Perché il matrimonio non è garanzia d’amore

Cosa rende felice una relazione, quale tipo d’amore? Da dove nasce? E dove va? È stata al centro dell’attenzione della cronaca la notizia di Michela Murgia, che si è sposata perché costretta dalla sua malattia (che poche settimane dopo l’avrebbe vista lasciare il suo corpo), a scegliere una forma di unione che garantisse dei diritti almeno a qualcuno tra coloro che fanno parte della sua famiglia. Ha commentato a distanza Pillon, “Michela, di alternative ne avevi molte, ma hai scelto il matrimonio. Forse perché sai che è la forma più alta per riconoscere l’amore tra un uomo e una donna”. Purtroppo, la visione di Pillon è parziale. Poco può, il matrimonio, per la forma più alta d’amore. Ma non è completa neanche la visione della Murgia, perché per chi si sposa per scelta di vero amore, il matrimonio non è né patriarcale né limitato.

– Riflessioni e approfondimenti nella prospettiva della comunicazione valoriale, che pone la persona al centro, della propria evoluzione, della vita, delle relazioni. La realtà migliore esiste solo se la crei. A cura della dr.ssa Annarosa Pacini –

Non è il matrimonio a garantire l’amore

Mettiamo da parte il fatto ed i suoi protagonisti, che offrono, semplicemente, l’occasione di una riflessione importante. Nel mio lavoro mi occupo di esseri umani e relazioni, comunicazione e affetti, visti da ogni prospettiva: di chi ama, e non è amato. Di chi è amato, ma non ama. Di chi vorrebbe amare, ma non riesce. Di chi vorrebbe essere amato. Di chi si accontenta di mezzo amore, per un po’, o per gran parte della sua vita. Ma, soprattutto, di chi sceglie che è giusto amare bene, ed essere altrettanto amati.

La verità è che il matrimonio non è garanzia d’amore. Le persone si possono sposare per tanti motivi, ma che questo faccia del matrimonio il garante della “forma più alta d’amore” è una visione, purtroppo, ridotta e riduttiva.

La scelta di amare è vera solo quando è libera (anche dai modelli culturali)

La società è fondata sulla famiglia, così spiega la visione storica. Una famiglia che, in una prospettiva tradizionale, culturale, sociale, religiosa, sino a qualche decennio fa, e, in molti luoghi del mondo, ancora oggi, era riconosciuta “giusta” solo se eterosessuale, tra uomo e donna.

Matrimoni combinati, matrimoni obbligati, matrimoni riparatori. Ancora oggi, nel Terzo Millennio, donne straordinarie vivono a metà tra i giusti diritti della loro piena realizzazione e quello che una donna dovrebbe essere e fare. Perché i condizionamenti culturali sono duri, a cambiare.

Conosco bene la realtà di tante relazioni, di chi ha vissuto per anni a fianco di un uomo che ha trattato male tutti, moglie e figli. Un uomo “non cattivo”, solo, fatto così. Che sa di essere fatto così, e non vuole cambiare. E, intanto, crea dolore. Conosco queste relazioni da tutte le prospettive, della moglie e del marito, dei figli, o dell’amante. Di chi lascia, di chi è lasciato. Di chi vorrebbe fuggire, ma non sa come fare. Però non vuole neanche restare. Perché nessuno è davvero felice in vite in cui non vi siano le forme più alte d’amore.

L’impegno quotidiano: l’amore dura solo per chi ama davvero

Ma dunque, su cosa si fonda la società? Sulla famiglia, che, se ci pensiamo bene, altro non è che l’incontro di due sconosciuti che si scelgono. Due sconosciuti. La famiglia nasce per una decisione. E non è determinata dal matrimonio, o dalla convivenza, dall’identità di genere o dai riti sociali e culturali, no: quella vera, è determinata dalla libera scelta, di amare, ed essere amati. In modo giusto, e paritario.

Visto in quest’ottica, l’amore non dovrebbe essere limitato da nessuna norma imposta, e così la famiglia. Persone felici creano ambienti felici, due persone che si amano, nel modo giusto, consapevolmente, felicemente, progrediscono, migliorano la propria vita, e la vita di coloro che incontrano sulla loro strada.

Il matrimonio non è garanzia d’amore. Solo l’impegno quotidiano, è garanzia d’amore. Solo la scelta fatta con il cuore, ma anche con la ragione, con la speranza, ma anche con la saggezza, sono garanzia d’amore. Perché il vero amore è libertà. Così, sarebbe giusto che le persone potesse creare una famiglia su loro misura, adatta al loro cuore, che sia tradizionale o “queer”, per usare la definizione di Murgia. Che sia formata da due, o allargata, così come oggi avviene, in tanti casi. Casi in cui le persone sono felici per libera scelta.

La vera “tomba dell’amore”

E se la società, invece di occuparsi di ciò che ha valore formale, si occupasse di ciò che è sostanziale, avremmo molte più persone capaci di amare e molte meno pronte solo a condannare. Molta più libertà di scegliere con chi condividere la vita, ed anche i propri beni, e molti meno obblighi dati da legami scritti sulla carta e, magari, mai davvero cresciuti nella vita.

Il matrimonio, religioso, civile, celebrato con riti futuristici o millenari, per chi ci lo sceglie, è un valore. È un simbolo, dell’amore. Ma l’amore vero non esiste perché un matrimonio lo decreta. E l’amore vero non cresce perché è scritto su un pezzo di carta. Cresce perché chi ama davvero s’impegna ogni giorno, per dare qualcosa di meglio di sé, per imparare qualcosa di meglio da sé.

Iniziamo allora a guardare le cose per ciò che sono, pronti a comprendere e ad ascoltare, perché pregiudizi, intolleranza e ignoranza non sono paladini dell’amore. Che ognuno possa vivere la propria vita, scegliendo di essere la persona migliore che può essere. Di rispettare la propria vita, e la vita degli altri. Perché il vero amore, una volta che lo attivi in te stesso, lo usi in tutta la tua vita. Non solo nella coppia. Un valore aggiunto che non può essere misurato, ma che sappiamo essere il più grande. Il matrimonio non è la tomba dell’amore. La tomba dell’amore è la mancanza di fiducia nella grandezza dell’umanità

Il vero amore esiste

Poche settimane dopo la pubblicazione di questo articolo Michela Murgia ha lasciato questa vita. E, dietro di sè, testimonianze importanti di amore, oltre le etichette, fatto di libertà, dei suoi “figli d’anima”, della sua famiglia queer. Grazie a lei, e, con lei, a tutti coloro che non smettono di pensare con la propria testa, in prima linea anche per la libertà di chi la pensa diversamente.

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