Non trattare male

Se tratti male qualcuno, la relazione non migliorerà. Se sei stato trattato male tu, e per questo, ti senti giustificato a trattare male gli altri, invece di allontanarti dal passato, lo perpetui. Non trattare male, tratta bene. Esiste sempre un modo di valore, per portare avanti le tue ragioni, far comprendere il tuo punto di vista, far riconoscere il tuo sentire. Funziona meglio se fai lo stesso per l’altro. Se non sei felice, in una relazione, portarci sofferenza non aiuta. E il momento di scarico della tensione è quello, un momento, ma non una soluzione. Spesso, un amplificatore di un problema. Tratta bene gli altri, e le cose andranno meglio. Trattali sempre meglio di quanto trattino te, perché è vero che l’esempio è una grande forza. Che rende più forti anche le parole.
(Scorrendo la pagina puoi leggere la trascrizione dell’audio della puntata)

Come evitare che il passato influenzi il futuro

Cosa significa trattare male qualcuno? Significa trattarlo in un modo non gentile, non garbato, non educato, non costruttivo. Ci sono molte scale di livello nel trattare male. Dalla piccola discussione alle parole pesanti, dall’offesa occasionale a quella costante, dal silenzio punitivo alle parole punitive. Contano anche i pensieri ostili e negativi. Non parlo di altro. Chi arrivi a pensare che sia giustificata addirittura l’azione, il trattare male a livello fisico ha perso la chiarezza e dovrebbe prima ritrovarla, assieme ad una visione interiore costruttiva, che cerca la soluzione nel fare del bene e non nel fare del male. Ma l’“escalation”, nel trattare male, come il nome stesso ci suggerisce, un aumento progressivo, continuo, a volte lento, a volte rapido, non nasce lì in quel momento, altrimenti non lo si definirebbe “escalation”. È nel momento in cui nasce che devi agire, prima dell’escalation, che non è una conseguenza obbligata e neanche la migliore. Se tratti male qualcuno, la relazione non migliorerà.

Storie opportunamente adattate di vita vera, esperienze reali di clienti e allievi che trattavano male, ma oggi non più. Nomi di fantasia. Innanzitutto, il trattare male non è uguale per tutti e chi lo fa si sente giustificato, reagisce, pensa di avere ragione. La reazione non nasce nel momento, ha sempre una storia, spesso radici lontane. Il momento è l’occasione. Se però quelle radici nel passato le coltivi, la pianta cresce e finirà per infestare anche il presente e, se non cambi, anche il futuro.

Puoi sempre migliorare una relazione, se davvero lo vuoi

Se sei stato trattato male tu e proprio per questo ti senti giustificato a trattare male gli altri, il passato lo perpetui e crei proprio tu la realtà che non vorresti. Di storie potrei raccontartene centinaia. Aldo, 40 anni, trattava male la sua compagna, in modo molto evidente, rifiutando i gesti gentili, accusandola di non comprenderlo. L’origine del suo trattare male veniva dalle abitudini familiari. Padre maschilista, madre rassegnata, poca gentilezza, poco affetto. Aldo è un uomo pieno di affetto, ma per tirarlo fuori ha dovuto lavorare, scegliere, che non voleva più fare soffrire la sua compagna. Bernardo, 52 anni, super realizzato, super imprenditore, super benvoluto, una moglie che lo ha sempre sostenuto, lavorando al suo fianco, ma, ahi noi, anzi, ahi loro, molto attenta, brillante, partecipativa. Cresciuto da una madre ostile, sempre in gara con il fratello, quando la sua Beatrice gli diceva qualcosa che non fosse: “OK, vai bene, sei grande”, eccola, dentro di lui, ad incarnare sua madre, e lui, pronto, ad attaccarla. In un modo ingiustificato, con parole, ingiustificate.

Se qualcosa non va, devi dirlo, è giusto. Devi dirlo nel modo migliore, con parole di valore. Caterina stava con il suo compagno da anni, e da anni non lo stimava più, e questo traspariva, critiche, offese. Nel tempo la relazione era deteriorata, non si parlavano più, né si ascoltavano, più, offese o silenzi, attacco o fuga. Demetra ancora lo amava, suo marito, ma non si sentiva più attratta. Aveva avviato una relazione parallela, però il marito era così gentile. Questo le dava fastidio, che non le rispondesse a tono. Così metteva spesso in atto azioni negative. Aldo, Bernardo, Caterina e Demetra hanno deciso di non trattare male.

Come farti comprendere: la comunicazione valoriale

Non tutti per lo stesso motivo, Aldo e Caterina non volevano più soffrire loro, ma neanche far soffrire. Bernardo e Demetra, invece, erano molto ostili al partner, convinti che fosse, tra virgolette, “cattivo”. Sfido chiunque, tornando a casa, vivendo una relazione piena di offese e atti ostili, a riuscire a rimanere buono. Si può, ma devi essere forte. Devi saper vedere e capire l’altro. Poi, c’è chi coinvolge il partner in questa scelta di evoluzione e chi sente che prima, deve compierlo dentro se stesso, questo passo. Se tua madre ti trattava male, tuo padre ti trattava male, i tuoi compagni o l’insegnante, un po’ questo e un po’ quello, il capo o i colleghi di lavoro, sai, sai bene, che quei comportamenti ti facevano soffrire. Non erano d’aiuto, perché allora, usarli? Se ancora oggi, ti condizionano, ripetendoli, ti fai condizionare ancora di più. Perpetui il passato. Trattare bene aiuta. Prima di tutto, per farlo, devi formarti, allenarti e diventare più forte.

Ho avuto, tra i miei cari clienti, persone che sono riuscite a costruire relazioni di valore con ex partner che si erano comportati in modo davvero non onorevole. Relazioni di valore e di rispetto, per scelta, ma con forza e severità, senza retrocedere, senza trattare male. La verità è uno scudo e una luce, detta nel modo giusto, usata nel modo giusto, arriva sempre a creare la realtà, giusta. Ma quella realtà, prima, devi crearla dentro di te. Non trattare male, tratta bene. È qualcosa che puoi praticare e può darti grande soddisfazione. Esiste sempre un modo di valore per portare avanti le tue ragioni, far comprendere il tuo punto di vista, far riconoscere il tuo sentire. E funziona meglio, se fai lo stesso per l’altro, perché non sei solo tu, prigioniero dei tuoi meccanismi.

Trattare male: trasformare il disagio in valore relazionale

Lo siamo un po’ tutti, ognuno dei propri, sino a che non ne diventiamo consapevoli e ci liberiamo. Puoi davvero portare tutto a consapevolezza, se vuoi, puoi usarlo, quanto, come, dipende da te. Alzare la voce, urlare, litigare, offendere, rifiutare, zittire, criticare, denigrare, come può far migliorare una relazione? Tratta bene gli altri e le cose andranno meglio. Trattali sempre meglio di quanto trattino te, perché è vero che l’esempio è una grande forza, che rende più forti anche le parole. Nel mio lavoro mi avrai sentito dire molto spesso, se mi segui, che è tutto su misura. Anche le parole per ogni situazione, anche quelle da dire a chi ti tratta male, anche quelle che dici quando vuoi trattare male qualcuno. Da cambiare, naturalmente. È nella vita personale che la trasformazione agisce. E non c’è da pensare soltanto a chi tratta male gli altri, ma anche a chi si lascia trattare male, perché ci sono relazioni che durano tutta la vita, prigioniere di questi meccanismi disfunzionali. Non li hai cambiati ieri, ma puoi farlo oggi. Di chi si fa trattare male ti parlerò nel prossimo podcast.

Intanto, se vuoi sapere come, e formarti, e allenarti, e far valere il tuo punto di vista nel bene, e vivere meglio la tua relazione, e liberarti da modi di fare e pensare che arrivano dal passato, e non sono tuoi per essere davvero te stesso, allora, non hai incontrato questo podcast per caso. Annarosapacini.com, pagina contatti, ci sono i pulsanti per scrivermi, su WhatsApp, via email, ti lascio il link anche sotto questo episodio. Iscriviti a questo podcast, che pure può esserti d’aiuto, “Comunicare per essere®”, ogni settimana, prospettive evolutive applicate alla vita. Che il miglioramento è una scelta, e va coltivata ogni giorno, perché possa sempre più portare valore in una vita intenzionale. Mi trovi sui principali social, a partire da Facebook. Ho un canale video su YouTube, dove trovi video e podcast, e se ancora non ti sei iscritto, puoi farlo anche adesso. E per iniziare a liberarti dagli atteggiamenti, dai pensieri, dalle parole che non costruiscono valore, puoi usare la grafologia evolutiva®, con una “Direct”, o un Profilo grafologico essenziale, entrare in te stesso, per creare te stesso. Puoi richiederli anche adesso. Trovi tutte le informazioni nel mio blog.

Per salutarti, aforismi dedicati all’importanza del valore nelle relazioni umane, e musica, che piccole oasi ritemprano, e danno la carica giusta. Jim Rohn, “Una persona che a cura di un’altra, rappresenta il più grande valore della vita”. Tahar Ben Jalloon, “È trattando gli altri con dignità, che si guadagna il rispetto per se stessi”. Dennis Wetley, “Ascoltare senza pregiudizio o distrazioni, è il più grande dono che puoi fare a un’altra persona”. L’ultimo, di Winston Churchill, “Il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare. Il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi ed ascoltare”.  Il brano s’intitola “Shine”, che devo dirti anche questo: trattare male non rende la vita più bella, non porta luce nella tua esistenza, ma essere forte e migliore, questo sempre. Porta luce nell’esistenza. Scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi. Ti leggerò. E se ti piace questo podcast, condividilo con le persone che porti nel cuore. Grazie per essere con me, in questo viaggio dedicato ai ricercatori, e soprattutto concretamente praticanti, della piena espressione dell’evoluzione umana. Ti aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao!


“Esiste sempre un modo di valore per portare avanti le tue ragioni, far comprendere il tuo punto di vista, far riconoscere il tuo sentire. E funziona meglio, se fai lo stesso per l’altro, perché non sei solo tu, prigioniero dei tuoi meccanismi” (Annarosa Pacini)

Frasi, pensieri, consigli e massime esperienziali applicate alla vita, aforismi e citazioni motivazionali per un approccio originale alla scrittura personale della vita. Il potere delle parole, per dare forza e ispirazione alla tua evoluzione personale, dal lavoro e dal metodo originale della dr.ssa Annarosa Pacini (© tutti i diritti riservati: è consentito l’uso con la citazione dell’Autore)

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