Perché non riesci a fare quello che è il meglio per te (evitare di agire non risolve nulla)

Perché non riesci a fare quello che è il meglio per te. Annarosa Pacini podcast, grafologia e comunicazione per l'evoluzione personale
Sai che una relazione è sbagliata per te. Sai che al lavoro ti sfruttano. Sai che il tuo amico è un egoista. Quante volte sai comprendere, a livello razionale, cosa è giusto e cosa è sbagliato, e quello di cui avresti bisogno, per stare bene, e quello che vorresti cambiare, e invece, non lo fai, e continui a perseverare nello stesso errore? Podcast per l'evoluzione personale, Annarosa Pacini

Sai che una relazione è sbagliata per te. Sai che al lavoro ti sfruttano. Sai che il tuo amico è un egoista. Quante volte sai comprendere, a livello razionale, cosa è giusto e cosa è sbagliato, e quello di cui avresti bisogno, per stare bene, e quello che vorresti cambiare, e invece, non lo fai, e continui a perseverare nello stesso errore? Perché tra quello che sai e quello che provi spesso vince quello che provi? E come si fa, a cambiare questa tendenza? Passarci sopra, come se fosse giusto, è una soluzione? Se l’argomento ti interessa, ascolta la puntata, ti dirò le mie risposte. E, se ti va, fammi sapere cosa ne pensi.
Analisi grafologica, life coaching, counseling on line, comunicazione interpersonale, evoluzione personale, motivazione.

Comunicare per essere®”, podcast dedicato all’evoluzione personale. Del tuo essere, della tua conoscenza, della tua coscienza, del tuo spirito, della tua vita. Benvenuti all’ascolto ai nuovi amici, e ben ritrovati agli ascoltatori affezionati.
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Perché non riesci a fare quello che è il meglio per te (evitare di agire non risolve nulla)

Iniziamo con una storia. Storia vera, nomi di fantasia. Mi ha chiesto Serena, qualche giorno fa, perché, anche se sa che ha fatto bene a tagliare i ponti con un partner che non sapeva amarla nel modo giusto, ogni tanto sente che potrebbe fare un passo indietro, se lui tornasse ed insistesse, forse. Anche se sa la verità, anche se sa che non è ciò che vuole, perché, anche se poco, anche se per poco, in certi momenti, le pare, invece, che sia ciò che vuole?
Come premessa, devo dirti che Serena ha fatto moltissima strada, e sta andando sempre più avanti. Se, un tempo, era quasi prigioniera di questa relazione, o, meglio, dell’idea che aveva di come la relazione avrebbe potuto evolvere (che era l’illusione che le permetteva di rendere più bella la realtà), nel tempo, ha imparato a separare l’ideale dal reale, la speranza dalla realtà, potendo decidere ciò che si sentiva di affrontare e di scegliere, soprattutto, ciò che era meglio per lei. Però, fa parte della natura umana continuare a percepire i collegamenti profondi e sotterranei della vita, pur avendo preso decisioni ed agito nella direzione giusta. Certo, sono momenti, ma la domanda di Serena è importantissima. Sono proprio queste domande che permettono di continuare a crescere, ad evolvere, e che ti rendono sempre più padrone di te e della tua vita. Perché più vai in profondità, nel porre le tue basi, più tutto ciò che costruisci sarà saldo.
Serena conosce la risposta, la domanda era soltanto l’occasione per una riflessione di approfondimento, di quelle che aiutano la consapevolezza profonda a rafforzarsi. La risposta di Serena riguarda la vita di Serena. Ma sono sicura che, se ci pensi, anche tu avrai le tue situazioni da risolvere al meglio per te che ancora non vanno nella direzione giusta. Piccole o grandi, c’è. Tutti, le abbiamo. Tutto sta ad esserne consapevoli, e ad attivarsi per risolverle. Oppure, a viverci dentro senza percepirle più come un problema. Le soluzioni non sono mai universali, sono particolari, uniche, ogni vita, ogni storia ha la sua.

Come le relazioni familiari ti influenzano, capirlo per essere libero

Serena ha vissuto la sua vita all’interno della sua famiglia. Con un padre dal temperamento forte, pronto a scaricare all’esterno le sue tensioni, a prendersela con gli altri per quello che non andava, dentro di lui. Un temperamento maschile “classico”, purtroppo, secondo stereotipi che racchiudono anche delle verità: chiuso, poco comunicativo, rispetto alle emozioni profonde. Complicato, nella sua gestione delle relazioni, con rapporti altrettanto complicati con la sua famiglia, e mai risolti in modo evolutivo. Così dalla sua famiglia di origine, il padre, che chiameremo Aldo, si è trascinato dietro l’insoluto nella sua famiglia nuova. Come accade per i debiti veri, sono un buco, qualcosa che manca. E’ stato molto fortunato, ha incontrato Alenia, che lo capiva, che lo scusava, che lo sosteneva, che cercava di giustificare gli atteggiamenti sbagliati. Dalla mia prospettiva, in cui la comunicazione è lo strumento per essere nel modo, per relazionarsi, per costruire, per evolversi, se un marito risponde male alla moglie solo perché è di cattivo umore; se un padre sgrida la figlia di fronte agli altri senza mai ascoltarla, anche per un nonnulla; se un uomo finisce per litigare con tutti, figli, moglie, amici, perché solo così porta avanti il suo punto di vista, ad oltranza, sbaglia. Non c’è giustificazione nel far soffrire gli altri per stemperare le proprie tensioni, per evitare il dialogo vero, per rinunciare a sfidarsi a migliorare. E’ uno stile relazionale che non aiuta nessuno, crea solo sofferenza, e, a volte, trascina indietro. Il ruolo delle “Alenia”, in queste storie, è fondamentale. Il potere di chi ama è grandissimo, purchè si abbia il coraggio di combattere per far evolvere la relazione. Spesso, le “Alenia” si accontentano, e gli “Aldo” restano come sono, se non peggiorano, con il passare del tempo. Per Serena, che ha interiorizzato quei modelli, avere una relazione con un uomo che non la mette al primo posto, che mente, la tratta male, a volte, con parole offensive, era accettabile. Anzi, non solo accettabile, uno stile relazionale che le era familiare, in cui quasi si riconosceva. Questi sono i condizionamenti che bloccano la vera evoluzione della tua natura originaria. Perché la vera evoluzione vuole chiarezza e verità, e non accetta le mezze misure. Sa mediare, ma sempre all’interno di un equilibrio positivo, che non è far finta che un problema non esista, o rinunciare. L’esempio è valido per tutti, per Serena, per Alenia, per Aldo, per te, per me.

Perché accade di perseverare nello stesso errore (scelte sbagliate, azioni sbagliate, persone sbagliate)

Riprendiamo le domande che ti ho fatto all’inizio. Perché continui a perseverare nello stesso errore? Perché il tuo vissuto, il modo in cui lo hai interiorizzato, ti condiziona e ti limita, se non è giusto per te.
Perché tra quello che sai e quello che provi spesso vince quello che provi? Come sopra, le illusioni sono forti, i modelli pure, se non li riconosci, illusioni e modelli, non puoi comprenderli, né modificarli, né vincerli. Ci stai dentro. Comprendi che non sono giusti per te, eppure, sembra più facile muoversi dentro percorsi conosciuti, che tentare strade nuove. E’, anche questa, un’illusione. Pensa se Alenia avesse usato le sue risorse e le sue energie per aiutare Aldo a trovare una dimensione nuova, più equilibrata, quanto più bella avrebbe potuto essere, per tutti, l’esperienza chiamata “famiglia”.
Come si fa, a cambiare questa tendenza? Si diventa consapevoli, e si sceglie. Più cresce la consapevolezza, più cresce la tua possibilità di scegliere, più quello che sai e quello che senti sono in armonia, e le tue azioni migliorano, anche nei risultati per la tua vita. E’ la visione interiore, che guida l’azione. Passarci sopra, come se fosse giusto, è una soluzione? No, mai. Questo è il mio punto di vista, personale, prima che professionale. Se parlassimo di un problema matematico, penseremmo mai che non dare la soluzione al problema, possa essere la soluzione giusta? No, perché sappiamo che il problema ha la soluzione. Vale per tutto. Ogni cosa ha la sua soluzione giusta.
Infine, vorrei condividere con te una riflessione più ampia. Sempre più frequentemente, da qualche tempo a questa parte, in varie situazioni e contesti, mi accade di ascoltare adulti, genitori, insegnanti, ma anche professionisti del settore, esprimersi con una certa tendenza al lassismo. Gli adolescenti bevono superalcolici? Lasciamogli fare i tredicenni. Fumano uno spinello? Lasciamogli fare i sedicenni. Oppure, “anche io lo facevo, chi non lo ha mai fatto”, o, ancora “non si può impedire ad un ragazzo di fare le sue esperienze”. Persone il cui ruolo richiederebbe una diversa fermezza. Non scusare, comprendere. Non lasciare andare, affrontare. Potrei continuare a lungo, ma è un tema che merita di essere sviluppato con una puntata dedicata. Intanto, per tornare alla domanda, passarci sopra non è mai la soluzione giusta. Se c’è una cosa che ho imparato, in tanti anni di lavoro, è che tutti i comportamenti sono messaggi. I comportamenti giusti, e quelli sbagliati, quelli visibili e quelli invisibili (a chi non sa guardare). E quelli sbagliati non vengono dal nulla, hanno origini ben precise. Più sono sbagliati, più il grido di aiuto è forte. Una ragazzina di tredici anni che si alza, e si beve, come prima cosa, un bel bicchierino di vodka preso dalla dispensa di famiglia, è una ragazzina che soffre, che non riesce a gestire le sua vita, le sue emozioni. Un sedicenne che fuma spinelli per ore, è un ragazzo che veicola, attraverso questo comportamento, un disagio che deve trovare le risposte, ma in modo non autodistruttivo. Per non citare il fatto che, da numerosi studi, risulta che ben un ragazzo su quattro può sviluppare comportamenti psicotici come conseguenze dell’uso di sostanze, anche occasionale, perché la reazione è dovuta ad una complessa interazione di meccanismi delicati, biologici, neurologici, temperamentali, relazionali e così via.

L’illusione non trasforma la realtà, solo tu puoi farlo

Una cosa sbagliata, resta sbagliata anche se la fanno in molti o si cerca di trasformarla in una cosa “non poi così sbagliata”. Una cosa che fa male, fa male. La questione non è se un ragazzo deve fare o non fare certe esperienze. Il percorso di emancipazione, di crescita, è lungo, e costellato di esperienze nuove, a volte, anche sbagliate. La questione è che per crescere ed emanciparsi servono regole. E che gli adulti hanno il compito, e il dovere, di dare l’esempio con la loro vita, prima di tutto. Come ho spiegato in una puntata di qualche tempo fa, non mi convince affatto il detto “mal comune, mezzo gaudio”. Bene comune, mezzo gaudio. Negli anni, ho incontrato tantissimi ragazzi, lavorato con bambini, adolescenti, giovani donne e giovani uomini. Splendidi, pieni di risorse. Che affrontavano, magari, momenti un po’ complicati. Ma mai mi sono tirata indietro ed ho voltato la testa dall’altra parte. Eppure, abbiamo sempre trovato la strada giusta, affrontando la verità. Verità che sentono, percepiscono, conoscono. Solo che è difficile trovarla fuori, se non la costruisci saldamente dentro di te. Per questo, non sono d’accordo con nessuna forma di lassismo.
Sono d’accordo con la comprensione, con l’avere cura, con il sostegno. La storia di Serena è la storia di una bambina, di un’adolescente, di una giovane donna, che ha avuto di fronte a sé un esempio che non era quello più giusto, e lo ha scambiato per una cosa che “non era poi così sbagliata”. E’ la visione interiore, che guida l’azione: il padre di Serena non credeva di poter risolvere le incomprensioni con la sua famiglia, e ci ha rinunciato. Ma non ha risolto. L’adulto non sa bene come affrontare certe situazioni, e preferisce minimizzare, anche lui, rinuncia. La conclusione è semplice: evitare di agire per risolvere un problema, che richiede un’azione, non risolve il problema. Lavora sulla tua visione interiore, libera la tua natura autentica dai condizionamenti, e così ciò che sai, e ciò che senti, che dipende da ciò che sei, andranno sempre nella stessa direzione, quella giusta.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Ti aspetto sulla mia pagina Instagram, per conoscere i tuoi commenti e le tue riflessioni, e ricordati che puoi seguire il mio podcast su tutte le app più diffuse per ascoltare radio e podcast, iTunes, Spreaker, Spotify, CastBox, scegli quella che preferisci, abbonati e potrai ascoltarlo quando vuoi.
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Ti saluto con tre aforismi sull’azione come espressione profonda del tuo essere
“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile” (San Francesco d’Assisi)
“Ben fatto è meglio di ben detto”(Benjamin Franklin)
“Quando si agisce è segno che ci si aveva pensato prima: l’azione è come il verde di certe piante che spunta appena sopra la terra, ma provate a tirare e vedrete che radici profonde” (Alberto Moravia)

Il brano che ti dedico si intitola: “Free”. La libertà, quella vera, nasce dentro di te. E poi, ti permette di vivere la tua vita, davvero libero. Ti auguro di sapere che sei libero, e, soprattutto, di sentire, che sei libero.
Grazie per essere stato con me, alla prossima puntata.