La cattiveria è uno spreco di vita (esorcizza il cattivo)

La cattiveria è uno spreco di vita (esorcizza il cattivo). Annarosa Pacini, podcast per la crescita personale
L’arma più potente che hai contro la cattiveria è rimanere chi sei, quindi, non diventare mai come il cattivo che ti fa soffrire. Annarosa Pacini, grafologia, comunicazione, crescita personale

La cattiveria esiste, ce ne sono tante forme, alcune palesi, altre subdole. In questa puntata ti spiego quali possono essere le motivazioni di chi si sente giustificato ad essere cattivo con gli altri e cosa può fare chi si trova, volente o nolente, ad averci a che fare. Non ti parlo del “cattivo” dei film, quello anteposto al buono, ti parlo di una forma di cattiveria molto più comune, spesso messa in atto da persone convinte di essere nel giusto, e che per questo ritengono anche di essere buone. Per fortuna, ci sono dei criteri universalmente ed oggettivamente validi che possono aiutare a capire chi davvero è il buono e chi il cattivo, in una certa situazione, ma, soprattutto, servono delle piccole linee guida. La prima, per capire che la cattiveria è uno spreco di vita di tutti, del cattivo e di chi lo subisce. La seconda, per non dimenticare mai che l’arma più potente che hai contro la cattiveria è rimanere chi sei, quindi, non diventare mai come il cattivo che ti fa soffrire.
(Trovi a seguire, nella pagina, la trascrizione integrale dell’audio di questa puntata)

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La cattiveria è uno spreco di vita (esorcizza il cattivo)

C’è una cosa che spesso dico ai miei clienti. Nel mio lavoro, non ho mai incontrato persone davvero cattive, cioè persone che fossero cattive con la gioia e lo spirito della cattiveria piena e consapevole, e decidessero di restare tali con grande soddisfazione. Ho incontrato, invece, persone che non sapevano di essere cattive, che, cioè, avevano molte spiegazioni valide, dal loro punto di vista, per i loro comportamenti, le emozioni, i pensieri, e sentivano soprattutto quelle, più di ciò che gli altri erano o provavano. Ma chi si rivolge a me ha già preso una decisione, quella di essere migliore, di crescere, di risolvere, di scoprire, di evolvere. E quando trova le risposte, le usa. Perciò non mi è mai accaduto, nel mio lavoro, di incontrare persone che, una volta compresa la vera causa dei loro sentimenti e delle loro azioni, e degli effetti che provocano – perché non ho mai incontrato una vittima di cattivo felice di essere tale – persone che non decidessero di cambiare, di cercare un modo diverso, di trasformarsi. Mai. La persona rimane cattiva sino a che non riesce a vedere la sua vita da prospettive più ampie, non comprende quali risorse ha a disposizione e non scopre come potrebbe essere davvero più felice, lei, e con lei, gli altri. Non lei contro gli altri. Quando diventano consapevoli delle proprie motivazioni profonde, di come ci possano essere altri mille modi, tutti migliori, di relazionarsi con se stessi e con gli altri, scelgono di diventare migliori. Inizio subito con la visione più positiva, che spero ti dia speranza, se stai vivendo un momento difficile. E’ importante avere fiducia negli altri e nella possibilità che ognuno ha di scegliere di cambiare in meglio.

La cattiveria fa male

Ho però incontrato anche tante vittime di cattivi che dovevano lavorare su se stesse per riuscire a non farsi schiacciare, annullare, negare, per poter tenere alta la testa e portare avanti i loro sogni, le loro aspirazioni, per poter essere, semplicemente, se stesse. E, fuori dal lavoro, a livello personale, ho conosciuto almeno due o tre cattivi gongolanti, cioè convinti di essere nel giusto e che, in barba ai sentimenti altrui, portavano e portano avanti la propria vita, solo seguendo il proprio interesse e il proprio istinto. Ma chi è, il cattivo? Il dizionario ha tantissime definizioni, se te le leggessi tutte, occuperebbero l’intera puntata. Il cattivo dei film è il malvagio, in senso morale, disposto al male, il contrario in tutto e per tutto del buono. Ma il cattivo comune, quello che pensa di essere buono, e non lo è, è diverso. E’ cattivo perché è maldisposto nei rapporti con altre persone, quindi anche scortese, duro, restio a concedere. Risulta spiacevole, sgradito, può essere molesto, dannoso e svantaggioso. Nell’italiano antico la parola cattivo viene utilizzata anche con il significato di vile, e, in effetti, spesso questo tipo di cattivo se la prende con i più deboli. Cattivo vuol dire anche difettoso, insufficiente rispetto agli scopi cui dovrebbe servire. E’ un significato che riguarda gli oggetti, dice il dizionario, eppure, riguarda anche le persone. Il tema è vastissimo, mi limito ad alcuni spunti che spero possano esserti utili. Inizio da quello grafologico: considera ogni grafia come l’espressione di un’armonia di strumenti e suoni. Il cattivo di cui ti sto parlando ha qualche strumento scordato, i suoni non si armonizzano, ma lui non se ne accorge, e se la prende con gli altri, con quelli che l’armonia, invece, riescono a riconoscerla. Per questo la cattiveria è uno spreco di vita.
Il cattivo non è mai felice, è sempre negativo, ha sempre qualcosa da recriminare, e non se ne accorge, c’è chi lo fa per tutta la vita, rendendo la sua vita infelice, e molto meno felice quella degli altri, soprattutto di chi riesce ad amarlo. Ebbene, sì: ci sono genitori che amano i figli cattivi e figli che amano i genitori cattivi, e anche tra fratelli, e amici, perché ci sono anche i buoni comuni, cioè persone che hanno nel loro cuore sempre un po’ di “spazietto” per la speranza, chissà, magari un giorno cambierà. Sì, è vero, può cambiare, ma non spontaneamente, solo se se ne accorge.

Come annullare il potere della cattiveria (restando buono)

Perciò, il compito del buono che ha vicino a sé una persona cattiva è non perdere la fiducia e cercare sempre il dialogo, cercare sempre di mantenere aperta una porta da cui far entrare parole buone, e vere. Che non significa assolutamente subire, anzi, il contrario. Per riuscire a tener testa ad un cattivo che hai nella vita, devi diventare molto più forte. Perchè il cattivo si oppone, quando cerchi di fargli comprendere che ti fa soffrire, che il suo modo di essere può essere giusto per lui ma non per te, che le sue parole pesano come macigni. Si oppone ed aumenta la cattiveria. E chi ama, conosce, o vive, con un cattivo, è già provato da una vita. Perciò, prima devi diventare più forte. Ricorda che il cattivo comune è una persona che soffre, che in un certo momento della sua vita ha smesso di guardare le cose per ciò che erano ed ha cominciato a guardarle in modo distorto, nel solo modo che riusciva a gestire, e, andando avanti, ha sentito il bisogno di far sì che tutto, e tutti, corrispondessero alla sua visione. Sono sicura, e mi dispiace, che, anche in questo momento, c’è, tra voi che mi ascoltate, qualcuno che ha detto sì, a cui è venuta in mente una brutta frase, una brutta scena, perché i cattivi sono anche persone che amiamo. Ricorda, quindi, che devi rafforzare la tua bontà, il tuo modo di vedere le cose. Questo rende il cattivo meno forte, gli toglie il potere che ha sulla tua vita. Se tua madre ti dice che sei un fallito, e tu invece hai un lavoro che ti piace, se tuo figlio ti dice che non vali niente, e tu invece nella vita, di cose di valore ne hai fatte tante, devi solo ricordarti chi sei. Quindi: comprendi che il cattivo comune è un essere umano come te, peraltro convinto di essere nel giusto. Decidi se e quale tipo di rapporto vuoi avere con lui. Puoi decidere di distaccarti, oppure di aiutarlo, oppure una via di mezzo, tra l’una e l’altra scelta. Come vedi, i criteri universali e oggettivi sono semplici: non fare del male anche tu, non trasformarti in cattivo, ma non arrenderti alla sua visione e afferma la tua, con la tua vita, prima che con le parole. Non dimenticare mai che l’arma più potente che hai contro la cattiveria è rimanere chi sei e non diventare mai come il cattivo che ti fa soffrire. Il cattivo si sente non adeguato, ma non sa che può diventarlo, adeguato, non vede la sua bellezza, come può vedere quella degli altri?

Rispettare la libertà dell’altro di essere, anche quando sai che è sbagliato

E, rispondo ad una figlia che mi ha posto una domanda, qualche giorno fa. La chiamerò Ester. Lei cerca di dare una mano a sua madre, ma non vuole stare vicino a lei, perché sente di non amarla, e i parenti la giudicano per questo. Ester è una donna buona, ma è un suo diritto non provare amore per la madre. L’amore non è un diritto di nascita, non è un obbligo, è una scelta. E così, dirò ad Ulisse, a cui il figlio ha spezzato il cuore, che lui è sempre un buon padre, perché ha fatto tutto il possibile per esserlo, e perché ama suo figlio, ma il figlio non sa amarlo, è un cattivo comune. Ulisse può solo augurargli, nella vita, di riuscire a scoprire che ci sono tanti modo più felici, di vivere. Di cattiveria in giro se ne vede tanta, se ne legge tanta, se ne ascolta tanta, non farla entrare nel tuo cuore. Tieni sempre accesa la tua luce interiore. E’ così che si cacciano via le tenebre. E dopo questa massima un po’ filosofica, immancabili, aforismi e musica. Ma prima grazie per le belle recensioni che mi state lasciando su iTunes, grazie davvero. Se ancora non ti sei iscritto al podcast, puoi farlo su Spreaker, anche direttamente dal mio sito, annarosapacini.com, e, nella pagina contatti, trovi i miei recapiti, se vuoi conoscere meglio il mio metodo e scoprire cosa posso fare per te e per la tua vita. Magari, anche tu hai un cattivo da cui sarebbe meglio riuscissi a liberarti. E se vuoi iniziare puntando su di te, puoi richiedere anche adesso il tuo Profilo Grafologico Essenziale, seguendo le istruzioni direttamente sul sito, un focus mirato dei tuoi punti di forza strategici. Per salutarti tre aforismi sulla cattiveria, ma non solo. Bertrand Russell, “Se ci fosse nel mondo un numero più cospicuo di persone che desiderano la propria felicità più di quanto desiderino l’infelicità altrui, potremmo avere il paradiso nel giro di qualche anno”. Kafka, “Gli uomini diventano cattivi e colpevoli perché parlano e agiscono senza figurarsi l’effetto delle loro parole e delle loro azioni. Sono sonnambuli, non malvagi”, e, infine, il terzo, di André Maurios: “La cattiveria umana, che è grande, si compone in gran parte di invidia e di paura”. Sono molto d’accordo con Kafka, è fondamentale comprendere l’effetto che le nostre parole e le nostre azioni producono sugli altri, e non dimenticarsene mai. E’ una grande responsabilità, ma anche una grande possibilità. Il brano che ti dedico s’intitola: “I have a dream”. Se vuoi cambiare qualcosa, cambialo. Grazie per essere stato con me, ti aspetto alla prossima puntata. Ciao Ciao

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