Come puoi raggiungere la tua illuminazione

Come raggiungere la tua illuminazione. Comunicare per essere® podcast, la comunicazione per la crescita personale, Annarosa Pacini
Puoi raggiungere la tua illuminazione? Sì. Diventi il tuo miglior te stesso, realizzi la tua vita e la tua natura originaria quando fai le scelte migliori, quando ti poni gli obiettivi più grandi. Annarosa Pacini podcast

“Comunicare per essere®”, podcast – da ascoltare e da leggere

Ben tornata/o all’ascolto di “Comunicare per essere®” podcast. Evoluzione personale, strumenti e visioni per migliorare la tua vita e i rapporti con gli altri.
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Come puoi raggiungere la tua illuminazione

Puoi raggiungere la tua illuminazione? Sì. Diventi il tuo miglior te stesso, realizzi la tua vita e la tua natura originaria quando fai le scelte migliori, quando ti poni gli obiettivi più grandi. Ad essere più bravi, pazienti, comprensivi, gentili, quando tutto è bello e facile, siamo capaci quasi tutti. Esserlo sempre, questa è la vera sfida. Se cambi le tue scelte, cambi le tue azioni, cambi gli effetti nella tua vita. Ma prima di tutto, devi decidere. La decisione è interiore, è dentro di te. Li nasce la tua felicità, lì nasce il tuo futuro. La tua illuminazione è più vicina a te di quanto tu creda, tutto sta ad accenderla.

Le parole costruiscono ponti

L’ispirazione per l’argomento di questa puntata mi è venuta dal messaggio che mi ha inviato Emiliano: “Cara Annarosa, ti ascolto molto volentieri, da tempo, da quando eri ospite in radio e rispondevi alle domande sui temi più disparati. Hai una bella voce, dici cose intelligenti, non scontate, non banali. Mi piace il tuo podcast. Anche questa ultima serie, in cui parli della tua vision, delle tue teorie. Però voglio essere sincero. Quello che dici è bello, guerrieri del bene, siamo tutti Siddharta, sii il campione della tua vita, decidi tu. Ma mi viene qualche dubbio. Primo, che non è che si possa sempre scegliere. E secondo, che nessuno può essere così buono, bravo, saggio. La gente è arrabbiata, sempre sul chi vive, non si legge più, si ascoltano politici infoiati – scusa la parola -, i prezzi salgono, il lavoro è difficile da trovare, i figli nemmeno ti guardano più in faccia – non dico parlare, nemmeno ti guardano. Tu come fai? Sei sempre Siddharta? Te lo chiedo con simpatia, la mia non è una critica. Preferisco che tu non dica il mio cognome, la mia compagna mi dice sempre che sono troppo polemico e pessimista, ma vorrei che dicessi il mio nome vero. Continuerò a seguirti, naturalmente. Le tue parole sono incoraggianti davvero, e funzionano anche quando mi ‘girano” … che non è poco. Ciao”

Caro Emiliano, ti ringrazio del tuo messaggio. Grazie, grazie, grazie. Preferisco cento, mille volte una cosa detta ad una non detta. Se non si parla, non ci crea, non si costruisce, ci si può solo isolare. Peraltro, se ascolti il podcast da tempo, sai che nella prima serie rispondevo proprio alle lettere, nella “Posta di Annarosa”, storie di vita e di cuore. Oggi parlo ancora di storia di vita e di cuore, solo, in altro modo, attraverso gli esempi delle vite e dei cuori che incontro nel mio lavoro.
Vorrei rispondere subito all’ultima domanda: “Tu come fai? Sei sempre Siddharta?”. Ti rispondo pari pari con le cose che dico ai miei clienti-allievi, le persone con cui lavoro.

Tu decidi la strada della tua vita

Il mio lavoro è incentrato sulla possibilità di trasformazione insita nella vita, in ciascuno di noi. Anche in te.
Lo scopo è di farla emergere, e calibrarla su quello che tu sei. Tu sei tu, ogni teoria, ogni tecnica, funzionerà al meglio se sarà in sintonia con la tua natura originaria. Questo è ciò che faccio anche io, nella mia vita. Quello che sono nel mio lavoro, sono io. Quello che sono nella mia vita, sono io. Non c’è distinzione, poiché il mio essere, il mio comunicare per essere, la sua realizzazione, può essere autentica solo se davvero è autentica. Questo non vuole dire che io abbia raggiunto il massimo livello di illuminazione. Dico sempre scherzando che sino al giorno in cui un cliente entrerà nel mio studio e mi vedrà svolazzare a mezz’aria su una nuvola eterea e lanciare petali di rose, vuol dire che sono esattamente come tutti gli altri. Work in progress, sempre sulla strada della mia evoluzione. Ma il fatto che non svolazzi in aria non vuol dire che non possa lavorare sulla mia evoluzione personale e sulla mia elevazione spirituale. Questo dipende da ciò che scelgo di fare.

Tu mi chiedi: “Sei sempre Siddharta?” Se questo vuol dire se sono sempre in equilibrio, la risposta è sì. Ma non significa che non provi emozioni negative, che non soffra, che non affronti i miei problemi e le mie difficoltà. E’ il modo in cui questi impattano su di me, sulla mia vita, sulla mie emozioni, sui miei pensieri e sulle mie azioni che ho cambiato. E’ un cambiamento sottile e continuo. Te ne accorgi perché ci sono dei momenti in cui hai delle illuminazioni. Una situazione che sino a qualche tempo prima ti avrebbe provocato grande sofferenza, e ti sarebbe rimasta dentro per giorni, settimane, provoca una sofferenza piccola, consapevole. A volte, scompare veramente. Vivi mindfulness, nel qui e ora, pronto ad agire, seguendo quell’equilibrio che hai scelto. Questo significa che le mie sofferenze, i miei malesseri, le mie difficoltà, non si reverberano nell’ambiente e non creano sofferenze e malessere a nessuno.
Ed essere così in focus sul bene, sulle cose giuste, devo essere sincera, aiuta anche me. Non ho mai detto in nessuna puntata, ne sono certa, che si arriva alla massima espressione di se stessi senza volontà, senza impegno, senza vincere le proprie sfide. Ma sono altrettanto certa di aver detto che tutti ci possono arrivare. Questo è vero. Non è vero perché lo dico io, è vero perché ho visto centinaia e centinaia di persone con cui ho lavorato mettere in pratica quello che insegnavo loro e risolvere problemi, essere più felici, fare cose straordinarie. Straordinarie, non ordinarie, eppure, già dentro di loro, già dentro di te. Se non lo sai, se non le riconosci, rimangono lì, e a poco o nulla serve la loro straordinarietà.

Sappiamo chi siamo davvero?

Periodicamente seguo dei corsi, perché mi piace studiare e continuare a studiare. Se non studio, se non imparo cose nuove, avverto che c’è qualcosa in più che potrei fare. In uno di questi corsi c’erano molti colleghi, di varie scuole di pensiero e formazione, tra cui una mia cara amica. Lei fa la psicologa, in un ambito molto complesso e delicato, in cui la legge si incontra con la violenza e con la scelleratezza umana. Perciò, ha bisogno di grandi energie e risorse, di attivare costantemente la sua resilienza.
Alcuni anni fa, mentre partecipavamo ad un corso insieme, Sabrina (come sempre, nome di fantasia, persona reale) se ne uscì fuori con una specie di battuta che ama dire, anzi, dovrei dire, le piaceva. Nel corso si parlava dell’effetto devastante della violenza, anche solo percepita, sui bambini adottati che venivano da pregresse storie di violenza. Anche un solo gesto poteva compromettere mesi di positiva costruzione delle nuove reti familiari. Le reazioni interiori potevano essere tali da creare fratture non sempre sanabili, soprattutto se tali modalità – aggressività verbale, impulsività, scarso livello di comprensione e tolleranza – erano un modello comunicativo proprio di uno o entrambi i genitori adottivi. Per questo, ritengo che gli aspiranti genitori adottivi dovrebbero essere preparati molto, molto meglio di quanto non accada oggi.
Torniamo a Sabrina. Dopo avere concordato sull’importanza di una gestione sana delle reazioni e delle relazioni, seguite da riflessioni personali dei partecipanti, su come non sia affatto facile essere sempre in focus, in equilibrio, Sabrina se ne uscì fuori con una delle sue battute preferite: “E comunque, quando faccio la psicologa faccio la psicologa, ma a casa mia faccio come mi pare. Se mia figlia ne combina una, una sberla non gliela toglie nessuno. D’altronde, mio padre tra sberle e urla, ci ha cresciute, me e mia sorella, eppure ci ha insegnato tante cose importanti, che ci hanno permesso di essere quello che siamo oggi. Ma a casa, se mi girano, mi girano. Un figlio lo sa, che gli vuoi bene lo stesso”.

Per la vera illuminazione serve coraggio

Su questa frase, potrei sviluppare dieci puntate, tanto è un argomento che mi tocca e tanto non sono d’accordo, ma non questa puntata. Con Sabrina ho parlato molto, privatamente, di quella sua frase, di quello che intendesse dire e di cosa, invece, trasmetteva. Partendo dalla mia posizione personale. Io sono io, ovunque. Non sono Annarosa la grafologa, la pedagogista, la formatrice sul lavoro e Annarosa l’unno a casa.
Ciò che sono è ciò che faccio. Esprimo me stessa, la mia natura originaria. Dico spesso ai miei clienti che, dopo aver chiuso la porta dello studio, magari dopo un incontro pieno di valore, di cose belle, di strategie per una vita vissuta portando avanti una comunicazione costruttiva e realizzativa, non mi metto ad urlare contro mio marito e mio figlio. Non divento un’altra, non metto in atto strategie che so essere sbagliate. Mi applico io per prima per portare avanti la mia evoluzione. Ogni giorno. Insegno e condivido solo ciò in cui credo.
In questo senso sì, sono Siddharta, ma non sono Siddharta, sono Annarosa. Sono sulla strada, sempre verso la migliore realizzazione di me stessa.

La coerenza, come sai, è uno dei fondamenti della mia teoria. Una persona può essere anche impulsiva e irascibile, per sua natura originaria, ma può utilizzare queste energie in tanti modi costruttivi, non solo distruttivi. Creatività, dialogo, contatto umano. Con Sabrina abbiamo lavorato un po’ insieme. Certo, si era adattata al rapporto con il padre, ma questo non vuol dire che fosse davvero felice o in equilibrio. Nel suo lavoro si sforza al mille per mille per sostenere le persone, ma nella sua vita personale scaricava tutta le tensioni che non riusciva a gestire, anche quelle che venivano dal passato. Abbiamo fatto un bellissimo lavoro di approfondimento grafologico. Oggi quella battuta non la dice più. Non dà neanche più le sberle alla figlia. Ha trovato il suo modo per esprimere le sue emozioni, bello, creativo, vitale, il suo, non quello che derivava dal condizionamento del suo legame con la figura paterna. E Sabrina è una donna meravigliosa, molto consapevole, e dotata di tanti strumenti, anche per la sua professione, ma non riusciva ad utilizzarli allo stesso modo per se stessa. Non è scontato riuscire ad essere veramente noi.
Per questo dico sempre che è la persona, che fa la differenza. Ogni strumento musicale può essere usato per suonare bellissime musiche, ma tutto dipende da come il suonatore lo utilizza. Tu sei il suonatore, la tua vita è il tuo strumento.

Mi chiedi “tu come fai?” come tutti, uso le stesse strategie, gli stessi strumenti che insegno agli altri ad usare. Come sai, Internet oggi ci rende tutti visibili. Non troverai da nessuna parte un commento di una persona che possa dire, in verità, che io non abbia messo in pratica ciò che insegno. Ho molto ancora da imparare e da migliorare, secondo i miei parametri, ma ti assicuro che sono davvero molto coerente.

La tua illuminazione è già dentro di te

Scrivi ancora: “Però voglio essere sincero. Quello che dici è bello, guerrieri del bene, siamo tutti Siddharta, sii il campione della tua vita, decidi tu. Ma mi viene qualche dubbio. Primo, che non è che si possa sempre scegliere. E secondo, che nessuno può essere così buono, bravo, saggio. La gente è arrabbiata, sempre sul chi vive, non si legge più, si ascoltano politici infoiati – scusa la parola -, i prezzi salgono, il lavoro è difficile da trovare, i figli nemmeno ti guardano più in faccia – non dico parlare, nemmeno ti guardano”. Invece, è proprio così che si fa. Diventi il tuo miglior te stesso, realizzi la tua vita e la tua natura originaria quando fai le scelte migliori, quando ti poni gli obiettivi più grandi. Ad essere più bravi, pazienti, comprensivi, gentili, quando tutto è bello e facile, siamo capaci quasi tutti. Esserlo sempre, questa è la vera sfida.
Chi è arrabbiato ha i suoi motivi, per risolverli: sei arrabbiato? Scopri i motivi veri, devi capirli, farli decantare, trovare modi più costruttivi per risolverli. Il fatto di non leggere o di credere a tutto ciò che si ascolta, non è, anche questo, una scelta? I figli che non guardano in faccia, non è una conseguenza di scelte? Quindi, se cambi le tue scelte, cambi le tue azioni, cambi gli effetti nella tua vita. Ma prima di tutto, devi decidere. La decisione è interiore, è dentro di te. Lì nasce la tua felicità, lì nasce il tuo futuro. Stanno insieme alla speranza e al coraggio.

Magari il mondo fuori sarà sempre lo stesso, ma una cosa è sapere che puoi affrontarlo alla grande con le tue risorse e un’altra pensare invece che non puoi fare nulla. Ben vengano i dubbi, è così che usciamo fuori dalla corrente e cominciamo ad andare nella direzione che decidiamo noi. Segui le tue passioni e abbi cura della tua evoluzione.

Ti ringrazio per il tuo messaggio, mi ha molto ispirato. Spero che ispiri anche tutti gli altri che ascoltano il podcast. Grazie.
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A chiusura della puntata, un tris di aforismi del Buddha. Quando uno mi sembra poco, ne scelgo qualcuno di più.
“Trattenere la rabbia e il rancore è come tenere in mano un carbone ardente con l’intento di gettarlo a qualcun altro: sei tu quello che viene bruciato”
“Meglio di mille parole vuote, è una parola che porta la pace”
“La Via non è nel cielo; la Via si trova nel cuore”
Belle frasi, su cui riflettere. La tua illuminazione è più vicina a te di quanto tu creda, tutto sta ad accenderla.
Grazie per essere stato con me. Alla prossima puntata.