La vera affermazione di sé è altruistica (ha bisogno del sano egoismo)

La vera affermazione di sé è altruistica (ha bisogno del sano egoismo). Annarosa Pacini, podcast per la realizzazione personale
Per essere davvero altruista, devi essere anche un po’ egoista. Se non sei felice e realizzato, difficilmente potrai essere d’aiuto agli altri. Comunicare per essere podcast, Annarosa Pacini

Per essere davvero altruista, devi essere anche un po’ egoista. Se non sei felice e realizzato, difficilmente potrai essere d’aiuto agli altri. Qui ti parlo dell’altruismo di tutti i giorni, non di una vocazione spirituale fuori dall’ordinario, ma non significa che essere altruisti tutti i giorni non sia ugualmente straordinario. La vera affermazione di sé è altruistica perché più ti impegni per migliorare te stesso e la tua vita, più risorse avrai a disposizione anche per il bene degli altri. Perchè se sei capace di impegnarti in una direzione, vuol dire che puoi farlo in qualunque altra. Accrescere il tuo bene e il tuo valore è molto più altruistico di quanto possa sembrare a prima vista. In questa puntata, ti spiego perché.
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La vera affermazione di sé è altruistica (ha bisogno del sano egoismo)

Per prima cosa, voglio chiarire il significato che hanno per me “altruismo” ed “egoismo”, in questo contesto: ti parlo di altruismo, come amore verso gli altri, comprensione dei bisogni altrui, disponibilità ad aiutare e sostenere. E di egoismo, che preferisco definire “sano egoismo” come quell’amore verso te stesso che è la base dell’autorealizzazione e di ogni realizzazione. ù
L’altruismo è spesso sopravvalutato, perché l’altruismo puro, superiore, è raro, si trova nelle vocazioni interiori, nelle azioni che queste vocazioni guidano. E, in ogni caso, anche l’altruista puro (che non esiste, in realtà) ha comunque suoi scopi e suoi desideri, che, mentre è altruista, soddisfa. Questo è nella natura umana, non è sbagliato, anzi, può essere un incredibile motore che ti spinge verso la tua realizzazione. L’altruismo è sopravvalutato ogni volta in cui diventa un mezzo per dominare l’altro, ogni volta in cui si trasforma da atto di amore in peso. L’esempio tipico è quello di chi fa qualcosa per qualcun altro, e poi non perde occasione per ricordarglielo, sino addirittura a rimproverare l’altro perché non lo ha contraccambiato. L’altruismo di cui parlo non è questo.

Il vero altruismo non chiede nulla in cambio, ma nemmeno si svende

Se fai qualcosa per amore, la fai perché hai deciso di farla, sai che è giusta. Che ti ringrazino, o meno, il tuo gesto non perde né il suo valore né il suo significato. Se fai qualcosa per qualcuno, il partner, un familiare, un collega di lavoro, pensando di essere mosso da spirito altruistico, e poi cominci a covare pensieri e sentimenti negativi, a colpevolizzare l’altro o te stesso, a mettere sulla bilancia le azioni altruistiche in attesa che l’altro piatto venga riempito da qualcosa che tu percepisci come di eguale valore, quello non è altruismo. L’altruismo vero si muove per moto spontaneo, non ha bisogno di contropartita, e poiché essere altruisti richiede molta energia interiore, volontà, decisione, azione, può essere altruista davvero solo chi sta bene (in senso interiore, che poi si riflette all’esterno), quindi, bene con se stesso, perciò bene con gli altri. Per questo, agli altruisti serve del sano egoismo. Amore per te stesso quanto amore per gli altri, capacità di riconoscere il tuo bene e di agire per attuarlo. L’altruismo vero è faticoso, perché, se lo hai, resti altruista anche quando gli altri non contraccambiano. In molte situazioni, invece, nasconde tante debolezze: la donna che in casa fa tutto, con spirito altruistico, perché non crede che il marito capirebbe i suoi bisogni, sempra altruista, ma è sfiduciata. Il collega che fa tardi al lavoro senza dire all’altro collega che toccherebbe a lui, fare la chiusura della cassa (o altro a fine serata), sembra altruista, ma avrà molti altri motivi, che possono riguardare il modo in cui vede se stesso, la vita, il lavoro, il collega, le sue paure, i modelli che ha interiorizzato. Certo, meglio essere altruisti che non dei pessimi, per non usare termini volgari, ma quando si parla di sano altruismo, quello che nasce da consapevolezza e scelte del tutto autonome e volontarie, indipendenti dalla risposta dell’ambiente (si parla di altruismo che riesce a costruire valore e non dipende dagli altri).

Più rafforzi la tua interiorità, più potrai progredire, per te ed anche per gli altri

Un sano egoismo rende più predisposti al vero altruismo, perché ti dà quelle basi e quei punti fermi che ti insegnano a non eccedere, a non rincorrere l’approvazione altrui, a non pensare che il bene dell’altro valga più del tuo.
Più ti impegni per migliorare te stesso e la tua vita, più la tua visione si rafforzerà, la tua forza interiore si stabilizzerà, più risorse avrai a disposizione anche per il bene degli altri. Quando la tua interiorità è stabile, e qualcosa non va per il verso giusto, avrai comunque altruismo a disposizione, perché non parlo di stati momentanei, ma di stati profondi dell’essere. Non solo: la stabilizzazione delle tendenze interiori trae molto beneficio dai risultati concreti che ottieni, ti dà la prova di tutto ciò che puoi fare, di ciò che sei, e ti permette, passo dopo passo, di intraprendere sfide sempre più grandi. Per te stesso, ed anche per gli altri. Per questo, se davvero vuoi aiutare qualcuno, prima, aiuta te stesso. Sano egoismo e sano altruismo sono due facce della stessa medaglia, insieme, imbattibili.
Certo, c’è poi la natura originaria, le tendenze che ti appartengono, chi è più egoista, chi più altruista, chi più diffidente chi portato a cedere. Conoscerle profondamente ti permetterà di governarle profondamente.
Se vuoi, posso aiutarti ad utilizzare ogni tua risorsa nel modo migliore per la tua vita.
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Ho scelto, per concludere, un aforisma sull’importanza di essere se stessi, amarsi e riconoscere il proprio valore
“Bastare a se stessi, essere se stessi in tutto e per tutto, e poter dire omnia mea mecum porto costituisce certamente la qualità più utile per la nostra felicità” (Arthur Schopenhauer)
Il brano che ho scelto per salutarti si intitola: “Upcoming”. Tutta per te, buona giornata, buona vita.
Ti ringrazio, per essere stato con me. Alla prossima puntata.