Essere buoni fa bene

Essere buoni fa bene. Comunicare per essere® podcast, la comunicazione per lo sviluppo personale, Annarosa Pacini
Essere buoni fa bene, ci fa stare meglio, aiuta le nostre relazioni, accresce il successo personale e professionale. Non solo: ci permette anche di essere di supporto per gli altri. E tu da che parte stai, dei buoni o dei cattivi? Annarosa Pacini, podcast per la crescita personale
“Comunicare per essere®”, podcast, la comunicazione per la crescita personale – da ascoltare e da leggere

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Essere buoni fa bene (podcast per la crescita personale)

Essere buoni fa bene, ci fa stare meglio, aiuta le nostre relazioni, accresce il successo personale e professionale. Non solo: ci permette anche di essere di supporto per gli altri. Essere buoni perché si decide di esserlo. Con forza, costanza, pazienza. Che non vuol dire non essere coraggiosi o pronti a combattere. O che a volte non ci scappi un pizzico di cattiveria, siamo esseri umani. La vera bontà non è debolezza. A me piacciono i buoni che possiedono umanità e penso che di umanità, in questi tempi, ne occorra davvero molta. E tu, da che parte stai? Dei buoni o dei cattivi?

Chi è “buono”?

Inizio come sempre ponendo le basi per una buona comunicazione – cerca “buona comunicazione” tra le puntate, troverai i punti fondamentali della teoria, tra cui l’importanza di condividere lo stesso codice -, ovvero, ti spiego cosa intendo quando uso il termine “buono”, con una definizione che arriva dritta dritta da un dizionario: “Buono, ovvero, che possiede umanità, sensibilità d’animo, capacità di affetti”. Il termine “buono”, prosegue il dizionario, “Esprime riconoscimento o apprezzamento dal punto di vista morale (una b. azione ; un poco di b., cioè una persona disonesta, da evitare) o sul piano della qualità (una b. memoria, un b. cantante), della idoneità o abilità (un buon medico ; un b. a nulla) o del gusto (questa pizza è b.)”.
Insomma, in “buono” c’è un mondo intero.
Chi decide se sei buono o cattivo? Lo decidi tu, le tue azioni, i tuoi pensieri. E anche se a volte ti racconti qualche bugia, la verità la sai.
Siamo tutti potenzialmente molto buoni, praticamente, a volte, un po’ cattivi. Stavolta passo subito ad un esempio.

Cattivi inconsapevoli, debolmente buoni

Giorgio, padre di Leonardo. Leonardo ha 14 anni, ha problemi di aggressività, in generale, nelle sue relazioni, a casa, a scuola, con gli amici. Con gli amici, in verità, di solito subisce, per questo poi finisce per essere ancora più aggressivo a casa. Ho intenzione di dedicare una puntata del podcast anche al termine “amico”, abusato, sopravvalutato e spesso poco vero. Spesso, non sempre, i buoni amici esistono, per fortuna. L’amicizia è un valore importante, capace di arricchire la vita.
Torniamo a Giorgio. Giorgio tende a perdere la pazienza con Leonardo, ad alzare la voce e sgridarlo. Una volta mi ha raccontato che quando aveva poco più di un anno Leonardo era entrato nella sua stanza e aveva tirato un filo, facendo cadere un computer. Episodio che Giorgio prendeva ad esempio del cattivo carattere di Leonardo, quindi causa e giustificazione della sua collera. Dice di sé che è un uomo buono, si occupa di volontariato, si dedica alle altre persone. Si occupa così tanto di volontariato da non avere tempo da passare con suo figlio. E – questo lo aggiungo io – nemmeno molta voglia.
Quindi, un uomo adulto ha ritenuto che un bambino di un anno e mezzo che cercava di camminare, si è aggrappato ad un filo e lo ha fatto cadere, fosse “cattivo”. E ha giudicato come “cattivi” molti dei suoi atteggiamenti. Non gli è venuto in mente che potesse essere un bambino curioso, desideroso di stare vicino al padre che non vedeva mai, e che sicuramente il suo intento primario non era quello di farlo arrabbiare.
Giorgio, secondo te, è buono o cattivo?
Secondo me, né buono, né cattivo. Non è buono, perché se lo fosse riuscirebbe a comprendere gli altri quanto comprende se – o crede di comprendere se stesso, quanto meno, si auto-giustifica – , ed agirebbe di conseguenza. In modo buono. Se Giorgio avesse urlato meno contro Leonardo e gli avesse parlato di più, avesse giocato di più con lui, gli avesse mostrato più amore, di sicuro anche Leonardo avrebbe imparato l’importanza di essere buono. Ma Giorgio non è neanche cattivo.

Il “vero” cattivo sta bene nei suoi panni

Anche in questo caso, ritengo opportuno spiegarti cosa intendo io, quando dico “cattivo”. Non intendo chi produce sofferenza negli altri, ma chi lo fa traendo gioia da ciò che fa. Il vero cattivo nei panni del cattivo sta bene, non avverte problemi intorno a sé. Non si sente nemmeno cattivo, si sente realizzato.
Di persone che producono sofferenza nel loro ambiente – di lavoro, familiare, sociale – ne ho incontrate molte, ma posso dirvi che, non appena comprendono cosa davvero producono, e perché lo fanno, nessuno di loro sceglie quella strada. Quindi, una scelta fatta da una persona, può essere un caso. Da dieci persone, una probabilità. Da cento persone, una tendenza. Da tutte le persone che ho incontrato, diventa qualcosa di più.
Dopo anni e anni in profondo contatto con le persone con cui lavoro, mi sono convinta che, fondamentalmente, ogni uomo sia buono – nel senso che ti ho detto sopra – solo che a volte perde la bontà per strada perché incontra qualche altro essere umano che lo fa soffrire.
Pensa quindi come è facile cambiare le cose. Basta decidere di voler essere buoni da oggi in poi. Essere buono per te stesso, per ciò che significa per te e per la tua vita.

Il vero buono è forte

Il vero buono è forte. Quindi, non è debole, non è un ingenuo, non è quel tipo di buono che a volte si sente un po’ preso in giro dagli altri. Chi è buono per cedevolezza, non è un vero buono. Far valere i tuoi diritti e restare buono, questo è molto più difficile che non cedere, sembrare buono e invece nutrire sentimenti negativi nei confronti degli altri.
In un podcast di qualche tempo fa ho commentato una ricerca che spiega come la felicità si espanda intorno a noi. Tutto ciò che provi si espande intorno a te. Tante teorie note a livello mondiale, sino alla fisica quantistica, inquadrano molto bene il rapporto tra ciò che pensiamo e la realtà che creiamo.
La domanda che ti faccio è questa: che realtà vuoi creare? Una realtà in cui i problemi si risolvono, le persone si comprendono, le cose migliorano o il contrario? Per creare una realtà in cui i rapporti umani sono positivi, meglio essere buoni o cattivi?

Scegli la realtà che vuoi creare

Io posso darti la mia risposta, ed è che sia meglio essere buoni. Peraltro, poiché mi piace sempre mettere in pratica le mie teoria, qualche anno fa, esattamente all’inizio degli anni Duemila – direi, parecchi anni fa – ho deciso di non essere buona. Cioè di far valere il mio pensiero e il mio essere così come tanti fanno, senza tener molto conto degli altri. La ragione è sempre ragione, sia che sia dalla parte di chi è buono che di chi è cattivo. La differenza quindi riguardava me, il modo in cui mi ponevo, non l’oggetto della comunicazione: è stato per me chiaro da subito che ero molto più in sintonia con me stessa quando raggiungevo i miei obiettivi da buona che non da cattiva.
Ergo, essere cattiva non fa per me. Non escludo che per qualcuno possa andar bene. Il fatto che una teoria sia valida non la rende valida in assoluto.
C’è però un’altra riflessione da fare. Oggi, più che in altri tempi, la globalizzazione fa emergere tutto, parole, azioni, passano da una parte all’altra del mondo in un minuto. Oggi, più che in altri tempi, ogni parola può fare del bene a lungo, e fino a distanza incalcolabili. E anche del male.
Se essere buoni è una scelta importante per te, per me, per la nostra vita personale, lo è ancora di più per chi credere negli esseri umani. La realtà si crea, così il futuro.
Per risolvere un’incomprensione con qualcuno, cambia atteggiamento. Usa la tua umanità, la tua sensibilità, tira fuori il buono che è in te. E vedrai che saprai richiamare anche il buono che è nell’altro.
Ma, prima di tutto, la scelta di essere buono porterà uno stato d’animo più sereno dentro di te. Per questo, essere buoni fa bene, perché rafforza il nostro equilibrio. Buoni e attivi, mi raccomando.
Aforismi sulla bontà
“Il profumo dei fiori si diffonde solo nella direzione del vento. Ma la bontà di una persona si diffonde in tutte le direzioni” (Chanakya)
“Uno stato è governato meglio da un uomo buono che da delle buone leggi” (Aristotele)
“Con il buono io sono buono, e sono buono anche con il non buono, così ottengo bontà” (Lao Tzu)

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