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Capire (e migliorare) la bassa intelligenza emotiva

Capire (e migliorare) la bassa intelligenza emotiva. Annarosa Pacini, grafologia, comunicazione, corsi, formazione, counseling on line. Comunicare per essere® podcast

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Secondo gli esperti, esistono dei segnali rivelatori di bassa intelligenza emotiva, che ti potrebbero aiutare a stare lontano da chi non parla né comprende bene il linguaggio delle emozioni. In questa puntata, te li spiego, ma: che tu riconosca alcune di queste caratteristiche in te stesso o in qualcuno che ami, sappi che ci sono molte chiavi di lettura. E non sempre quella della “bassa intelligenza emotiva” è la più giusta. Spesso, si tratta di forma di autodifesa che hanno portato te, o la persona che conosci, a creare scudi e schermi, che tanto ti proteggono, quanto ti limitano. Perciò, nel momento in cui riconosci questi segnali, hai già messo in moto la possibilità di trasformarli. Quello su cui riflettere con attenzione, prima del come, è il perché.
(Scorrendo puoi leggere la trascrizione dell’audio)

I segnali di una bassa intelligenza emotiva

Se sei un nuovo ascoltatore del podcast, questa piccola premessa può esserti di aiuto: mi piace studiare, leggere e conoscere. Non solo le cose con cui sono d’accordo, anche quelle che non condivido. Altrimenti, il percorso di crescita sarebbe decisamente monocorde. Così, amo leggere articoli e post motivazionali, creati ad hoc per dare ispirazioni immediate, come gli aforismi motivazionali che pubblico su Instagram. Ma sono anche convinta che occorra, sempre e comunque, andare in profondità. Perciò, mi piace condividere con te questi temi interessanti, come pure altre prospettive, che so che possono esserti ancora più utili. Riflettere, fa bene. Riflettere profondamente, ancora di più. Il consiglio dell’articolo è molto semplice: prima di impegnarti in una relazione affettiva o professionale seria, con qualcuno, dovresti fare attenzione ai segnali che possono rivelare una bassa intelligenza emotiva. Cosa fa la persona che ha una bassa intelligenza emotiva? (io suggerirei la più corretta espressione: “non usa nel modo giusto la sua intelligenza emotiva”, e già vedi come cambia la prospettiva). Cosa fa?
Primo, evita di parlare dei propri sentimenti, perché non gli è facile farlo, usa espressioni vaghe e generiche. Secondo, giudica i propri sentimenti negativi come un difetto, pensando che sia sbagliato avere paura, o vergognoso sentirsi tristi. Terzo, cerca di controllare le proprie emozioni evitandole, mettendo da parte le sensazioni dolorose. Quarto, nota solo le emozioni più forti. Sta guidando, ad un certo punto frena perché sembra che una persona stia per attraversare, si sentirà “esagerata”, ma non capirà che ha avuto paura. Quinto, questo la porta a sopravvalutare le proprie emozioni, ed a seguire soprattutto quelle più forti, che siano positive o negative. Sesto, la persona con bassa intelligenza emotiva ha paura dei sentimenti dolorosi, anche degli altri. Perciò cerca di negarli o di trasformarli, magari insistendo sui motivi per cui non dovresti essere di cattivo umore. Settimo, finge di star bene ed ha difficoltà ad ammettere o mostrare che si sente triste, spaventata, turbata e così via.

Scarsa intelligenza emotiva o blocchi emozionali?

Or dunque, è chiaro che questi comportamenti parlano di una persona che ha difficoltà a gestire ed esprimere le proprie emozioni, su questo sono d’accordo. Ma non sul resto. Per prima cosa, è molto pericoloso pensare di poter “incasellare” le persone in modo così semplicistico. Io ho avuto un cliente, Eliseo (nome di fantasia, storia vera), uno degli uomini più sensibili che abbia conosciuto, che, per sua storia personale, appariva rigido e chiuso. Ma la sua intelligenza emotiva era molto alta. Era il modo in cui aveva imparato ad usarla, a non essere quello giusto. E ne aveva avuto i motivi, il padre era un uomo aggressivo, infedele nei confronti della madre, ed anche avaro. Durante la sua infanzia Eliseo ha imparato a non mostrare al padre quello che davvero provava, perché aveva paura delle sue reazioni, reazioni sempre spropositate e mai di accoglienza e comprensione. Perciò, giudicare una persona che non conosci profondamente in base a tre, sette o dieci segnali, è molto rischioso e poco utile. Che tu pensi di non usare bene la tua intelligenza emotiva, pensi di avere un’intelligenza emotiva un po’ meno allenata di altri, pensi che una persona importante per te possa avere questa caratteristica, e mentre mi ascolti ci stai pensando, allora, hai già messo in moto la possibilità di trasformare gli atteggiamenti, interiori, ed i loro effetti, le azioni, in modo più costruttivo e soddisfacente per la tua vita. Ti aiuta anche a comprendere meglio la persona con cui hai a che fare.

Parlare e capire le emozioni: allenare l’intelligenza emotiva si può

Posso darti – e lo faccio solo per darti un esempio – una chiave interpretativa dei comportamenti completamente diversa: chi evita di parlare dei propri sentimenti, può farlo per proteggere se stesso, per proteggere chi ascolta, perché non è abituato ad andare in profondità, perché ha paura di trovare le risposte. Questo porta a negare quello che non si riesce ad accettare e a gestire. Una volta ho iniziato a lavorare con un figlio adolescente, poi con la mamma, poi con il fratello piccolo, ma era il padre, Sergio, quello che aveva il vero lavoro da fare. Le difficoltà che nella sua vita aveva incontrato, nel rapporto con i suoi genitori, le aveva trasferite pari pari alla sua famiglia: negava l’esistenza di sentimenti come il desiderio di apprezzamento, la paura del giudizio, perché riconoscerli significava rileggere anche la sua storia, e dare un ruolo diverso ai protagonisti.
Sergio lo ha fatto, per amore della sua famiglia, ed anche perché sapeva, dentro di sé, che la strada per essere davvero soddisfatto, anche nel suo lavoro, non poteva essere percorsa senza che, finalmente, imparasse un modo nuovo per esprimere i suoi sentimenti ed accogliere quelli degli altri. Cosa che avrebbe potuto fare benissimo fin da piccolo, se glielo avessero permesso. Con ciò intendo dire che riflettere ti permette di andare più in profondità, e ma non devi mai scoraggiarti né rinunciare. C’è sempre un modo per migliorare e risolvere. Una volta che avrai trovato in te le motivazioni giuste (cioè, i perché), saprai trovare anche gli strumenti ed i percorsi. Perciò usa il tuo pensiero per progredire e risolvere, non per condannare.

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Cambiamo argomento. Come ti ho detto in alcune delle ultime puntate, ci sono delle piccole novità in arrivo. Intanto, i social. Se ti piace leggere quello che scrivo, i temi legati alla crescita personale ed interiore, alle relazioni umane, alla conoscenza, sappi che ogni giorno su Facebook troverai una mia riflessione. Ne ho già pubblicato alcune. In ogni caso, se ne perdessi qualcuno, troverai i post anche nel mio blog. Mentre Instagram continua ad essere il social più legato alle ispirazioni ed alla motivazione anche con aforismi creati apposta per te. Per salutarti, aforismi e musica, saggezza e profondità. Prima, ti ricordo che se vuoi avere informazioni sul mio metodo, hai voglia di allenare la tua intelligenza emotiva, di trovare il modo migliore per essere te stesso, su annarosapacini.com, pagina contatti, trovi tutti i miei recapiti. E puoi anche richiedere subito il tuo Profilo Grafologico Essenziale, un focus dei tuoi punti di forza, direttamente dal sito. Per non perderti le puntate del mio podcast, iscriviti a Comunicare per essere, da annarosapacini.com, pagina podcast, scegli l’app che preferisci, Spreaker o quella che vuoi, iscriviti anche alla newsletter e al mio canale video su YouTube. E seguimi sul social che preferisci, trovarmi è semplice, cerca Annarosa Pacini. Tre aforismi di Daniel Goleman: “L’autoconsapevolezza – in altre parole la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta – è la chiave di volta dell’intelligenza emotiva”, “Il principio fondamentale della vita sociale: le emozioni sono contagiose”, “L’ottimismo e la speranza – proprio come il senso di impotenza e la disperazione – possono essere appresi”. Il brano s’intitola: “Open your heart”. Perchè, senza cuore, non c’è intelligenza emotiva che tenga. Ti aspetto su Facebook. Alla prossima puntata, e grazie per essere stato con me. Ciao ciao

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