Come ragiona Giuseppe Conte? – Analisi grafologica

Come ragiona Giuseppe Conte? Questa è la domanda che mi sono posta, alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni. Non in una prospettiva politica. Così, ho deciso di fare un’analisi grafologica della scrittura di Giuseppe Conte, per comprenderne meglio la personalità, e, magari, trovare i perché, non politici, ma umani e personali, delle sue azioni e decisioni. La grafologia evolutiva® ha questo, di bello, mi permette di capire come una persona vede il mondo, da quale prospettiva.

– a cura della dr.ssa Annarosa Pacini

Cosa si può dire, di Giuseppe Conte? Molto. Sebbene, e mi preme chiarirlo, le analisi di grafologia evolutiva® su grafie di personaggi famosi, reperibili on line, non le considero né esaustive né complete. Se qualcuno avesse degli scritti più ampi di Giuseppe Conte, può inviare una scansione 300 DPI a colori a grafoanalisi@annarosapacini.com (lo stesso Giuseppe Conte, se volesse).

Giuseppe Conte, un uomo che non ama fare il gregario (anche se sa adattarsi)

Conte è un uomo che sa stare in pubblico e con gli altri. Si presenta amabile, abbastanza flessibile, riesce ad adeguarsi senza mostrare particolari spigolosità. Dagli scritti disponibili on line non è facile capire quale sia la reale dimensione della scrittura di Conte, che, in questo caso, fa una bella differenza.

Se di dimensione media, potremmo ritenere che la sua capacità di mediare tenda all’oggettività, ad una valutazione di chi non vuole farsi influenzare ma desidera anche essere corretto, tenendo conto di tutti gli aspetti. Se, invece, fosse di dimensioni grandi, come appare in alcuni scritti, allora il bisogno di affermazione, il convincimento di avere le idee giuste e visioni migliori di altri sarebbe dominante. Sempre in modo non aggressivo, ma certo, non improntato alla massima ragionevolezza.

Conte, l’abilità di adeguarsi senza adattarsi

L’affermazione di sé, in ruoli come quelli ricoperti da Conte, può essere intesa come una sorta di attitudine. Confrontarsi con compagni e avversari richiede sempre di mettere in gioco energie assertive. Come vengono manifestate, questo, fa la differenza. E se bisogna riconoscere a Conte l’abilità di giocare sottotono, cioè di non mostrare apertamente tutte le sue carte, d’altra parte però, nello scritto che appare più grande, si osservano anche più angoli, più punte, altezze, affondi e pressione. Perciò quello che sembra non è esattamente quello che è.

Media sì, perché vuole mediare, ma se è convinto di una sua idea, di una posizione, non molla, non transige, e la sua ragionevolezza (cioè la capacità e la volontà) di tenere conto di tutte le istanze, cambia. Se si sente colpito sul vivo, ad esempio, giudicato in modo errato, o poco considerato, diventa più suscettibile e poco propenso a cambiare idea. Sì, mantiene sempre il suo apparente “aplomb diplomatico”, ma, interiormente, è più una persona che combatte per avere ragione, che non una persona che combatte per trovare la soluzione giusta.

Giuseppe Conte, i rapporti con gli altri e con le cose della vita

Si potrebbe dire molto altro, che è una persona piacevole con cui stare, se si trova con persone che stima e con le quali è a suo agio. Che ha un modo originale di vedere la vita, e se qualcuno va a “scontrarsi” con sui convincimenti personali profondi, radicati nella sua storia, allora avrà ben poche speranze di diventare suo amico.

Si trova bene con le persone di cui si fida, e si fida soltanto delle persone che seguono certi modi di essere, e di pensare. Non ama essere influenzato, perciò si pone come una persona retta e corretta, ma a volte questo suo porsi appare come sostenutezza, perché è più una difesa che non una propensione. Gentile e capace di gesti affettuosi e carini, è un partner amabile, che evita i conflitti, ma, anche in questo caso, non ama sentirsi messo in secondo piano. Richiede la stessa considerazione che concede, anzi, un po’ di più, sarebbe gradita.

È un uomo che ha un senso della proprietà e del denaro concreto, non sperpera, gli piace avere basi solide, ed ha anche grandi idee da realizzare. Sempre, seguendo quel suo modo di pensare che a volte lo porta ad immaginare una realtà molto diversa da ciò che è. Qua mi fermo, perché la grafologia evolutiva® va in profondità, e si passa da ciò che, a grandi linee, si può dire, a ciò che invece è molto personale, e direi solo al diretto interessato.

Giuseppe Conte nel privato: un “dare e avere” basato su sentimenti di reciprocità

Volendo fare una riflessione, sul suo modo di ragionare e su come questo possa avere influenzato le sue decisioni, potremmo dire che se qualcuno tira troppo la corda, poi la corda si spezza, e Conte mostra la sua vera natura: non ama sentirsi secondo a nessuno, né che gli venga detto chi deve essere o cosa deve fare, questo, che si tratti di amici o nemici. Il suo sentimento personale prende il sopravvento, e così le sue decisioni seguono il suo impeto interiore. Che può non vedersi, ma c’è, ed è molto forte.

La sua tendenza, a livello volitivo e gestionale, è verso la giusta misura, negli affetti, nelle relazioni, nelle decisioni, ma gli piace avere il controllo della situazione, andare dritto per la sua strada, ed anche, ricevere una certa gratificazione, da cui non è dipendente, ma che può fare la differenza. Così, anche se non si vede, perché il suo desiderio è quello di non farsi influenzare dall’esterno, antipatie e simpatie possono colpirlo più di quanto sembri.

Ci pensa, e ci ripensa, anche, ma, alla fine, sente di dover dare credito soprattutto a se stesso. Questa è una caratteristica importante, poiché la coerenza tra il proprio sentire ed il proprio agire è elemento fondamentale, nell’evoluzione personale. Ma può essere anche un limite della piena espressione di sè, se il “sentire” reagisce e risponde, anziché agire libero dalle influenze esterne.

È l’uomo, a fare la politica, o la politica a fare l’uomo?

Può un personaggio politico essere davvero libero, dalle influenze esterne, che siano amiche o ostili? No, sarebbe illusorio crederlo. Ma può essere libero dalle proprie catene, e libero da ciò che non gli appartiene. Un personaggio politico, come ogni uomo.

L’unica differenza è che le scelte di ogni singolo uomo che ricopre un incarico pubblico portano conseguenze per tanti. Così, un buon allenamento ad una equilibrata ed armonica espressione di se stessi nel pieno rispetto di ciò che il ruolo richiede e delle responsabilità ad esso connesse (quindi, una opportuna mediazione tra le istanze interiori, personali, e quelle politiche, economiche, sociali e culturali) consentirebbe di avere politici capaci di esercitare il dominio di sé come novelli Spock (o almeno, meglio di quanto oggi siamo costretti a vedere). E, di questi tempi, farebbe davvero la differenza. Live long and prosper.

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