Dimmi che genitori hai e ti dirò chi sei (come le relazioni familiari influenzano la tua vita)

come le relazioni familiari influenzano la tua vita (Dimmi che genitori hai e ti dirò chi sei). Annarosa Pacini podcast, grafologia e comunicazione per l'evoluzione personale
Ti è mai capitato di vivere una relazione sentimentale, in cui ottieni risultati opposti a quelli che vorresti, oppure hai scelto una persona che ami ma non ti corrisponde allo stesso modo? Ebbene, la causa, spesso, è nel tipo di rapporto che avevano i tuoi genitori tra loro e con te, e di come questo ti abbia influenzato. Comunicare per essere®, Annarosa Pacini

Ti è mai capitato di vivere una relazione sentimentale, in cui ottieni risultati opposti a quelli che vorresti, oppure hai scelto una persona che ami ma non ti corrisponde allo stesso modo? E di notare che, a volte, finisci per ritrovarti con persone sempre di uno stesso tipo? Anche in relazioni di amicizia o professionali, non solo sentimentali. Soprattutto, di non essere davvero felice, in queste relazioni? Ebbene, la causa, spesso, è nel tipo di rapporto che avevano i tuoi genitori tra loro e con te, e di come questo ti abbia influenzato. Se riesci a comprende cosa, e come, ti ha influenzato, allora potrai essere finalmente libero di vivere le tue relazioni nel modo migliore per te. Qualche esempio per capire come funziona e come non farti influenzare.
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Dimmi che genitori hai e ti dirò chi sei (come le relazioni familiari influenzano la tua vita)

Questa volta, inizio dalla storia, e poi condivido con te alcune conclusioni, interessanti ma, soprattutto, importanti, perché possono darti delle prospettive nuove per trasformare, in meglio, le relazioni che vorrai far evolvere (o smettere di starci male, altrettanto importante). Le storie sono, necessariamente, sempre una sintesi, la realtà è sempre molto più complessa, ma qualche spunto possono darlo ugualmente. Storia vera, nomi di fantasia, come sempre.
Luana. Luana è una donna di trent’anni. Professionista, seria, competente, le sue qualità sono ampiamente apprezzate sul posto di lavoro, cioè tutti le chiedono aiuto e sostegno, ma non riconosciute a livello economico. Pur sapendo quanto vale, finisce sempre per mettere da parte le sue giuste esigenze, in nome delle esigenze degli altri. Dopo una storia durata due anni con un uomo sposato – che lei credeva essere separato, e poi ha scoperto, invece, che ci pensava proprio, a separarsi –, si è legata ad un uomo complesso e problematico, dedito alla carriera, agli amici e agli hobbies. E poi, naturalmente, anche a lei. Quando è venuta da me era in crisi perché la sua migliore amica, vissuta all’estero per un anno e poi tornata a vivere nella sua città, era cambiata e la criticava in un modo che la faceva soffrire. Eppure, la sua amica, che chiameremo Claudia, era sempre stata così.
Quello che era cambiato, per sua fortuna, era il suo modo di percepire la realtà. Il suo livello di sopportazione era arrivato al limite, e la sua natura originaria cominciava a farle percepire che non era poi così soddisfatta, di tutte queste relazioni in cui era sempre messa in secondo piano. L’atteggiamento di Claudia era sempre stato quello. Come suo padre, la sua amica si dedicava alla sua vita e soddisfaceva le sue esigenze, e dedicava a Luana il tempo che voleva. Durante quel tempo, dovevano fare quello che piaceva a Claudia, o finivano per discutere. Così Luana si era abituata a lasciar perdere. Nella storia con Edoardo aveva avuto qualche dubbio, sul fatto che fosse separato eppure volesse passare sempre le feste e le vacanze con la ex moglie. Ma la storia che la ex moglie fosse sensibile e ansiosa e avesse bisogno di supporto le era sembrata credibile. Fino a che, un giorno, la moglie di Edoardo è andata a bussare alla sua porta. Perché Luana aveva sempre ottenuto grandi successi nelle attività che la riguardavano direttamente, di cui era l’attrice principale, concorsi sportivi, esami scolastici ed universitari, concorsi per un posto di lavoro, e così pochi successi nella vita di relazione? Perché da una parte riusciva a mettere in gioco le sue vere caratteristiche, quelle originarie, e quindi, otteneva i risultati che voleva. Dall’altra, invece, metteva in atto strategie che erano quelle che aveva assorbito dalla sua famiglia. Quali erano, queste relazioni? La mamma era un’impiegata in un Ente pubblico in cui avrebbe voluto – e potuto – fare carriera, come avvocato, ma aveva optato per il par time. Per seguire la figlia, ma, soprattutto, per permettere al marito di seguire la sua carriera. Il padre era un dirigente di alto livello, molto autoritario, molto nervoso, molto critico. In realtà, sua madre aveva intrapreso una sorta di professione segreta, quella di mediatrice. Tutta la vita a mediare tra le intemperanze del marito e i loro effetti, con i parenti, con gli amici. Sempre pronta a giustificarlo.
Ti dirò che non ci sono giustificazioni, in chi fa soffrire chi ama, e chi lo ama, solo perché non riesce a gestire le sue tensioni interiori. Che si tratti di un partner, o di un genitore. E che l’unico modo per aiutare chi amiamo a migliorare è avere fiducia che possa migliorare, ed aiutare la persona che amiamo a farlo. In altre parole, se vivi con una persona collerica e fai finta che non è collerica, questa non smetterà di esserlo come per magia. Anzi, con il tempo, se una persona non ha già in sé la capacità di essere consapevole delle sue emozioni e di come le gestisce, con il tempo, diventa più cieca, non vede meglio. Sarà molto difficile che, da solo, possa trovare una strada nuova, se non sa che deve cercarla.

Se un problema non lo affronti, diventa più grande

La mamma di Luana aveva adottato quella strategia perché anche lei soffriva. Il padre aveva quel tipo di atteggiamento con tutti, quindi, criticava anche la madre, come la figlia, alzava la voce, e qualche sberla sonora anche in pubblico non le è mancata. Così Luana aveva interiorizzato quel modello, quelle giustificazioni, quel tipo di relazione. E non lo sapeva. Non sapeva neanche riconoscere bene i suoi giusti spazi ed i suoi giusti diritti. Perciò un’amica dominante ed egoista come Claudia le andava bene. Un collega di lavoro che cercava di “sbolognarle” anche il suo lavoro, e nemmeno la ringraziava, sì, le dava fastidio, però, alla fine, ci conviveva. Così come aveva vissuto per due anni una relazione d’amore con un uomo che le regalava solo i ritagli del suo tempo, e nemmeno di grande qualità. Perché anche lui era stressato, e come può non esserlo, un fedifrago che mente sia alla moglie che all’amante? E poi un partner che, “stranamente”, le ricordava molto il modo di essere di suo padre.
Cosa ha fatto Luana? Per prima cosa, ha lavorato per se stessa e sulla consapevolezza del suo valore. Ebbene sì, anche Luana aveva diritto ad essere amata e rispettata nel modo giusto.
La strategia scelta da sua madre forse aveva evitato qualche discussione più accesa, ma non aveva fatto progredire né la relazione sentimentale tra i suoi genitori, né quella familiare. Tant’è che non erano molto felici, e sembravano sempre più distanti, pur continuando ad interpretare il ruolo che avevano deciso di interpretare. In ogni caso, non era una strategia che andava bene per Luana, non era la sua. La sua strategia era molto più coraggiosa, era di chi affronta le cose, e cerca di risolvere. Con la sua amica, Claudia, le è andata bene. Sono ancora amiche, il comportamento di Claudia è migliorato, ma, soprattutto, Luana ha nuove amiche capaci di dedicarle lo stesso livello di amicizia ed attenzione che lei dedica loro.
Sul lavoro, si è rimessa in gioco, ha scoperto che le sue competenze erano una carta da giocare, ed è andata a lavorare in uno studio a pochi chilometri da casa sua, con uno stipendio più alto e responsabilità che le danno grande soddisfazione.
Nella vita affettiva, finalmente sa chi sta cercando. Per questo, sceglie con attenzione le persone da frequentare. Perché lei vuole un uomo che sappia starle accanto, che non scarichi in famiglia le sue tensioni, che, come lei, pensi che passare una domenica con la figlia piccola è più importante che non andare a vedere una partita. E che sappia che dire “stupida” ad una bambina di dieci anni davanti ai compagni di classe, invitati per il suo compleanno, e darle una sberla, no, non si fa. Capita, ai bambini, di far cadere una fetta di torta. E ci sono tanti modi, migliori di questo, per educarli.

Relazioni familiari: cerca i modelli che non ti appartengono, e liberatene

Pensaci, pensaci bene. Sono sicura che anche tu sai riconoscere i modelli relazionali familiari che non ti appartengono. Quelle catene che ci imprigionano, ma di cui abbiamo la chiave. E quando ti liberi da questi condizionamenti, allora sì, che puoi davvero vivere le relazioni più giuste per te. Che sono anche le più belle. Perché amare, davvero, significa sempre comprendere e sostenere. Amare non fa rima con soffrire. Se è questo che accade, nelle tue relazioni, è il momento di fare qualcosa per cambiare, che fa rima con amare.
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Se vuoi dedicarmi cinque minuti del tuo tempo, e scrivere una recensione su iTunes, ti ringrazio, i feedback sono importanti, piccoli messaggi di grande valore. Anche i messaggi, sono molto belli. Ho deciso di leggerne uno, ogni tanto. Questo mi è arrivato ieri, da “dolce_e_bellezza”, su Instagram: “Your podcasts are made in heaven👏 The best way to learn about myself while learning Italian👌😎😘❣️Thank you for being with me💋”.
Ti saluto con un aforisma sui genitori:
“Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato, ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere” (M. W. Edelman). Per esteso, direi che non hai avuto modo di scegliere come essere influenzato dalle relazioni con la tua famiglia, ma hai modo di scegliere come non esserne influenzato (A. Pacini)
Il brano che ti dedico si intitola “Emotional sentimental”. Le emozioni che ti fanno stare bene, sono giuste. Coltivale.
Grazie per essere stato con me, alla prossima puntata.