L’illusione dell’adozione (ovvero, le adozioni sono belle e difficili, accetta la verità e risolvi i problemi)

L’illusione dell’adozione (ovvero, le adozioni sono belle e difficili, accetta la verità e risolvi i problemi) Comunicare per essere® podcast, grafologia e comunicazione per la crescita personale, Annarosa Pacini
Per affrontare il percorso adottivo trasformandolo in una grande esperienza di vita per tutti, di crescita e miglioramento, è necessario conoscere alcune verità. In questa puntata, ti dirò quali sono le verità da conoscere e affrontare, e le menzogne che, invece, di solito si raccontano. Annarosa Pacini podcast

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L’illusione dell’adozione (ovvero, le adozioni sono belle e difficili, accetta la verità e risolvi i problemi)

Podcast. Adottare un figlio è una scelta che richiede coraggio e una grandissima consapevolezza. Spesso fatta senza una conoscenza piena. Chi decide di adottare un figlio deve sapere cosa significhi davvero, deve prepararsi, fare i conti con se stesso, le sue aspettative, le sue illusioni, i suoi limiti. Diventare il miglior se stesso. E quindi avviarsi su un cammino che non sarà facile, né semplice. Che nessun altro conosce veramente, se non chi lo affronta. E dove tutti sono pieni di consigli da dispensare e di facili frasi fatte. Ma la vita vera non può essere né racchiusa né risolta con frasi fatte e verità addolcite. Per affrontare il percorso adottivo trasformandolo in una grande esperienza di vita per tutti, di crescita e miglioramento, è necessario conoscere alcune verità. In questa puntata, ti dirò quali sono le verità da conoscere e affrontare, e le menzogne che, invece, di solito si raccontano. Va bene se pensi di adottare un figlio, e anche se lo hai già adottato. Sono, in quel caso, cose che già conosci e sai che sono vere. Ma ci troverai qualcosa di più, che può esserti d’aiuto nei momenti più difficili. E vale per tutte le relazioni, non solo quelle adottive. Perché ogni buona relazione è sempre frutto di scelte. E ogni momento è adatto per fare la scelta giusta. Che vuol dire, anche, per iniziare a guardare le cose da prospettive diverse, e trovare le soluzioni giuste per risolvere i problemi.

La crisi delle adozioni internazionali, perchè

Oggi, in Italia, il mondo delle adozioni affronta un periodo di crisi mai visto prima. Dal 2010 al 2017, si è registrato un calo del 66 per cento, nelle domande di adozione. Cresce l’età media dei bambini adottati, che è oggi nella fascia 5-9 anni, e credo che questo non sia un fattore secondario, rispetto al calo delle richieste. I motivi sono molteplici, certo non uno soltanto, se fai un po’ di ricerca in rete, troverai tante analisi e spiegazioni. La crisi economica, ad esempio: adottare un figlio, fino a qualche anno fa, costava oltre dieci-quindicimila euro di pratiche solo in Italia, più altrettanto, se non di più, secondo il Paese scelto in cui adottare. Questo solo per iniziare. Poi controlli medici, supporti psicologici, un surplus di spese extra con cui i genitori pensano di risolvere i problemi. Comprano cose per riempire vuoti, e poi scoprire che non funziona. Non funziona con nessun figlio, in verità, non solo con quelli adottivi.
Ma iniziamo da capo. Nel mio lavoro di counselor e pedagogista, di formatrice e life coach, le relazioni sono un punto fondamentale. Sono una specialista di comunicazione relazionale, quindi ho a che fare con tutti i tipi di relazione e comunicazione: intrapersonale, cioè quello che una persona deve fare in se stessa e per se stessa, per crescere; interpersonale, noi e gli altri. Per la coppia, per il lavoro, per la famiglia, per il rapporto genitori-figli.
Ed è qua, come puoi immaginare, che entrano in gioco anche le relazioni adottive. E’ un settore a cui mi dedico con particolare attenzione da oltre un decennio, e su cui ho una grandissima esperienza, professionale e personale. Se vuoi saperne di più, contattami, te ne parlerò volentieri.
Ogni volta in cui incontro genitori adottivi aspiranti o già in essere o figli adottati, mi trovo di fronte ad alcune situazioni comuni a tutti. Sono le illusioni dell’adozione, vengono da lontano, e creano dei muri che non aiutano nessuno. Perciò ho pensato di raccogliere in questa puntata una mini-sintesi di alcuni di questi temi. Non considerarla un vademecum per l’uso né una sorta di panacea. E’ più un invito alla riflessione consapevole, per trovare e ritrovare la giusta prospettiva e affrontare con rinnova energia la situazione, e risolvere i problemi, in modo positivo per tutti, genitori e figli.

Il percorso pre-adottivo conta, ma non basta

La prima illusione, è che quello quanto che viene detto durante il percorso pre-adottivo, di preparazione, sia la verità. Non è la verità. E’ una parte della verità, molto in superficie, molto edulcorata. Anche perché spesso chi insegna le verità sull’adozione si rifà a modelli generali, a teorie e tecniche generali, soprattutto, teoriche. Ovvero, lo specialista che insegna cosa significa essere genitori e adottare, spesso è un impiegato di un Ente pubblico che si trova a fare quel lavoro, studia, e lo fa. Non ha una conoscenza diretta di ciò di cui parla. E non sempre una preparazione adeguata. In Toscana, in un centro di area vasta, una delle assistenti sociali deputate a supervisionare le famiglie in questo percorso era una ex geometra che aveva poi lasciato il lavoro di geometra, seguito un corso di formazione regionale, e varie altri iter professionalizzanti, e faceva l’assistente sociale. Ma mancava, ad esempio, di una solida preparazione pedagogica e didattica. Posso dirtelo perché ho visto gli effetti del suo lavoro, e delle cose che non conosceva. Un caso isolato, forse. Sono sicura che negli anni la sua esperienza avrà supplito alle carenze della sua formazione e magari sarà oggi una grande professionista, ma intanto, alle coppie di futuri genitori adottivi che ha incontrato all’inizio della sua attività, è mancato un supporto giusto e adeguato. E’ fondamentale essere molto attenti, in ogni situazione di vita. Più la situazione è delicata, maggiore l’attenzione che dovrai dedicargli.
Per farti un’idea più realistica – e incoraggiante – della situazione ti consiglio di parlare con genitori che hanno già adottato, e che sono genitori adottivi felici. Per essere sicuro che lo siano, parla anche con i loro figli. Devono essere felici sia i genitori che i figli. Se i genitori ti dicono di essere felici, ma il figlio/a/i ha problemi, allora non lo sono.
Sappi che tutto quello che ti dicono durante il percorso pre-adottivo, è vero, ma è solo una piccola parte della verità.

Adozioni, il mito del “bambino piccolo” e della “famiglia felice”

Secondo, l’Ente adottivo. L’Ente adottivo, gli operatori dell’Ente adottivo, hanno già una conoscenza più approfondita e concreta della situazione, in modo variabile, da Ente ad Ente. Ci sono anche interessi economici, in ballo. In ogni caso, il quadro è più realistico, in rapporto alla situazione reale. Ma, anche quello, non è completo né vero.
Terzo, il mito del bambino piccolo e della “famiglia felice”. Per molti anni, la richiesta di adozioni era rivolta soprattutto a neonati, ed a bambini molto piccoli. Per alcuni aspiranti genitori adottivi, è un elemento prioritario. Negli ultimi anni, solo i Paesi africani hanno mantenuto questa disponibilità. Nei Paesi orientali, chi desidera adottare un bambino molto piccolo deve orientarsi verso gli special needs, bambini che hanno dei problemi, o possono avere problemi, anche di natura fisica, piccoli o grandi, non si sa sino a che non li incontri. Un special needs adottato in Cina potrebbe portare gli occhiali, oppure avere il labbro leporino. L’importante, è essere consapevoli delle scelte che si fanno.
In ogni caso, anche se non nel vissuto esperienziale – se molto piccolo – un figlio adottivo si porta sempre dietro, una sua peculiare realtà. Fa parte della sua vita, ed anche della tua, se sei un genitore adottivo. Va bene così. Non è il generare biologicamente un essere umano a fare la differenza. Se questo automaticamente assegnasse “il patentino di bravo genitore”, il mondo sarebbe pieno di famiglie perfette, e così non è. Si diventa figli e genitori (ascolta la puntata dedicata, dal titolo “Genitori non si nasce – e, a volte, non si diventa”) per scelta, e buona volontà.
Oggi, i bambini dati in adozione sono spesso più grandi. Nei Paesi dell’Est, solo in gruppi di fratelli è possibile trovare un bambino di quattro, cinque anni, altrimenti si parla di bambini già grandi, di nove-dieci anni, se non pre-adolescenti. Lo stesso vale per i bambini provenienti dai Paesi dell’America Latina.
Esseri umani che hanno una storia. Di sofferenze, di traumi, di rifiuti, spesso, di abusi. Questa è la realtà. Ragazzi bellissimi e splendidi, con grandi sofferenze. Se l’idea che hai è quella della fasulla famiglia felice delle pubblicità, non adottare. Se non sei disposto ad amare di amore vero, ma vuoi un figlio per te, per realizzare dei tuoi sogni, per soddisfare delle tue aspettative, non adottare. Ci sono tanti modi per aiutare bambini soli, anche nel loro Paese di origine. Se pensi di sapere come si fa il genitore senza doverti preparare, sbagli. Se pensi che anche preparandoti non sbaglierai, sbagli.
Sappi che avere un figlio – avere un figlio, biologico o adottivo, non cambia nulla – è una grande sfida, che richiede coraggio, rispetto, amore, consapevolezza. Direi, amore, consapevolezza, rispetto, coraggio, in quest’ordine (e solo per cominciare).

Adozioni internazionali, il mito del “genitore perfetto”

Quarta illusione, o menzogna, chiamala come preferisci, il mito del “genitore perfetto”. Sappi che hai dei limiti, hai i tuoi modelli condizionanti, che te li porti dietro, e che si manifesteranno, se non ci lavori su, nel tuo essere genitore. Che, quindi, non esiste il genitore perfetto. Esiste la brava persona che si rimbocca le maniche e affronta giorno per giorno la vita, facendo del suo meglio.
Sappi che l’amore si allena. Tu forse pensi di amare il figlio che adotterai, o nascerà, già da prima. Eppure, il vero amore si vede sui lunghi percorsi. Perché il vero amore ama la vera persona, non l’idea che hai di quella persona. Tant’è che il mondo è pieno di famiglie biologiche in cui genitori e figli si disprezzano o si sono vicendevolmente prodotti grande sofferenza. C’è sempre un motivo, e proprio per questo, c’è sempre un soluzione.
L’amore si allena e cresce. Non in un modo da fiaba, di rose e fiori, in un mondo vero. Dove ci sono anche rose e fiori, ma stanno nel giardino, sono momenti e luoghi, reali o dell’animo. Poi, come su ogni strada, ci saranno molte altre cose. Salite e discese, tempo bello e tempo brutto.
Sappi che non sei tu un incapace, quando perdi la pazienza o senti di non amare ancora tuo figlio come vorresti. Sei un essere umano. L’amore si allena. Non hai idea di quanti genitori di figli biologici io abbia incontrato a cui il figlio non piaceva perché non era come loro avrebbero voluto. Lo amavano, però, un po’ anche lo detestavano.
Le strategie della buona comunicazione di cui ti parlo nei miei podcast sono valide per tutti.
Creare un legame con un figlio che non hai generato può essere più difficile, se lo hai adottato per soddisfare delle tue aspettative egoistiche. Se invece lo hai adottato, o lo adotterai, con la consapevolezza di cosa davvero significhi avere la possibilità di aiutare un altro essere umano ad essere felice, insieme a te, sarà ben diverso.
Le adozioni sono belle, e difficili, questo è un dato di fatto. Io ho incontrato figli adottivi sereni, in quanto figli adottivi, con gli stessi problemi dei loro coetanei. Ma anche figli adottivi, adulti, in crisi perché erano figli adottivi. Dove, ad esempio, l’adozione non era stata una scelta condivisa consapevolmente da entrambi i genitori, magari, solo per amore dell’altro, uno si era fatto convincere, e questo, nel tempo, crea grandi sbilanciamenti. Può accadere di fare un errore, non trascinartelo dietro per tutta la vita, lavoraci su, sono certa che troverai motivi buoni e giusti per stare bene con tuo figlio, nella tua famiglia. Spesso, infatti, sono le incomprensioni sottili all’interno della coppia che poi si reverberano all’ennesima potenza nel legame con il figlio.

Adozioni internazionali, storie vissute

Una volta ho lavorato con due genitori, Nello e Lella (nomi di fantasia) venuti da me per parlarmi dei problemi della loro figlia, Adriana. Figlia adottiva che mi hanno dipinto come problematica, mentre loro erano due genitori quasi perfetti, o, almeno, pensavano di non avere nulla a che fare con i problemi della figlia. Poi, la verità necessaria per guarire le ferite, è emersa: lui aveva sempre desiderato adottare una figlia, lei non era mai stata davvero d’accordo. Venti anni fa, hanno potuto adottare una bambina piccolissima, che lui ha sempre adorato, dichiarando apertamente alla moglie che, nella sua scala personale di legami, veniva prima l’amore per la figlia, poi quello per la moglie. Stupirsi del fatto che, nel tempo, moglie e figlia si siano allontanate, e che la figlia si sentisse come rifiutata dalla madre, significa negare la verità. Quella relazione l’hanno costruita loro, nell’arco di vent’anni. Loro hanno scelto la direzione da prendere, e così, questa è la grande forza delle relazioni, loro possono cambiare la direzione e sceglierne una migliore.
Anni fa venne da me una mamma, Linda. Aveva adottato un bambino di otto anni da un paio di anni. Era un bambino con grandi potenzialità, ma molto diffidente e con difficoltà di gestione delle emozioni. Difficoltà comprensibili. Difficoltà che tante volte ritrovo anche in figli biologici. La madre lo vedeva come se fosse “difettato”, non vedeva i problemi del figlio come un dato di fatto, legato alla sua vita, ma come se avesse adottato un figlio “mal fatto”. Anche di fronte all’evidenza grafologica delle tante risorse di cui disponeva, lei continuava a pensarlo come un figlio mal riuscito. Perché per lei era molto più facile pensare che il problema fosse tutto del figlio, che non affrontare i suoi problemi e le sue difficoltà, che erano uno dei principali motivi delle difficoltà che incontrava nel rapportarsi a suo figlio.
Ancora, c’è l’illusione legata alle soluzioni proposte dalle frasi fatte e della visioni semplicistiche. “Non è colpa tua”, “è fatto così, poi cresce, cambia da solo”, “con l’amore tutte le cose di sistemano da sole”. Questo, nella fase uno, quando ancora tutti decidono di dare credito ad una visione idilliaca della famiglia adottiva.
Nella fase due, quanto la visione idilliaca svanisce e se ne va, le persone abbastanza vicine ai genitori da farsi sentire, cominciano a dire: “Chi ve l’ha fatto fare”, “ma non è mica figlio vostro, non è colpa vostra”, e la cosa peggiora ulteriormente. Purtroppo, non sempre chi parla si rende conto dell’effetto delle proprie parole.
Linda ha voluto e dovuto consapevolizzare profondamente il fatto che la sua visione del figlio perfetto e angelico era fasulla, veniva dal suo vissuto, capire i motivi, capire i disequilibri della coppia – tutto era deputato a lei, il marito si occupava del figlio solo per fare cose divertenti, e non voleva saperne altro -. Solo a quel punto, riconoscendo il suo diritto ad essere felice, insieme al figlio, al marito, i diritti di tutti, ha iniziato a cambiare la sua visione interiore, e così cambiano le parole, perché evolvono i pensieri, le emozioni, e così ha iniziato a creare un legame, il suo legame vero con suo figlio.

Adozioni internazionali, per farle funzionare ti devi insegnare (come in tutti i rapporti genitori-figli)

Qualche tempo fa, infine, ho incontrato un neo-padre adottivo, Gustavo. I loro figli, tre, sono con loro da otto mesi. Ritiene di avere fatto tutto il necessario, i figli sono stati analizzati da esperti di tutti i tipi, psicologi, psichiatri, e chi più ne ha più ne metta. E’ tutto a posto, sono intelligenti, però, non è mica facile vivere insieme tutti i giorni. A lui scappano brutte parole, si sente oppresso. Si immaginava tutta un’altra vita. Ora stanno pensando di tentare strade alternative, tutte mirate a far sì che i figli si “trasformino”. Nessuno, nessuno dei tanti esperti che hanno incontrato, gli ancora gli ha detto che se non maturano prima loro (Gustavo e la moglie, Sara), la loro consapevolezza, sarà molto difficile che possano diventare genitori, evolvere in quella direzione.
Queste sono alcune delle illusioni delle adozioni, e anche di tutte le relazioni. Negare la realtà, oppure trasformarla in una realtà accettabile ma che non è per niente vera, o scaricare all’esterno tutte le colpe. Sono strategie che sembrano funzionare, ma è solo apparenza e superficie: un problema non risolto, non scompare. Resta irrisolto. Di solito, diventa più grande. Accettare, riconoscere, conoscere la verità è l’unica vera soluzione.
Le adozioni sono belle e difficili, tutte le relazioni umane sono belle e difficili, tu non sei perfetto, ma sei una persona di grande valore, attivando tutte le tue risorse potrai dare il meglio di te, e fare ciò che è giusto, per te, per la tua vita, per le persone che ami. Solo così si risolvono davvero i problemi. Tu hai tutto ciò che ti serve per risolverli. Perché, in una relazione, se c’è un problema, riguarda tutte le parti coinvolte. Pensa che bello: vuol dire che tutti possono fare qualcosa per risolverlo. Tu per primo.
Perciò, forza e coraggio. E amore, e consapevolezza. Rafforza la tua visione, impegnati giorno per giorno, i risultati arriveranno.
Se vuoi, posso aiutarti a comprendere meglio le situazioni, a trovare le soluzioni, ad allenarti per metterle in pratica ogni giorno. Per informazioni sul mio metodo e sugli strumenti che metto a tua disposizione, puoi scrivermi a info (at) annarosapacini.com, oppure contattami tramite social. Trovi tutti i miei riferimenti in questa pagina e, su questo sito, aggiornamenti e news.
Per te, tre bellissimi aforismi, che spero siano incoraggianti, e un brano. Il primo aforisma, è di Tony Robbins
“Qual è il padre di qualsiasi azione? Che cosa, alla fine, determina ciò che diventiamo e dove andiamo nella vita? La risposta è: le nostre decisioni”
Il secondo, di Pablo Picasso
“Cerco sempre di fare ciò che non sono capace di fare, per imparare come farlo”
Il brano si intitola “Inspiration”
Il terzo aforisma, te lo dico adesso, è un proverbio arabo, ed è anche un invito che faccio a te, a me, a tutti coloro che hanno speranze e sogni da portare avanti:
“Non arrenderti. Rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo”
Grazie per essere stato con me. Ti aspetto alla prossima puntata.