ragazzi straordinari. Ma credo che potremmo dare tutti un contributo, anche tu, anche io, osservando con attenzione, pensando a ciò che davvero è bene, facendo sentire la nostra voce quando è il momento, anche quando è difficile.
Non posso dirti che tutti gli adulti con cui lavoro sono sempre subito contenti di diventare pienamente consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità, in ciò che dei loro figli non gli piace. Ma posso dirti che tutti, poi, non vedono l’ora di fare tutto ciò che possono, e vogliono fare, per aiutarli ad essere persone migliori. Perché la vera crescita parte sempre da te. Più migliori tu, più migliora il tuo ambiente, più puoi aiutare gli altri a fare lo stesso.
E quando sento parlare di questa generazione di figli perduti, come se fossero figli di nessuno, non mi dimentico mai che sono figli nostri, e che c’è molto che possiamo fare per aiutarli a trovare la loro strada. Scrivimi se, a questo proposito, come figlio, o come adulto coinvolto, hai una storia da raccontare. E per la tua evoluzione personale, ad ogni età, se vuoi conoscere meglio il mio metodo e come posso aiutarti sul mio sito trovi tutti i modi per contattarmi, e-mail, telefono, social. E se questo podcast ti piace, lascia una recensione su iTunes, e anche un mi piace nelle puntate che preferisci.
Per salutarti, un aforisma su ciò che è giusto: “La vera integrità è fare la cosa giusta sapendo che nessuno si accorgerà se l’avrai fatta oppure no” (Oprah Winfrey)
Il brano musicale si intitola “Be better”. Grazie per essere stato con me, alla prossima puntata del podcast.