Strage in famiglia: i segnali del disagio ci sono sempre

La strage in famiglia di Paderno Dugnano è ovunque nel web, qui non ti parlo della strage e dei dettagli da cronaca nera, ti parlo dei segnali, delle relazioni, di quanto la comunicazione umana sia al centro di tutto. Non ti parlo solo di chi ha ucciso, ma anche di chi non ha ucciso. Tutti sono coinvolti, e, quando dico tutti, intendo, anche tu. La “società” non è un’entità astratta, è un insieme di esseri umani, e ogni essere umano può fare molto. I segnali del disagio, ci sono sempre, ad ogni età. Nel bambino, nell’adolescente, nel giovane, nella persona matura. Ma bisogna chiederci quali sono, e perché non vengono colti. Si può fare qualcosa per riuscire a vederli, i segnali di disagio? Sì. Certe situazioni, possono essere previste? Sì, e no. Ma molto si può fare per creare condizioni che possono produrre effetti positivi, nell’essere umano, da cui conseguono scelte, positive. I segnali ci sono sempre, quando una persona non è in equilibrio, sta male, soffre. Comunica. Ognuno di noi, comunica sempre. È che vanno visti e sentiti, compresi, accettati e riconosciuti. Bisogna insegnare ad esprimerli, dobbiamo imparare a capirli. La responsabilità di certi eventi è di tutti, e per primi, dobbiamo ascoltare bene i nostri, di segnali, comprenderli, usarli per progredire. E, contemporaneamente, anche quelli degli altri. Si può. Ti racconto come, e, soprattutto, perché.
(Scorrendo la pagina puoi leggere la trascrizione dell’audio della puntata)

Stragi in famiglia: il malessere dà sempre segnali

Tra i tanti commenti che in questi giorni affollano i siti web, e sicuramente continueranno a lungo, ci sono alcune frasi che spesso, si ritrovano, nei commenti di chi, a caldo, o a freddo, viene chiamato ad esprimersi rispetto ad un caso di cronaca nera. E spesso, i vicini di casa, gli amici, i compagni di scuola, i colleghi di lavoro, il parroco o il sindaco, chiunque viene chiamato ad esprimere la propria opinione, nella maggior parte dei casi, dice di non aver visto nulla, che erano persone normali, brave persone, felici, senza problemi, sembravano andare d’accordo, fino a casi in cui dell’assassino e della sua famiglia si fa un ritratto di famiglia da favola. Va da sé che non è possibile.

Se una persona è felice e sta bene, non stermina la famiglia, non accoltella una sconosciuta, non spara alla ex, non butta giù da un ponte la fidanzata o dal balcone una neonata. Ormai le cronache di questi gesti e terribili sono quasi quotidiane. Qui entra in gioco anche un altro tipo di riflessione, che riguarda i tempi i cui viviamo e l’evoluzione neurocerebrale, gli effetti dei terminali digitali, ma te ne parlerò dopo. Se qualcuno mi chiedesse un’opinione, su come possano accadere certe cose e se ci siano dei segnali, come persona che dedica la sua vita alla comprensione degli altri, ad aiutarli ad essere persone migliori, a creare felicità in se stessi e nella propria vita, come giornalista e divulgatrice, pedagogista, grafologa, esperta di comunicazione a 360 gradi, insomma, in qualunque veste fossi interpellata, risponderei sempre la stessa cosa: sì, ci sono. Sempre. Iniziamo da questo punto: una persona che non è in equilibrio si comporta come tale, mostra atteggiamenti che vanno in una direzione di disarmonia. A volte, eclatanti, i casi di ragazzi ribelli, di chi cerca la fuga nelle sostanze, altre volte, invisibili, ecco i ragazzi che sembrano adeguarsi al contesto e intanto, vivono solitari con se stessi, isolati dal mondo pur in mezzo agli altri.

Il disagio comunicato si trasforma, ma è necessario creare modelli di pensiero nuovi

La comunicazione è al centro perché un disagio compreso ed espresso può essere gestito e superato, ma un disagio percepito e non compreso, diventa un “mostro”. Cos’è un mostro? Qualcosa che non piace, fa paura. Più di tutto, i mostri sono disegnati come cattivi, poco empatici, malevoli e maligni, che vogliono fare del male. I mostri, però, che siano nelle fiabe o sui grandi schermi, hanno le loro ragioni, motivi che li guidano, si sentono giustificati spesso nell’esserlo. Ma tante persone che compiono gesti efferati dicono di non sapere, esattamente, profondamente, il motivo vero. La neurobiologia emozionale insegna che se una persona coltiva molto a lungo, per tanto tempo, sentimenti negativi, questi producono delle vie neuronali privilegiate per cui tutta la realtà finisce per essere intrappolata in quella visione.

Aggiungo subito la cosa che pensavo di dire alla fine: ovvero, che il mondo digitale in cui siamo sommersi, questa realtà globale che ci investe ogni giorno, fatta di guerra e violenza, di soprusi, di personaggi potenti cattivi che si beano di fare i cattivi, e sono anche tra i più ricchi del mondo, di cronache del quotidiano dove si ammazzano le persone – così sembra – come se fossero mosche, ebbene, questo mondo ci fa male. Conta molto, questa comunicazione, in qualche modo, crea la realtà, e se ogni giorno senti dire che qualcuno ammazza qualcun altro, alla fine ti abitui, come se fosse una realtà giusta. E ammazzi anche tu. Una sorta di effetto Pigmalione diabolico in cui ogni persona che scriva frasi aggressive e violente, sui social, che agisca in modo aggressivo e violento, nella propria vita, dà un contributo. Tutto conta.

Perché la sofferenza può essere ovunque, anche nelle famiglie “felici”

Ragazzi che vivono nel mondo digitale, che è diventato il loro mondo principale, dove nessuno insegna a rispettare e ad amare, ad impegnarsi, ad essere libero e forte, moralmente e psicologicamente. Dato che un essere umano per raggiungere la sua maturità ha bisogno di decenni (un cervello arriva alla sua fase di maturazione tra i 22 ed i 24 anni, poi dipende dallo sviluppo personale), cosa dovremmo aspettarci da bambini che crescono con terminali in mano pieni di cose brutte, brutte parole, brutti pensieri, brutte azioni e brutte persone. Perché – qua ti esprimo un mio pensiero, con cui puoi non essere d’accordo – una persona che è ricca, e si comporta da tiranno, egoista e poco rispettoso degli altri, per me non è una bella persona, non è un essere umano che sta dando un contributo alla società. Le persone belle sono belle perché creano bene, si ispirano a valori umani etici, spirituali, morali, si comportano di conseguenza. Che sia ricco o meno, non lo rende migliore. Ma questi sono i modelli, dentro cui vivono i ragazzi, e anche gli adulti, i figli, e anche i genitori.

Perciò, questa realtà ha un impatto, ormai dimostrato e riconosciuto a livello scientifico, magari te ne parlo in un altro podcast. Quello che si può fare, per cogliere questi segnali, è guardare, sentire, vedere, percepire. Ti racconto alcune piccole storie, che vengono dal mio lavoro. Nomi di fantasia. Ho lavorato con Elena, 10 anni, crisi di ansia, non vuole prendere le medicine. La madre è preoccupata. Una bambina bravissima, prima della classe, voti alti, ottima in ogni cosa che fa. Ma questa bambina fantastica non vuole ingoiare le pillole. Non ci ho messo molto, a capire dove fosse il problema: la sua scrittura mostrava un livello di controllo eccessivo, per una bambina di dieci anni, un desiderio di essere perfetta, che veniva da dove? Da chi? La figura di riferimento, quella che avrebbe potuto fare la differenza, era il padre. Che non ho mai visto, perché la amava, ma aveva da fare. Il padre che, per farle capire che le sue proteste erano esagerate, qualche volta ha cercato di farle ingoiare a forza le pillole.

Ogni realtà crea un effetto: cattiva realtà, cattivi effetti

Maurizio, 25 anni. Arriva da me perché tratta male le sue compagne. Non vorrebbe, ma è così: alla fine, alza la voce, alza le mani, non sa perché. Una scrittura che parla di una grande sensibilità, di tante aspirazioni. Il padre vuole incontrarmi, Maurizio è d’accordo, spera che riesca finalmente a capirlo. Mi incontra per dirmi che quel figlio si deve convincere, la deve smettere di sognare, che è tutta la vita che gli dice che uno deve piegare la testa e fare il primo lavoro che trova, e abbandonare i suoi sogni. Gli faccio delle domande, lo chiamerò Omar, per cercare di comprendere se riesce a vedere la sofferenza del figlio, ma non la vede. Secondo Omar, Maurizio non soffre. Lui sì, che ha sofferto, che i suoi genitori non lo hanno mai ascoltato. Ma invece, lui non è come i suoi genitori. Lui ascolta Maurizio, ma Maurizio non capisce niente e non sa come funziona davvero la vita. Gli spiego che il mio lavoro non è far diventare le persone in qualche modo, ancor meno come altri vorrebbero, ma è far sì che possano essere se stesse, libere, realizzate, felici, che possano parlare di se stesse, affermare positivamente il loro essere, creare una vita bella.

Elena ha risolto il problema, ma non la sua vita. Comunicare per essere funziona per tutti, un approccio alle relazioni, aiuta in ogni caso. Ha imparato a scegliere di prendere le medicine per il suo bene. Ma è tornata da me ormai ventenne molto sofferente per le relazioni che viveva, con uomini che non la rispettavano, e lei, da un lato si piegava, dall’altro, si comportava con loro in modo molto vendicativo. Con ciò, essendo sempre più infelice. Oggi Elena ha una famiglia serena, un compagno giusto per lei, è riuscita a superare la sofferenza che veniva dal rapporto con il padre, e anche con la madre, che, per non affrontare il problema di un marito troppo concentrato su se stesso, sognava una figlia perfetta capace di farlo tornare a casa più spesso, e non guardarsi intorno come invece faceva, troppo. I problemi di coppia erano tutti caduti sulla figlia. Elena ha scelto, ha compreso l’origine del suo disagio, lo ha manifestato, superato, e quel disagio, veniva dalla sua vita, dalle sue relazioni. Vogliamo dare ad una bambina di dieci anni la responsabilità di come reagisce al comportamento dei genitori, che la amano facendola sentire non adeguata?

Se non sei il meglio di te, puoi arrivare a perderti

Ogni parola che dici, ha un effetto, su di te e sugli altri. A qualunque età. Sai che ho un caro cliente che fino a sessant’anni ha vissuto le sue relazioni sempre in conflitto, poi, ha percepito che voleva qualcosa di più, e c’è riuscito. Non solo oggi vive in pace, ma riesce anche ad essere d’aiuto per le persone che amava, ma che non lo sapevano davvero. Perché se tuo padre ti maltratta tutta la vita, non è mica facile capire che sa amare solo così, e scegliere di non farti inaridire, di coltivare te stesso, e anche, se vuoi, di amarlo così come è. Maurizio ha fatto la sua strada, ma anche Omar. Omar ha ascoltato, gli è piaciuto quello che ha sentito. Ha richiesto uno studio approfondito di grafologia evolutiva, e si è riconosciuto, in quello che ha sentito. Oggi, Maurizio è finalmente libero, può vivere la sua vita, che include anche amare la sua compagna senza scaricare su di lei la sua sofferenza, perché quella sofferenza, non c’è più.

E Omar, ha fatto pace con quel piccolo bambino che ancora si rimproverava per non aver avuto il coraggio di scegliere la sua vocazione. Ed ha scoperto che c’è sempre tempo, per cambiare ed essere felice. Segnali di disagio di ogni tipo, in tempi in cui una bambina usando un cellulare non poteva trovare un modo di devianza, pornografia, violenza, come oggi invece accade. A portata di mano. Un mondo in cui ancora si scriveva a mano, i riassunti li facevano i ragazzi e il cervello così lo aiutavano, che il cervello, serve molto, per crescere, se non si sviluppa bene, resti rettiliano. Proprio oggi leggevo che la corsa ad alta intensità a livello fisico invia messaggi che fanno bene all’intelligenza emotiva, mentre la corsa a bassa intensità invia messaggi, s’intende, come neurotrasmissioni, a livello neuromuscolare e motorio, che fanno bene all’attività cognitiva. Chi uccide, uccide perché non è se stesso, non si percepisce, non sta bene, non coltiva il bene, non ha valori che lo ispirano, speranze che lo guidano, ed è, anche, purtroppo, deviato ed influenzato dalla realtà comunicativa in cui vive immerso. E’ un se stesso, ma non il migliore, quello evolutivo.

I segnali del disagio: servono occhi per vederli

Quante ore al giorno stai collegato al tuo terminale? Usa l’app benessere, spesso in dotazione a tutti i cellulari Android, o un’altra equivalente, controlla. Quante ore? Quelle ore le togli alla vita ed alla tua evoluzione umana. Se non evolvi, regredisci. Hai mai visto una pianta che non cresce e resta bella e sana? L’essere umano pure, è come una pianta, va coltivato, ad ogni livello. I segnali ci sono sempre, ma non sono esteriori. Chi sta male, non lo urla, ma lo dice. Bisogna imparare ad osservare con occhi nuovi, aperti: e non puoi sapere cosa davvero accade, nella casa del tuo vicino, perché non lo conosci. Probabilmente non gli parli neanche più. Che le immagini che vedi sui social, del tuo vicino, non sono il tuo vicino. È un riflesso, cosa riflette, non si sa, quanto vero, non si sa.

I segnali di disagio sono tanti, e ci sono, ad ogni età, “disagio”, si legge sul dizionario: “senso di pena, di molestia, provato per l’incapacità di adattarsi a un ambiente, a una situazione, anche per motivi morali, o più genericamente, senso d’imbarazzo. Anticamente, indicava mancanza di cosa necessaria o opportuna”. Sei a disagio perché ti manca qualcosa di necessario, l’amore, l’ascolto, la felicità, la speranza, anche, i sogni. Da lì arriva l’altro disagio, il senso di molestia, di qualcosa che ti fa sentire fuori posto. Ma ti senti fuori posto nel mondo perché non sei a posto con te stesso. È questa la fonte: ricordarci che ci vuole un intero villaggio per crescere un bambino, che richiede ascolto e rispetto, comprensione e dialogo, buoni esempi. Quanto parli con tuo figlio, o con la tua compagna, o con il tuo partner, o con i tuoi genitori, almeno la stessa quantità di tempo che trascorri davanti ad un video? E di cosa parli? Del fare, dell’avere, o dell’essere?

Sostenere e prendersi cura: di te, degli altri, della vita

Ho molte cose da dire, sui segnali di disagio, sulla sofferenza, non posso dirle tutte in una sola puntata. Si può fare qualcosa per imparare a vederli, i segnali di disagio? Sì, certo, basta comunicare, ascoltare, esserci davvero, rispettare, dare coraggio, essere, coraggio. Certe situazioni possono essere previste? Sì, nel senso che una persona che sta male, non crea felicità, e quindi, se una persona è in disequilibrio, la possibilità che crei effetti negativi è alta. Ma anche no, non possiamo sapere a quale livello arriverà, o meglio, diciamo che se ognuno di noi si comporta da buona persona, da brava persona, da essere umano in evoluzione, darà un contributo e chi ti incontrerà sarà fortunato, e magari, sarà un ragazzo che un giorno, invece di pensare di sterminare la propria famiglia, penserà a cercare di diplomarsi per lasciare la casa familiare e costruirsi la propria strada. E tu lo avrai aiutato, avrai fatto la differenza.

Vanno create le condizioni, ognuno cerchi di creare le migliori per se stesso e per la propria evoluzione, e questo, le creerà nella tua vita. I segnali ci sono se sai vederli, se scegli, di vederli. Se vuoi imparare, a vederli. Ed anche, a renderli visibili, nel modo giusto, costruttivo, che c’è sempre una strada verso il bene. Non è la più facile, ma certo, è sempre la migliore. Prova, e potrai toccare con mano, come trasformare la vita sia sempre una possibilità che hai, se la scegli.

Se hai domande da fare, per capire meglio, per approfondire cosa e come, quale siano gli strumenti che senti più adatti per te, come posso aiutarti, telefonami, scrivimi, nel mio blog, annarosapacini.com, pagina contatti, trovi tutti i miei recapiti, dimmi cosa stai cercando, e scopriremo come puoi trovarlo.

E, dato che l’atteggiamento interiore evolutivo si costruisce giorno per giorno, se ancora non ti sei iscritto, usa come un allenamento costante il mio podcast, Comunicare per essere®, puoi iscriverti liberamente dal mio blog, dalla pagina dedicata, cui accedi dal menù, e dalla tua app preferita, da Spotify a Spreaker ad Apple Podcast. Ti suggerisco di iniziare dalla prima puntata del 2018. Ispirazioni, motivazione, prospettive nuove e consigli da mettere in pratica li trovi anche nei miei video, perciò non perderti il mio canale YouTube, iscriviti e attiva la campanella. Mi trovi su tutti i principali social, a partire da Facebook.

Per chiudere la puntata, gli aforismi, che offrono grandi spunti di riflessione, e la musica, che sempre dà sollievo. Aforismi su come aiutare, che è il modo migliore per risolvere ogni disagio: Audrey Hepburn, “Ricordati, se mai dovessi aver bisogno di una mano che ti aiuti, che ne troverai una alla fine del tuo braccio… Nel diventare più maturo scoprirai che hai due mani. Una per aiutare te stesso, l’altra per aiutare gli altri”. Goethe: “Trattate le persone come se fossero ciò che dovrebbero essere e aiutatele a diventare ciò che sono capaci di essere”. Dal Vangelo secondo Matteo: “Ebbene io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa”. L’ultimo, di Oliver Goldsmith: “La più grande cosa dell’universo, dice un certo filosofo, è un brav’uomo che lotta contro l’avversità; e tuttavia ce n’è una ancora più grande, ed è il brav’uomo che viene in suo soccorso”.

“You are the champion” è il titolo. Voglio dirti, i sentimenti negativi non sono la vita, sono un momento, un disagio, una sofferenza, se ascoltati, possono aiutarti a capire da dove viene e cosa ti serve per andare oltre. Tu sei il campione, impara ad ispirarti, è così che ispirerai anche gli altri. I segnali di disagio sono messaggi, comunicare bene, meglio, profondamente, autenticamente, è la via per trasformare, essere e creare. Non so perché questo brano mi fa venire in mente il mare, e la spiaggia, all’alba, con l’orizzonte lontano, o la sera, con il sole che sta per andare a dormire, e una strada che corre in mezzo all’erba. Trova il tuo posto, e ascolta questa canzone. Il sollievo nasce sempre dalla scelta di fare qualcosa che possa portare leggerezza. È la gioia di vivere con coraggio che sconfigge il disagio. Grazie di essere con me in questo viaggio. Ti aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao


“Il sollievo nasce sempre dalla scelta di fare qualcosa che possa portare leggerezza. È la gioia di vivere con coraggio che sconfigge il disagio” -Annarosa Pacini

Frasi, pensieri, consigli e massime esperienziali applicate alla vita, aforismi e citazioni motivazionali per un approccio originale alla scrittura personale della vita. Il potere delle parole, per dare forza e ispirazione alla tua evoluzione personale, dal lavoro e dal metodo originale della dr.ssa Annarosa Pacini (© tutti i diritti riservati: è consentito l’uso con la citazione dell’Autore)

Torna in alto