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Perchè vivere bene il lavoro è meglio

Vivere bene il lavoro, realizzazione professionale. Dr.ssa Annarosa Pacini, podcast per la crescita personale, Comunicare per essere®

Ciao, benvenuto all’ascolto di “Comunicare per essere®”. Per iscriverti al podcast: clicca qui. Seguimi anche su: Instagram - YouTubeFacebook

Il lavoro fa parte della vita. E’ un tempo importante, quantitativamente e qualitativamente. Se non ce l’hai il lavoro, ti stressa. Se non è il lavoro che ti piace, ti stressa. Se ce l’hai e ti piace, ti stressa lo stesso. Può accadere. Non sempre, non a tutti, ma spesso, e, almeno una volta, a tutti. Lavorare è uno dei modi che la vita ti offre per dare il meglio di te, essere il meglio di te, creare, metterti alla prova, migliorare. “Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare un singolo giorno nella tua vita”, dice Confucio. Sei d’accordo? Io no. Lavorare nobilita l’uomo perché gli permette di realizzare se stesso, i suoi sogni ed i suoi scopi, di emanciparsi ed evolvere. Ma anche il migliore dei lavori – quello dei tuoi sogni, per intenderci – è, nella realtà, fatto di quotidianità, che include relazioni umane, imprevisti, obblighi, scadenze, anche preoccupazioni. E poi, potresti amare il lavoro che fai, ma non le persone con cui lavori, o l’azienda per cui lavori. Vivere bene il lavoro, qualunque lavoro, che ami molto, o ami poco, è meglio. E “vivere bene il lavoro” non dipende dal lavoro, dipende da te. Se poi diventa anche un lavoro che ami, allora, lavorerai e questo ti renderà felice. Saprai che stai lavorando, e proprio per questo, lo amerai ancora di più.
(Scorrendo la pagina, puoi leggere la trascrizione dell’audio)

Come essere più soddisfatto del tuo lavoro

Il tema del lavoro è uno dei temi evergreen, sempre attuale. Che tu ami o no il tuo lavoro, è un po’ come il sonno: occupa tempo della tua vita. Ore, dopo ore, giorni dopo giorni, settimane, mesi, anni. Il tempo è il bene più prezioso che hai. Usarlo bene, spenderlo bene, riempirlo di cose belle e di valore, questo dovrebbe essere uno degli obiettivi della tua vita. Per vivere bene il lavoro devi separare il lavoro da te, poi valutare bene le tue risorse e le tue priorità, e quindi, gestire ogni cosa nel modo migliore. Le situazioni stressanti, insoddisfacenti, non appaganti, frustranti, sul luogo di lavoro, sono un aspetto che spesso tratto, con i miei clienti. Perché se al lavoro stai male, la verità è che starai male anche fuori dal lavoro, perché il tuo malessere interiore ti segue. E se il tempo che trascorri al lavoro ti crea dubbi, sofferenze e insofferenze, questi possono estendersi a tutto il resto del tempo della tua vita. Tra i problemi che più spesso affrontiamo, con i miei clienti, c’è la sofferenza che deriva dalle relazioni interpersonali e dalla comunicazione con gli altri. Con un capo prepotente e irrispettoso, una collega invadente e negativa, con i colleghi che non ti capiscono o da cui ti senti giudicato. Poi, c’è quella che deriva dal ruolo. Se non ti piace, se è diverso da quello che avresti immaginato, se non ti permette di crescere, non ti grafica o, addirittura, ti chiede di scendere a patti con i tuoi valori. Spesso, persone che lavorano all’interno di organizzazioni che, sino a qualche anno fa, avevano mission e vision ben precise, ed oggi sono in cerca di un’identità che non trovano, si sentono spaesate, non si riconoscono più nel lavoro che fanno né nei valori che l’azienda persegue.

Affrontare con successo i problemi sul lavoro

Posso farti qualche esempio: gli insegnanti, chi lavora in ambito sanitario, medici come infermieri, chi lavora in banca, dall’impiegato al dirigente, chi lavora in aziende una volta pubbliche ora private, orientate dal marketing e al marketing. Che è qualcosa che va bene, purchè si fondi su valori condivisi anche da chi ci lavora. Penso ad Enrico, che lavora per un’azienda di cui non ti faccio il nome, che fino a poco più di dieci anni fa faceva il postino, prima ancora, l’impiegato allo sportello. Ed oggi fa il corriere o vende prodotti. Ha anche fatto carriera, ma è non felice. Di sé, e del lavoro. Non si sente adeguato, da un lato gli pare che tutto quello che era, e sapeva, non abbia più valore. Dall’altro, non gli è facile crescere ed adeguarsi a ciò che l’azienda gli richiede.
“Lifelong learning”, apprendimento per tutta la vita. E’ oggi una realtà. Una necessità. Perciò, poiché ogni lavoro è oggettivamente un lavoro, e dentro ad ogni lavoro, ci stanno tante cose, reali e necessarie, dalle bollette da pagare ai clienti da soddisfare, alle cose da imparare, agli orari da rispettare, anche se fai un lavoro che ami, dovrai lavorare.
D’altronde, “lavorare” non è una brutta parola. Dire “scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare nemmeno un giorno nella tua vita” può erroneamente indurre a pensare che, in tutti gli altri casi, non vada bene, che lavorare sia brutto. In realtà, l’intento di Confucio era nobile: voleva dire che quando ami qualcosa, quando la fai con passione, allora anche la fatica, l’impegno, gli sforzi, gli insuccessi, hanno una loro ragion d’essere, fanno parte del percorso, perciò affronti la vita meglio. “Lavorare dal latino labor -oris «fatica, lavoro», ovvero, operare, impiegando le risorse fisiche o mentali, nell’esercizio di un mestiere, di una professione, di un’arte. La parola “lavoro”, cito sempre dal vocabolario, indica, in senso lato, qualsiasi esplicazione di energia (umana, animale, meccanica) volta a un fine determinato, nonché l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale.

Il vero significato del lavoro, nella vita

Lavoro è una bella parola. Io lavoro, per realizzare questo podcast. Mi piace farlo, davvero, è una sorta di missione, mettere a disposizione ciò che so, per gli altri, poter aiutare e sostenere altre persone. Ma sempre un lavoro è. Devo decidere l’argomento, trovare l’ispirazione. A volte, l’ispirazione viene prima, altre volte, la cerco. Poi cercare gli aforismi, che mi piacciano davvero, il brano musicale da abbinare, registrarlo. Franco, il mio compagno di vita nonché il mio esperto preferito di audio e video comunicazione, oltre che molto altro (se cerchi il suo podcast, Astrologia del risveglio, potrai farti un’idea del suo mondo) monta l’audio, quindi aggiunge la musica alla voce, poi trascrivo il testo, cerco la foto, lo pubblico. E’ un lavoro. Fare un podcast è lavorare. Anche se mi piace, lo chiamo lavoro lo stesso.
Perciò, sono d’accordo con Cicerone per quello che riguarda la ricerca della tua migliore espressione, anche in ambito professionale, ma non sono d’accordo, perché, come ben spiega il dizionario, per arrivare ad un risultato serve l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente verso quella certa direzione. Si chiama lavoro, non è una parolaccia.
Lavori anche quando ti occupi di pulire il bagno di casa tua, di spazzare l’androne del tuo palazzo, di fare la lista della spesa, sono tutti lavori, cioè applicazioni delle tue facoltà. Poi, c’è il lavoro, la professione, quel tempo di vita importante, per la quantità di tempo di vita che occupa, e questo, rende ancora più importante la qualità, di quello stesso tempo. Tornerò su questo tema in altre puntate. Qui mi limito a condividere con te una linea di indirizzo, una prospettiva, che ritengo sia tanto vera quanto utile.

Problemi sul lavoro: perchè non devi lasciarti condizionare (e come puoi trasformarli)

Tu non sei il tuo lavoro. Le tue attitudini, i tuoi talenti, le tue potenzialità, le tue caratteristiche fondanti, le tue aspirazioni, esistono al di là del tuo lavoro. Se sei una persona attenta e precisa, userai queste caratteristiche anche nel tuo lavoro. Se sei una persona sbrigativa e rapida, userai queste caratteristiche anche nel tuo lavoro. Le esprimerai. Se incontri il lavoro giusto, per le tue caratteristiche, le persone giuste, le cose andranno meglio che non se tu incontrassi, invece, un lavoro non giusto per te e le tue caratteristiche, o persone che non comprendono, perciò giudicano in modo errato, le tue caratteristiche temperamentali, intellettive, attitudinali.
Puoi credermi se ti dico che ci sono persone attente, precise, che mettono tutto il loro amore nel lavoro che fanno, e si sentono giudicate come insufficienti da capi ai quali della precisione non importa nulla. E persone che fanno tutto velocemente, e bene, e si trovano trattate come incapaci perché, invece, hanno un capo che crede solo nella ripetizione del metodo.
Per vivere bene il lavoro, dovresti tornare alla base, cioè capire davvero chi sei, studiare le tue caratteristiche temperamentali, intellettive, i tuoi talenti, individuare i tuoi attuali obiettivi di vita, non quelli di dieci anni fa o quelli ereditati dalle idee della tua famiglia, quelli di oggi. E lì, potresti fare anche straordinari progetti di cambiamento. Intanto, però, puoi vivere bene anche il lavoro che fai.

Lavoro, superare le incomprensioni e i giudizi

Primo, ricorda sempre, sempre, che le tue attitudini, i tuoi talenti, le tue potenzialità, le tue caratteristiche fondanti, nessuno può annullarle né diminuirle. Se tu vuoi trattare i clienti con la massima attenzione ed il capo volesse che li liquidassi in due minuti (o viceversa) il tuo capo ha il diritto di darti le indicazioni che ritiene utili al lavoro, come tu hai il diritto (e anche dovere) di continuare a rispettare ed amare te stesso. Non considerare le relazioni come un giudizio personale, le richieste oggettive come un attacco al tuo modo di essere. Il lavoro è lavoro, anche in questo senso.
Essere un professionista, in ogni ambito e qualunque lavoro tu faccia, vuol dire acquisire le giuste competenze, agire nel modo giusto, rispettare del lavoro che fai. Anche, apportare il tuo contributo, anche, cercare di migliorare le cose. Ma sempre all’interno del contesto, che devi prima conoscere, con cui devi prima ben dialogare, e solo poi, quando lo avrai conosciuto, potrai iniziare ad agire sul secondo livello. Che è quello professionale, oggettivo, del lavoro. Nella mia vita ho collaborato con molte aziende, e fatto tanti lavori, simili ma diversi, sin dalle scuole superiori, e poi, per mantenermi all’Università.
Il primo lavoro è stato quello di insegnare, aiutavo i miei coetanei con i compiti, poi giornalista, scrivevo per una rivista culturale, poi speaker radiofonica, poi direttore artistico, poi presentatrice, quindi, direttore responsabile, responsabile di uffici stampa, di progetti di comunicazione internazionale, insegnante di Filosofia, Storia, Psicologia e Comunicazione, formatrice e speaker in ambito professionale per tutto quello che riguarda comunicazione e relazioni personali, anche sul lavoro. In ambito imprenditoriale, ho collaborato anche con grandi industriali ed imprenditori, come con Enti pubblici, che volevano migliorare la qualità della vita dei propri dipendenti e delle proprie aziende ed organizzazioni. Se ti dicessi che erano tutti lavori che amavo, allo stesso modo, ti mentirei. Ma posso dirti che li ho affrontati tutti con lo stesso impegno, e dedizione, e passione, e serietà. Questo è vero. Questo è ciò che sono. Io. Il lavoro, è anche quello che fai – che non sei tu. Così ci sono stati lavori in cui ho lavorato con persone che condividevano il mio approccio alla vita ed alle relazioni, ed altri in cui c’erano persone che pensavano solo a se stesse ed al proprio tornaconto, senza guardare in faccia a nessuno. Mi è accaduto più di una volta di difendere chi collaborava con me dalla prepotenza dei capi, che non rispettavano né il lavoro né le persone. Né gli altri, né me. Se c’è una cosa che devi fare, è non essere diverso da ciò in cui credi.

Dai sempre il meglio di te, è così che crei il successo, anche sul lavoro

Vivere bene il lavoro vuol dire essere coerente con te stesso, rispettare i tuoi ideali, essere sempre un professionista, un lavoratore serio, dare il massimo. Perché è giusto. Poi, sei libero di pensarla come vuoi, riflettere sui tuoi valori, sulla vita che vuoi, sul lavoro che fai. Magari, puoi trovare lì un modo per essere realizzato e felice. Oppure, altrove.
Ma potrai trovare le risposte giuste solo se rimarrai fedele a te stesso. Che vuol dire anche comprendere gli altri, migliorare ancora le tue competenze, allenare ancora di più le tue attitudini, trovare un modo per creare valore. Vivere bene il lavoro viene prima di trovare il lavoro giusto, i colleghi giusti, i capi giusti. Perché è un vivere che viene da dentro di te. E’ lì, che, prima di tutto, devi cercare di trovare il tuo equilibrio e la tua serenità. Se poi diventa anche un lavoro che ami, allora, Confucio sarà felice per te. Ma non potrà mai diventare il lavoro che ami, se non t’impegni affinchè lo sia.
Se stai affrontando un momento difficile sul lavoro, o, semplicemente, vuoi migliorare la tua situazione, o riflettere, profondamente, per capire cosa vuoi, posso aiutarti. Dall’analisi grafologica full in coaching al coaching comunicazionale on line, possiamo costruire insieme il miglior percorso per te, sempre su misura, com’è caratteristica fondante del mio lavoro, per questo uso la grafologia evolutiva. Più ti conosci, più saprai anche riconoscere il lavoro giusto. Su annarosapacini.com pagina contatti, trovi tutti i miei recapiti. 3396908960, è il mio numero di telefono, chiamami, o scrivimi. Il tempo del lavoro è tempo di vita, è prezioso. Se ancora non ti sei iscritto al mio podcast, Comunicare per essere, lo trovi nella pagina podcast del mio blog e su tutte le app per musica e radio, da Spotify ad Apple podcast, gratuitamente. Iscriviti anche al mio canale YouTube ed alla mia newsletter, e seguimi sui social, così saprai anche quando pubblico nuovi articoli sul mio blog. Perché amo scrivere quanto dialogare. Aforismi e musica, per salutarti, momenti per riflettere e rilassarti. Tre aforismi sul lavoro, come valore. Jim Rohn: “Sia che tu ci stia sei settimane, sei mesi o sei anni, lascialo sempre meglio di quando l’hai trovato”. Aristotele: “Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero” “Dio mi dia lavoro, finché la mia vita non si concluda, e la vita, finché il mio lavoro non sia finito”, Epitaffio di Winifred Holtby. Il brano s’intitola: “You found me”. Trova te stesso, e trova il lavoro giusto per te. Mettili insieme, sarà un gran bel vivere. Se vuoi lasciare un commento, ti leggerò volentieri. Ciao, grazie per essere stato con me, ti aspetto alla prossima puntata.

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