Diventare più sani con la scrittura (in tutti i sensi)

Diventare più sani con la scrittura (in tutti i sensi). Annarosa Pacini podcast, grafologia e comunicazione per la crescita personale
Dalla catarsi all’intuizione profonda, scrivere (e parlare) di ciò che ti tocca da vicino (un obiettivo da raggiungere, una sofferenza da superare, un sogno da realizzare) ti rende più forte e ti fa stare meglio. Comunicare per essere podast, Annarosa Pacini

Dalla catarsi all’intuizione profonda, scrivere (e parlare) di ciò che ti tocca da vicino (un obiettivo da raggiungere, una sofferenza da superare, un sogno da realizzare) ti rende più forte e ti fa stare meglio. E c’è di più: farlo nel modo giusto ti aiuta anche a resistere allo stress. Insomma, con la scrittura diventi più sano in tutti i sensi, perché ti permette di guarire anche dalle ferite dell’anima. Storie di chi lo ha provato. Scopri perché accade e come puoi farlo anche tu. Podcast – grafologia, comunicazione, scrittura evolutiva e attivazione del pensiero profondo per la crescita personale, analisi grafologica, life coaching, comunicazione interpersonale, motivazione.

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Diventare più sani con la scrittura (in tutti i sensi)

In questa puntata (che segue quella del titolo “Liberati dall’inibizione”, in cui spiegavo come, e perché, inibire la comunicazione dei sentimenti e delle emozioni fa male), ti racconto come la scrittura evolutiva® possa sostenere ogni tuo percorso di crescita, aiutarti a trovare il tuo centro, potenziare il tuo equilibrio e fare in modo che tu risolva i tuoi problemi, e raggiunga i tuoi obiettivi. Soprattutto, ti spiego i perché che ho ampiamente sperimentato e verificato, nella mia ormai lunga carriera professionale. “Ormai lunga”, lo intendo in senso positivo, ovvero, abbastanza lunga da permettermi di elaborare una mia teoria e di verificare le mie idee.
Seguo il filo conduttore di uno dei libri di James Pennebaker, “Opening up”. Pennebaker racconta questa storia: una sua amica, una volta, salendo in auto, si trovò prigioniera di un uomo che era sul sedile posteriore, e che le intimò, minacciandola con un coltello, di guidare fino ad un luogo appartato, dove l’avrebbe violentata. La donna, piangendo, inizio a premere sempre di più il piede sull’acceleratore, dicendo all’uomo che era malata di cancro, in fase terminale, e che per lei morire non sarebbe stato un problema, piuttosto che soffrire, tanto ormai quello era il suo destino. L’uomo probabilmente le credette, perché al primo rallentamento, in prossimità di una curva, si gettò fuori dall’auto. La donna, però, rimase comprensibilmente sconvolta da quanto avvenuto, e cominciò ad accusare disturbi di ansia, così quando raccontò al suo amico James come si sentiva, questi le consiglio di andare da uno specialista. E questo specialista le suggerì, come terapia, di raccontare la sua storia a tutte le persone che avrebbe incontrato (su questo fatto, raccontare a tutti, ci tornerò sopra più avanti). Più l’avrebbe raccontata, più l’ansia sarebbe scomparsa. A quel punto, Pennebaker si chiede quale fosse il fondamento, cioè perché parlare di un trauma che si è vissuto aiuta a guarire da quel trauma. Pose la domanda a molti terapisti, e tutti erano, intuitivamente, d’accordo con la soluzione proposta, ma non sapevano dire perché, almeno questo è quanto racconta Pennebaker.

Parlare di un trauma aiuta a superarlo, scriverne aiuta a vincerlo

Apparentemente, parlare di un trauma che si è subito è una risposta naturale. Se in qualche modo questa “risposta naturale” viene inibita o bloccata, la situazione peggiora, aumenta lo stress e anche il fisico si indebolisce, e ne risente. Secondo il terapeuta della sua amica, parlare di quella esperienza scioccante era più che superare l’inibizione, serviva perché lei stessa potesse rielaborarla.
Le persone cui aveva raccontato quell’episodio le dissero che era stata bravissima, a trovare una soluzione così velocemente ed a metterla in atto, e che era normale che si sentisse ancora turbata, chi non lo sarebbe stato. Tutti si dicevano disposti a sostenerla, se ne avesse avuto bisogno. Parlare di un’esperienza negativa vissuta può produrre vari risultati, secondo l’autore, consigli, solidarietà, attenzione, aiuti anche pratici, organizzativi o economici e così via. Ma la cosa più importante è che parlare di un’esperienza negativa cambia anche il modo in cui la si rielabora. Anche se la maggior parte dei terapeuti sono concordi sul fatto che parlare di un trauma sia d’aiuto, scrive Pennebaker che l’accordo finisce lì. Alcuni pensano che conduca ad una sorta di catarsi, di liberazione dal peso che ci si porta dentro. Altri, invece, che sviluppi aspetti interiori intuitivi, legati alle cause e alla cure, cioè gli effetti subiti, e come uscirne. Naturalmente, queste due visioni si declinano in tanti modi, dalla parola come catarsi in senso istintivo ed immediato, alla parola come condivisione.

Un problema può essere superato solo se lo affronti

Parlarne e riflettere assieme a qualcuno in grado non solo di comprenderti ma anche di aiutarti a trovare le soluzioni, permette, appunto, di trovare le soluzioni. Poi racconta che lui stesso aveva affrontato un grosso periodo di crisi personale, e che, come tutte le persone che nella vita non avevano mai affrontato gravi problemi, prima dell’evento X, era andato in crisi, beveva, fumava, mangiava poco. Riuscì ad uscire fuori da quella crisi mettendosi a scrivere, proprio di quella situazione che lo aveva mandato in crisi. Così si accorse, settimana dopo settimana, di essere più lucido, di riuscire a vedere la situazione sotto altre prospettive, e, quindi, di stare decisamente meglio, su tutti i fronti, anche a livello di benessere e salute personale. Da lì iniziò tutta una serie di studi e ricerche, per verificare se, effettivamente, fosse un metodo riproducibile. E scoprì che, lavorando su contenuti ricchi di significato emotivo, si ottenevano grandi benefici. Addirittura, le persone che partecipavano alle sue ricerche, per i sei mesi successivi, non avevano più bisogno di recarsi dal medico. O, almeno, ci andavano meno frequentemente. Cioè, il sistema immunitario rispondeva meglio. I traumi vissuti erano traumi molto forti, che avevano lasciato una grossa impronta, nella vita della persona, spesso non solo non superati, ma, appunto, neanche portati alla luce, ma completamente nascosti. Fatte le dovute analisi e verifiche, dati alla mano, Pennebaker concluse che scrivere dei sentimenti e dei pensieri profondi relativi ad esperienze traumatiche produceva un miglioramento anche del sistema immunitario.

Il potere dalla scrittura evolutiva® per il tuo equilibrio interiore

Come ti dicevo, io ho le mie idee, e le mie risposte. E dopo oltre vent’anni di ricerca e studio, posso tranquillamente dire che sono state ampiamente supportate dalla realtà, e dai risultati. Rispetto però a quanto indicato da Pennebaker, ci sono alcune differenze.
La comunicazione come espressione fondante dell’essere, in quanto strumento unico per una reale manifestazione di sé nel mondo, e in sé, nel mondo, è fondamentale, vitale. Per questo, ogni forma di comunicazione è straordinariamente utile. Ma non sono affatto d’accordo sul comunicare tutto a tutti. In particolare, per le esperienze traumatiche.
Prima, però, vorrei dirti cosa intendo io per esperienza “traumatica”. Ritengo che “trauma” non sia un termine da applicare quantitativamente ma qualitativamente. Quello che non è un trauma per una persona, può esserlo per un altro. Uno studente universitario prende un 23, ed è felice, un altro prende 28, e va in crisi. Ad una persona si rompe il cellulare, e ne approfitta per comprarne uno migliore, un’altra si sente perseguitata dalla sfortuna. Una persona ha a che fare con una malattia grave, propria o di un familiare, e si indurisce e si negativizza, un’altra, invece, accresce la sua umanità. Perciò “trauma” è anche un termine soggettivo. Se una cosa per te è un trauma emotivo, sta a te dirlo. Nessuno può giudicare se per te lo è o non lo è. Vi sono poi le situazioni oggettivamente traumatiche, su cui siamo tutti concordi, indipendentemente da come una persona le superi. Anche se Superman è Superman, la sofferenza per la morte del padre è sofferenza.
In questo senso, la comunicazione di esperienze che ti toccano da vicino, che hanno a che fare con la tua parte più profonda ed intima, non va fatta con chiunque. Devi scegliere le persone giuste. Spesso – ad esempio – le persone che vivono, non avendole scelte, separazioni e divorzi, quando parlano con amici o conoscenti di come stanno, vengono rincuorate da frasi fatte: “meglio perderlo/a che trovarlo/a”, “almeno a te è andata bene con gli alimenti” e così via. Ebbene, non rincuorano affatto. L’unica cosa che rincuora è sentirsi compresi davvero. Se un amico ti dice che ha sofferto per qualcosa, non sminuire la sua sofferenza, cerca piuttosto di comprenderla dal suo punto di vista.
Per questo, suggerisco sempre ai miei clienti, quando sono in fase di rielaborazione, di auto-proteggersi, e di scegliere bene con chi parlare. Dipende dalla tua natura originaria, dalla natura della persona che ti trovi di fronte, e anche dal trauma.

Il potere dalla scrittura evolutiva® per il tuo equilibrio interiore

Per quanto riguarda il mio metodo, non c’è mai una soluzione unica per tutti. C’è sempre una soluzione, ma ognuno ha la sua. Fermo restando l’importanza fondamentale della comunicazione come espressione della tua natura più vera e autentica. In questo senso, la scrittura evolutiva® non si limita all’espressione come liberazione.
Diventa invece uno strumento capace di guidare e orientare l’evoluzione dei modelli interiori, attraverso un percorso di attivazione consapevole del pensiero profondo. Ti dà la possibilità e la capacità di creare i tuoi nuovi modelli, consapevolmente, scegliendo come risolvere un problema, come realizzare un obiettivo, e, soprattutto, facendo sì che tu sappia riconoscere ciò che è giusto per te. Infine, dato che la consapevolezza si fonda sull’equilibrio interiore, un equilibrio reale, questa rinnovata capacità di gestione delle tue risorse influenza tutto ciò che sei, anche il tuo corpo.
Una cosa è essere, ad esempio, ogni sera in preda ad emozioni negative, quando torni a casa, per il modo in cui il tuo partner ti risponde, un’altra riuscire ad esprimere i tuoi sentimenti in modo da creare comprensione e dialogo, per te, da te, per l’altro, dall’altro. Se al posto della rabbia ci metti la speranza, se al posto del silenzio ci metti le parole, se invece di subire, agisci e cambi, insieme a te, tutto cambia. Questa è la vera evoluzione personale. Per questo sono assolutamente d’accordo con Pennebaker, sul fatto che i percorsi davvero evolutivi, e profondi, soprattutto, consapevoli, producono effetti straordinari. E se lo fai nel modo giusto, permanenti. Se vuoi conoscere meglio il mio metodo, puoi contattarmi in Direct su Instagram o su Messenger. Trovi tutti i miei recapiti, telefono e posta elettronica, sul mio sito, in questa pagina. E non dimenticarti di seguirmi sulla mia pagina Instagram.
Per salutarti, due aforismi sul dialogo:
“Le parole che illuminano l’anima sono più preziose dei gioielli…” (Hazrat Inayat Khan)
“L’autentico dialogo e quindi ogni reale compimento della relazione interumana significa accettazione dell’alterità” (Martin Buber).
Aggiungerei, “riconoscimento dell’alterità come valore”.
Il brano musicale s’intitola, “Show me the way”. Come suggerisce il titolo, prima, devi vedere la strada. E poi, percorrerla sino a raggiungere la tua meta.
Grazie per essere stato con me, alla prossima puntata.