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Dalla comfort zone alla vita evolutiva

Dalla comfort zone alla zona evolutiva. Annarosa Pacini, counselcoaching e formazione per la crescita personale. Podcast

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Quante volte hai sentito dire che per raggiungere i tuoi obiettivi e realizzare ciò a cui tieni davvero devi uscire dalla zona di comfort? E’ sicuramente vero, anche se la zona di comfort è importantissima per la tua stabilità. Ma più della zona di comfort possono quella di apprendimento e quella evolutiva. Dirlo è facile, ed anche bello, ma come si esce, perchè si va, e dove si arriva? Lo scopo finale è quello delle crescita umana, e sei vuoi crescere veramente, a livello personale o professionale, questa è la strada che devi percorrere. Che già stai percorrendo. Inizia allora a decidere dove vuoi arrivare, e preparati per mettere in pratica consapevolmente il tuo potenziale di trasformazione.

(Scorrendo puoi leggere la trascrizione dell’audio)

Dalla comfort zone alla vita evolutiva

Se ci rifletti un po’ su, ti renderai conto che tante volte sei già uscito dalla tua zona di comfort, tutte le volte in cui hai fatto cose nuove e importanti, in cui ti sei sfidato, in cui hai raggiunto i tuoi obiettivi. Tutte le volte in cui hai trasformato la tua vita, in ognuna di quelle volte, sei già uscito fuori dalla tua zona di comfort, con successo. Perciò puoi farlo. Farlo consapevolmente, perché scegli di farlo, decidendo modi, strumenti e tempi, è l’unica maniera per vivere nella zona evolutiva, che – sorpresa – ha al suo interno anche una zona di comfort, che non serve a bloccarti o a darti un senso di falsa sicurezza, ma a ricaricarti, per ripartire ogni volta con nuovo vigore.
La zona di comfort è un posto dove stai bene, ti senti a tuo agio, senti di avere tutto sotto controllo. E’ la zona delle abitudini, delle cose che già conosci. Se ti ci abitui troppo, o se inizi a pensare che le cose che conosci sono meglio di quelle che non conosci, diventa una trappola. E’ un’illusione pensare che la vita possa perennemente proporti uno stato di tranquillità, senza imprevisti, ostacoli o battaglie da combattere. Cercare di evitarli non ti porta a stare meglio, ti porta a sentirti sempre più in difficoltà ogni volta che ne affronti uno, ed a ritirarti in una zona di comfort che diventa sempre più ristretta e rigida.

Non usare la comfort zone come scusa

Perciò, la prima cosa da fare è abbandonare questa illusione. Lo stato di tranquillità esiste, deve esistere, ma dentro di te. La vita è piena di cose che si muovono, si trasformano, di imprevisti, alcuni piacevoli, altri meno, più sei preparato, meglio li affronti. Ti suggerisco invece di coltivare la zona di comfort interiore, che non è fatta di cose, oggetti, abitudini, ma del tuo sentire, della tua percezione, della tua energia interiore. Se per ricaricarla hai bisogno anche di piccole abitudini, che sono piaceri ma non catene, allora, vanno benissimo. E’ come bere dell’acqua fresca durante una piccola pausa mentre fai una corsa o vai in bicicletta. L’acqua e la sosta non sono il traguardo. Ti servono per ripartire dissetato e rinfrancato, e ancora più concentrato sulla meta. Questa zona di comfort non solo ti è utile, ma devi fare in modo di mantenerla attiva nella tua vita. Secondo gli esperti, la maggior parte delle persone trascorre il novanta per cento del tempo nella propria zona di comfort, e si abitua a stare lì. Forse, un po’ troppo.
Ti racconto un piccolo esempio dalla mia vita personale. Appena laureata, grazie al punteggio di laurea e del concorso di abilitazione, ottenevo con facilità supplenze nelle scuole superiori. Ero una professoressa di Filosofia, Pedagogia, Psicologia e Scienze sociali e anche Storia. Avrei potuto farmi attrarre da una carriera che mi piaceva. Era un obiettivo importante. Perchè non iniziare quella carriera? A mia madre sembrava proprio la cosa migliore, dopo tanti anni di studi e di fatica, e anche di spese. Io sono stata uno studente lavoratore, ma la mia famiglia mi ha sempre sostenuto. Dunque, perché non puntare a qualcosa che poteva sembrare sicuro? Io sapevo però che volevo fare qualcosa di diverso, che volevo andare oltre. Che per me insegnare non era insegnare una disciplina, ma formare le menti, gli animi, lo spirito. Una visione pedagogica dell’essere umano cui l’insegnamento stava decisamente stretto. Così sono uscita dalla zona di comfort (e non solo insegnavo, davo ripetizioni, e lavoravo come giornalista) ed ho ripreso a studiare… in realtà, penso di non avere mai smesso, nella mia vita.
Il primo salto fuori dalla tua zona di comfort è forse il più difficile, perché può incontrare non solo la tua resistenza, ma anche quella degli altri, di chi non comprende perché non ci voglia rimanere. La zona della paura. Vai avanti, o torni indietro?

Per raggiungere grandi risultati, occorre una grande motivazione (e altrettanto impegno)

Fai quello che senti che è giusto per te o segui i consigli – consigli che a volte sono pressioni o condizionamenti, dipende dall’età , dalla situazione, dal tuo temperamento, ogni situazione è diversa – o segui i consigli, e ti fai frenare dalla paura, e resti lì? Potresti farlo, restare lì. Ma dovresti farlo solo se senti che lì stai davvero bene, che lì potrai realizzarti e raggiungere grandi obiettivi. Altrimenti, devi andare oltre. Metterti in viaggio, ma senza timore, è naturale che mentre ti muovi non ci sia la stessa percezione di sicurezza che hai se stai fermo. Anche quando cammini, c’è differenza tra il momento in cui il piede poggia per terra e quello in cui è sollevato. Più equilibrio, meno equilibrio, ma per andare avanti, non puoi non sollevarlo. E’ faticoso, ma fa parte del percorso di trasformazione, sfidarti, crescere, imparare. Per farlo, hai bisogno di un motivo e di uno scopo finale. Questo ti permetterà anche di fare sacrifici, di affrontare e superare le difficoltà. Perchè i grandi progetti sono a lungo termine, e come durante un lungo viaggio, a volte la strada è in pianura, altre volte in salita, ci sono giornate piene di sole e giornate con la pioggia.
Torno al mio esempio. Io volevo insegnare a mio modo, secondo i valori in cui credevo. Perciò ho ripreso a studiare, in particolare discipline che potevano consentirmi di muovermi con maggiore libertà e creatività, incentrate sul lifelong learning, sui nuovi mezzi di comunicazione digitale (ti sto parlando di oltre venti anni fa, ero sicuramente una pioniera), di personalizzare i metodi di formazione. Per questo ho scelto la Grafologia. Quello è stato un salto grandissimo. Quando mi sono laureata in Pedagogia, il programma di studi era ancora molto simile a quello degli studenti in Psicologia, tant’è vero che avrei potuto integrarlo e sostenere l’esame di abilitazione. Ma non volevo fare la Psicologa, per quanto la psicologia sia una risorsa indispensabile in ogni professione dedicata alla crescita dell’essere umano. Volevo fare qualcosa di diverso.
Quello che sapevo, era che volevo poter fare la differenza nel mio lavoro, per le persone che incontravo, per la mia vita.

Non scegliere la strada più facile, scegli quella più giusta per te

Allora ho scelto la Grafologia, che non è stata una strada né facile, né semplice. Ancora oggi, è una strada in salita. Ho sempre continuato a fare la giornalista, a lavorare, anche per vivere, e a studiare, per poter fare il lavoro che volevo fare. Non posso dirti che non sia stato faticoso, in certi momenti. Avevo amici e colleghi che mi dicevano che avrei dovuto ragionare pensando al guadagno, uniformandomi, ma per me non era possibile, perché non sarebbe stata una scelta né coraggiosa né onesta, in quanto non avrebbe rispettato quello che ero e sapevo di essere, e anche di voler realizzare.
Il mio obiettivo è sempre stato essere coerente con i miei valori e con ciò in cui credo, e insegnare anche comunicazione, così come la intendo, come espressione massima dell’essere, richiede di poter essere indipendenti e liberi. Pian piano, le cose si sono trasformate.
Dai corsi di comunicazione per agenti di commercio e professionisti, di teorie e tecniche di comunicazione standard, sono passata ai miei corsi, personalizzati, con la grafologia, con la comunicazione relazionale sino allo studio dell’immagine e dei colori per la massima espressione della personalità comunicativa individuale. C’è stato un anno in cui sono stata chiamata da un Ente pubblico, in una regione, per formare tutti i dipendenti, ad un approccio comunicativo e professionale che potesse farli sentire realizzati e felici di ciò che facevano. Da quel momento in poi, non mi sono più fermata, cioè non ho più cambiato prospettiva. Ho creato il mio metodo, fondato una mia teoria, aiutato decine e decine di persone ad uscire dalla zona di comfort e a vivere nella zona evolutiva. Anche se, sinceramente, devo dirti che non penso di essere arrivata, e che i momenti impegnativi continuano ad esserci. Però li trovo non solo utili, ma stimolanti e mi piacciono. Perciò, una volta che avrai stabilito il motivo per cui vuoi crescere e lo scopo finale, non devi mai perdere di vista la prospettiva, non importa quanto sia difficile il tuo cambiamento o la tua decisione, o quanto tu abbia paura. La paura fa bene, vuol dire che ti preparerai meglio e diventerai ancora più bravo. Questo è ciò che ti serve: imparare, scoprire, cercare, crescere con ciò che impari, farlo diventare parte di te. Diventare sempre più stabile, e, contemporaneamente, sempre nuovo. Nella zona di apprendimento puoi viverci, perché fa parte della zona di crescita, sono inscindibili. E quando arrivi alla zona di crescita preparato, allora tutto cambia: e non dipende solo dai risultati, dipende dal modo in cui tu affronti la vita. Lo senti, che stai crescendo, e le soddisfazioni saranno più profonde, e meno effimere, e nessuno ti farà dubitare di te, se non te stesso, ma in senso positivo, per diventare migliore. E quello che avrai fatto sarà qualcosa di cui apprezzerai il valore, non come sacrificio, ma come scelta. E saprai che puoi continuare a farlo. E mentre impari, e cresci, e ti trasformi, trasformi anche la tua vita. E saprai essere felice delle cose che ami, senza esserne schiavo, e non avrai paura di scoprire cose nuove, perché sai che il successo è un processo di crescita continuo. Quella è la strada, affronta la paura, prendi con coraggio le tue scelte e realizza la vita che vuoi. Posso accompagnarti in questo fantastico viaggio verso la tua realizzazione.
Se vuoi sapere cosa possiamo fare insieme per la tua realizzazione e conoscere meglio gli strumenti che metto a tua disposizione, visita il mio blog, annarosapacini.com, dove trovi tutti i miei recapiti. Sarò ben felice di rispondere alle tue domande. Intanto, nuovi spunti, anche pratici, li trovi sempre nel podcast, sul mio sito, nella mie pagine social. Puoi seguire il podcast di Comunicare per essere, iscrivendoti su Spreaker e qualunque altra app per podcast e musica che ti piaccia. Iscriviti anche al mio canale YouTube, seguimi sul social che preferisci, magari inizia da Instagram e non dimenticarti di iscriverti alla newsletter. E a concludere la puntata, ecco arrivare l’immancabile appuntamento con gli aforismi e la musica. Aforismi dedicati alla comfort zone, da cui uscire: Les Brown “Se ti metti in una posizione in cui devi lasciare la tua zona di comfort, ti costringi ad espandere la tua coscienza”. Lao Tzu: “Il saggio che si aggrappa alla comodità non può essere considerato un saggio”. Infine, Peter McWilliams: “Se non stiamo vivendo i nostri sogni, la nostra zona di comfort ha più controllo su di noi di quanto ne abbiamo noi stessi”. Il brano s’intitola: “Feel my heart”. La strada è già dentro di te, devi imparare a vederla, ed impegnarti per trasformarla in realtà. Ascolta il tuo cuore. Grazie per essere stato con me. Ti aspetto alla prossima puntata. Ciao ciao

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