L’effetto barba, le fake news e l’involuzione umana

L’effetto barba, le fake news e l’involuzione umana, Comunicare per essere® podcast, Annarosa Pacini
Il tema della puntata è il nesso tra la barba, le fake news e l’involuzione umana, e come e perché osservando cambiamenti estetici, sociali e culturali potremmo ipotizzare che l’umanità stia attraversando una fase involutiva. E, soprattutto, cosa ognuno di noi può fare per evitare di farsi trascinare in questa spirale. Annarosa Pacini podcast
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L’effetto barba, le fake news e l’involuzione umana

Il tema della puntata è il nesso tra la barba, le fake news e l’involuzione umana, e come e perché osservando cambiamenti estetici, sociali e culturali potremmo ipotizzare che l’umanità stia attraversando una fase involutiva. E, soprattutto, cosa ognuno di noi può fare per evitare di farsi trascinare in questa spirale. Perché quegli stessi segnali, dalla barba alle news, possono essere mezzi potenti per far crescere la nostra vita e per dare un contributo importante al mondo in cui viviamo.

L’effetto barba, come cambia l’immagine di chi porta la barba

Lo spunto per questo titolo mi è venuto leggendo un articolo pubblicato su “Mind – Mente e Cervello” di luglio 2018. Il titolo dell’articolo è “L’effetto barba”, sottotitolo: “Autorevoli o minacciosi? Ecco come cambia l’immagine di chi porta la barba agli occhi delle donne. E non solo”. Come suggerisce il titolo, l’articolo parla della barba. E’ molto interessante, sviscera l’effetto barba in ogni sua sfumatura.
Invitati a disegnare un malvivente, otto interpellati su dieci, in un’indagine statunitense l’hanno ritratto con la barba. Ma ha la barba anche il tipico scienziato, almeno nell’immaginario di 5000 bambini delle elementari statunitensi dei primi anni Ottanta (un esito certo aiutato dal fatto che lo scienziato disegnato era quasi immancabilmente maschio).
Sulla peluria del volto si era interrogato già Darwin: non dando alcun apparente aiuto a raccogliere o coltivare piante, a cacciare o a evitare i predatori, deve essere come la coda del pavone, un ornamento che rende l’uomo più attraente per le donne, presumibilmente perché segnala buoni geni. Le risposte della scienza, ancora oggi, non sono univoche: alcuni studi sostengono che la barba sarebbe un ornamento che rende chi la porta più attraente per i possibili partner. Altri invece che i volti rasati sono percepiti come più giovani, socievoli e attraenti.
Forse, scrive l’autore, Giovanni Barbato, per dare un senso a queste incoerenze bisogna allargare lo sguardo: che la barba risulti attraente o meno dipende dalle sensazioni che ispira rispetto a ciò che si cerca. Attrattiva a parte, gli uomini barbuti appaiono in media più mascolini, dominanti, forti e aggressivi, anziani e maturi, coraggiosi e sicuri di sé, sani, di più alto rango sociale, o ancora con caratteristiche prosociali come sincerità ed entusiasmo.
La barba dà comunque un senso di mascolinità e dominanza, ma questa trova connotazioni diverse a seconda dei differenti contesti: nello scienziato dà un senso di esperienza e autorevolezza, nel partner di forza, salute o sicurezza, nel sospetto criminale di minaccia e aggressività.
Secondo un’ipotesi recente, la barba non è un segnale rivolto in prima istanza alle donne, bensì agli altri uomini. In quest’ottica la barba, come la voce bassa, facendo apparire dominanti e aggressivi, incuterebbe soggezione scoraggiando i concorrenti. Vi rimando all’articolo per un approfondimento, molto gradevole e corredato da foto originali di uomini variamente barbuti.

L’effetto barba e il primitivo che torna

Veniamo al tema della nostra puntata. Sappiamo tutti come le mode possano influenzare le scelte estetiche, inclusi i capelli e la barba, per gli uomini. E’ ormai da qualche anno che vediamo uomini barbuti sempre più glamour. Ma mi è accaduto di notare come la barba si trasformi con il passare del tempo. All’inizio, più curata, di qualunque dimensione e foggia sia.
Spesso, però, più a lungo l’uomo la porta, più appare meno curata, più selvaggia. A me ricorda molto epoche precedenti a questa in cui viviamo, i tempi in cui gli uomini andavano in giro con la colt o con l’alabarda, dipende dal paese e dell’epoca. E non era l’alabarda spaziale 😉
Tempi in cui gli uomini era più selvaggi, tecnologicamente meno progrediti, in cui era difficile che la donna potesse trovare spazi e luoghi per essere se stessa. Ecco, questo, dalla barba, mi preoccupa.
Il fatto che, oltre la moda, possa cogliere un cambiamento profondo del sentimento, influenzato anche dalla globalizzazione, da una comunicazione che sempre più parla di violenza, di aggressività, violenza e aggressività – lo sono anche quelle verbali – non solo giustificate dai leader che dovrebbero essere esempi morali e umani, ma da loro stessi praticate.
Che non solo la barba sia incolta e selvaggia, ma che nasconda un’involuzione della sensibilità generale. Non riguarda quindi gli uomini con la barba, né la barba in sé, ma quello che questo potrebbe esprimere.
Perché un uomo sceglie di farsi crescere la barba? Cosa rappresenta? Perché delle barbe così fatte? La teoria del nascondimento è nota, e qui non ci interessa. Certe teorie ripropongono comunque stereotipi. Non è l’avere o meno la barba l’elemento dirimente rispetto alla sincerità di un individuo.
Mi sembra però un argomento su cui riflettere. Abiti ultramoderni, tecnologie avveniristiche e barbe quasi primitive.

Le fake news e l’oblio della ragione

Un po’ la stessa cosa che avviene con le fake news. Tutti sappiamo che esistono, e tutti siamo dotati di sufficienti capacità per distinguere, se lo vogliamo, una notizia vera da una falsa. Dai migranti ospitati su navi con sale da gioco ai numeri arabi introdotti nelle scuole – per citare solo le più recenti.
Perché diffondere una fake news? Come si fa a credere ad una notizia incredibile (cioè non credibile)? Ho letto post di persone, sui social, che hanno condiviso fake con la motivazione che volevano vedere se gli altri si accorgevano che si trattava di fake news, e che comunque, se fosse stata vera la notizia, sarebbe stata da stigmatizzare. Che significa, che, sotto sotto, ci credeva.
Sono ormai innumerevoli gli studi su come gli algoritmi che governano le dinamiche del web e dei social tendano a raggruppare visioni e tipologie di persone. Come dire, che ci fanno leggere soltanto ciò che vogliamo leggere. E, leggendo notizie che confermano la nostra visione distorta – se è distorta – questa diventa ancora più distortamente convinta di essere giusta.
Diffondere le fake news è un altro segno di involuzione. Significa che: non riflettiamo, non usiamo lo spirito critico, non siamo interessati alla verità. A cosa siamo interessati, allora? Al pettegolezzo, alla cattiveria, al disprezzo? E cosa vogliamo ottenere? Perché la vera giustizia ha bisogno di verità.
Perciò, quella di un’involuzione non mi pare una teoria remota. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Scrivetemi, se vi va.

Puntare verso l’evoluzione umana, e non cambiare rotta

Il mio invito, a parte le barbe, che ognuno è libero di portare come e quanto vuole, e la fake news, che ognuno è libero di leggere come e quanto vuole (e di non leggere, come e quanto vuole), è a riflettere su come tutti noi siamo influenzati da questa realtà, da questa epoca, da questo mondo in cui viviamo.
Tutti noi abbiamo sentito parlare dell’Era dell’Acquario, che dovrebbe essere questo tempo che stiamo vivendo.
Tra le caratteristiche principali che si dovrebbero ritrovare nell’era attuale, ci sono la solidarietà, la democrazia, la fratellanza, la ricerca di uno stile di vita nel rispetto dell’ambiente, l’umanitarismo, l’apertura di idee, e lo sviluppo di nuove tecnologie, l’apertura mentale e la caduta dei pregiudizi.
Che si creda o no a questo tipo di visioni, ciò che più conta sono i valori. Sono i valori che ci permettono di crescere e progredire, le cose in cui crediamo, il modo in cui agiamo.
Questo tempo che stiamo vivendo potrebbe portare l’umanità verso nuovi traguardi evolutivi, a scoprire quelle immense potenzialità dell’uomo ancora nascoste. Ma a nulla vale la ragione senza il sentimento. Il cervello senza il cuore.
Per questo, ognuno di noi può diventare il più grande paladino dell’umanità. Basta puntare sull’evoluzione umana, e non cambiare rotta.
Per salutarvi, ho scelto una frase, un aforisma di un filosofo e maestro buddista giapponese:
“La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità” (Daisaku Ikeda)
Costruite la vostra rivoluzione umana. Che sia straordinaria. Buona vita a tutti