Tutti prigionieri dell’effetto Pigmalione

Tutti prigionieri dell'effetto Pigmalione, podcast, Annarosa Pacini, Comunicare per essere®
Tutti prigionieri dell'effetto Pigmalione, podcast, Annarosa Pacini, Comunicare per essere®
“Comunicare per essere®”, podcast – da ascoltare e da leggere

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Tutti prigionieri dell’effetto Pigmalione

Podcast. In questa puntata parliamo dell’effetto Pigmalione. A molti di voi sarà noto, per altri potrà essere una cosa nuova. Vorrei parlarne in una prospettiva diversa da quella più abitualmente usata. L’effetto Pigmalione è stato studiato, inizialmente, all’interno della relazione docente/discente e ancora oggi, spesso, se ne parla soprattutto in questo ambito.
Eppure, riguarda da vicino tutti noi. E, se non siamo consapevoli del modo in cui ci influenza ed influenza la nostra vita di relazione e la nostra comunicazione, può essere difficile cambiare le cose.

L’effetto delle aspettative sugli studenti

Robert Rosenthal, professore di Psicologia sociale all’Università di Harvard, nel 1965 realizzò un esperimento sul campo, destinato a rimanere nella storia della Psicologia. Prese due gruppi di studenti, con capacità e competenze pressochè equivalenti, e li divise in due gruppi. Poi prospettò agli insegnanti che li avrebbero avuti come studenti che uno dei due gruppi era formato da ragazzi particolarmente dotati, molto promettenti. Non era vero. Eppure, l’influenza di questa informazione fu tale, da produrre un reale e concreto miglioramento in tutti gli studenti di quel gruppo, miglioramento che invece non si verificò nel gruppo di controllo.

Il convincimento degli insegnanti li portò ad adottare tutta una serie di strategie, consapevoli e inconsapevoli, che favorirono il miglioramento degli studenti. In realtà, l’effetto Pigmalione funziona sia in modo positivo che negativo.

L’effetto Pigmalione, come funziona

Le aspettative che nutriamo nei confronti di una persona possono influenzarla, è un fenomeno che definiamo “avverarsi della profezia”: il concetto che ci facciamo circa le capacità di un individuo talvolta è decisivo per il suo divenire futuro, quando si parla di studenti, e, più in generale, per l’evoluzione di una relazione, sia professionale che personale.

Le persone che hanno aspettative positive nei confronti dei loro figli, allievi, clienti (o chiunque sia):
• sembrano creare un clima socio-emotivo più caldo intorno a loro;
• sembrano dare loro maggiore retroazione (feedback) circa la qualità delle loro prestazioni;
• sembrano accordare loro più informazioni (input) e aspettarsi maggiori risultati;
• sembrano accordare loro più opportunità di domande e risposte (output).

L’effetto Pigmalione deve la sua fama alle “Metamorfosi” di Ovidio, in cui si raccontava che lo scultore Pigmalione aveva modellato una figura di donna cui aveva dato il nome di Galatea e di cui si era poi innamorato perdutamente. Alla fine, Afrodite, la dea dell’amore, mossa a compassione per il povero Pigmalione ammalato d’amore, dette vita alla sua Galatea. Il senso profondo di questa favola, che deriva da un’antica leggenda greca, è il seguente: Pigmalione aveva un determinato concetto della “donna ideale” e proprio in base a questa sua idea mi aveva creato il ritratto in marmo. E proprio questo è “l’effetto Pigmalione”: tornando all’esempio degli insegnanti e degli studenti, significa che, quando un insegnante si fa un’idea di uno studente, lo “plasma” in base ad essa, ovvero i suoi comportamenti, in qualche modo, producono degli effetti che inducono gli studenti ad adattarsi all’idea che l’insegnante ha di loro.

Tutti prigionieri dell’effetto Pigmalione (se non lo sappiamo)

In senso lato, significa che ogni qualvolta in cui ci facciamo un’idea di una persona, di una relazione, il nostro convincimento produce degli effetti. Anche quando non ne siamo consapevoli.
Perciò è bene sapere che siamo tutti prigionieri dell’effetto Pigmalione, le nostre attese producono effetti nei confronti di coloro con i quali ci relazioniamo, e le attese di coloro con i quali ci relazioniamo producono effetti nei nostri confronti. E questa è una delle più comuni cause di sofferenza e di incomprensioni nelle relazioni.
A volte, incontro genitori che mi chiedono di suggerirgli qualche tecnica per non discutere con i figli. Ma dire ad un figlio che non siete arrabbiati, mentre dentro la rabbia sale, non produrrà mai un messaggio capace di creare vero dialogo. Allo stesso modo, dire ad un partner che siete d’accordo con le sue scelte, mentre pensate che abbia sbagliato, difficilmente creerà le basi per un sano confronto e una positiva crescita della relazione.
Creare buone relazioni significa riuscire a vedere l’altro perciò che autenticamente è. È questo anche l’unico modo per far crescere una relazione, perché si basa sulla realtà e non sull’illusione.

La comunicazione è più efficace quando c’è coerenza tra linguaggi verbali e non verbali

Il messaggio che funziona e quell’autentico, sincero, in cui c’è piena concordanza tra i messaggi verbali e non verbali. Prima, perciò, dobbiamo lavorare sul nostro stato emozionale, sulla nostra consapevolezza, poi la comunicazione giusta troverà la strada per emergere.
Una volta, mi trovai a lavorare con un uomo, di circa sessant’anni, che voleva migliorare le relazioni con i colleghi di lavoro e anche con la moglie. Inizia a riflettere sul suo modo di essere e di comunicare come non aveva mai fatto prima. Dal suo punto di vista, non aveva problemi. Aveva due figli e con il maschio non era mai andato d’accordo. Non capiva perché, eppure, lo aveva sempre sostenuto. Ma come? Criticando ciò che era. Esprimendo costantemente il suo giudizio: un maschio non può essere debole, non deve essere troppo sensibile, e via così. In terza media, addirittura, una volta il figlio era salito sul tetto della scuola minacciando il suicidio. Poi, sembrava passata, ma appena maggiorenne aveva lasciato casa e si sentivano a malapena per le feste.

L’amore ha bisogno delle parole giuste

Non aveva mai collegato la sua visione del figlio, e le sue parole, con l’atteggiamento che il figlio aveva nei suoi confronti. Ne aveva mai compreso pienamente la sua sofferenza, vedeva solo quelli che lui pensava essere dei difetti da correggere. Così l’effetto Pigmalione, immancabilmente, aveva prodotto la profezia che si ha auto-avvera. Lo comprese da solo, pian piano, lavorando sulle sue relazioni, sul suo stile comunicazionale, sull’empatia, sulla comprensione. A 63 anni scrisse una lettera al figlio, in cui riuscì a spiegargli, con parole nuove, quello che davvero provava e quello che veramente aveva sempre cercato di dirgli, senza riuscirci. Che lo amava, ma non aveva mai saputo dimostrarglielo nel modo giusto. E tante altre cose.
Parole vere. Sono passati molti anni, e finalmente, hanno iniziato a costruire quel rapporto padre figlio che non avevano mai avuto. Questa è una dinamica che incontro frequentemente, in ogni tipo di relazione interpersonale, tra partners, genitori e figli, ma anche tra colleghi di lavoro o tra superiori dipendenti e viceversa. E diventarne consapevoli può davvero migliorare la nostra vita e le nostre relazioni.

Perciò, riflettiamoci un po’ su, sulle parole che usiamo, sugli atteggiamenti che abbiamo, quando qualche relazione non funziona, perché dipende anche da noi, e possiamo fare molto per cambiare.
Aforismi: “La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione” Carl Rogers