Come controllare l’emotività

L’emotività, la capacità di provare emozioni, è una caratteristica umana di straordinario valore. Vuol dire avere la possibilità di percepire e risuonare. Ma la cassa di risonanza interiore non è uguale per tutti: di fronte ad uno stesso evento, c’è chi resta impassibile e chi invece si porta dietro effetti per giorni. Tant’è che spesso l’emotività ha un’accezione non positiva: essere emotivi sembra un difetto, un limite, e così viene percepito anche da chi ha queste emozioni così potenti dentro di sé, soprattutto in relazione a quanto riesce a controllarle. In questo podcast vorrei sfatare alcuni miti: l’emotività non è un difetto. Provare emozioni intense e partecipative, ti rende una persona migliore. Ciò che una persona prova è vero, e nessuno ti può giudicare per questo (ma neanche tu, dovresti giudicare te stesso). Controllare l’emotività partendo dal modo in cui la consideri, da quello che è per te, e da come vuoi usarla per migliorare la tua vita, e la tua umanità. Questa è la prospettiva.
(Scorrendo la pagina puoi leggere la trascrizione dell’audio della puntata)

Cosa significa essere emotivi

L’emotività vive quel destino da Cenerentola che spesso accompagna anche la visione comune della sensibilità: caratteristiche umane di grande valore, preziosi alleati in ogni forma di relazione e comunicazione, eppure visti come se fossero limiti o difetti. Spesso. Tanto è vero che se prendi un dizionario – io ho usato il Treccani – e cerchi la definizione di emotività, trovi: “Capacità, più o meno intensa a seconda degli individui, di provare emozione, di reagire cioè di fronte a stimoli piacevoli o spiacevoli. Con accezione più ampia, nel linguaggio corrente, impressionabilità, sensibilità, facilità alla commozione”. La prima parte della definizione è oggettiva, la seconda, risente del giudizio generale. Emotivo, quindi, impressionabile, che si commuove e si eccita facilmente. “Eccitazione” evoca un movimento, e questa è la caratteristica principale di chi è emotivo: sente, dentro di sé, le proprie emozioni, muoversi.

Non dimentichiamo che “emozione” deriva del francese émotion, derivato di émouvoir «mettere in movimento». In psicologia – continua il dizionario – “il termine indica genericamente una reazione complessa di cui entrano a far parte variazioni fisiologiche a partire da uno stato omeostatico di base ed esperienze soggettive variamente definibili (sentimenti), solitamente accompagnata da comportamenti mimici”.

Gestire l’emotività come una risorsa

L’emotività è una caratteristica che si vede molto bene, nella scrittura: proprio ieri mentre studiavo una grafia per preparare un Profilo grafologico essenziale, ho riflettuto molto sulle parole da usare, per dire a quella persona – nome di fantasia – Gaetano, che il suo mondo interiore è profondo, che lui lo controlla sempre, ma non può ignorarlo, e, a volte, lo porta proprio dove non vorrebbe andare, a creare discussioni là dove vorrebbe creare armonia. Un mondo interiore sempre in movimento. Nascondere quello che provi, non è d’aiuto. Le tensioni poi arrivano comunque in superficie. Cercare di paragonare quello che provi tu con quello che prova qualcun altro, e con le sue reazioni, anche questo, non è d’aiuto. Una delle cose più belle della vita è poter essere te stesso, con tranquillità, per questo, non giudicato, per questo, amato.

Tante volte, quando lavoro con le coppie, bisogna partire proprio dal vivere quotidiano, dalle abitudini, dalle parole, che se non stai attento, ti abitui a giudicare e criticare e ti dimentichi di comprendere e di amare. Essere emotivi non è un difetto: essere emotivi è avere un’interiorità con una cassa di risonanza interiore molto ampia. Pensiamo a cosa accade, se getti un sasso in acqua, ai tanti cerchi concentrici che possono fermarsi, ma se lo getti sulla sabbia, di simili cerchi, non se ne formeranno.

I miti da sfatare sull’emotività (che non è un difetto)

Primo mito da sfatare, l’emotività non è un difetto. Essere una persona che avverte fortemente le emozioni è un dato di fatto, un modo di essere, una natura. Come ogni caratteristica umana, c’è chi avverte di più alcune cose, chi altre.

Secondo, risuonare, avere un’emotività ricca, è un grande dono. Ti permette di cogliere sfumature, di partecipare a ciò che provano gli altri, ti rende migliore.

Terzo, la tua emotività è tua, se sei fatto così, va bene. E se un’altra persona non è come te, va bene lo stesso.

Nomi di fantasia. Urbano e Amelia sono una coppia rodata, ma hanno attraverso un periodo di crisi profonda. Lui, molto emotivo, da sempre, attento a ogni particolare, pronto a pensare e ripensare, il che produce in lui un certo livello di nervosismo, a volte, di ansia, sempre molto contenuti. Lei, diretta e molto concentrata su se stessa, certi particolari, non solo non li guarda, nemmeno li vede, e si innervosisce soltanto se qualcuno la spinge a farlo. Questa diversità si è compensata per tanto tempo, fino a che, in un periodo di crisi personale professionale molto forte, Urbano non ha più avuto voglia di mettere da parte quello che provava per dare ascolto e ragione ad Amelia, e quando ha iniziato a tirare fuori tutto quello che aveva tenuto dentro, non lo ha fatto con molta diplomazia, soprattutto, Amelia si è trovata investita da un mondo che non conoscevano.

Imparare a vedersi con occhi nuovi

Oggi il loro rapporto funziona ancora meglio di un tempo: Urbano ha imparato a tirare fuori le sue emozioni, a comunicarle, in un modo che gli dà soddisfazione. Amelia ha imparato ad ascoltare le sue, che quel essere diretta e dura spesso era un modo per evitare di dare spazio ad una interiorità profonda, che aveva imparato a tirare avanti, per evitare di farsi sopraffare da troppi sentimenti. Amelia che trova oggi grande gioia, nel poter mostrare al suo Urbano anche i suoi timori, quella debolezza che non è debolezza (altro giudizio e mito da sfatare), ma delicatezza, sentimento. Amelia è Amelia, ed è giusto che lo sia. Urbano è Urbano, ed è giusto che lo sia. Tu sei tu, ed è giusto che lo sia.

Ma come, devi esserlo? Qua arriviamo a quello che, in tanti anni di lavoro, con tante persone, ciascuna con il suo proprio mondo interiore, un diverso livello di emotività e di profondità emozionale, ho ben imparato e trasformato in metodo applicato alla vita: non è la tua emotività, che devi cambiare, non te stesso, ma come la usi, l’effetto che ti fa, come può diventare una forza positiva. Se sei sensibile, benissimo. Se avverti le emozioni, benissimo. Ma se queste ti trascinano, ti influenzano, ti portano a giudicarti, a diventare insicuro, a prendertela con chi non sa avere cura di questa parte profonda di te, è lì che diventano molto meno utili.

Emotività e salute: perché è bene gestirla meglio

Il “difetto” non è la caratteristica in sé, ma diventa non positivo l’effetto che produce sulla tua vita. Una persona emotiva, e torno a Gaetano, con una grafia di piccole dimensioni, molti angoli, molta tendenza a riflettere, avrà una strada evolutiva comunicativa e relazionale ben diversa da una persona emotiva con una grafia di medie dimensioni, trasandata e pochi angoli. L’emotività risuona, e l’eco che produce è diverso per ognuno di noi. Ma può diventare sempre un’armonia, se sai fare in modo che corrisponda con la persona che sei.

Se conosci una persona che è emotiva, comincia a pensare che non è un difetto, che le reazioni sono effetti e cause, e che forse, le cause le metti anche tu. Inizia a migliorare partendo da te. Se sei una persona emotiva, sai bene gli effetti che questo movimento può produrre in te – chi si isola, chi cerca conforto, chi attacca -, effetti anche fisici, dalla cattiva digestione al mal di testa al prurito ai dolori muscolari. Anche il corpo, risponde in modo personale. Se non comunichi te stesso nel modo giusto, tutto ne risente, anche lo stato psicofisico.

Controllare l’emotività, cosa vuol dire veramente

Perciò “controllare l’emotività”, nella sua migliore declinazione, significa trovare il modo giusto per comprenderla ed esprimerla, un modo che ti faccia sentire meno in balia delle emozioni, più padrone di quello che provi, senza timore del giudizio degli altri. E se ti pare che il tuo problema sia l’opposto, poche emozioni, sappi che anche questo è un luogo comune. Tutto ciò che ti raggiunge, lascia un eco. A volte, anche evitare di sentirlo, non è altro che un modo di non dare il giusto spazio alle emozioni. La via di mezzo è sempre la ricerca della strada più equilibrata per creare bene e valore in te e fuori di te.

Se questo argomento ti tocca da vicino, se vuoi lavorare sulle tue emozioni, comunicare il tuo mondo emozionale nel modo migliore per te, puoi iniziare dall’osservarti con occhi nuovi, quelli che non giudicano, ma comprendono per migliorare: comunicare per essere è un metodo su misura, se vuoi sapere come funziona e cosa possiamo fare per la tua vita, scrivimi, lo scopriremo insieme. Annarosapacini.com, pagina contatti, trovi tutti i miei recapiti. E nel mio blog, pagina per te, puoi richiedere quello che preferisci, alcuni servizi, come la Focus Call e il Profilo Grafologico Essenziale, anche adesso. Ci sono tutte le istruzioni, e se hai bisogno di qualche chiarimento, sono a tua disposizione.

Intanto, puoi nutrire le tue emozioni con prospettive positive, che aprire la tua vita a ciò che può aiutarti è già un modo per vivere le emozioni costruttivamente: può darti una mano, in questo senso, questo podcast, Comunicare per essere®, centinaia di ore di lavoro che metto a disposizione di chi desidera essere al centro della propria vita. Sul mio blog, ogni settimana, pubblico le nuove puntate e le traduzioni dei testi, puoi cercare dall’archivio interno, tramite chiave di ricerca, tutti gli argomenti che ti interessano, ed anche, iscriviti liberamente dalla tua app preferita per podcast: Spotify, Apple Podcast, Spreaker, ovunque c’è podcast, c’è “Comunicare per essere®”. E altre prospettive le trovi nel mio canale video su YouTube, dove pubblico video e podcast regolarmente: iscriviti, se ancora non lo hai fatto. E seguimi sul social che preferisci, mi trovi su tutti i principali, a partire da Facebook. Se poi questo podcast ti piace e vuoi darmi una mano, lascia un like, un commento, condividilo con le persone che ami. Grazie. Grazie per la vostra presenza, per la fiducia, per le parole gentili che sempre mi scrivete.

Parole che fanno riflettere, come gli aforismi, e come la musica, altra forma di onda che crea grande risonanza. Cinque aforismi sulle emozioni. Mogol, “Poeta è non solo colui che sa comunicare profonde emozioni, ma anche chi è in grado di riceverle”. Thich Nhat Hanh, “Riconoscere le nostre emozioni senza giudicarle o respingerle, abbracciandole con consapevolezza, è un atto di ritorno a casa”. Jung, “Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento”. Helen Keller: “Le cose più belle del mondo non possono essere viste e nemmeno toccate. Bisogna sentirle con il cuore”. L’ultimo, di Soichiro Honda: “Il valore della vita può essere misurato da quante volte la tua anima si è profondamente emozionata”.

Il brano s’intitola: “Only love”. Lo trovo evocativo, come un’emozione. Quello che è evoca, è dentro di te, nel profondo del tuo cuore, nell’angolo più riposto della tua anima. Uno spazio che aspetta solo che tu lo ascolti e poi, gli dia voce. Ti auguro una vita piena di emozioni belle. Grazie di essere con me, in questo viaggio. Ti aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao

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