Primo: non fare del male agli altri

Non fare del male ad altri potrebbe sembrare un dato scontato, ma non lo è. Puoi fare del male anche con le parole, oppure, i silenzi. Con i giudizi e certi tipi di incoraggiamento. Con ciò che fai, o con ciò che non fai. Potresti, anche, pensare di fare il loro bene, pensare di sapere quale sia, il loro bene, mentre l’evidenza ti mostra che non sei sulla strada giusta. Ma tu, non la vedi. Non esiste solo il “far del male” nella sua accezione più immediata, esiste anche quello che fa parte del vivere quotidiano, che ti può vedere attore, mentre pensi di agire per giusti motivi e nel giusto modo. Oppure, potresti essere la vittima, e, contemporaneamente, anche l’attore. Il centro sta negli effetti che produci in te e negli altri, e se impari ad ascoltare davvero, a vedere davvero, stai pur certo che quel “male” lo trasformerai. Perché il fine non giustifica i mezzi, e se vuoi aiutare qualcuno, il primo passo, è non farlo soffrire. Se vuoi sostenere qualcuno, il primo passo è non giudicarlo. Se vuoi essere la migliore persona che puoi essere, questo include la tua capacità di auto-governo, e anche, la ricerca delle vie che portano verso la creazione della migliore realtà. C’è un criterio che può aiutarti a capire quanto fai del male, se fai del male, e ad imparare ad usare ciò che ti muove per fare del bene. Te lo spiego in questo podcast.
(Scorrendo la pagina puoi leggere la trascrizione dell’audio della puntata)

Il potere di farti del male che ha chi ami

Nel mio lavoro incontro tante persone bellissime. Ognuna, unica. Storie, vite, speranze, determinazione e scelte. E non c’è una di queste persone bellissime che non abbia incontrato qualcuno che abbia fatto loro del male, più spesso inconsapevolmente. Ti parlo della categoria di persone che fanno del male, cioè fanno soffrire gli altri, le persone che le amano, quelle che fanno parte della loro vita, coppia, famiglia, amici, colleghi di lavoro, pensando di essere nel giusto e di fare del bene. Non sono persone cattive, tutt’al più, inconsapevoli. Spesso convinte di essere nel giusto. Altrettanto spesso, piuttosto insensibili nei confronti del dolore dell’altro. Il contrario di ciò che dicono di essere e fare. Qualcosa quindi non torna.

Persone bellissime che, ad ogni età, fanno i conti con il proprio passato, con qualcuno, che ha detto parole che sembravano giudizi e condanne. Genitori, che è una categoria che spesso, e purtroppo, si sente autorizzata dal proprio ruolo a fare del male con la motivazione che lo scopo è buono. Ma il criterio è semplice: corrispondenza tra l’intento e l’azione. Se l’intento è buono, l’azione deve essere buona, e buono, l’effetto. E, dobbiamo dire sinceramente, che questo modo di “far del male”, prima o poi, è capitato a tutti di metterlo in atto. Storie vere, nomi di fantasia. Vincenzo ha 51 anni, e ancora combatte con le parole del padre, su come un uomo deve essere e non essere, soprattutto, su come lui non era. Non come il padre. Il padre di Vincenzo era un uomo autoritario, maschilista, convinto che non servano amore e comprensione, per essere genitori. Vanno bene le botte e i “consigli”, che in genere dicevano a Vincenzo cosa non era, “non sei come tuo fratello, lui sì che è in gamba, e non si fa mettere i piedi in testa”, “non sei come il tuo amico X, che guadagna il doppio di te e non ha nemmeno studiato”. Così, per tutta la vita.

Se non ti piace l’effetto che produci (o quello che ricevi), puoi sempre cambiare

Vincenzo che ha raggiunto un buon successo, sul lavoro, ha una relazione buona, ma una vita familiare molto complicata. Discussioni quotidiane con i figli, e con la moglie, e lui, se ne va, per evitarle. Se ne andava. Quando è venuto da me non ne poteva più, si era reso conto di essere diventato come il padre, anzi, peggio: convinto che le sue parole e azioni fossero giuste, ormai da anni, erano solo critiche e giudizi, e i suoi figli, si erano allontanati. Chiuse le porte del cuore. E appena arrivata l’età giusta, chiuse pure la porta di casa dietro di loro.

Carina ha 33 anni, e un po’ di problemi sul lavoro, e nella vita di coppia, incontra spesso persone che scaricano su di lei malumori e tensioni, e lei, le assorbe, diventano un peso, ma nessuno, mai, che si curi di ciò che prova. Questo, da quando ricordi, le amiche, prima ancora, la famiglia. Eppure, sia Carina che Vincenzo parlano di persone che li amano e li hanno amati. Che loro stessi, amano. Di nuovo, i conti non tornano: se ami una persona e sei coerente, nei modi, nelle parole, trasmetti amore, trasmetti sostegno, la persona, li riceve. Come puoi amare e fare del male? Puoi, possiamo, se non siamo abbastanza attenti, e sempre all’erta.

Se il concetto di fondo ti piace e lo condividi, “primo, non fare del male agli altri”, vuol dire che sei interessato a capire come non farlo, e già, stai iniziando a cambiare qualcosa. Il presente, che poi, cambia il futuro. Vincenzo e Carina sono oggi le migliori persone che hanno scelto di essere, e sempre, work in progress, nuove, fuori dai modelli e dagli schemi che non appartenevano loro.

Come non fare del male agli altri

Per capire come puoi evitare di fare del male agli altri, più o meno inconsapevolmente (perché a volte, se soffri molto, un po’ del male vuoi farlo, è tipico il caso di chi usa i silenzi ricattatori per dimostrare la propria sofferenza, peggiorando, magari, relazioni già piene di tensioni, invece di usare l’unico vero mezzo che cambia le cose, che è comunicare), per capire, devi soltanto prestare attenzione alla vita intorno a te. Se ami tuo figlio, e le tue parole lo allontanano, vuol dire che non sono quelle giuste. Come spesso dico ai miei cari clienti, ciò che provi è giusto, va rispettato, espresso, ma è il come, che fa la differenza.

Se dici a tuo figlio: “hai buttato via tutto quello che ti ho dato, stai sprecando la tua vita”, trasmetti disistima e sfiducia, anche se pensi di trasmettere amore. Se gli dicessi: “hai tante qualità, sono sicuro che troverai la strada giusta, dimmi in che modo ti posso aiutare, parlami di te, che capisco che puoi avere una visione della vita diversa dalla mia, e vorrei sostenerti, ma non so come fare”, trasmetti fiducia, amore e coraggio. Se i rapporti con i tuoi figli, con la tua compagna, con il tuo partner, con amici, familiari o colleghi non vanno nella direzione giusta, tu senti di volere il loro bene e loro ti rispondono come se invece li giudicassi e volessi far loro del male, vuol dire che le tue parole, e le tue azioni, non sono in linea con il tuo intento: devi calibrarle. C’è sempre un modo migliore, per dire qualcosa. C’è sempre un modo giusto, per creare valore. Così anche se tu sei quello che riceve, il male. Puoi farti trascinare in quella dimensione, oppure, no. Sostenere la tua, creare la tua realtà.

La fondamentale scelta della consapevolezza

Perché sapere amare una persona non vuol dire amare chi ti piace, ti accontenta, soddisfa le tue aspettative, vuol dire amare qualcuno per quello che anche non ti piace. Il rispetto è comprendere, e dare spazio e fiducia, e sostegno. Che si può sbagliare, nella vita, o meglio, si può imparando, percorrere vie che devono essere aggiustate. Così si progredisce.

Se quando parli con qualcuno che pensi di aiutare, discuti, stai facendo del male. E se ti comporti come quella persona, rispondi e fai del male, e ti dice che non la capisci, che sta soffrendo, vale anche per te: il fine non giustifica i mezzi, se per affermare te stesso devi far del male agli altri, non costruisci buona vita. Perché amare vuol dire prendere le persone per ciò che sono, riconoscerle, nella loro interezza. Un partner, lo scegli, se non ti piace, il suo modo di pensare, di essere, puoi cambiare. Un genitore, non lo scegli, e neanche un figlio, scegli. Può essere diverso da te, o da come lo vorresti, ma questo non dovrebbe mai essere di ostacolo all’amore.

Il criterio è: se gli effetti non corrispondono all’intento, o è sbagliato l’intento, ti dici che vuoi far del bene, ma invece, vuoi fare del male. Allora fallo, giudica, condanna, critica, crea sofferenza. Nella mia esperienza non ho mai, ad oggi, incontrato qualcuno che scegliesse questa posizione. Nessuno vuol fare del male a chi ama davvero. Solo, che comunicare valore, e bene, non è semplice. L’auto-governo è ciò che fa la differenza: gestire te stesso, le tue emozioni, i tuoi pensieri, portarli verso la ricerca di vie che creano la migliore realtà, non farti trascinare dalla tua sofferenza. Perché, alla fine, se vuoi bene e fai soffrire, vuol dire che ancora non hai trovato il modo giusto per volere bene a te stesso, senza soffrire, senza rinunciare, senza abbandonare i tuoi sogni. Prenditi cura della tua vita, dai spazio alla pienezza del tuo essere, e vedrai come tutto intorno a te, risponderà.

A comunicare per creare bene, s’impara

Equilibrio crea equilibrio, buone parole creano buone visioni, e a comunicare bene, profondamente, s’impara, quanto vuoi, quando vuoi. Se tuo figlio non ti capisce, se i tuoi genitori ti fanno soffrire, se il tuo partner ti ferisce, se tu hai voglia di farlo soffrire, e sei qui, che ascolti, significa che il tuo intento, profondo, è usare ciò che ti muove per fare del bene. Così, nessuno soffre, e tutti, crescono. Nel suo significato più ampio, il male, ci ricorda il dizionario, è tutto ciò che crea un danno, turbando il benessere morale o fisico; qualsiasi azione o pensiero che non sia conforme ai principi etici, tutto ciò che è non buono, non giusto. Non si tratta di cambiare ciò che provi o quello che pensi, ma di scegliere di non fare del male e di trovare il modo per rendere questo intento la tua vita. Da lì, ogni scelta sarà più saggia, ogni giornata, un po’ più bella, ogni incontro, un’occasione per essere migliore. Una scelta che, prima di ogni altra cosa, porta bene a te stesso.

E per approfondire questa prospettiva, soprattutto, per metterla in pratica nella tua vita, puoi usare la grafologia evolutiva®, e il coaching valoriale, te stesso, la tua vita, la tua comunicazione. Se vuoi conoscere il mio metodo, per capire cosa possiamo fare per la tua vita, per i tuoi obiettivi, per il tuo star bene, contattami. Annarosapacini.com, pagina contatti, e-mail, telefono, scrivi, chiama, ti risponderò; lì trovi tutti i miei recapiti.

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Aforismi sull’importanza dell’agire nel modo giusto, a conclusione della puntata, come sempre, con la musica. Gandhi: “Il sentiero della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza”. Beethoven: “Bisogna fare tutto il bene possibile, amare la libertà sopra ogni cosa e non tradire mai la verità”. Bertrand Russell: “Una buona vita, come io la concepisco, è una vita felice. Io non voglio dire che se sei buono sarai felice – Voglio dire che se sei felice sarai buono”. L’ultimo, di Henri Frederic Amiel: “Il modo più sicuro di sembrare grande e buono, forte e dolce è ancora quello di esserlo”.

Il brano s’intitola: “Positive things”. Cose positive, come aiutare una persona, fare un apprezzamento, sostenerla, farla sentire speciale. Sapere che anche tu, sei speciale. Per me, sei speciale. Se vuoi aiutarmi, condividere questo podcast, lasciarmi un like, un commento, grazie. Mi aiuterai ad aiutare, e questo, è un regalo grandissimo. Grazie, per essere con me in questo viaggio. Ti aspetto alla prossima puntata.


“L’auto-governo è ciò che fa la differenza: gestire te stesso, le tue emozioni, i tuoi pensieri, portarli verso la ricerca di vie che creano la migliore realtà, non farti trascinare dalla tua sofferenza. Perché, alla fine, se vuoi bene e fai soffrire, vuol dire che ancora non hai trovato il modo giusto per volere bene a te stesso” -Annarosa Pacini

Frasi, pensieri, consigli e massime esperienziali applicate alla vita, aforismi e citazioni motivazionali per un approccio originale alla scrittura personale della vita. Il potere delle parole, per dare forza e ispirazione alla tua evoluzione personale, dal lavoro e dal metodo originale della dr.ssa Annarosa Pacini (© tutti i diritti riservati: è consentito l’uso con la citazione dell’Autore)

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